Vacanza al Mare con la Cognata e il Suo Bambino: Una Settimana da Incubo tra Tende, Malumori e Corte…

Ho portato mia cognata e il suo bambino in vacanza. Lho rimpianto mille volte.

Io e mio marito avevamo deciso di fare una vacanza al mare. Da anni ormai andiamo con gli amici, ognuno con la propria macchina, lungo la costa tirrenica. Siamo delle vere regine del campeggio: scegliamo un tratto selvaggio, piantiamo le tende e lasciamo che la brezza del mare ci accompagni nelle giornate afose. Di giorno ci tuffiamo nellacqua salata e ci stendiamo al sole come lucertole. Appena il sole affonda dietro gli scogli, cantiamo canzoni con la chitarra, attorno a un falò improvvisato, sorseggiando bicchieri di vino rosso secco. Questanno si è aggiunta anche mia cognata, Loredana, con il suo bimbo di due anni e mezzo al seguito. Io e mio marito ci siamo guardati negli occhi chiedendoci: la portiamo o non la portiamo?

Purtroppo ci siamo fatti convincere. Col senno di poi, il problema non è stato il bambino, ma Loredana. Le inquietudini sono emerse già durante il viaggio. Ogni ora chiedeva una sosta: era stanca, doveva sgranchirsi, aveva addirittura mal di testa. Siamo arrivati tardissimo, tanto che i nostri amici erano già sdraiati in spiaggia a guardare le onde e avevano fatto perfino un tuffo. E invece noi, appena arrivati, ci siamo imbattuti nella seconda parte dellincubo. Mia cognata si è infuriata:

– Non posso stare qui!
– Perché? Ti avevamo avvertito che era un campeggio, non un albergo!
– Avevo capito che avremmo cercato qualcosa sul posto, magari un B&B, non certo una tenda!
– E i sacchi a pelo pensavi che servissero per cosa? ha brontolato mio marito.
– Ma io credevo steste scherzando!

Alla fine abbiamo dovuto affittarle una stanza in una pensioncina del porto, spendendo quasi duecento euro a notte. Poi mio marito era costretto a fare avanti e indietro ogni mattina e sera per andarla a prendere e riportarla indietro, oltre a doverla scarrozzare nei bar modaioli o per il corso del paese, e intrattenerle il bambino mentre lei si riposava dal lavoro.

In verità, il bambino era una carezza: correva, faceva il bagno nel mare, mangiava ogni cosa e piombava addormentato nel nostro igloo di tela nel pomeriggio, mentre la madre invece era sempre inquieta. Lanno prossimo, senza dubbio, non la porteremo con noi. Ma il piccolo? Se ce lo chiederanno, lui sì che può venire. Lui è il campeggiatore ideale.

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