Non solo una tata: la storia di Alice, studentessa universitaria, che tra esami e serate passate a s…

Non sono solo una tata

Mi chiamo Chiara. Scrivo queste righe seduta in un angolo tranquillo della biblioteca dellUniversità di Firenze, circondata da pile di manuali e quaderni. Le dita sfogliano rapide le pagine del mio riassunto, mentre gli occhi scivolano sulle parole: la verifica del professore di didattica si avvicina, e mi sento le farfalle nello stomaco. Il prof Moretti è famoso per la sua severità: se fallisci la prima, la seconda possibilità è praticamente obbligatoria. E io davvero non posso permettermi di perdere nemmeno un giorno: questo semestre è il più impegnativo di tutti.

È stato in quel momento che Martina, la mia compagna di corso, si è avvicinata leggera e si è seduta di traverso sulla sedia accanto alla mia, piegandosi verso di me.

Chiara, tu stai ancora cercando un lavoretto, vero?

Ho sollevato appena lo sguardo dal riassunto, annuendo con aria distratta, poi mi sono immersa di nuovo nella lettura. Il tempo era ridotto, e la mole di studio infinita.

Mmmm ho mugugnato infine, pur cercando di non perdere la concentrazione. Ma il punto è sempre quello: il tempo. Lo sai che abbiamo lezioni fino alle due ogni santo giorno, e non me la sento di saltare.

Martina ha sorriso, come fa lei quando capisce che sono in ansia per qualcosa. Poi, con energia rinnovata:

Ho la soluzione perfetta per te. Il mio vicino di casa, Lorenzo, è rimasto da solo coi figli, poverino. Da quello che so, la moglie era morta anni fa ma insomma, non badare ai dettagli non le sono mai piaciuti i pettegolezzi, a Martina. Ora è sommerso dal lavoro e cerca urgentemente una tata per il pomeriggio, dalle quattro alle otto circa.

A quel punto ho posato la penna e lho fissata interessata. Martina ha continuato entusiasta, ora che sapeva di aver colpito nel segno:

Tu ami i bambini, studi scienze della formazione, e lesperienza non ti manca di certo quattro fratellini cresciuti!

Mi sono morsa il labbro pensierosa. Quando penso ai bambini, mi viene sempre un calore dentro. Ho sempre aiutato mamma con i miei fratelli, nessuno mi obbligava; sì, era stancante, ma mi rendeva felice.

Quanti anni hanno i bambini? ho chiesto, davvero curiosa.

Con una matita tra le mani, riflettevo sulle parole di Martina. Fare la tata mi sembrava una bellissima idea, anche se impegnativa. Sarei allaltezza? Trovare la chiave giusta, soprattutto con bambini che hanno sofferto, non è mai semplice.

Due gemelline di sei anni ha risposto subito Martina. Lorenzo ha anche un figlio più grande, ma ormai è adolescente e tra sport e amici non ha certo bisogno di balia. Si chiama Stefano: tredici anni, sportivo, sempre in palestra, suo padre non può proprio contare su di lui il pomeriggio.

Ma prenderanno davvero me? ho chiesto titubante, tamburellando colla matita sul tavolo. Non mi sono ancora laureata, sono solo al quarto anno

Sì, sono abituata ai bambini, ho fatto tirocinio in asilo nido, li adoro Ma occuparsi dei propri fratelli è un conto, prendersi cura di figli altrui è tuttaltra cosa.

Martina ha scrollato le spalle in modo sicuro, come se volesse scacciare i miei dubbi:

Fidati, ti prendono di sicuro. Solo ieri Lorenzo mi ha chiesto se conoscevo qualcuno adatto. Vuoi che gli dia il tuo numero?

Ci ha messo così tanta energia che mi sono sentita rassicurata, anche se vedevo lorologio correre: mancava mezzora alla prossima lezione. E allimprovviso ho capito che forse era loccasione giusta. Il lavoro era vicino alluniversità, flessibile, e i bambini dovevano essere davvero dolcissimi.

Il cuore ha cominciato a battere più forte, tra ansia ed eccitazione. Ho fatto un respiro profondo e ho detto decisa:

Va bene, daglielo!

********************

Oggi era il mio primo vero giorno di prova. Sì, avevo accudito i miei fratellini decine di volte, ma qui era diverso: nuovi bambini, nuove regole, e ora stavo per diventare una tata professionale! Ho controllato tre volte la borsa: telefono, chiavi, tacquino con le note, un sacchetto di merenda per le gemelle cera tutto.

Lincontro con Lorenzo e i suoi figli era andato sorprendentemente liscio. Lorenzo era un uomo calmo e gentile: durante il colloquio aveva spiegato tutte le regole e la routine del pomeriggio. Le gemelle, Sofia e Bianca, inizialmente erano timide, si nascondevano dietro il padre, ma dopo dieci minuti già mi mostravano entusiaste i loro disegni. Credo che gli sia subito piaciuta. E io non potevo non sorridere di fronte alle loro piccole manie gemellari.

Ma la cosa che più mi aveva sorpresa era proprio lui, Lorenzo. Martina non aveva sottolineato quanto fosse davvero affascinante: alto, con occhi buoni e un sorriso rassicurante. Mi dava fastidio che la mia amica non me lo avesse detto chiaramente: ora mi dovevo sforzare di restare seria senza arrossire!

Non perdere la testa, Chiara mi ripetevo. È solo un lavoro.

Riconosco la scuola materna dalla recinzione colorata e dal prato punteggiato di giochi. Lorenzo aveva già avvertito le maestre che oggi sarebbe passata la tata a prendere le bambine, e mi aveva pure lasciato una delega scritta per ogni evenienza. Mi sono sistemata i capelli e ho passato il cancello.

Il cortile era un tripudio di voci: i bambini correvano, ridevano, costruivano castelli di sabbia. Ho subito individuato Sofia e Bianca vicino allaltalena, chiacchierando fitto fitto. Appena mi hanno visto, si sono fermate e mi hanno rivolto un sorriso timido.

Mi sono avvicinata piano, ho piegato le ginocchia per essere alla loro altezza e ho sorriso:

Allora, ragazze, andiamo a casa? Potrei prepararvi qualcosa di buono

Sofia mi ha fissata seria:

Che cosa prepari? ha chiesto, socchiudendo gli occhi.

Mmm ho fatto finta di riflettere, magari delle crêpes alla marmellata? Oppure biscotti con le gocce di cioccolato?

Bianca si è illuminata:

Biscotti! Li adoro con le gocce!

Deciso, allora ho risposto, tendendo le mani a entrambe. Andiamo?

Dopo un attimo di esitazione, hanno stretto con le loro minuscole dita la mia mano. In quel momento tutto limbarazzo si è sciolto. Forse ce la potevo fare davvero.

Le bimbe si sono scambiate unocchiata rapida, unespressione così concentrata che sembravano grandi. Si muovevano in perfetta sincronia: stessi gesti, stesse posture, addirittura i passi erano uguali. E nei loro occhi vedevo una serietà che raramente ho incontrato in una bimba di sei anni.

Non potevo fare a meno di osservarle, pensando alle parole di Stefano, il fratello maggiore. Da vero ometto mi aveva presa in disparte la sera prima e, quasi sottovoce come se non volesse che il padre sentisse, mi aveva spiegato cose che Lorenzo, forse, non si era sentito di confidarmi.

Prima erano diverse aveva detto Stefano, tormentandosi la maglia con le mani. Aperte, allegre, sempre pronte ad abbracciare chiunque Dopo dopo la mamma non sono più loro. Non credono che se ne sia andata per sempre, pensano magari di aver fatto qualcosa di male.

Poi aveva ripreso fiato:

Piangevano spesso, mi chiedevano: Siamo state cattive? Io e papà abbiamo provato a spiegare che non è così, che la mamma le amava tanto Ma si sono chiuse in sé. Sorridono poco. Con gli estranei si schermano. La nonna prima ci aiutava, ma ora non sta bene e papà cerca una nuova tata.

La stanchezza della sua voce mi ha stretto il cuore. Stefano si sentiva responsabile per le sorelle, cercava in tutti i modi di proteggerle.

Avevo annuito, senza parole. E ora, guardando le gemelle, sentivo tutto il peso di quella fiducia.

Eppure con me, già dal primo giorno, erano riuscita a scioglierle un po: giocavamo insieme, loro si lasciavano coinvolgere. Avevo improvvisato un paio di giochi con i fazzoletti colorati, e loro ridevano di gusto.

Stefano mi osservava attento prima di congedarsi seriamente:

È per questo che papà ha scelto te. Si vedeva che ti volevano già bene. Non deluderci, per favore.

Nel suo sguardo ho sentito speranza, ma anche timore. Ho annuito decisa:

Farò di tutto per farle sorridere di nuovo. Promesso.

****************

Ora sono passati quasi due mesi da quando lavoro dalla famiglia Bianchi. Tutto è cambiato: allinizio Sofia e Bianca erano piene di diffidenza, ora invece mi accolgono a urlo e sorriso aperto, non vorrebbero più lasciarmi andare via.

Questa sera, come al solito, stavo mettendo in ordine i giochi sparsi e canticchiavo la nuova canzoncina che le bambine avevano imparato oggi. Loro mi guardavano sedute sul divano con aria triste.

Resta con noi! ha esclamato improvvisamente Sofia, correndomi incontro e abbracciandomi stretta, la testa affondata contro la mia gonna. Cosa hai da fare a casa?

Mi sono fermata. Ho sorriso piano e lho stretta a mia volta.

Devo prepararmi per le lezioni domani ho spiegato dolce. Ho un esame, devo ripassare. Ma torno domani: non avete neanche il tempo di sentire la mancanza!

Bianca, però, era già pronta a intervenire. Si è lanciata vicino a noi e ci ha abbracciate tutte.

Noi già sentiamo la tua mancanza! ha detto con la semplicità dei bambini. Ferma qui!

Ho guardato i loro visetti, quegli occhi lucidi che mi chiedevano di restare, e mi sono sentita sciogliere. Mi sono abbassata, alla loro altezza.

E dove dormo io? ho domandato col sorriso. Non posso mica toglier posto nella vostra camera!

Sofia ha fatto unespressione pensierosa, poi ha esclamato felice:

Nel lettone di papà, lui ha spazio!

Bianca subito daccordo:

Sì, sì! Tanto papà la sera va sempre a lavorare tardi!

Ho trattenuto a stento il sorriso. Sapevo che era solo un modo per non salutarmi, e questo mi toccava moltissimo. Ho accarezzato le loro guance.

Grazie del bellinvito ho detto piano, tenera però devo proprio tornare a casa. Ma domani arrivo ancora prima, cucineremo i biscotti, giocheremo e leggeremo anche le favole!

Si sono scambiate unocchiata, poi Sofia, sconsolata, ha sospirato:

Va bene però torni davvero?

Promesso. Io alle mie bimbe non mento mai le ho rassicurate abbracciandole ancora un po, stretta.

Poi ci siamo messe a sistemare i giochi e le ho aiutate a lavarsi i denti prima di andare a letto. Presto sarebbe arrivato Lorenzo, e ci tenevo a lasciare la casa in ordine.

A dire il vero, la proposta candida delle piccole mi aveva imbarazzata: sapevo che non cera malizia nei loro pensieri, per loro era solo laffetto puro verso una persona cara. Ma la fantasia correva da sola: mi sono immaginata sul divano accanto a Lorenzo, la sera, la luce soffusa, un tè caldo e una chiacchierata tranquilla Sospirando ho scacciato quel pensiero. Chiara, ricordalo: sei la tata, non unospite. È solo lavoro, lavoro. Prima che le fantasie mi portassero troppo lontano, ho preso le mie cose e sono uscita velocemente.

Fuori ho respirato laria fresca della sera provando a tornare in me. Il viso era ancora caldo, mi sistemavo i capelli e giocherellavo con la tracolla della borsa come una ragazzina innamorata.

Tutta questa scena era stata osservata di nascosto da Stefano. Appoggiato allo stipite del corridoio, sorrideva soddisfatto. Aveva già capito tutto: in casa, quando cero io, cera unaria nuova. Lorenzo era più sereno, parlava con tono complice, si fermava spesso a guardarmi. Io mi impegnavo a mantenere la distanza giusta, ma i miei rossori dicevano altro.

Forse cè una speranza per il mio babbo pensava Stefano tra sé. Da tempo desiderava che tornasse una donna tra loro, non solo come tata: qualcuno che potesse rendere di nuovo felice suo padre. E io, forse forse, ero quella giusta: paziente, allegra, e sinceramente affezionata alle sue sorelle.

Ma perché nessuno fa il primo passo? si domandava tra il serio e il divertito. Gli adulti sono complicati

Quella sera, di ritorno dal lavoro, Lorenzo si ritrovò Stefano davanti, deciso più che mai.

Babbo, ma che aspetti? lo apostrofò senza girarci intorno.

Lorenzo lo guardò confuso:

A cosa ti riferisci, Ste?

Dai, lo sai! Chiara ti piace e anche tu piaci a lei. Invitala al bar, a mangiare un gelato, quello che vuoi, ma basta girarci attorno!

Lorenzo arrossì, si sfregò il naso con imbarazzo.

Ste, Chiara è la tata delle tue sorelle. Si trova bene con le bambine, e va benissimo così

Dai babbo, si vede benissimo che per lei provi qualcosa! E anche lei per te. Vi girate intorno come due ragazzini. Che ci vuole? Basta dire: Chiara, andiamo insieme in un bar semplice!

Lorenzo si lasciò cadere sulla sedia, si passò le mani sul viso. Era chiaro che era fuori dalla sua zona di comfort.

Stefano, non è così facile rispose calmo, con un filo di voce. Non voglio rompere questo equilibrio: le bimbe ormai sono affezionate. E se io faccio una mossa sbagliata e Chiara se ne va

La paura che le sue figlie potessero soffrire di nuovo lo bloccava. Pensò alle scene quotidiane: Sofia orgogliosa dei suoi pastelli, Bianca che mi prendeva per mano E se tutto finisse?

Stefano, però, non mollava. Si sospinse in avanti, ormai davvero uomo.

Ma Chiara ha occhi solo per te! replicò deciso. Arrossisce appena le parli, abbassa lo sguardo. È solo timida, lo vedi, non osa perché lavora qui. Dai, babbo: provaci!

Lorenzo sorrise, nonostante tutto.

Tutto facile per te, eh? Ma se sbaglio? E se pensa che approfitto della situazione? Non siamo in un film, Ste.

Non serve chiederle subito di mettervi insieme consigliò Stefano. Inizia con una merenda insieme, magari con noi: sembra una cosa di famiglia. Così nessuno si sente a disagio. Poi vedrai che strada prendere

Lorenzo rimuginò. Forse, pensò, non era poi una cattiva idea davvero. Potrebbe essere solo una gita in un parco, o una cena informale nella trattoria qui sotto. Limportante era cominciare.

Pensaci davvero? gli chiese incerto.

Certo! rispose Stefano, convinto. Poi, quello che succede, si vedrà. Limportante è guardare avanti.

Lorenzo annuì, e per la prima volta si sentì ottimista. Si figurava le possibili uscite: gelato sulla piazza, una passeggiata in giardino o una domenica in pizzeria Sorrise, lasciandosi andare.

Allora ci provo, va bene concluse. Ma Ste, se va male

Non dico parola rise Stefano, alzando le mani. Padre e figlio si scambiarono uno sguardo dintesa prima di scoppiare a ridere. Dalla stanza accanto, le risate delle gemelle con me si facevano sentire chiare. Lorenzo si voltò verso il suono, e gli si sciolse il cuore. Forse, sì, valeva la pena rischiare.

************************

Nei giorni seguenti, le parole di Stefano gli tornarono spesso in mente: Chiara è cotta di te! Basta guardarla negli occhi. Era vero? Nella sua mente riaffioravano tutte le piccole attenzioni, i sorrisi, i rossori quando le rivolgevo la parola, o mi ringraziava per quel che facevo con le bambine.

Ma davvero non me ne ero mai accorto? si chiedeva ogni volta che tornava a casa. O forse aveva solo paura di ammetterlo

Dal corridoio si sentiva lo schiamazzo delle bambine. Lorenzo si tolse il cappotto e si avvicinò in silenzio.

Chiara, non è vero che il nostro papà è il migliore? domandava Sofia, spalleggiata da Bianca e anche da Stefano.

Certo che lo è rispondevo io, intrecciando i capelli biondi di Sofia. È buono e generoso.

E anche bello! incalzava Bianca, sghignazzando.

Molto bello confermavo sovrappensiero. Poi, realizzando di averlo detto ad alta voce, diventavo paonazza.

Provavo a cambiare discorso:

Il vostro papà è unico. E vi vuole molto bene.

Anche noi a lui! E tu? domandava Bianca, innocente e diretta.

E io? sussurravo incerta, toccandomi una ciocca nervosamente.

Ti piace papà? chiedeva di nuovo Bianca con quegli occhi vispi.

Mi bloccavo, il tempo si sospendeva. Anche Stefano si era ammutolito. Mi guardavo intorno in cerca di salvezza.

Oh, ma guardate che ore sono! tentavo, rossa in viso. Dobbiamo preparare la cena! Chi mi aiuta?

Scappavo in cucina, col cuore a mille, seguita dalle sorelle gemelle entusiaste:

Veniamo noi!

In quella confusione, Lorenzo comparve sulla porta. Aveva colto tutto, e notò i miei occhi brillanti e sorridenti nel vederlo.

E se stasera cenassimo fuori tutti insieme? propose, col suo tono affettuoso. Penso che potrebbe farci bene cambiare aria.

Sofia e Bianca esplosero di gioia:

A cena fuori? Davvero posso prendere il gelato?

E andare sullaltalena in piazza?

Io restai dietro, osservandoli, sorridendo. Lorenzo si avvicinò, parlando piano:

Che ne dice? Credo proprio che aiuti a tutti noi

Volentieri risposi impacciata, ma felice. Forse quello era davvero il momento giusto, come aveva suggerito Stefano. Non servivano grandi dichiarazioni solo stare insieme.

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Sono passati altri mesi. La mia vita in casa Bianchi è cambiata senza che me ne accorgessi. Iniziando con semplici uscite, qualche pizza, una gita domenicale, siamo diventati una famiglia, anche fuori dai ruoli professionali. Lorenzo e io restavamo sempre più spesso da soli a sorseggiare il tè, chiacchierando sottovoce, godendoci i piccoli momenti dopo che le bambine erano a letto.

Allinizio facevamo entrambi finta di niente, come se nulla fosse cambiato. Ma era inutile: si vedeva lontano un miglio che tra noi era nato qualcosa di nuovo.

Stefano, da vero stratega, osservava soddisfatto: il suo piano aveva funzionato. Lorenzo rideva più spesso, io non arrossivo più… mi sentivo finalmente a casa.

Una sera, dopo aver messo a dormire le bambine, eravamo noi due da soli in salotto, due tazze di tè ormai tiepido sul tavolino. La stanza era illuminata dalle lucine che le gemelle avevano appeso alle finestre.

Sai mi disse Lorenzo, fissando le luci , volevo confidarti una cosa.

Il cuore mi batteva forte mentre lo guardavo, negli occhi la speranza.

Non riesco più a immaginare la mia vita senza di te. Senza il tuo sorriso, le tue risate, senza la cura che hai per noi. Ti amo, Chiara. Vorrei tu fossi parte della nostra famiglia non solo come tata, ma come mia moglie.

Chiusi gli occhi, il batticuore era fortissimo. Poi, a voce bassissima, sussurrai:

Ti amo anchio. E voglio stare con te.

*************************

I preparativi per il matrimonio sono stati semplici e veloci niente feste grandiose, solo la voglia di essere insieme e ufficializzare ciò che stavamo già vivendo.

Il giorno delle nozze il sole splendeva sulle colline di Fiesole. In un ristorante circondato dalledera, decorato con fiori e nastri, erano arrivati solo pochi amici e parenti. I protagonisti, però, erano le bimbe con i loro vestiti rosa pallido e Stefano, orgoglioso come non mai.

Le due gemelle, emozionatissime, sfoggiavano i loro cestini di petali di rosa e durante la cerimonia reggevano la scatolina delle fedi.

Papà sei stupendo! sussurrò Sofia mentre Lorenzo la abbracciava.

E Chiara sembra una fata! aggiunse Bianca, ammirandomi nel mio semplice vestito bianco.

Stefano era fiero accanto al padre. Quando, dopo la cerimonia, lufficiale celebrò il matrimonio, gli sussurrò:

Te lavevo detto che sarebbe andata bene!

Lorenzo sorrise, gli strinse la spalla e poi venne verso di me. Mi guardava con talmente tanto amore che per un attimo il mondo si è fermato.

Adesso siamo una vera famiglia ho sussurrato intrecciando le dita alle sue.

Poi, tra risate, baci, brindisi e balli, la giornata è volata via. Le bimbe ci raggiungevano ogni istante, Stefano ci abbracciava orgoglioso, e la cena è stata coronata da una torta di fragole che, ovviamente, le piccole hanno addentato per prime.

A sera, sulla terrazza, mentre guardavamo Firenze illuminata e il profumo di gelsomino nellaria, Lorenzo mi strinse e disse:

È la giornata più bella di sempre.

Anche per me risposi con le lacrime di gioia agli occhi. Ma la cosa più bella è che ne avremo ancora tante altre, insieme.

Nel suo abbraccio ho sentito sparire tutte le paure passate. Avevo una famiglia vera, un amore semplice e solido, e nel cuore la certezza che il mio futuro era, finalmente, iniziato.

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