Proprio prima di sposarmi, avevo sentito da tutte le amiche che, appena un uomo indossa la fede, allimprovviso inizia a considerare la moglie come un suo soprammobile e, senza troppi complimenti, rivela il suo vero carattere.
Ma, come ogni ingenua ragazza di provincia, ero convinta che mio marito fosse diverso. Già prima delle nozze mi riempiva di attenzioni, non alzava mai la voce, sembrava quasi che vivesse con il terrore di offendermi, e guai a non essere sempre insieme. Beh, ovviamente mi sbagliavo, come succede da generazioni a tutte le donne cresciute a pane e telenovele. In effetti, è proprio vero che quando un uomo conquista il cuore di una donna, subito si trasforma.
Dopo qualche mese di matrimonio, mio marito ha cominciato a criticare mia madre: Ma perché ti chiama ogni giorno? Ma poi, davvero deve venire a pranzo ogni domenica? Logico che allinizio gli davo ragione. Ero agitata, volevo salvare la mia bella famigliola, così ho chiesto a mia mamma, la povera signora Lucia, di chiamarmi meno. La richiamavo io, di nascosto, quando lui era al lavoro. Ma ovviamente mica finiva lì. Sono rimasta incinta e, per colpa di una gravidanza complicata, ho perso il lavoro: contratto scaduto, arrivederci e grazie. Dovevo stare a letto, niente da fare. Eppure, lui ha trovato lo stesso il modo di lamentarsi:
Sei sempre in casa, non fai niente tutto il giorno! Ho ingoiato il rospo ancora una voltaero incinta, non potevo rischiare abbandoni e drammi a quel punto!
Quando la nostra bimba, Sofia, ha compiuto un anno e mezzo, il caro marito ha deciso che dovevo venerarlo come se fosse San Gennaro in processione. Arrivava a casa dal lavoro e pretendeva che lo aspettassi sulla porta sorridente, con le pantofole in mano e la cena fumante già pronta in tavola. Guai se la pasta era scotta! Figlia nostra? Roba da donne. Lui, poverino, doveva solo rilassarsi dopo una giornata stressante.
Alla fine mi sono vista allo specchio, sfinita, e ho detto basta. Ho preparato due borse, preso Sofia e sono andata dalla mamma, che ovviamente aveva già preparato una lasagna di benvenuto. Due mesi di silenzio assoluto col consorte. La vita ha ricominciato a ingranare, ho ripreso il lavoro e, tra una piega nuova e un rossetto, stavo tornando in forma. E, come nei film italiani anni 80, una sera si presenta: magrissimo, con gli stessi vestiti di quando ci siamo conosciuti, in ginocchio a chiedere perdono.
Io, con santa pazienza, gli ho spiegato che doveva iscriversi a un corso di cucina e cominciare pure a spolverare casa. Caro, se torno, cucini tu e lavi pure i piatti! Ha accettato, ma adesso vediamo quanto duraLui ha annuito, balbettando un sì che sembrava quasi un miagolio. Sembrava smarrito, ma poi, come se si fosse tolto un peso dal cuore, ha abbozzato un sorriso. I primi giorni si aggirava tra pentole e mop come se stesse maneggiando esplosivi, la pastasciutta era immangiabile e il pavimento più appiccicoso di prima. E intanto Sofia, allegra e disordinata, gli insegnava a ballare attorno agli ostacoli in salotto.
Un pomeriggio, tra il profumo di sugo e il sole che filtrava dalla finestra, è arrivata la mamma Lucia. Ha porto un grembiule allex-genio della domenica e, con la sua voce rassicurante, gli ha detto: Dai, ragazzo, oggi ti insegno la parmigiana.
Era solo una parmigiana, ma anche la pace con il passato, il mio piccolo lieto fine. Ho fissato la scena: mia figlia che rideva, mio marito con la salsa sulle mani, mia mamma che dirigeva il coro come una regista. E, in quel momento, mi sono detta che non avevo bisogno di nessun principe azzurro: bastava trovare posto a tavola anche per me.
Da allora, sebbene la casa non sia mai davvero in ordine e la pasta resti sempre un po scotta, alla porta ci accogliamo tutti e trequattro, con la nonnasenza pantofole ma sempre con un sorriso. E, finalmente, sento di essere tornata a casa davvero.






