Mentre frequentavo luniversità cercando anche di lavorare, i soldi non bastavano mai per tutto ciò di cui avevamo bisogno. Eppure, nonostante le ristrettezze, mi sentivo serena: non avevamo grossi problemi, e la semplicità di quel momento mi bastava. Io e mia moglie, Beatrice, vivevamo in affitto in un piccolo appartamento nel cuore di Bologna, senza ancora pensare ad allargare la famiglia. Prima volevamo realizzare il sogno di comprare una casa tutta nostra, solo dopo avremmo pensato a dei figli.
I miei genitori, entrambi in pensione, conducevano una vita tranquilla a Modena. Ho anche una sorella minore, Lucia, che purtroppo, dopo un matrimonio finito male, è rimasta sola con suo figlio, il mio nipotino Alessandro, che ha appena iniziato la prima elementare. Nella nostra famiglia non ci sono mai stati grandi patrimoni, ma grazie allimpegno di ognuno siamo sempre riusciti a cavarcela anche nei momenti difficili.
Poi è arrivata quella che all’inizio sembrava unondata di fortuna: dopo aver faticato tanto, sono riuscito a laurearmi e quasi subito sono stato promosso al lavoro. Improvvisamente sono diventato il braccio destro del nostro direttore. Tutto questo ha avuto un bellimpatto sul mio stipendio. Io e Beatrice non ci abbiamo pensato su troppo: abbiamo chiesto un mutuo e finalmente ci siamo trasferiti nel nostro appartamento. E, come spesso accade, uno slancio tira laltro: dopo un mese, Beatrice mi ha annunciato che era incinta. Abbiamo cominciato a prepararci insieme alla nascita del nostro bambino.
Quando la famiglia ha saputo della mia promozione, sono stati tutti felici per noi. Ma ben presto la felicità si è trasformata in pesante aspettativa: i miei genitori hanno iniziato a farmi pressione perché aiutassi economicamente mia sorella Lucia e il piccolo Alessandro, che consideravano abbandonati dal destino. Poi Lucia stessa mi ha fatto notare che, essendo il fratello maggiore, toccava a me aiutare anche i nostri genitori, ormai anziani.
E così, i risparmi hanno iniziato a sciogliersi come neve al sole. Ora i miei compravano subito un televisore nuovo, o si lamentavano che Alessandro aveva bisogno di partecipare a una costosa gita scolastica. Nel frattempo, Beatrice, ormai a casa per la maternità, cominciava a covare delusione nei miei confronti: il nostro bilancio familiare era sotto pressione, e sembrava che il peso di tutti ricadesse solo sulle mie spalle.
Mi sentivo intrappolato: avrei voluto poter aiutare tutti, ma dovevo pensare anche alla nostra famiglia e alla nascita imminente del nostro bambino. I soldi non bastavano mai, e mi tormentava il pensiero che ogni favore fatto ai miei, a Lucia, a mio nipote, portava via qualcosa al futuro di mio figlio. Ormai perfino i vestitini per neonati costavano una fortuna, e mi accorgevo che dovevo mettere un limite. Bisognava allontanare i parenti dai miei pochi risparmi; ora avevo una nuova vita da proteggere, e la responsabilità più grande pesava tutta su di me.






