Io e mio marito eravamo sbalorditi: nostra figlia Ludovica annunciò che si sarebbe sposata. Aveva solo diciotto anni. Nessuna parola riusciva a convincere Ludovica a cambiare idea.
La nonna di Ludovica, mia suocera, la sottopose subito a un interrogatorio:
Dimmi, nipotina, aspetti forse un bambino?
No, nonna.
Il fidanzato di Ludovica aveva solo due anni più di lei. Ne parlammo con i suoi genitori e si decise che il matrimonio si sarebbe festeggiato a casa nostra, nella vecchia villa di campagna alle porte di Firenze. Ludovica protestò, guardando la parete scrostata e i gerani stanchi:
È una roba da altri tempi! Facciamo qualcosa di moderno, per favore.
Le discussioni durarono a lungo, le parole si intrecciavano come fili di pasta nell’acqua bollente. Alla fine decidemmo per un ricevimento in un elegante ristorante sulle rive dell’Arno. Ludovica scelse il menù più caro della lista. Noi e i genitori dello sposo scuotevamo la testa: non era questo che avevamo sognato.
Ludovica iniziò a piangere, le lacrime brillavano come perle di vetro sulle sue guance:
Ci si sposa una volta sola nella vita!
Accendemmo un mutuo, come anche i genitori del ragazzo. Comprai per Ludovica lanello con diamante che desiderava da sempre. Facemmo insieme la scelta dellabito da sposa: uno spettacolo da togliere il fiato.
Pensavamo di raggiungere lufficio anagrafe con la nostra vecchia Fiat Panda, ma Ludovica scosse la testa, i capelli brillanti che ondeggiavano:
Noleggiate una Maserati, vi prego!
Mio marito tentò di spiegare che era una follia, che costava troppo.
È il mio sogno, papà.
Alla fine, la Maserati arrivò scintillante la mattina delle nozze. Quando il giorno arrivò, eravamo sfiancati, come se avessimo scalato tutta la catena delle Alpi. Il matrimonio ci era costato decine di migliaia di euro. Sei mesi dopo, Ludovica e il marito si separarono.
Ludovica non amava la vita da sposa; erano più i rimproveri che i sorrisi con suo marito.
Ripensai a quando mi ero sposata io: indossavo una blusa candida e una gonna semplice, mio marito mi aspettava in comune con i ranuncoli gialli tra le mani. Siamo ancora insieme dopo ventanni, una figlia che ci riempie la casa, senza grandi feste o sfarzo.
Non sono contraria ai matrimoni. Ma tutto deve avere un equilibrio, un po di saggezza. Spero che la prossima volta Ludovica camminerà con più cautela, come chi si muove tra le ombre di un viale al tramonto, con passi leggeri e occhi aperti sul futuro.


