I nostri figli testardi hanno voluto giocare a fare gli indipendenti: ora sono pieni di debiti e sen…

Quando ripenso la storia dei nostri figli, ormai pare passato un secolo da acei giorni di giovinezza cocciuta, pieni de ilusioni di indipendenza e di errori che ancora si pagano cari.

Quando Caterina e Paolo si sono sposati, noi e gli altri genitori volevamo dar loro una mano. Io e mio marito avevamo qualche risparmio messo da parte, così come i suoceri di nostra figlia. Mettendo insieme quello che avevamo raccolto in tanti anni di fatica, riuscimmo a racimolare abbastanza per acquistare un piccolo appartamento a Bologna per i ragazzi appena sposati. Il nostro desiderio era comprarlo immediatamente a nome loro, affinché non avessero pensieri. Ma loro, ancora pieni dorgoglio e desiderosi di dimostrare autonomia, ci hanno detto che avrebbero provveduto da soli. Siamo indipendenti, ce la facciamo, ci rassicurarono.

Dopo un po, abbiamo scoperto che avevano effettivamente acquistato un appartamento, ma non uno piccolo: un trilocale in centro. E come hanno fatto senza il nostro aiuto? Hanno acceso un mutuo in banca per comprarlo. E per pagare le rate? Abbiamo due stipendi, ce lo possiamo permettere, ci hanno detto con sicurezza.

Poco tempo dopo, li sentimmo parlare di una macchina. Lappartamento era piuttosto distante dal lavoro di Paolo, e dicevano che con lautobus era una scocciatura. Così comprarono una macchina nuova di zecca, sempre a rate, in un autosalone vicino casa. Ci eravamo permessi di suggerire unutilitaria di seconda mano, ma niente: Siamo grandi abbastanza per sapere cosa è meglio per noi.

Poi volevano un figlio, e addirittura che nascesse allestero secondo loro, così avrebbe ottenuto la cittadinanza di un altro paese europeo. Per affrontare spese mediche più alte, accesero ancora un prestito in euro, per essere sicuri che Caterina potesse partorire senza problemi e con il dottore migliore sempre a disposizione.

Quando la bambina nacque, naturalmente vollero ristrutturare la cameretta della neonata. Chiesero ancora un piccolo prestito, questa volta solo per qualche lavoretto. A ogni domanda nostra, la risposta era la solita: Paghiamo noi, siamo indipendenti.

Poi la sfortuna bussò alla porta. Paolo perse il lavoro allimprovviso; nel frattempo Caterina era ancora in congedo di maternità. I soldi finirono in fretta. Come pagare tutte quelle rate ogni mese? Ci chiesero, supplicandoci quasi, di vendere la nostra vecchia casa in campagna vicino Modena, quella che custodiva i ricordi delle estati passate. Ci spezzava il cuore, ma lo facemmo per evitare che finissero pignorati dalla banca. Peccato che neanche quello bastò.

Alla fine furono costretti a vendere anche lappartamento, poi la macchina. E dove andarono? A vivere con i genitori di Paolo, ammassati in due stanze. Ora non fanno che lamentarsi: Non abbiamo più niente di nostro!. Certo, lo diciamo ormai tra sospiri e qualche lacrima, non avrebbero tanto sofferto se avessero dato ascolto a chi aveva più esperienza. I debiti non sono ancora del tutto estinti: ci vorranno ancora anni prima di lasciarsi quella zavorra alle spalle. A noi non resta altro che una profonda amarezza e il rimpianto di non essere stati più fermi, mentre osserviamo i nostri figli imparare a caro prezzo una lezione così dura.

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