Tutto è iniziato con una telefonata dalla vicina di mia madre.
Ciao, Rosina, come va?
Buongiorno, Signora Giuseppina ho risposto, un po sorpreso.
Come state? Come stanno i bambini? ha continuato lei.
Tutto bene, grazie ho replicato, iniziando a preoccuparmi.
Dubito proprio che mi chiamasse solo per sapere delle nostre novità. E infatti il mio istinto non ha sbagliato.
Rosina, è da tanto che non passi a trovare tua mamma?
Mi sono sentito addosso unondata di senso di colpa. Ho sospirato pesantemente. Da anni ormai viviamo separati. E da quando mio figlio ha iniziato la scuola, non mi fermo un attimo. La mattina preparo la colazione, li accompagno e poi corro in ufficio. Finisco di lavorare e sfreccio al supermercato, poi torno a casa e inizio subito a cucinare la cena, pulire, aiutare mio figlio con i compiti. La sera sono uno straccio. E nel weekend ci sono sempre mille altre faccende: mettere in ordine, fare il bucato, stirare, magari riposarmi un po La verità è che andiamo a trovare la mamma troppo di rado.
In effetti, è da tanto, Signora Giuseppina ho ammesso, pentito. Avevo in mente di andare sabato
Ma non hai notato niente di strano in tua madre? ha chiesto lei, cauta.
In che senso? ho domandato, teso.
Beh si comporta in modo diverso? Fa cose insolite?
No dentro di me ho avuto un brivido nulla di speciale. Perché me lo chiede?
Eh, Rosina non so come dirtelo magari non sarebbe neanche affar mio
Cosa è successo? ho quasi gridato al telefono, già immaginando le peggiori tragedie.
Tua madre sè messa il fidanzato in casa!
Ma dai! ho riso sollevato. Mamma ha settantanni passati, che storie vuoi che abbia?
E invece ti sbagli, caro ha risposto offesa. Lho visto coi miei occhi! Ascolta
Ieri lho incrociata per strada, correva a tutta birra, neanche mi ha visto. Lho fermata e lei, trafelata: «Scusa, Giuseppina, sono di corsa, devo prendere il pesce per cena. Secondo te, meglio il merluzzo o la platessa?». E io: «Ma, Teresa, tu non hai mai sopportato il pesce!». E lei: «Non è per me, è per Vittorio. Ne va matto». Si illuminava tutta parlando di lui, capisci?
Magari è solo un conoscente ho provato a dire, ma nella mente cercavo di ricordare un certo Vittorio frequentatore di casa nessuno.
Ma quale conoscente! Fidanzato, sicuro come loro. E pensa: lha addirittura raccolto per strada! Ora Vittorio vive da lei, in casa sua! E se fosse un barbone? O un ex galeotto? Oppure uno che mira al suo appartamento? Il mondo è pieno di approfittatori! Non troverai mai un uomo perbene sdraiato in mezzo alla strada!
Trasecolato, sono rimasto senza parole. Ma la signora Giuseppina non ha smesso.
Proprio ieri mi ha raccontato: «Passo per via Verdi e vedo questo lì, tutto zuppo nella pozzanghera. Si è messo sullattenti appena mi ha visto, proprio un uomo con dignità. Lho portato a casa, lho pulito, lavato è venuto fuori un vero bel ragazzo». Capisci, Rosina? Io fossi in te, andrei subito a vedere cosa succede!
Grazie ho mormorato, mettendo giù la cornetta.
Ancora scioccato, non riuscivo a ragionare bene. Mi passavano davanti agli occhi scenari orribili: mia madre che raccoglie a casa un senzatetto, magari ubriaco, tutto sudicio Orribile! Ho aspettato con ansia che mia moglie tornasse dal lavoro per discuterne insieme.
Mia madre ha un amante le ho detto senza mezzi termini.
Si chiama Vittorio e le ho riportato tutto il discorso della signora Giuseppina.
Mia moglie, occhi sgranati, ha tentato di ragionare:
Ma magari quella vecchia è solo una pettegola Hai chiamato tua mamma?
No ho ammesso, imbarazzato.
E allora chiamiamola subito. Vedrai che è tutto un fraintendimento.
Ho composto il numero, mettendo la chiamata in vivavoce.
Pronto, mamma?
Ah, ciao Rosina! Come va?
Mamma, sei sola?
No e ho sentito la sua risata allegra sono qui con Vittorio.
Mi è mancato il respiro. Sembrava tutto confermato!
E da dove è saltato fuori, questo Vittorio? ho chiesto con voce tremante.
È una storia buffa ha iniziato, candidamente. Lho trovato in strada, poverino, tutto bagnato e spaesato. Mi ha fatto una pena Adesso non mi annoio più. Finalmente cè un uomo in casa! Fa certi numeri, meglio non ti racconto
Sono crollato sulla sedia, esausto. Ma davvero mamma ormai aveva perso la testa?
Mamma, non si fa così! mi sono fatto forza. Non puoi far entrare chiunque. Devi allontanarlo!
Rosina, ma non ti vergogni? Siamo responsabili di chi addomestichiamo, ricordi il Piccolo Principe? E poi, siete sempre tutti occupati, io mi sento sola. Ora, invece, ho di nuovo uno scopo. Vittorio resta qui, punto e basta. E ha chiuso la chiamata.
Mia moglie si è alzata decisa:
Non si può andare avanti così! Preparati, andiamo da tua mamma!
Ho iniziato a correre per casa, perdendo tempo inutilmente tra giacche e scarpe, agitato. Mia moglie mi seguiva, ancora più tesa.
Tua madre è troppo buona, troppo ingenua! Cosa ne sai che non sia un truffatore? Se vuole la casa? Vittorio, pensa te! Adesso io questo Vittorio lo voglio vedere con i miei occhi!
Mezzora dopo, siamo arrivati sotto il portone di mia madre, trafelati dopo una corsa in auto per Milano. Mia moglie ha aperto il bagagliaio, tirato fuori il piede di porco e lo ha pesato nella mano.
E questo a che serve? ho domandato allarmato.
Non si sa mai ha risposto lei, cupa. Se Vittorio non se ne vuole andare
No violenza, per favore! ho supplicato, già immaginando scene assurde.
Appena dentro casa, mia moglie ha gridato:
Dovè?!
In salotto, dorme sulla poltrona ha risposto mia madre, stupita. Che succede? Non vi aspettavo
Ma ormai era partita di corsa in salotto, io dietro.
Sulla poltrona, allungato e sornione, cera un grosso gatto rosso! Appena ci ha visto piombare dentro, si è rizzato, ha avvolto le zampe con la coda folta ed ha miagolato con voce cavernosa.
Vi presento il mio Vittorio ha annunciato sorridendo mamma.
Ma è un gatto! abbiamo esclamato, sbalorditi.
Ma certo, un gatto. Cosa pensavate fosse? ha riso di gusto, divertita dalle nostre facce sconvolte.
Ancora oggi mi viene da ridere a ripensarci. Mi ha insegnato che è facile saltare a conclusioni affrettate, ma spesso la realtà è molto più semplice di quanto immaginiamo. Bisogna ascoltare, osservare, e fidarsi un po di più soprattutto dei nostri anziani.





