Non sono mai riuscita a rimanere indifferente agli altri. Qualche anno fa mi sono trasferita da un piccolo paese della Toscana a Firenze. Ancora oggi non capisco come si possa tirare dritto davanti a una persona che ha bisogno daiuto o come si possa sfrattare una mamma con il suo bambino solo perché non ha i soldi per pagare laffitto del mese. Certo, ci sono sempre delle eccezioni. Era il 2007. Tornavo da lavoro, esausta. Sulla via di casa mi sono fermata al supermercato. Proprio allingresso, cera una donna con un bambino. Mi hanno colpita subito. Lei sembrava stanca, nervosa, quasi esausta.
Cosa vuoi? gli ha urlato la mamma.
Ho fame, mamma ha risposto il bambino, con una vocina tranquilla.
Intanto le famiglie uscivano dal supermercato con le borse piene. Guardando come era vestito quel bambino, mi sono resa conto che di fame ne aveva davvero molta. La madre pareva fuoriosa, tanto che ha spinto il figlio e poi ha gridato che lui le aveva rovinato la vita. Dopo quelle parole, la donna se n’è andata di corsa, perdendosi tra la folla e lasciando il bambino lì, da solo. Sono rimasta scioccata dal suo gesto. Il piccolo, accorgendosi che la madre non tornava, si è seduto a terra e ha iniziato a piangere, con quel pianto silenzioso e doloroso dei bambini abbandonati.
Mi si è stretto il cuore, però speravo ancora che la madre si sarebbe fatta viva in qualche secondo. È passato mezzora, nessuno si è avvicinato a lui e la madre non è tornata. Non ce la facevo a rimanere a guardare, così sono andata da lui per offrirgli un po di conforto. Mi sentivo strana ad avvicinarmi al bambino di unestranea, temendo che qualcuno potesse pensare male. Ma nessuno intorno sembrava farci caso. Allinizio il bimbo era un po impaurito, poi ho chiamato la guardia del supermercato per cercare la madre e lui ha iniziato a parlare con me. Ho scoperto che si chiamava Matteo e aveva cinque anni. Mentre spiegavo la situazione, sono entrata a comprare qualcosa da mangiare e glielho offerto. Prima non voleva, ma poi ha divorato tutto che sembrava non mangiasse da giorni.
Dopo si è scoperto che difatti il bimbo era rimasto digiuno tutto il giorno. La madre era sparita nel nulla. Non ho avuto altra scelta che chiamare gli assistenti sociali affinché trovassero i suoi genitori. Però sentivo che la storia tra me e lui non sarebbe finita così. Per fortuna conoscevo qualcuno nei servizi sociali e ho potuto seguire levolversi della situazione. Poi ho saputo che la madre cresceva Matteo da sola il padre li aveva lasciati. Prima della sua nascita lei aveva un buon lavoro, poi però aveva iniziato a dire che la gravidanza le aveva distrutto la vita e ripeteva spesso questa frase al bambino. Alla fine lei è stata trovata ma aveva deciso veramente di abbandonarlo. Tanto ha detto lo metteranno in orfanotrofio.
Il bambino piangeva e chiedeva alla mamma di riportarlo a casa, ma lei ha firmato una lettera di rinuncia. Matteo lha sofferta tantissimo.
Dopo due anni sono riuscita ad adottarlo. Prima delladozione, però, cè voluta una montagna di carte e di pazienza. In quel periodo il bambino ha dovuto vivere in orfanotrofio, ma io andavo spesso a trovarlo e gli portavo sempre un pensierino. Qualcuno dei miei amici mi chiedeva perché mai volessi prendermi cura del figlio di unaltra persona.
Il tempo è volato e quasi non mi sono accorta di come mio figlio sia cresciuto. E sai una cosa? Non rimpiangerò mai, nemmeno per un attimo, di averlo adottato allora.





