Promessa
Mattia stringeva il volante e procedeva deciso lungo lautostrada, con accanto il suo amico Giacomo. Stavano tornando da Firenze, dopo una trasferta di lavoro durata due giorni su richiesta del direttore.
Giacomo, che affare abbiamo fatto! Il contratto è firmato, una somma pazzesca, il capo sarà orgoglioso di noi, sorrideva Mattia con allegria.
Eh già, ci è andata proprio bene, confermava lamico, collega dello stesso ufficio in centro a Bologna.
Bello tornare a casa quando sai che ti aspettano, continuava Mattia. La mia Chiara è incinta, si lamenta per le nausee. Mi dispiace tanto, ma desideravamo questo bimbo, lei dice che sopporterà tutto per nostro figlio.
Un figlio è la gioia di ogni famiglia. Io e Bianca invece non riusciamo, confessava Giacomo. Sette anni di matrimonio, ormai tentiamo la seconda PMA, la prima è andata male. Ma speriamo
Mattia si era sposato tardi, a trentadue anni. Aveva conosciuto donne, certo, ma niente che gli facesse perdere la testa. Poi aveva incontrato Chiara e si era innamorato allimprovviso e completamente, aveva occhi solo per lei.
Quando Mattia la presentò a Giacomo, anche al loro matrimonio, Giacomo in veste di testimone, provò una lieve invidia. Chiara era incantevole e delicata, era impossibile non innamorarsene.
La pioggia autunnale batteva piano sul parabrezza; i tergicristalli andavano e venivano, mentre i due amici chiacchieravano con spensieratezza. Mattia rispose al telefono.
Ciao, amore mio! Sì, siamo in viaggio. Fra due ore saremo a casa. Come stai? Niente pesi, mi raccomando. Quando arrivo faccio tutto io. Un bacio grande, a dopo!
Giacomo ascoltava e immaginava Chiara in attesa, preoccupata, pensava alla sua Bianca: lei non gli telefonava mai, non si agitava per lui, era convinta che lui fosse ormai legato indissolubilmente. Bianca era diversa da Chiara, precisa e pratica, lavoro e casa, niente sentimenti in mostra.
E poi, allimprovviso, la scena cambiò come nei sogni. Mattia girò bruscamente il volante: una Fiat Ducato volava loro incontro. Lo schianto era certo, ma nel momento surreale dellimpatto finirono contro un lampione dalla parte di Mattia e schizzarono fuori pista. Giacomo tornò in sé: la testa ronzava, la mano sanguinante. La portiera dal suo lato era aperta.
Vide Mattia immobile, mentre gente sconosciuta correva verso di loro. Macchine si fermavano come strane ombre lungo la strada. Giacomo si trovò sdraiato sullerba bagnata, aspettava. Lambulanza arrivò, estrassero Mattia dalla macchina e lo stesero su una barella. Giacomo si chinò su di lui e sentì un sussurro flebile:
Aiuta Chiara
In ospedale, nessuno rispose alle domande di Giacomo su come stesse Mattia. Uninfermiera con occhi tristi annunciò:
Mattia non ce lha fatta
Giacomo cadde in una nebbia di dolore surreale. Non poté nemmeno andare al funerale. Bianca andò invece e raccontò che Chiara non riusciva a credere al lutto, era distrutta, pareva che non potesse reggersi in piedi davanti alla bara del marito.
Appena lasciò lospedale, Giacomo e Bianca si recarono al cimitero. Rimase a lungo davanti alla tomba dellamico, e tra le ossa dei ricordi gli promise:
Tranquillo, amico mio, non lascerò sola tua moglie, farò come hai chiesto
Due giorni dopo Giacomo andò da Chiara. Suonò, lei aprì e si dissolveva in lacrime.
Come faccio senza di lui? Non riesco ad accettare che Mattia non cè più.
Chiara, ho promesso a tuo marito che ti avrei aiutata. Ce la faremo insieme. Chiamami, dimmi cosa ti serve, io verrò sempre.
Il tempo passò. Chiara divenne più calma, temeva che il dolore le causasse problemi alla gravidanza, anche la dottoressa la metteva in guardia. Giacomo iniziò a passare da lei due volte la settimana: la aiutava con la spesa, comprava vitamine, laccompagnava in ambulatorio, guidava tra le strade bolognesi che nei suoi sogni si piegavano come nastri. Chiara non approfittava mai della sua gentilezza, chiedeva aiuto solo quando davvero serviva.
Giacomo, mi dispiace che tu spenda il tuo tempo per me.
Non è un peso, soprattutto dopo la promessa fatta a Mattia.
Per Giacomo, Chiara era la donna dei sogni: lo turbava e lo confondeva, ma era consapevole della stranezza della situazione.
Mentre Chiara lottava con il malessere, Giacomo e Bianca tornavano dai medici, fra analisi e delusioni continue La sterilità era la nuvola abituata che li accompagnava. Bianca ignorava del tutto il sostegno che Giacomo offriva a Chiara. Sul telefono, Chiara era salvata come Beneficenza, temeva che la moglie sospettasse qualcosa vedendo il nome.
Dopo la seconda PMA fallita, tra Giacomo e Bianca nacque una tensione. Bianca pensava che la colpa fosse di Giacomo, e lui ormai non pensava più a nulla.
Bianca notava qualcosa di strano nel comportamento del marito, più distratto e nervoso, assente in certi momenti. Ma un tradimento le pareva impossibile, in fondo neanche sul piano intimo tra loro era cambiato molto.
Giacomo si rendeva conto che la sua vita personale era un dedalo difficile, ma almeno il lavoro procedeva bene. Tornò al progetto iniziato con Mattia, e finalmente chiuse un contratto coronato da grande successo.
Chiara, con il trascorrere dei mesi, era sempre più fragile. I genitori di lei abitavano lontano, a Cuneo, e in città non aveva nessuno di famiglia. I mal di testa, il gonfiore alle gambe, le difficoltà. Ma sopportava tutto senza lamentarsi troppo con Giacomo.
Un pomeriggio lui arrivò con la spesa, trovò Chiara su una scala pieghevole, intenta a sistemare delle tende nuove.
Ho lavato i vetri, disse lei sorridendo, volevo metter su le tende nuove.
Scendi subito, ordinò Giacomo severo, fissando il suo pancione. Se cadi, rischi il bambino! Non si scherza.
La aiutò a scendere, erano vicini come in sogno, Giacomo sentì un brivido attraversargli la schiena.
Grazie, Giacomo, lei corse in bagno, tormentata dalle nausee.
Giacomo si passò la mano sulla fronte, sudato e pensieroso:
Mattia vede, da dovè ora? Lui stesso mi ha chiesto di aiutare
La volta successiva, Chiara esclamò:
Giacomo, mi aiuti a sistemare la cameretta? Poi non ne avrò più forza. Passeggiando ho visto delle carte da parati adatte.
Giacomo dovette occuparsi dei lavori. Chiara lo supportava moralmente e passavano insieme ore tra pennelli e sogni di carta. Giacomo era diviso fra due fuochi: da un lato la moglie sempre più depressa per la sterilità, dallaltro Chiara con il parto ormai vicino.
Per salvare la coppia, Bianca sentì che doveva impegnarsi di più. Mandò articoli a riviste, finché una testata famosa la invitò a tenere una rubrica. Accettò con entusiasmo: un diversivo, finalmente. Ricevette un buon compenso in euro. Tornò a casa felice, con un sacchetto ricolmo di delizie e due bottiglie di vino rosso.
Ma che succede? Festa in vista? chiese Giacomo rientrando dal lavoro.
Sì, ho ricevuto un compenso importante! Bisogna brindare, lo aspettavo da tempo.
Sul televisore scorreva il loro film preferito, la casa si riempiva di calore: stuzzichini sul tavolino, bicchieri di vino, una serata normale che profumava di tentativi di serenità.
Il telefono di Giacomo squillò. Bianca scorse lo schermo: Beneficenza. Giacomo si rifugiò in cucina.
Che succede? chiedeva Chiara, voce tremante. Giacomo, credo di essere in travaglio Ho chiamato lambulanza.
Ma è presto
Sono sette mesi, può capitare, parlava tra lacrime e dolori.
Va bene, arrivo subito in clinica.
Giacomo si affrettò, Bianca lo osservava inquieta.
Stai andando via?
Sì, replicò inventando in fretta una spiegazione. Il capo mi ha chiamato tardi per una faccenda urgente di beneficenza Ti spiegherò tutto. Fidati.
Bianca però non ci credeva.
Quale beneficenza? Quale capo? Giacomo mi sta confondendo
Giacomo sgusciò fuori nel vortice del sogno, guidò fino allospedale. Seppe che Chiara era già lì. Attese ore, poi linfermiera comunicò che Chiara aveva dato alla luce un maschietto. Respirò il sollievo puro, tornò a casa esausto e pensieroso:
Grazie mille, tutto nella norma, ero davvero preoccupato.
Bianca lo aspettava, nervosa come chi teme il mistero. Notò che era disfatto.
La tua beneficenza ti stanca così tanto? domandò sarcastica.
Giacomo crollò sul divano, ancora con il cappotto.
Sì, Bianca. Chiara ha appena partorito un figlio. Ho promesso a Mattia di aiutarla. È completamente sola.
Ora è tutto chiaro… sussurrò Bianca. Ora comincia la nuova fase: aiutare Chiara col piccolo, vero?
Esatto, ammise Giacomo sinceramente.
Beh mi conosci, non lo permetto. Non accetto che tu dedichi il tempo a un figlio non tuo, soprattutto perché noi non ne avremo mai uno, a quanto pare. Chiederò il divorzio, e vedremo chi troverò: magari riuscirò a diventare madre con qualcun altro.
Giacomo la fissò sorpresa, capì che lei lo riteneva responsabile della loro infertilità.
È una tua scelta, Bianca. Io devo aiutare Chiara con suo figlio.
Il tempo srotolò i suoi tappeti onirici. Bianca chiese il divorzio. Giacomo si trasferì da Chiara, aiutò col piccolo Luca. Dopo un po si sposarono. Dopo altri due anni, nacque la loro bambina.
Grazie di aver sognato insieme a questa storia. Buona fortuna nella vita!




