Il tradimento nascosto dietro la maschera dell’amicizia

Tradimento sotto la maschera dellamicizia

Linverno questanno aveva deciso di mostrarsi in tutta la sua gloria: neve ovunque, come zucchero a velo versiato sopra i tetti delle case di Firenze, i vicoli del centro, i motorini che sembravano sculture. I fiocchi cadevano instancabili e danzavano a spirale, posandosi senza suono sulle persiane verdi e sui sampietrini. Laria era rarefatta, limpida di quel freddo deciso che punge come il limone, ma rivitalizza i pensieri.

Dentro lappartamento di Caterina e Gabriele il tempo sembrava sospeso, diverso: qui regnava una pace tepida, quasi irreale. Dalla finestra, lo spettacolo bianco del Duomo innevato; allinterno, il calore di una lampada dabat-jour creava un alone dorato che addolciva le ombre. La città si ascoltava solo da lontano, come una cartolina, mentre i rumori della casa restavano ovattati e lenti.

I due sposi erano sprofondati nel divano, avvolti dentro un plaid soffice come la crema del cappuccino. Sullo schermo della TV scorreva una commedia famigliare, di quelle leggere, perfette per non pensare a nulla. Caterina sorrideva appena, gli occhi persi in riflessi che solo lei sapeva decifrare. Gabriele, con lo sguardo vago, seguiva sì il film, ma spesso la sua attenzione scivolava oltre il vetro, dove lArno dormiva sotto il manto bianco. Tutto era così irreale e dolce.

Un trillo acuto spezzò la magia: il cellulare squillò sul tavolino. Gabriele parve svegliarsi da un sogno, quasi a malincuore. Ignorò il primo squillo, ma il telefono insistette. Sospirò e prese lo smartphone.

Ancora Danilo mormorò, rivolgendosi a Caterina. È la terza volta che chiama stasera.

Caterina non distolse lo sguardo dal film, ma rispose con voce quieta:

Sicuramente vuole invitarci ancora lì alla casa nuova sulle colline; ormai non accetta un no come risposta.

Gabriele fece scorrere il dito sullo schermo.

Oh, ciao Dani cercò di sembrare allegro.

Gabriele! Quando venite? Ho la casa pronta, la stufa accesa, il tavolo è già pieno di cose buone! Dai, venite con Caterina! È peccato restare chiusi in casa con questa neve, ci si diverte!

Gabriele esitò, guardò Caterina che, senza parlare, scosse la testa: volevano solo restare lì, nel loro rifugio semplice e quieto. Niente risate rumorose, niente brindisi infiniti.

Approfittò di un lampo di ispirazione, quasi come nei sogni, e rispose con voce bassa:

Guarda, Dani è che Caterina è partita improvvisamente per Siena dalla madre, starà via fino a domani sera. Andarci solo non ha senso, rischierei pure di farla innervosire. Facciamo così: ci sentiamo unaltra volta, ti prometto che organizziamo.

Un attimo di silenzio.

Partita? la voce di Danilo suonava incredula. Torna domani, dici?

Eh sì, sai, avevamo anche altri programmi: un film al Cinema Odeon, una passeggiata ai Giardini di Boboli ma insomma, pazienza. Sarà per unaltra volta, Dani.

Danilo fece una risatina strana.

Va bene ma fammi sapere appena è tornata! Voglio assolutamente vedervi insieme.

Certo, rispose Gabriele, lasciando il telefono sul tavolino e sospirando di sollievo, mentre un sorriso gli sbocciava sulle labbra.

Mamma mia che fatica borbottò rivolto alla moglie. Ma perché è così insistente? Non capisce che stiamo bene tra di noi, senza file di bicchieri e chiacchiere inutili?

Le braccia si strinsero di nuovo attorno a Caterina, che si lasciò abbracciare con gratitudine. Latmosfera della casa era ancora dolce e silenziosa, come in una fetta di torta della nonna appena spolverata di zucchero. La neve cadeva lenta oltre i vetri, il film andava avanti, la stanza profumava di cannella e casa felice.

Anche a me piace così, sussurrò lei, cercando il suo sguardo. Guardiamo ancora un po di cinema, poi filiamo a letto e basta.

Gabriele si sentì invaso da una serenità improvvisa. Si vedevano già, tra poco, spegnere la luce, rannicchiarsi sotto il piumone caldo e addormentarsi cullati dalla bufera, tutto come in una ninna nanna. Ma la realtà onirica si incrinò di nuovo il telefono trillò forte, sempre Danilo.

Gabriele, scocciato, rispose.

Dani avevo già spiegato

Gabriele, ascolta, sono al Cristallo, il locale in centro; e qui cè Caterina con uno! Si abbracciano, bevono, lei ride fortissimo. Diceva a te di stare dalla madre? Ah! Ti ha mentito con me qui davanti! Vuoi che te la passi?

Gabriele divenne di marmo. Guardò Caterina con uno sguardo di vetro, poi il telefono. Sta scherzando? Che razza di sogno è questo?

Sei sicuro? Magari lhai confusa, lo saprai pure dove si trova mia moglie ancora incredulo.

Sicurissimo. È lei: stessa voce, tutto uguale. Vuoi sentire?

Dalle casse del telefono si sentiva il sottofondo pesante della musica del locale, risate confuse.

Una voce femminile identificabile, identica, con la cadenza toscana di Caterina, disse:

Pronto? Chi è?

Caterina, che era seduta di fianco, impallidì, portò la mano al petto, il respiro corto e scandalizzato.

Caterina? chiese il marito.

Oh Gabriele, ma lasciami in pace! Ne ho abbastanza della tua vita noiosa, voglio divertirmi e non ho niente da spiegare!

Fu come se laria diventasse liquida, vischiosa, ogni cosa si scioglieva tra veglia e sogno. Caterina balzò in piedi.

Che assurdità è questa?! Chi si spaccia per me? E perché conosce il mio nome?

Il telefono rispose ironico:

Anche se sono tua moglie, non sono obbligata a riferire! Faccio quello che mi pare!

Danilo intervenne:

Lhai sentita? Te lo dicevo

Gabriele, pieno dira fredda e confusione, lo interruppe.

Basta. Ne riparliamo domani. Non chiamare più.

Gettò il telefono sul divano e guardò il soffitto, come se aspettasse che cadesse giù la risposta.

Caterina tornò a sedersi, mani tremanti.

Che storia allucinante. Chi può essere? E come recita così bene la parte?

Gabriele le prese la spalla: non sapeva chi, né perché, ma non era un caso.

Ti conosco: non avresti mai potuto. E io non ti avrei mai sospettato davvero.

Caterina si lasciò avvolgere nellabbraccio saldo, mentre fuori la neve imbiancava le logge rinascimentali in un silenzio irreale.

*****************

La mattina dopo, quasi mezzogiorno, Caterina era seduta in cucina, tazza di tè e computer aperto sui messaggi di lavoro. Un suono la sorprese: Danilo, ancora lui.

Pronto salutò lui, esitante. Vi siete chiariti ieri sera?

Caterina impugnò il telefono stretta.

Sì. Litigata brutta, lui sostiene che lo sto prendendo in giro e che gli mento. Mi ha fatto male.

Danilo si sentì sollevato, addirittura soddisfatto.

Vedi glielho sempre detto: non ti capisce davvero, non ti merita.

Caterina trattenne la rabbia:

Cosa intendi?

Danilo abbassò la voce, diventò carezzevole.

Tu meriti molto di più, Caterina Io ti amo. Te lo voglio dire. Lo so, non è il momento, ma se lascerai Gabriele, io ci sarò sempre.

Caterina ragionò in silenzio. Allimprovviso era chiaro: era lui ad aver organizzato il circo, trovato la sosia, orchestrato tutto per seminare gelo.

Danilo, non posso fare finta di niente. Ieri ero qui a casa, non sono mai uscita. E so bene che mi hai incastrata. Ora è tutto chiaro.

Un lungo silenzio, poi lui, trafelato:

Cosa vuoi dire?

Hai trovato una ragazza con la mia voce, lhai istruita a recitare, a rispondere come fossi io. Ti sei inventato tutto per farci litigare! Dimmelo, dai!

Danilo ripiegò, ormai sconfitto:

Sì! Ti amo, Caterina! Solo per questo. Solo perché volevo che tu fossi felice con me!

Lei sorrise amaramente.

Felice? Ma che felicità sarebbe mai questa? Tu capisci solo quello che vuoi capire. Sei solo un uomo che cambia compagnie come si cambiano i guanti. Non mi avrai mai, Danilo.

La voce fredda di lei tagliava come la lama di un coltello a cera.

Ti ho voluto bene, Danilo. Ma hai tradito tutto quello che avevamo.

Scusami era solo un sussurro la risposta.

Caterina ormai aveva deciso:

Non chiamarmi mai più. E dimentica Gabriele: gli farò sentire questa conversazione, ogni singola parola.

Chiuse la chiamata. Poggiò il telefono sul tavolo con dita che tremavano lievemente, respirò a fondo guardando oltre la finestra: la neve cadeva uguale, impassibile, sopra Firenze.

Entrò Gabriele, col volto segnato dalla preoccupazione.

E allora? chiese guardingo.

Lei gli raccontò tutto, la confessione, la trappola, le promesse insensate. Gabriele prese la mano di Caterina, stringendola forte; il gesto bastava a rassicurarla più di mille parole.

Non è mai stato un amico vero, disse Gabriele con voce sommessa. Meglio così, almeno ora tutto è chiaro.

Sì, sorrise lei, poggiando la testa sulla sua spalla. Siamo rimasti solo noi due. Ed è più che sufficiente.

Un pensiero lieve la attraversò: almeno adesso non ci sarebbero più state scuse da inventare per evitare le feste con Danilo. Bastava dire che cera una persona sgradita.

Si scambiarono una risata complice, mentre si stringevano sotto il plaid, con la TV in sottofondo e il profumo di biscotti ai pinoli.

Va bene così concluse Caterina, rannicchiandosi, il nostro piccolo mondo basta.

Gabriele rise, sereno, e la casa fu di nuovo soffice come il pan di spagna.

Fuori, la neve ricamava luci e ombre sui tetti e sui cipressi. Dentro, solo loro due, fiducia intatta e il tempo che si fermava, come succede solo nei sogni migliori.

*************************

Danilo stava in cucina, fermo, la tazza di caffè freddo stretto tra le mani, sguardo perso oltre la finestra. Non chiamarmi mai più la frase gli ronzava dentro come una zanzara che non smette mai.

Non provava rimorso, solo unirritazione urticante che gli annodava le dita e gli serrava il respiro.

Perché è andato tutto storto?! urlò, spazzando via uno schiacciatina dal tavolo.

Le immagini della notte precedente lo perseguitavano: laccordo segreto con Martina trovata quasi per caso in un bar di Pisa che di Caterina aveva la voce, la risata, persino il taglio di capelli. Martina aveva accettato il gioco, divertita.

Danilo aveva orchestrato tutto: chiamata, risate, frasi preparate, la finta recita duna Caterina estroversa e infedele. Aveva pensato: Questa è la svolta, ora lei mi noterà, mi amerà almeno un poco.

Aveva invece collezionato solo una sconfitta gelida e irrimediabile: aveva perso pure Gabriele, il suo amico storico. Ma invece di rimpianto sentiva solo fuoco Non capiscono niente, loro!

Mise la fronte sul vetro appannato: la città, sotto la neve, sembrava un presepe abbandonato.

Perché loro tutto, io niente?

I pensieri gli giravano come le bocce del Lotto: Gabriele e Caterina che ridono sul divano, lui sempre escluso, mai protagonista, mai desiderato quanto avrebbe voluto.

Guardò il telefono nel silenzio gelido della cucina: non avrebbe più cercato nessuno, non avrebbe più provato a spiegare. Ma dentro, qualcosa sussurrava ancora: Un giorno capirai, Caterina. Forse troppo tardi

Alla fine alzò gli occhi verso la neve toscana, e piano sussurrò:

Pensa pure di aver vinto ma non sai vedere oltre il plaid e la marmellata. Non ti rendi conto chi ti amava davvero. Ma ormai ormai, non importa più.

Raccolse il foglio con la mappa del suo piano, lo stracciò nervosamente e lo gettò nel secchio, proprio mentre lultima luce bianca entrava dalla finestra.

E mentre a Firenze la neve cadeva misteriosa, Caterina e Gabriele si stringevano luno allaltra nel tepore del loro rifugio, ignari dei rimpianti che rimanevano fuori, sciogliendosi piano come la neve al sole.

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