Sergio ha portato la sua sposa Irina a vivere in un paesino: lì gli era rimasta in eredità la casa della nonna

Luca aveva portato la sua promessa sposa, Chiara, a vivere in paese. Lì gli era rimasta in eredità la vecchia casa della nonna. Poco a poco, i due giovani avevano iniziato a mettere radici, a sistemare la loro nuova casa, ad avviare una piccola fattoria Ma allimprovviso, dal caos della città, arrivò in visita sua sorella maggiore, Francesca, portando con sé i suoi tre bambini.

Anchio vivevo qui una volta! esclamò Francesca con un sorriso carico di nostalgia. Venivo spesso da nonna quandero piccola. Adesso ho deciso che devo assolutamente rilassarmi qualche giorno al mare! Magari vi lascio i bambini qui in paese

Luca la guardò attonito, la voce incredula: E chi dovrebbe occuparsi di loro? Noi lavoriamo tutti i giorni

Ma proprio in quellattimo, un vociare dallesterno scoppiò allimprovviso. Luca si affacciò alla finestra e rimase impietrito dalla scena che gli si parava davanti.

Luca aveva portato Chiara nel suo paese natale, nel cuore dellUmbria. Lì, la casa della nonna gli era rimasta come unico patrimonio.

Scegli, Chiaretta, o rimaniamo qui o andiamo in città a cercare un appartamento in affitto! le disse Luca sottovoce, sfiorandole la mano.

Non avevano molte opzioni, in città Luca non possedeva nulla, viveva a mala pena nella stanzetta della sorella Francesca, con il nipote più grande.

Francesca non aveva mai sopportato la sua presenza.

Solo una volta al mese, quando Luca le consegnava quasi tutto lo stipendio come contributo per laffitto, la situazione era quasi sopportabile; il resto del tempo si lamentava continuamente.

E per giunta, pretendeva che lui aiutasse in mille mansioni.

Ogni fine settimana doveva sbattere poltrone, areare coperte, portare a spasso i nipoti uno di un anno, uno di tre e una di sei.

Il marito di Francesca, quando non studiava fuori città o usciva con gli amici, tornava dai suoi genitori a rilassarsi.

Chiara sapeva tutto questo.

Sapeva che nonostante Luca facesse un buon lavoro e avesse uno stipendio dignitoso, non riusciva mai a tener niente per sé: tutto finiva alla sorella.

E quando iniziarono a frequentarsi, e lui provò a trattenere qualche euro per sé, Francesca quasi lo buttò fuori di casa.

Luca dovette persino farsi due settimane di preavviso prima di lasciare il lavoro in città.

Francesca gli aveva consumato i nervi, e anche a Chiara non risparmiò nulla.

Un fratello comodo, per Francesca: soldi, aiuto nelle faccende, babysitteraggio.

Per una settimana burberò, poi quando Luca le disse che non le avrebbe più dato lo stipendio, gli ordinò di levarsi di torno.

Luca si presentò con la valigia nella piccola camera della residenza universitaria di Chiara

Il grande paese li accolse. Nonostante la mancanza di parenti, Luca conosceva tanti paesani: linfanzia passata tra i campi con la nonna aveva lasciato il segno.

La madre di Luca, però, viveva in unaltra provincia dellUmbria. I genitori di Chiara ancora più distanti. Nessun aiuto in vista.

I ragazzi si sposarono in comune, in silenzio, senza feste. Chiara trovò lavoro come maestra dasilo, Luca fu assunto come falegname al segheria del paese.

La vecchia vicina regalò loro una capretta, non poteva più allevarla.

La capra fu quasi gratis, in cambio di mezzo litro di latte al giorno per la nonnina. Poi vennero alcune galline, e poi delle pecorelle.

Lo stipendio era modesto, li aiutavano il piccolo allevamento e qualche lavoretto extra: Chiara cuciva abiti e li vendeva su ordinazione. Se la cavavano.

Avevano un bambino, Giulio, che già aveva compiuto tre anni quando Chiara tornò al lavoro dopo la maternità. I tempi più difficili sembravano superati

E poi, dimprovviso, la sorella Francesca si presentò alla porta.

Non si erano più viste dopo che Luca era andato via da casa sua.

I figli ormai erano cresciuti. Il marito, come sempre, restò dai suoi genitori a Roma a riposarsi.

Anchio qui ci venivo sempre da bambina, da nonna disse Francesca posando le valigie. Certo, non ci restavo molto. Mi annoiavo a morte, dopo una settimana già volevo tornare in città! Tu invece ci stavi per tutte le vacanze

Qui ti sei fermata poco, lo ricordi? Dopo i primi giorni facevi un putiferio per farti venire a prendere. Io invece restavo sempre, rispose Luca fissandola.

Che vuoi, qui non cè niente da fare! Manco adesso Per questo vado al mare! I bambini lasciamoli qui, no?

E chi li segue, scusami? Noi lavoriamo tutto il giorno. Io a volte sono via anche per due notti

Ma qui è campagna, che può mai succedere? Si guardano tra di loro!

Rimani tu, allora, a badarli. Chiara non sarà mai daccordo, lo sai.

Ma che discorsi, tu sei mio fratello! Parla con tua moglie e arrangiatevi.

E tuo marito che fa, non viene almeno ad aiutare?

No, sta a casa sua. Lui si riposa Da me, dai bambini

Sempre ognuno per conto proprio, eh?

Mentre i due fratelli discutevano, i figli di Francesca iniziavano a infilarsi dappertutto.

Dal cortile giunse di nuovo un chiasso incredibile. Luca guardò fuori e rimase sconvolto: i bambini avevano aperto il recinto dei maialini e ora li rincorrevano nellorto.

Luca riuscì a rimetterli dentro a fatica. Gli ortaggi rovinati, i cavoli schiacciati. Poi toccò alle caprette e ai capretti: mezza aiuola di insalata andata.

Luca si infuriava, Chiara tratteneva le lacrime. I bambini scapparono di nuovo fuori.

Ma sono bambini, e siamo in paese! Che sarà mai se giocano con le caprette?

Nostro figlio, che è piccolo, queste cose non le fa

Avrà tempo, non ti preoccupare.

No, lui già sa che non si fa.

E di nuovo urla dal cortile. I bambini avevano aperto la porta del pollaio.

Le galline, tutte di razza, facevano uova colorate come un quadro. Il gallo attaccò i ragazzini appena videro la porta aperta.

Ma che paese è questo! Nessuno che tiene in ordine gli animali!

La colpa non è delle bestie. Di ai tuoi figli di non ficcare il naso ovunque.

Che Chiara si prenda le ferie e stia dietro ai miei figli. Se succede loro qualcosa, la responsabilità è vostra!

Non sono ancora corsi dal cane E il vicino ha un toro, feroce come una furia. La mattina passano le vacche, i cani girano da soli. I vicini hanno le oche, più aggressive del nostro gallo. Di notte, meglio non uscire affatto

Lo fai apposta a spaventarmi?

Ti avverto, tutto qui.

In quel momento, il figlio maggiore di Francesca fu accompagnato a casa dal vicino: aveva acceso un fuocherello dietro ai garage.

Poteva scattare un incendio! È tutto secco, non piove da settimane, tuonò il vicino. Ma voi chi siete?

No, Francesca Non mi serve tutta questa confusione. Portali con te al mare, e occhio a non spaventare gli squali.

Ma siete assurdi, voi da queste parti! Io però tho dato una mano, ti ho ospitato!

È stato solo un anno, e senza alternative! Ti ho lasciato tutto quello che guadagnavo Ricordalo.

Partiamo. Vi porto dai nonni, annunciò Francesca ai bambini.

Ma noi vogliamo stare con te!

No, si parte!

La mattina dopo la famiglia partì.

Luca e Chiara restarono a lungo a ricordare quella visita della sorella sfacciata, sospirando davanti alla finestra, tra la quiete e il verde dei colli umbriQuando il silenzio tornò a scendere sulla piccola casa di paese, Luca e Chiara si guardarono stanchi, ma sollevati, insieme a Giulio che stringeva ancora una piuma colorata raccolta dal pollaio.

Si sedettero tutti sulla vecchia panchina di legno sotto il fico, la luce dorata della sera cullava i loro volti. Il paesaggio, con i filari duva e le colline tranquille, sembrava rivolgere loro un sorriso complice.

Forse qui non succede mai niente, come dice Francesca sussurrò Chiara, abbracciando suo figlio.

Luca rise piano. Appunto. Ed è tutto quello che vogliamo.

Dallorto, tra le foglie rovinate, una nuova piantina di pomodoro spuntava testarda. Giulio si alzò curioso, e Chiara lo seguì.

Che ne dici, papà, la curiamo insieme?

Luca annuì, prendendo una zappa. Certo, e magari il prossimo anno avremo tanti pomodori da regalare ai vicini.

Le galline si erano rimesse in fila, le pecore belavano nei recinti, laria profumava di terra umida e di sera buona.

La campagna aveva le sue sfide a volte faticose, a volte buffe, spesso inaspettate ma offriva in cambio silenzi, cieli larghi e la certezza che ogni radice, piantata con amore, porta un nuovo frutto.

E così, mentre la notte scendeva sulle colline e nella casa tornava la quiete, Luca capì che in quel piccolo pezzo di mondo avevano finalmente trovato il loro spazio: niente di perfetto, ma autentico. E, senza clamori, sentirono tutti e tre che quella era, dopotutto, la loro vera eredità.

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