Sergio ha portato la sua futura sposa Irina a vivere in un paese: lì aveva ereditato la casa della nonna

10 giugno

Oggi ripenso al giorno in cui mi sono trasferito in campagna con la mia fidanzata, Alessandra. Era una scelta importante: la casa della mia nonna a Casal di Brenta è diventata nostra dopo la sua scomparsa. Scegli tu, Ale: vuoi restare qui tra gli ulivi o preferisci una vita in città in affitto? le chiesi. La verità è che in città non avevo nulla; ero ospite da mia sorella Giulia, stipati in una stanza piccolissima insieme al mio nipote maggiore Matteo. Giulia non faceva altro che lamentarsi della mia presenza.

A fine mese, quando le consegnavo quasi tutto lo stipendio, era più cordiale, ma il resto del tempo trovava sempre il modo di rimproverarmi per ogni minima cosa. Mi dava da fare: ogni weekend dovevo pulire tappeti, coperte, portare fuori i suoi bambini tre: Gabriele, di un anno, Paolo di tre e Martina, che aveva da poco compiuto sei anni. Suo marito si vedeva poco: o studiava fuori o usciva con gli amici, oppure scappava a trovare i suoi genitori per riposarsi dalla famiglia.

Alessandra tutto questo lo sapeva bene. Sapeva che, pur lavorando e guadagnando abbastanza, mi restavano in tasca solo pochi euro perché tutto finiva nelle mani di Giulia. Quando Ale e io abbiamo iniziato a frequentarci e ho deciso di tenere qualche soldo per noi, Giulia ha quasi buttato fuori tutti e due. Ho dovuto sopportare due settimane sotto il suo stesso tetto, tra urla e lamentele. Più comodo di me, per Giulia, non poteva esserci nessuno: soldi, pulizie, babysitter di tre figli.

Alla fine, appena ha capito che non le avrei dato più lo stipendio, mi ha sbattuto fuori senza tanti complimenti. Ho raccolto le mie cose e sono andato a vivere nel minuscolo alloggio di Alessandra.

Da allora, la vita in paese ci ha accolto a braccia aperte. Anche se non avevamo parenti nei paraggi, tanti mi conoscevano per via dei miei trascorsi estivi con la nonna. Anche mamma viveva più lontano, in un altro comune, e i genitori di Ale erano ancora più distanti: laiuto non arrivava da nessuno.

Ci siamo sposati senza troppi clamori e abbiamo iniziato a costruire qualcosa: Alessandra si è sistemata a lavorare allasilo del paese, io ho trovato posto in una segheria locale. Una nonnina del vicinato ci ha regalato una capra: ormai non ce la faceva più a badarla. Praticamente gratis, salvo mezzo litro di latte al giorno per lei. Poi sono arrivate anche le galline e qualche pecora.

Gli stipendi non erano granché, ma il nostro piccolo podere e i lavoretti sartoriali di Ale ci aiutavano ad andare avanti. La felicità non mancava: ora abbiamo anche un figlio, Francesco, che ha già tre anni. I primi tempi sono stati duri, ma il peggio sembrava passato.

E invece, qualche giorno fa, è ricomparsa Giulia, dopo anni senza farsi vedere, accompagnata dai tre bambini: Anchio qui ci sono stata da piccola! Andavo dalla nonna Ma sai che mi è venuta voglia di mare? Vi lascio i ragazzi qui in paese!. E chi li segue? le ho risposto. Noi lavoriamo, a volte sto fuori giorni interi.

E che vuoi che succeda in un paesino? Si badano tra loro! ha risposto lei, come se nulla fosse. Resta tu a seguirli, allora, le ho detto, ma non pensare che Alessandra accetti!

Ma che ti importa? Sei pur sempre mio fratello! Lo dici tu a tua moglie, no?

E tuo marito?

Non viene, vuole riposarsi da noi.

Le nostre vite erano sempre state così: un tentativo costante di sfuggirsi a vicenda.

Intanto i figli di Giulia non stavano fermi un attimo, salivano ovunque. Poi abbiamo sentito un baccano fuori; mi sono affacciato e ho visto che avevano liberato il maialino, che ora correva scatenato su tutto lorto.

A fatica sono riuscito a riprenderlo, lorto era ormai pestato. Poco dopo stessa scena con la capra e i capretti: metà raccolto di cavoli perso. Ho iniziato a brontolare, Alessandra era seriamente preoccupata. I bambini ridevano e correvano di nuovo in cortile.

Sono solo bambini! In campagna si gioca così! replicava Giulia. Nostro figlio non lha mai fatto, rispondeva Ale. Sa che non si può.

Tutto a un tratto di nuovo urla: i bimbi erano entrati nel pollaio, incuriositi dalle galline di tutte le razze e dalle uova colorate. Ma il gallo, appena hanno aperto la porta, si è lanciato subito contro di loro.

Ma che razza di paese è questo! Nessuno controlla niente! sbraitava Giulia. Il gallo fa il suo dovere; meglio che tu dica ai tuoi bimbi di non toccare tutto quello che trovano, le ho detto. Perché non prende Alessandra un po di ferie? Se li lasci qui e succede qualcosa, sarà colpa nostra?

Né hanno ancora visto il cane. E da qualche giorno in giro cè pure il toro del vicino, peggio del gallo la sera non consiglio a nessuno di uscire.

Ma mi stai prendendo in giro? chiedeva lei. Ti sto solo avvisando.

Proprio allora, il vicino ci ha riportato Matteo per un orecchio: era andato dietro ai garage a giocare col fuoco. Se succedeva qualcosa? Qui non piove da settimane! ci ha rimproverato.

No, Giulia. Non voglio grane. Porta i tuoi figli al mare, solo fate attenzione a non spaventare gli squali! ho scherzato, ma ero sul serio.

Tutta la gente di questo paese è strana! E pensare che ti ho aiutato quando non avevi casa!

Ho vissuto da te solo un anno, e tu lo sai bene. Ti lasciavo tutto lo stipendio. Non dimenticare il resto

Giulia ha preso i bambini, promettendo che li avrebbe portati dai genitori e nonni: Andiamo, che ne ho abbastanza!

Le urla dei piccoli continuavano: No, mamma, restiamo con te! Ma lei no, era irremovibile.

La mattina dopo sono partiti, lasciando casa e orto in silenzio. Alessandra e io ci siamo ritrovati a sorridere ripensando allassurdo pomeriggio: certi ospiti possono stravolgere la pace in pochi minuti, soprattutto se sono di famiglia.

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