14 marzo
Sono passati solo due mesi da quando ho iniziato a convivere con Lorenzo, e tutto sembrava nella norma, addirittura rassicurante. La nostra vita insieme era tranquilla, prevedibile, quasi monotonama dentro questa calma cera qualcosa di accogliente, di sicuro. Lorenzo dava lidea delluomo affidabile: lavorava nellinformatica, non usciva quasi mai, non beveva mai vino, la casa era sempre ordinata, e i nostri trentanni sembravano cuciti per questa stabilità, fatta di piccoli gesti e pensieri rivolti al futuro. Abbiamo deciso di andare a vivere insieme quasi subito, e per me era stato un passo naturale.
Anche se un po dansia mi graffiava lo stomaco, alla fine mi sono lasciata convincere. Così, ho comprato dei cannoli freschi in una buona pasticceria, ho scelto un vestito semplice e, come ogni ragazza che deve incontrare per la prima volta la madre del suo compagno, ho cercato di tranquillizzarmi.
La signora Assunta, sua madre, arrivò puntualissima alle sette. Varcò la soglia con passo deciso, senza quasi notare il mio saluto. I suoi occhi scivolarono per lappartamento come se stesse facendo unispezionevagando attenti su ogni dettaglio. Si fermò davanti alla libreria, fece un piccolo cenno col capo e andò dritta in cucina. Nei suoi movimenti non cera traccia daccoglienza, solo unautorità secca e un bisogno di controllo.
A tavola si sedette dritta, con le mani giunte sulle ginocchia, fissandomi senza distogliere lo sguardo, tanto che mi sentii subito minuscola.
Bene, iniziò conosciamoci meglio. Raccontami qualcosa di te.
Le dissi che lavoravo nella logistica da alcuni anni. Il tuo impiego è stabile? chiese subito. Hai un contratto a tempo indeterminato? Puoi documentarlo?
Sorpresa, risposi con educazione di sì, aggiungendo che il mio stipendio mi permetteva di vivere dignitosamente. Lorenzo continuava tranquillo a versare il vino, come se tutto fosse perfettamente normale. Hai una casa tua o ti sei appena trasferita qui? chiese ancora. Risposi che avevo un piccolo appartamento in affitto.
Capisco, replicò gelida. Non mi piacciono le sorprese. Molte donne iniziano per conto proprio, ma poi finiscono sempre ad appoggiarsi agli uomini. Ogni suo interrogativo era una spina che mi toglieva il respiro. Mi domandò delle mie relazioni passate, della mia famiglia, di malattie ereditarie, se bevevo, se avessi debiti, se pensavo ai figli.
Cercavo di rispondere in modo cortese, senza perdere la calma, ma il disagio cresceva dentro di me. Lorenzo non interveniva mai, si limitava a tagliare la mozzarella, quasi immerso in una conversazione assente.
Dopo trenta minuti, cadde la domanda che sciolse ogni dubbio: E i bambini? Ne hai mai avuti?
No, dissi lentamente, sentendo la voce che mi si incastrava in gola. È una questione privata, secondo me. Privata? mi interruppe dura. Vivi con mio figlio. Lui vuole una vera famiglia, i suoi bambini, non quelli degli altri. Dovrai andare da un medico e farti fare tutti i controlli: solo così potrò essere certa che puoi dargli dei nipoti. Le analisi le paghi tu, naturalmente.
Guardai Lorenzo. Sollevò le spalle, come a dire: È normale, mia madre si preoccupa. La mamma si preoccupa, borbottò piano. Forse è meglio se li fai davvero, così staremo tutti più tranquilli.
In quel momento ho capito quale fosse il mio posto. Non ero una compagna davvero, non una pari nella sua vita. Ero una candidata sotto esame, costretta a superare i precetti di sua madre.
Mi alzai dal tavolo. Dove vai? mi fermò con tono tagliente. Non abbiamo finito. Me ne vado, risposi con calma e senza alzare la voce. È stato interessante conoscerti, ma questo sarà il nostro unico incontro.
Raggiunsi il corridoio, raccolsi le mie cose. Lorenzo mi seguì. Esageri, sussurrò. Mia madre vuole soltanto il meglio per me. No, dissi infilandomi il cappotto. Tua madre cerca una serva, non una donna libera. E tu lasci fare. Io no.
Nel lasciare quellappartamento, sentii sulle spalle un sollievo immenso. Dopo qualche ora Lorenzo mi chiamò, mi scrisse, tentando di convincermi che stavo esagerando, che le donne normali si adattano alla famiglia del compagno. Non risposi, non valeva la pena. Dentro di me ero solo grata che tutto fosse emerso oraprima di un eventuale matrimonio, prima che anni miei si incastrassero in una vita che non era più la mia. A volte il coraggio è semplicemente la forza di dire no al momento giusto. E anche se la vita con Lorenzo sembrava sicura e confortevole, ho scelto la mia indipendenza, perché il rispetto di me stessa non lo baratterei con nulla, tantomeno con un posto accanto a qualcuno incapace di vedermi davvero.




