Il cameriere accorse per portare via il gattino, ma un gigante di quasi due metri sollevò il piccolo…

Il cameriere si avvicinò prontamente e propose di portare via il gattino. Ma un uomo alto quasi due metri sollevò il piccolo batuffolo piangente e lo posò su una sedia accanto a lui:
Un piatto per il mio amico felino! E la carne migliore che avete!

Mettiamoci qualcosa di audace, quasi come le ninfe nei quadri rinascimentali, e andiamo in quel ristorante carissimo. Così ci mostriamo e valutiamo un po gli uomini
Disse con sicurezza una delle tre amiche direttrice di una prestigiosa e costosa scuola privata a Milano. Il suo lavoro lo imponeva: sapeva sempre trovare la parola giusta, al momento giusto.

Queste ninfe avevano trentacinque anni. Letà perfetta, a loro avviso, per gonne corte e bluse che sottolineavano più i pregi che nascondevano i difetti. Profondo scollo, trucco impeccabile tutto in assetto da battaglia.

Scelsero un locale allaltezza: elegante, blasonato e decisamente costoso. Ma per loro non era un problema. Prenotarono il tavolo, si sistemarono comode e subito cominciarono a ricevere gli sguardi ammirati degli uomini e quelli infastiditi delle rispettive compagne.

Naturalmente, la conversazione ruotava attorno a quello che più contava gli uomini. Sogni, aspettative, pretese. Ciascuna aspettava il proprio ideale: alto, atletico, affascinante e, ovviamente, benestante. Che le portasse in giro, esaudisse ogni capriccio, non fosse logorroico e non le costringesse a occuparsi delle faccende domestiche. Se poi era pure di famiglia nobile la perfezione.

Ma non come quelli là
Le amiche si scambiarono uno sguardo e indicarono un gruppo di tre uomini allegri, un po in carne e con la stempiatura, che ridevano mangiando bistecche, patatine e bevendo birra, parlando di calcio e pesca. Risate forti, sincere, senza troppe formalità.

Orrendo.
Che volgarità.
Ma per piacere.
Il verdetto fu unanime: trascurati, grezzi, nessun accenno di nobiltà, non certo uomini per donne così sofisticate. Ma subito dopo successe qualcosa che cambiò latmosfera.

Varcò la soglia Lui arrivato su una Ferrari rossa fiammante, ultimo modello.
Il Conte Riccardo De Medici! annunciò solennemente il cameriere.
Le amiche si irrigidirono, scattando come levrieri dietro una preda.

Alto, distinto, i capelli brizzolati, indossava un abito impeccabile che valeva una fortuna. Gemelli di diamante, camicia candida tutto perfetto.

Oh
Che classe
Mmm
Gli scolli avanzarono un po, gli sguardi si fecero espliciti.

Ecco un vero uomo! sospirò una.
Conte, belluomo e milionario, aggiunse la seconda. Da bambina sognavo le Maldive
La terza taceva, ma il suo sguardo era eloquente.

Dopo meno di dieci minuti, le dame vennero invitate al tavolo del conte. Si avvicinarono con aria regale, guardando con sufficienza gli altri clienti, in particolare i tre uomini con la birra.

Il conte era galante, sapeva intrattenere. Raccontava storie di famiglia antica, castelli toscani, collezioni di quadri celebri. La tensione tra le amiche cresceva capivano che solo una sarebbe stata invitata a proseguire la serata.

Poi la cena alleviò la situazione: aragoste, piatti di crudi di mare, vino dannata costosissimo. Le dame mangiavano e lanciavano occhiatine sognanti al conte, già fantasticando oltre la cena. Le guance si accendevano: erano davvero bellissime.

Il conte continuò a brillare scherzi, racconti mondani; a quel punto, poco importava dove le avrebbe invitate dopo.

Il ristorante aveva un piccolo giardino. Il profumo delle pietanze arrivava fino lì, e presto si fece vedere anzi, sbucò un gattino grigio. Magro, affamato. Si infilò tra i tavoli e si sedette ai piedi del conte, in cerca di attenzioni.

Invano.

Il volto del conte si contrasse per il disgusto. Senza pensarci, scacciò il gatto con una spinta del piede. Il piccolo volò per qualche metro, colpendo la gamba del tavolo dove stavano cenando i tre uomini robusti. Il silenzio calò sulla sala.

Odio questi randagi senza pedigree, esclamò il conte. Nel mio castello ho solo cani da caccia di razza e cavalli pregiati.
Il cameriere si affrettò:
Sistemiamo tutto subito, ci scusi

Andò verso il tavolo della birra, ma uno degli uomini era già in piedi. Enorme, quasi due metri, con la faccia paonazza e il pugno chiuso. I suoi amici cercarono di trattenerlo.

Senza dire una parola sollevò il gattino e lo posò su una sedia.
Un piatto per il mio piccolo amico! tuonò. E la carne migliore. Subito.
Il cameriere impallidì e corse in cucina. Un applauso esplose nella sala.

Una delle ninfe si alzò senza parlare, si avvicinò al gigante e disse:
Fammi spazio. E ordina un whisky per la signora.

Il conte rimase di sasso.

Dopo poco si unirono anche le altre due amiche, lanciando unocchiata sprezzante al conte.

Alla fine della serata non erano più insieme. Da una parte, tre uomo, donna e il gattino grigio.

Col tempo, la prima delle amiche ha sposato proprio quel gigante titolare di una grossa società di investimenti. Le altre due hanno scelto i suoi amici, avvocati famosi. I matrimoni? Celebrati tutti lo stesso giorno.

Ora le ex ninfe conducono unaltra vita: biberon, cucina, pulizie. Quasi in contemporanea sono nate figlie.

Per ritagliarsi una serata nel ristorante preferito, il weekend mandano i mariti a vedere la partita o a pescare, prendono una babysitter e si ritrovano di nuovo a chiacchierare di cose da donne. Degli uomini.

Un anno dopo, il conte Riccardo De Medici viene arrestato. Processo e scandalo: era un truffatore seriale, seduceva e ingannava donne facoltose.

Per fortuna, le persone vere sono altrove.

Parlo di quei tre con la pancetta, la stempiatura, senza fronzoli o lusso, ma dal cuore genuinamente nobile.

Così è.

E non potrebbe essere altrimenti.

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