Non ho mai conosciuto mio padre, e mia madre veniva a trovarmi molto di rado. Solo molto tempo dopo, dai tutori, ho scoperto come ero finita in orfanotrofio. Avevo circa un anno quando ho preso una brutta polmonite. Sfinita dalla malattia, avevo smesso persino di piangere. Rimanevo silenziosa nella culla per giorni, morendo piano, mentre mia madre affranta sorseggiava grappa nella stanza accanto.
Sono nata in una famiglia in cui mia madre aveva una forte dipendenza dallalcol. Beveva per giorni interi, e il rumore dei suoi bicchieri mi teneva sveglia la notte. I vicini avevano già cominciato a lamentarsi per il mio pianto incessante, così un giorno mia madre decise di portarmi in ospedale. Quando linfermiera entrò per visitarmi, mi trovò tra le fiamme. I miei vestiti prendevano fuoco ed erano necessarie tre persone per spegnere lincendio. Mi portarono subito al pronto soccorso e mi curarono le ustioni. Durante tutto il tempo del ricovero, mia madre non venne mai a trovarmi.
La serenità che ho trovato allorfanotrofio mi ha accompagnata anche dopo la nascita del mio primo figlio. Ho ricevuto una buona istruzione e trovato un lavoro stabile; il mio appartamento era grande e decorato con gusto. Vivere lì mi dava una gioia profonda. Avevamo costruito una famiglia con miracoli di affetto surrogato. Il solo problema era che ci mancava un bambino nostro…
Così mio marito e io abbiamo adottato una bambina di due anni da un orfanotrofio di Firenze. Molti ci avevano sconsigliato di farlo, ma non abbiamo dato ascolto. Labbiamo portata con noi quando ci siamo trasferiti a Milano, rischiando che potesse avere qualche malattia genetica. Ma da allora è sempre stata in salute!
Oggi rendo grazie a Dio ogni giorno per avermi donato la capacità di pensare con la mia testa e di non seguire sempre il parere degli altri. Nessuno dei timori dei medici si sono avveratila mia bambina sta bene e cresce con gioia. Secondo me è troppo facile attribuire tutte le difficoltà di un figlio a cattive gene. È come dire che la causa di ogni problema è nei genitori biologici e non nelle cure o nellambiente in cui il bambino cresce. In realtà ciò di cui un bambino ha davvero bisogno è amore e sentirsi importante: così può diventare una brava persona.
Tra poco si compiono cinque anni da quando abbiamo adottato Anna, e ho tanta paura. Amo mio figlio quanto amo Anna, che è nata biologicamente da meentrambi sono la mia famiglia. Ma una parte di me teme che Anna possa scoprire di essere stata adottata e reagire male. Non so come parlarle di questo, se mai dovesse venire a saperlo. Capirà? Questo pensiero mi angoscia più che lidea che qualcun altro possa rivelarglielo prima di me.





