Ho trent’anni e pochi mesi fa ho chiuso una relazione durata otto anni: niente tradimenti, né urla o…

Ho trentanni e qualche mese fa ho chiuso una relazione che è durata otto anni. Nessun tradimento, niente urla, neanche una scena da telenovela. Un giorno mi sono semplicemente seduta di fronte a lui, e una verità dolorosa mi ha colpita: per lui ero la donna in corso dopera. E la cosa più preoccupante? Probabilmente nemmeno se ne rendeva conto.

Per tutto questo tempo siamo rimasti fidanzati, ma ognuno a casa sua. Io vivevo ancora con i miei genitori a Bologna, lui dai suoi a Modena. Lavoro in unazienda come impiegata, lui ha il suo ristoranteun bel ristorante, eh, mica una trattoria qualsiasi! Insomma, tutti e due avevamo la nostra indipendenza, ognuno coi suoi orari, il proprio stipendio, e una raccolta di bollette da pagare che farebbe impallidire pure la signora della posta. Nessun motivo economico per non fare un passo avanti, eppure sembrava sempre tutto rimandato alla settimana prossima. E la settimana prossima non arrivava mai.

Per anni gli ho proposto di andare a convivere. Mai rotto troppo le scatole sul matrimonio: No dai, non serve la favola della grande festa! Mica è la firma su un foglio che fa la differenza, no? Gli dicevo che la nostra relazione era stabile, che condividere uno spazio, la quotidianità, la lavatrice piena di mutande e la moka sporca avrebbe avuto senso. Lui però aveva sempre una scusa pronta: Non è il momento, Cè troppo lavoro al ristorante, Aspettiamo ancora un po. E via a rimandare tra un risotto ai funghi e una grigliata.

Così siamo diventati la Coppia Perfettamente Allenata. Ci vedevamo nei soliti giorni, sentivamo sempre negli stessi orari, mangiavamo negli stessi locali. Conoscevo casa sua, sua mamma, le sue idiosincrasie. Lui sapeva tutto delle mie anche del mio rapporto intensissimo con la pizza del sabato sera. Tutto filava liscio ma dentro i binari rassicuranti della routine. Nessun vero rischio, nessun cambiamento, solo una stabilità che a poco a poco è diventata immobilità.

Poi, un bel giorno, la rivelazione: io stavo crescendo, la nostra relazione no. Mi sono messa a pensare: Se andiamo avanti così, magari arrivo a quarantanni col titolo di eterna promessa sposa. Niente casa insieme, nessun progetto concreto, solo lo stage perpetuo del fidanzamento. Non che lui fosse cattivosemplicemente, voleva cose diverse dalle mie.

Quando ho deciso di lasciarlo non è stato di impulso, eh. Ci ho riflettuto per mesi, manco stessi valutando la finanziaria per la Panda nuova. Quando glielho detto, silenzio tombale. Neanche una parola grossa, lui che pacificamente risponde: Ma dai, stavamo così bene! Non ci manca niente! Ed è lì che ho capito: quel bene bastava solo a lui. A me ormai no.

Poi è arrivato il mal di cuore. Perché sì, anche se sono stata io a interrompere, la routine rimane: i messaggini, le telefonate, le abitudini condivise. Mi sono sorpresa a sentire nostalgia non dellamore, ma dellabitudine. Il comfort della zona già visto.

La vera sorpresa, però, sono state le reazioni degli altri. Pensavo mi avrebbero giudicata, criticata: Come, lasci otto anni di storia così, per niente? Invece molti mi hanno detto tuttaltro. Che era ora. Che una come me non deve restare ferma. Che ho aspettato fin troppo.

Ancora oggi sono nel mezzo di questo percorso. Non cerco nessuno, non ho fretta. In fondo, nella vita ci sta anche imparare a camminare senza appoggiarsi sempre allo stesso bracciomeglio ancora se puoi farlo con un buon gelato in mano e un po di sana ironia allitaliana.

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