Dopo aver fatto scendere l’amante dalla macchina, Buccini le ha dato un tenero addio e si è diretto verso casa

Dopo aver lasciato lamante davanti a casa, Buccini le diede un bacio delicato di commiato e si avviò verso la propria abitazione. Prima di entrare nel portone si fermò un attimo, riflettendo su come avrebbe spiegato tutto alla moglie. Salì le scale e aprì la porta con la chiave.

Ciao, disse Buccini. Elisabetta, sei a casa?

Sono qui, rispose la moglie con tono imperturbabile. Ciao. Allora, devo mettermi a fare le scaloppine?

Buccini aveva deciso di affrontare la cosa di petto, in modo diretto, deciso, da uomo. Era arrivato il momento di chiudere la doppia vita, prima che le labbra della sua amante svanissero dalla memoria, prima di risprofondare nella routine quotidiana.

Elisabetta, Buccini si schiarì la voce. Sono qui per dirti… che dobbiamo lasciarci.

Elisabetta accolse la notizia con una calma sorprendente. Difficile destare emozioni forti in Elisabetta Buccini: la sua imperturbabilità gli era sempre parsa impressionante. Un tempo Buccini la prendeva in giro, chiamandola Elisabetta di Ghiaccio.

E cioè? chiese Elisabetta affacciandosi dalla cucina. Niente scaloppine?

Fai tu, rispose Buccini. Se vuoi preparale, se no lascia stare. Io comunque vado via, da unaltra donna.

Dopo una simile rivelazione, la maggior parte delle mogli avrebbe preso una padella in mano, avrebbe fatto una scenata furiosa, ma Elisabetta non rientrava nella maggioranza.

Oh, guarda un po che eroe, disse lei. Hai portato i miei stivaletti dal calzolaio?

No, ammise Buccini, un po smarrito. Se è importante vado ora a prenderli!

Ma va, brontolò Elisabetta. Sempre il solito Buccini. Mandare uno come te a prendere gli stivaletti è come aspettarsi che riporti quelli vecchi.

Buccini si offese. Si accorse che la rottura del matrimonio non stava andando come immaginava: mancavano le emozioni, le scenate, la rabbia! Ma con quella donna di ghiaccio, cosaltro aspettarsi?

Mi sa che non mi ascolti proprio, Elisabetta! disse Buccini. Io davvero ti sto lasciando per unaltra, me ne vado, e tu parli di scarpe!

Certo, ribatté lei. A differenza mia, tu puoi andare dove vuoi. Le tue scarpe almeno non sono dal calzolaio. Avanti, cammina pure.

Avevano vissuto insieme tanto tempo, eppure Buccini ancora non riusciva a capire quando la moglie scherzava e quando era seria. In realtà, la sua attrazione per Elisabetta nasceva proprio da quel carattere calmo, poco conflittuale, taciturno. E certo, non si dimenticava delle sue doti di brava casalinga e del suo fisico sempre piacevole.

Elisabetta era affidabile, fedele e fredda come unancora da venti tonnellate. Ma ormai Buccini amava unaltra. Un amore travolgente, peccaminoso, dolce! Era venuto il momento di tagliare corto e cambiare vita.

Ecco, Elisabetta, dichiarò Buccini con un tono solenne misto a tristezza. Ti sono grato per tutto, ma io amo unaltra donna. Non ti amo più.

Ma guarda un po, rispose Elisabetta. Dice che non mi ama più, che tragedia. Mia madre, per dire, amava il vicino di casa. Mio padre adorava il tresette e il vino. E allora? Guarda che meraviglia sono diventata!

Buccini sapeva quanto fosse inutile discutere con Elisabetta, ogni sua parola era una sentenza. Tutto lo slancio iniziale gli era passato, non aveva più voglia di litigare.

Elisabettina, sei davvero speciale, disse Buccini con amarezza. Ma io amo unaltra donna. Ladoro follemente, peccaminosamente, e me ne vado da lei. Lo capisci?

Unaltra chi sarebbe? chiese la moglie. Quella Giulia Rossetti, vero?

Buccini sbiancò. Un anno prima aveva davvero avuto una storia segreta con la Rossetti, ma mai avrebbe pensato che Elisabetta lo sapesse!

E tu come lo… cominciò a dire, poi lasciò perdere. No, Elisabetta, non è la Rossetti.

Elisabetta sbadigliò.

Allora forse la Stefania Puglisi? È con lei che vuoi scappare?

A Buccini si gelò il sangue. Anche la Puglisi era stata unamante, seppur una storia chiusa da tempo. Ma se Elisabetta sapeva perché non aveva detto niente? Ah, già: è una roccia, da lei è impossibile tirare fuori una parola di troppo.

Niente di tutto ciò, disse Buccini. Non è né la Puglisi né la Rossetti. È unaltra persona, una donna meravigliosa, la mia vera passione! Non posso vivere senza di lei e vado da lei, non cercare di fermarmi!

Quindi, sicuramente, sarà la Maia, concluse la moglie. Eh, Buccini, Buccini… sempre lo stesso ingenuo. Segreto di Pulcinella! La tua donna ideale è Maia Valentini. Trentacinque anni, un figlio, due aborti Ho indovinato?

Buccini si prese la testa tra le mani. Era proprio Maia Valentini la sua amante attuale!

Ma come…? balbettò Buccini. Ma chi ti ha detto? Mi hai tenuto docchio?

Elementare, Buccini, rispose Elisabetta. Caro mio, faccio la ginecologa da ventanni. Ho visitato tutte le donne di questa città, mentre tu ne hai viste solo una piccola parte. Basta una visita per capire dove sei stato, caro mio pasticcione!

Buccini cercò di ricomporsi.

Diciamo pure che hai capito tutto! dichiarò finalmente. E sia anche la Valentini. Ma questo non cambia niente: io vado via lo stesso!

Sciocchino che sei, Buccini, ribatté Elisabetta. Almeno per curiosità potevi chiedere a me! Ti dico una cosa: di straordinario in Maia Valentini non cè proprio niente, te lo garantisco da medico. E la cartella clinica della tua donna ideale, lhai mai vista?

N-no ammise Buccini.

Appunto! Prima di tutto, vai subito a farti una doccia. Domani chiamo il dottor Semprini alla ASL così ti fa passare davanti a tutti per una visita, disse Elisabetta. Poi ne riparliamo. È veramente uno scandalo: il marito di una ginecologa che non sa scegliere una donna sana!

E io cosa dovrei fare adesso? chiese Buccini attonito.

Io vado a fare le scaloppine, disse Elisabetta. Tu lavati e fai quello che vuoi. Se vuoi una donna ideale senza problemi di salute, chiedi pure: ti darò dei consigliBuccini rimase fermo in mezzo al corridoio, la porta ancora socchiusa alle sue spalle. Sentiva il profumo del burro sciogliersi in padella, il rumore piatto delle fettine sbattute sul tagliere, e la voce di Elisabetta che si perdeva tra i vapori della cucina. In quel momento, realizzò che la sua fuga romantica aveva il sapore delle cose rimandate troppo a lungo: un desiderio sfocato, sbiadito dai troppi segreti e da quellironia pigra con cui la moglie aveva sbrigato la sua confessione.

Chiuse piano la porta. Si guardò allo specchio dellingresso: uomo di mezza età, il volto segnato da qualche stanchezza e molta indecisione. Sorrise, non sapendo bene se per scherno o sollievo. Dalla cucina arrivò la voce di Elisabetta:

Buccini, sbrigati: se non arrivi, ti mangio anche la tua scaloppina.

Allora, senza pensarci troppo, si tolse il cappotto, poggiò le chiavi e si avviò verso la cucina. La tentazione di buttarsi alle spalle tutto era ancora forte, ma lo era anche quella di restare, almeno quella sera, a farsi prendere in giro da Elisabetta, a mangiare le sue scaloppine, a sentire il rassicurante silenzio di una vita che forse non era stata così vuota come aveva creduto.

Mentre si sedeva e lei gli porgeva il piatto fumante, Buccini capì che a volte lo spettacolo è tutto qui: nei piccoli atti quotidiani, nella saggezza gelida di una donna che conosce tutti i finali e sa riderci sopra.

Grazie delle scaloppine, Elisabetta, disse, forzando un tono leggero.

Lei sollevò un sopracciglio, lo squadrò, poi sorrise appena e sollevò il bicchiere.

Alla salute delle donne che scelgono i propri uomini… e non accettano le scarpe di seconda mano, brindò, facendo tintinnare il bicchiere contro il suo.

E cosí, in mezzo al profumo di burro e limone, tra una risata e una battuta tagliente, la fine di Buccini divenne solo linizio di unaltra tranquilla, ironica serata di famiglia. Forse il segreto non era fuggire, ma imparare a restare nel posto giusto, con la persona capace di perdonarti e di servirti le scaloppine migliori della città.

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