Quando tornai a casa dal lavoro, il gatto non cera.
Sono Luca, un uomo semplice, senza vizi. Per il mio venticinquesimo compleanno, i miei genitori mi diedero un appartamento. Beh, per essere precisi, mi aiutarono economicamente a pagare la prima rata del mutuo. Così iniziai la vita da solo. Lavoravo come programmatore, conducevo una vita tranquilla e avevo pochi rapporti con gli altri.
Per combattere la solitudine, decisi di accogliere un gattino. Il piccolo aveva un difetto alle zampette anteriori. Chi possedeva la mamma del micio voleva sopprimerlo, ma io mi intenerii e lo portai a casa. Lo chiamai Bellino. Vivevamo bene insieme: appena tornavo dal lavoro, correvo da lui e Bellino mi aspettava sul tappetino allingresso.
Col tempo iniziai a uscire con una collega. Si chiamava Chiara, sveglia e determinata: in meno di un mese si trasferì da me. Fin da subito non sopportò Bellino e mi chiese di darlo via. Rifiutai categoricamente, dicendo che per me Bellino era troppo importante.
Chiara però non mollava e insistette affinché mi liberassi del gatto. Fu allora che le dissi chiaramente che Bellino sarebbe rimasto con noi. Lei sosteneva che il gatto rovinava la nostra immagine, che agli ospiti facevano disgusto le sue zampette. Mi trovai diviso tra Chiara e Bellino, perché in fondo volevo bene a entrambi.
I miei genitori, intanto, non approvavano la mia scelta sentimentale. Pensavano che Chiara fosse sfrontata e maleducata, e mi chiesero di non affrettarmi con il matrimonio, di osservare meglio la situazione.
Un giorno vennero i genitori di Chiara a trovarci. Fu in quel momento che capii che non avrei voluto un futuro con lei. Suo padre scoppiò a ridere appena vide Bellino sulla soglia, lo chiamò mostro. Mi feci avanti per difendere il gatto, ma per tutta la sera Chiara e suo padre lo presero in giro per il suo aspetto, proponendo idee assurde su dove avrei potuto lasciarlo. Anche la madre di Chiara si unì alle risate sul conto di Bellino.
Il giorno dopo, quando rientrai dal lavoro, Bellino era sparito. Chiesi subito a Chiara dovera il gatto e lei mi disse che laveva portato in una clinica veterinaria e laveva lasciato lì.
Preso dal panico, corsi a cercarlo. Ci misi cinque ore… ma lo trovai. Bellino, appena mi vide, iniziò a fare le fusa tra le mie braccia, contento di avermi ritrovato.
Tornato a casa, dissi a Chiara di preparare le sue cose e di andarsene, che non volevo più vederla. Ormai era diventata insopportabile ai miei occhi.
La mattina dopo, Chiara raccolse in silenzio le sue cose e se ne andò, risentita. Non avrebbe mai pensato che avrei scelto il gatto invece di lei. Da allora vivo con Bellino e tutte le sere lui mi accoglie felice quando torno dal lavoro.






