Un Lusso Costoso
Chiara, di nuovo? Ma quante volte ancora? Lavoro solo per mantenere il tuo gatto!
Il gatto, che Chiara stava cercando disperatamente di infilare nel trasportino, si divincolò con eleganza dalle sue mani, cadde rumorosamente sul pavimento, poi strisciò nellangolo dellingresso, lanciando un miagolio cupo e disperato. A giudicare dallo sguardo offeso che mi lanciava, Baldo così Chiara, anni fa, aveva romanticamente deciso di chiamare il suo gatto sembrava voler dare più valore a quella che io consideravo una vita piuttosto inutile.
Anni, sì, ormai dieci. Quanti ne avesse davvero Baldo, Chiara non laveva mai saputo. Era arrivato in famiglia direttamente dalla strada. E non era neanche un cucciolo: già adulto, giovane, come avevano detto alla madre di Chiara nel piccolo ambulatorio veterinario del quartiere Trastevere, a Roma.
Fu proprio lì che Natalia, madre di Chiara, si precipitò insieme alla figlia, stringendo nervosamente tra le braccia, avvolto in una vecchia copertina, il gatto.
Vi prego, salvatelo!
Dove lo avete pescato, questo mostriciattolo? la veterinaria squadrò Baldo con aria scettica. Sembra proprio un sorcio di fogna!
Ma cosa vi cambia? Questo è il mio gatto! Aiutatelo, si vede che sta male il poveretto! Che aspettate? Cosa cè, i miei euro puzzano forse più di quelli che portano qui i persiani di razza?
Natalia era così arrabbiata che la dottoressa decise con saggezza di non contraddirla. E fece bene.
Natalia Scarfoglio era una donna tenace come poche. Che si doveva essere forgiata così dalla vita: provateci voi a crescere una figlia senza padre, accudire due genitori anziani, e tutto con lo stipendio di una maestra dasilo a Roma. Altro che denti, li cresce anche chi non li ha!
Sapeva farsi rispettare, ma aveva anche un animo grande. Amava i bambini e i gatti, qualche volta anche i cani, che però da piccola la spaventavano.
Non cedeva facilmente: né alle vicine impiccione, né ai genitori dei piccoli dell’asilo, né agli estranei che la ritenevano, solo perché minuta e sola, una preda facile.
Ma sapeva farlo con gentilezza: avevano tutti da imparare da lei. Non alzava mai la voce, trovava sempre una parola giusta e, dopo un po, chi fino a un minuto prima gridava contro di lei, finiva per confidarsi dei suoi guai e tornava a casa persino grato.
Come riuscisse non lo sapeva nemmeno lei. Forse perché ascoltava, davvero. Non parlava sopra agli altri: voleva capire.
Il problema semmai era con i suoi cari. Il marito di Natalia era sparito dopo solo una settimana di matrimonio. Sua madre scherzava amara dicendo che aveva resistito pure troppo.
Natalia rimase ferita, ma con il tempo capì: Con una pasticciona così non si fa famiglia, si diceva. E quando lex marito uscì di casa aveva rilanciato, sorridendo beffardo:
Donna? Tu? Più facile che io diventi ballerino alla Scala!
Natalia pianse, certo. Ma, due mesi dopo, scoprì dessere incinta e il mondo le tornò a posto. Donna, sì, eccome! Gli uomini non sanno neppure cosa significhi.
Aspettare la nascita della piccola superò ogni festa fatta fino ad allora. Le gioie, nella sua vita anonima di Garbatella, non erano state molte. Ma quella le cambiava tutto.
Sua madre, però, non fu entusiasta.
Ma che ti serve, Natalia? Un peso, dico io! Sei giovane, pure carina, qualche prospettiva la potresti avere. Ma con un figlio? Finisci per campare di pasta e passata! Un figlio è un lusso, Natalia! Lo capirai pure tu, più avanti!
Ma mamma, non è quello che abbiamo sempre fatto?
Appunto! E guarda che soddisfazioni.
Natalia rifletté a lungo, come sempre aveva obbedito a sua madre. Ma questa volta qualcosa dentro si ribellò: quando pensava di rinunciare al bambino, si sentiva soffocare. Doveva proteggere sé stessa prima ancora che quella vita.
A risolvere la questione arrivò allimprovviso la nonna, direttamente da Salerno, col fazzoletto buono per le grandi occasioni in testa:
Devi partorire, Natalié! Ti aiuto io!
Nonna! E il nonno lì in paese, da solo?
Ma che dici, Nataliuzza! Regge ancora. Se non ce la fa, lo portiamo da noi. Punto!
Appoggiò sulla tavola un fagotto pulito, che Natalia riconobbe subito: il vecchio asciugamano di lino che aveva ricamato per la nonna.
Ricordi? Dai, aprilo.
Natalia non aveva mai visto, né avrebbe più visto, tanti euro tutti insieme.
Il nonno ha venduto la casa dei bisnonni. Ora lì ci passerà pure la superstrada, quindi i terreni valgono oro. Cè anche qualche risparmio da parte. Per un appartamento ci state. Poi ti arrangi.
Nonna, ma io…
Puoi, Natalié! Non discutere! Se non lo fai per te, fallo per la creatura. Chi se ne occuperà, se non la madre?
Quella somma fu la goccia che fece traboccare il vaso tra Natalia e sua madre.
Ecco! Dicevi che non avevate soldi, e ora arrivi tú con la dote? È proprio vero, quando non li volete dare a me, niente. Ma per la nipote sì?!
La nonna cacciò Natalia e parlò da sola per ore con sua madre. Non servì: la donna non si capacitava di quella fortuna. Case, aiuti, sostegno… questa Natalia aveva pure vinto alla lotteria!
Ma che errore avesse fatto, Natalia non lo seppe mai. Lei non aveva sbagliato. Era rimasta incinta dal marito, comè normale, e non tutto era stato colpa sua. La nonna sentenziò: Quando il carro non tira, la colpa è di tutti e due. E lui che era stallone, doveva trainare il doppio!
Natalia ringraziò, mille volte, la nonna per quella forza e quella generosità.
La casa la trovarono proprio grazie allostinazione della nonna, che tenne testa agli agenti immobiliari per ogni centesimo e riuscì così a ottenere un ottimo prezzo. Non era nuova, ma era grande e da sistemare. In pochi mesi la squadra di operai napoletani fece miracoli, guidata dal polso fermo della nonna: alla fine, entrando nella cameretta già pronta, Natalia scoppiò a piangere.
Ma perché piangi, sciocca? Goditi la nuova cucina! comandò la nonna, asciugandole le lacrime.
Chiara nacque in anticipo, Natalia si preoccupò ma tutto andò bene. La bimba cresceva sana, forte e dolce. Dopo quello che aveva passato con sua madre, Natalia si giurò che con sua figlia non sarebbe mai stata dura.
La nonna ti sta più vicina di tutti! Ha comprato casa, ti aiuta. E io, cosa sono? Nemmeno posso passare una volta!
Quando mai te lho impedito, mamma? Vieni quando vuoi, ma niente urla, eh. Chiara si spaventa.
Si spaventa? È piccola! E se alzo la voce poco importa!
Non è che alzi la voce… Tu urli, mamma Natalia quasi si commuoveva.
E pensava testarda: Io non sarò mai così una madre!
Facile dirlo. Un po meno esserlo davvero.
Natalia non fu mai sicura di agire per il meglio. Sua figlia non era capricciosa, ma aveva carattere da vendere. Sapeva ottenere quello che voleva, con dolcezza e tenacia.
Mamma, posso avere un dolcetto?
Chiara, dopo pranzo!
Ma proprio niente?
Niente.
Daccordo mamma! Dopo pranzo però ne posso avere due, se mangio bene?
Natalia sorrideva, cedeva appena, ma dava due dolcetti solo a piatto vuoto: così crescevano il carattere e il rispetto delle regole.
Chiara imparò anche ad ammansire la nonna, mettendosi sulle sue ginocchia e accarezzandole il viso:
Nonna, non arrabbiarti! Non è bello. Tu sei bella, non vogliamo le rughe!
Faceva sciogliere chiunque. E così, di giorno in giorno, la famiglia trovò un nuovo equilibrio.
Natalia lavorava, i nonni badavano a Chiara, ognuno contribuiva come poteva.
Le cose si complicarono quando la nonna si ammalò. I medici scuotevano la testa, ma Natalia capiva anche senza parole.
Dai che andiamo a Milano, nonna?
E a che serve, Natalié? Ho vissuto. Mi dispiace solo lasciarvi, soprattutto tuo nonno. Non lasciarlo solo!
Fu proprio in quel periodo che Chiara adottò il gatto.
Quella fu anche la giornata in cui Natalia rischiò di perdere la figlia. Chiara uscita da scuola, sparì nel tragitto di duecento metri che portava a casa, il nonno la perse di vista per un attimo. Dispersa? Un incubo!
La cercarono tutti quanti, amici, parenti, il quartiere intero. Alla fine fu Chiara a ricomparire, piangendo disperata, con un gatto malconcio fra le braccia:
Mamma, lui sta male! Aiutiamolo!
Natalia prese la coperta della bambina, avvolse il gatto e corse allambulatorio veterinario.
Per fortuna Baldo, così lo chiamarono, era solo spaventato e pieno di morsi, ma nulla di grave. Dopo un paio di giorni e tante cure, la dottoressa restituì il gatto:
E fate pure i vaccini! Sembra un randagio! Nemmeno il libretto
Natalia annuì, deglutendo davanti alla fattura che le presentavano.
Con questi soldi ne compravo due di gatti di razza borbottò fra sé. Ma la casa era salva, Chiara era felice, e Baldo era diventato parte della famiglia.
Rientrata a casa, svuotando il portafoglio, Natalia capì che per arrivare alla fine del mese mancava qualcosa. Servivano medicine, cibo, una piccola sorpresa per Chiara che di lì a poco avrebbe compiuto gli anni. Le feste contavano molto per lei.
Mamma, posso chiederti una cosa? Chiara, che avrebbe dovuto dormire, la abbracciò in cucina.
Dimmi, amore.
Niente regalo, okay? Voglio solo tenere lui. Lui sarà il mio regalo…
Natalia guardò il batuffolo grigio, addormentato accanto ai piedi. Aveva provato a sistemarlo in una scatola, ma Baldo scappava sempre e tornava dove cera qualcuno. Alla fine Natalia acconsentì. E Baldo non se ne andò più.
Quel povero randagio si adattò subito alla vita in casa: niente guai, e legatissimo ai nonni, non lasciava mai la nonna da sola.
E qualcosa cambiò in tutti loro. Natalia, pagate le spese veterinarie, decise che era ora di voltare pagina: basta sopravvivere con uno stipendio misero e due pensioni. Vinse la paura del cambiamento e si licenziò, trovando il coraggio di accettare unofferta come tata consigliata da unamica. Mai scelta fu migliore.
Da quel momento, il lavoro non le mancò più. Di famiglia in famiglia, la sua reputazione cresceva, e con essa anche i guadagni. Tornando la sera a casa, ringraziava sempre Baldo con una carezza allorecchio ormai guarito.
Grazie, Baldo! Se non ci fossi stato tu…
Baldo rispondeva con un miagolio, e cercava sempre Chiara. Se la passava con lei durante lo studio, mentre la ragazza faceva i compiti, o durante le veglie silenziose davanti alla stanza della nonna.
Era lì anche nei momenti più duri: la perdita della nonna prima, poi del nonno, avvenute a poca distanza. Era lì quando Natalia, ormai donna, trovò finalmente un buon uomo che la sposò e la amò come lei meritava. Anche la suocera cedette, quando si vide messa a disposizione una piccola macchina per raggiungere la campagna:
Vedete? Mio genero mi porta allorto. Altro che chiacchiere!
Chiara, intanto, ormai iscritta alluniversità, preferì restare a vivere nella casa dove era cresciuta. Fu lì che portò il suo ragazzo, Massimo.
Uau, Che casa grande!
Dici?
Certo! E cosè quello?
Baldo uscì attaccabrighe dalla stanza, ringhiando e soffiando. Massimo saltò impaurito, mentre Chiara rimproverava il gatto confidando che i due avrebbero trovato un accordo. Ma tra il ragazzo e Baldo non nacque mai simpatia: Massimo evitava il gatto, che ricambiava con diffidenza.
Dopo un anno, Chiara e Massimo si sposarono. Ma qualcosa inizò subito a stonare. Massimo criticava Chiara, la accusava di non saper fare la minestra, come una volta aveva fatto il padre con Natalia.
Cosè questo? Chiami questa pastasciutta? È solo acqua calda colorata! Così non si fa la moglie!
Chiara, che dalla nonna aveva imparato prestissimo a cucinare, taceva a disagio.
Quando Baldo si ammalò, Massimo perse del tutto la pazienza:
Quanto costa? sbraitò vedendo la parcella del veterinario. Sei impazzita?! Nemmeno per me spendi così! È solo un gatto!
Baldo non è solo un gatto. È parte della famiglia!
Della TUA, non della mia! Non lo voglio tra i piedi!
Massimo…
Se succede ancora lo butto fuori io!
Chiara aveva appena scoperto di aspettare un bambino, ma non replicò. Pensò che fosse meglio rimandare la discussione.
Ma Baldo, ormai anziano, il mattino dopo non riuscì a gestirsi e Chiara dovette portarlo ancora dal veterinario. Massimo la trovò mentre cercava la gabbietta.
Lui era un fanatico della salute, correva ogni mattina e dava lezioni di dieta a Chiara, pretendendo che capisse che la salute è tutto.
Al sentire che bisognava spendere altri soldi, Massimo lanciò nervoso la scarpa ginnica addosso al muro:
Basta! Bisogna liberarsi di questa bestia! Non spendo una fortuna per un tappeto ambulante! Fuori di casa!
Solo insieme a me, allora! divenne improvvisamente dura Chiara. Saranno stati gli ormoni, o i nervi a fior di pelle.
Come vuoi tu. Ne ho abbastanza!
Qualcosa fra loro si spezzò, per sempre. E Chiara, che fino al giorno prima aveva pensato solo a salvare il matrimonio, capì finalmente quello che voleva davvero.
Non disse a Massimo che era la proprietaria di quella casa e che cacciarla sarebbe stato ridicolo. Semplicemente, infilò la mano nella tasca del giubbotto di lui, prese le chiavi e, aprendo la porta, disse calma:
Aspetto un bambino. Non devo agitarmi. Baldo lo capisce, tu no. Esci per piacere. Quando ti sarai calmato parleremo, ma io con te non posso continuare. Se sei capace di buttare fuori dalla mia vita chi mi ha accompagnato per anni solo perché ti dà fastidio, cosa farai domani con me? Non ti importano i miei sentimenti, ho capito bene? Siamo stati anche felici Massimo, ti ringrazio. Ora però cè troppo male. Basta. Puoi prendere le tue cose dopo, ora devo portare il gatto dal veterinario. Sta male. Ha bisogno di me. Ed è giusto così.
Massimo non replicò. Prese la borsa della palestra e la giacca, sbatté la porta.
Chiara sapeva che la notizia del bambino non aveva fatto nessun effetto: nella testa lui aveva solo la rabbia per il gatto.
Così Chiara poggiò il trasportino in terra, aspettò che Baldo ci si infilasse e chiese:
Pronto? Andiamo! Tutto cambia da oggi. Prima di tutto, pensiamo a te!
Baldo si riprese. Certo, era anziano, ci sarebbe stato ancora bisogno di portarlo dal veterinario. Ma sarebbe stato langelo custode della nuova bambina, che Chiara decise di chiamare Giulia, nome scelto dopo un lungo confronto anche con Massimo.
Consigliati con Massimo. È vostra figlia. Anche se non vivrete insieme, questa meraviglia è di tutti e due le disse Natalia. Ora vi tocca costruire un legame migliore. Non sarà facile, ma vale la pena per lei.
E così fecero. Massimo, meravigliato dalla maturità di Chiara, promise aiuto:
Grazie per la tua intelligenza. Non pensavo ci riuscissi.
Si cresce, Massimo. Ci si prova.
Ti aiuterò, puoi contarci.
E Massimo mantenne la parola.
La piccola Giulia imparò a stare in due case, senza capire perché il mondo dei grandi fosse così complicato. Aveva due lettini, due coniglietti di peluche. La nonna Natalia e la nonna Lella, madre di Massimo: ma un solo, grande, unico amore.
Quella serenità, quella lezione, Giulia la insegnò a tutti, come aveva fatto da piccola sua madre, riunendo ciò che era diviso.
Solo Baldo, ormai vecchio, conosceva davvero i segreti della bambina. Ma lui non avrebbe mai confidato niente: non perché non parlasse, ma perché non ce nera bisogno.
Chiunque, al vedere una madre affettuosa, sa che anche i gattini crescono amorevoli.
E a Giulia lamore non sarebbe mancato mai. Un giorno, quando sarebbe diventata madre a sua volta, si sarebbe chinata sulla culla del suo bambino, e passando dolcemente il dito sulla guancia, proprio come la mamma, e prima ancora la nonna, avrebbe sussurrato:
Benvenuto al mondo, piccolo mio. Ti ho aspettato tanto…



