Quando ero una semplice impiegata, lavorando come tutti per uno stipendio che bastava appena a coprire le spese, i miei parenti mi adoravano senza motiv mi invitavano a ogni pranzo domenicale, si facevano vivi la Vigilia di Natale e, se avevo bisogno di qualcosa, erau pronti să mă ajutino.
Poi, stufa di questa routine senza futuro, ho deciso di crearmi una mia attività dal nulla. Ma i soldi proprio non cerano. I miei genitori erano mancati quando avevo appena 19 anni un brutto incidente dauto aveva cambiato tutto.
Mia zia Silvia aveva sposato un uomo molto ricco. Ho pensato subito che lei avrebbe potuto aiutarmi facilmente. Ma mi sbagliavo.
Silvia non era affatto convinta: secondo lei, mettersi in proprio era troppo rischioso e non voleva rischiare i suoi euro. Sai, non provo rancore. Al posto suo forse avrei fatto lo stesso. Era una sua scelta lho capita e accettata, senza portarle odio. La banca non era tra le mie opzioni: quei tassi dinteresse ti strozzano, non me lo potevo permettere. Così, ho iniziato a risparmiare su tutto, anche sul cibo, cercando lavori extra e mettendo via ogni centesimo per la mia impresa.
Col tempo i miei pensieri sono diventati limpidi: sapevo perfettamente che tipo di azienda volevo, di cosa avevo bisogno per farla partire, quanti soldi mi servivano per cominciare. Avevo una determinazione che non conoscevo prima non mi sarei fermata per nessun motivo. Era il sogno che avevo da quando ero bambina e ora, piano piano, mi avvicinavo al traguardo. Solo una cosa mi dava fastidio: le battutine di mia zia. Ogni volta che mi vedeva, rideva e diceva:
Ecco chi è arrivata! La nostra imprenditrice. Si accomodi, signora dirigente, onore che sia seduta al nostro tavolo!
Quando finalmente sono riuscita ad aprire la mia agenzia, tutti i miei parenti si sono subito allontanati la prima è stata proprio zia Silvia. Ma non mi sono abbattuta. Non ero mai stata così motivata. Un anno e mezzo dopo, sono riuscita ad aprire altre filiali nella mia città, Firenze.
Poi un giorno mi ha chiamata Silvia: suo figlio doveva andare a studiare alluniversità. Aveva bisogno di soldi e di un posto dove stare. Ormai lei era divorziata, e non trovava lavoro nemmeno per lo stretto indispensabile. Così, si è ricordata di me.
Io, sinceramente, le ho risposto di no. Volevo aprire nuove sedi in altre città come Bologna e Torino servivano molti investimenti. Suo figlio non era tra le mie priorità. Dopo il mio rifiuto, mia zia ha smesso del tutto di parlarmi, anche se non mi aveva cercata prima
Adesso le mie filiali sono aperte, e ogni giorno gli affari vanno sempre meglio; il cugino, invece, vive ancora sulle spalle della madre. Nessuno tra i parenti vuole sostenerli in fondo, anche zia Silvia anni prima aveva allontanato tutti.
La vita mi ha insegnato una cosa fondamentale: chi davvero resta al tuo fianco nei momenti difficili non si misura dal sangue, ma dalla sincerità e dal rispetto reciproco. E ciò che distacchiamo dagli altri con legoismo, prima o poi si ritorce contro di noi.





