«Ma ti rendi conto?! Neanche mi ha chiesto! Neanche si è degnata di chiedere un consiglio! Serve davvero una fantasia sconfinata: presentarsi a casa daltri e comandare come fosse la sua! Nemmeno un briciolo di rispetto! Madonna santa, ma cosa ho fatto io di male?! Una vita passata a rincorrerla, e questa sarebbe la riconoscenza! Mi tratta come se fossi laria. Ninetta si asciugò le lacrime che iniziavano a scendere, Dicono che la mia vita non le va a genio! Ma guardasse la sua, invece! Sta là nel suo monolocale e pensa pure di aver trovato la felicità. Niente marito decente, un lavoro boh, in smart-working. E come si mantiene, una così? Però ha la faccia tosta di venire a insegnare la vita a me! Ma io quello che lei solo sogna di capire, lho già archiviato venti anni fa!»
Questo pensiero la fece saltare su dalla poltrona. Si diresse in cucina, mise su il bollitore e si piazzò alla finestra.
Guardando labbraccio festoso e scintillante delle luci di Torino la notte di Capodanno, si lasciò andare di nuovo alle lacrime:
«Tutti si danno tanto da fare per lultimo dellanno, e a me nemmeno un briciolo di festa Sola, sola come un fungo»
Il fischio del bollitore la riportò alla realtà. Ninetta, persa nei ricordi, quasi non lo sentì.
Aveva ventanni, quando sua mamma, a quarantacinque, diede alla luce unaltra figlia.
Questa cosa mandò Ninetta un po in tilt: «Ma che gusto ci trova, mamma, a complicarsi di nuovo la vita?»
Non voglio che tu rimanga sola, le spiegò la madre È così bello avere una sorella. Vedrai che capirai. Magari un giorno.
Secondo me capisco già adesso, rispondeva Ninetta, con lo stesso entusiasmo di un broccolo bollito, ma guarda che io non mi ci voglio impelagare! Ho la mia di vita, io.
Adesso non ce lhai più, la tua vita, sorrideva la madre.
Parole profetiche. La piccola aveva solo tre anni quando la mamma se ne è andata e il papà pure, ancora prima.
Tutta la responsabilità per la sorellina cadde sulle spalle di Ninetta, che, di fatto, fece da mamma a Lorenza. Per quasi dieci anni la bimba la chiamava proprio così: mamma.
Mai stata sposata Ninetta. Non che fosse colpa di Lorenza: semplicemente non arrivò mai quello giusto, quello che riuscisse a conquistarla. E poi, dove vuoi che lo incontrasse? Tra lavoro, casa, sorellina, non usciva mai e passava la vita in un girotondo: casa, lavoro, Lorenza, casa, lavoro
Dopo la morte dei genitori, fu costretta a crescere subito. Si dedicò anima e corpo alla sorella: la fece crescere, la mandò a scuola, le fece da tutto.
Ora Lorenza è adulta, vive per conto suo e prepara le nozze.
Va spesso a trovare Ninetta: le sorelle sono molto legate anche se hanno età, caratteri e vedute parecchio diversi.
Ninetta, per esempio, è la regina del risparmio. Casa sua è una mezza discarica: cè di tutto e di più. Con un po di impegno, saltano fuori perfino il vestagliotto che portava dieci anni fa, quando ancora stava in taglia 42, e bollettini della luce del 2003.
In cucina abbondano tazze con crepe, pentole di smalto sbeccato, padelle senza manico. Non le usa più da anni, ma buttarle? No! Non si sa mai siano utili!
Nemmeno una mano di vernice nuova: i muri stanno ancora in piedi, tanto basta!
Questa abitudine di tirare la cinghia per pensare solo a Lorenza aveva avuto il suo effetto.
Lorenza invece è proprio il contrario: allegra e scattante, vive nel minimalismo più zen. Odia i magazzini: tiene solo lessenziale.
Addirittura ha una regola: «Se una cosa non mi serve per un anno, va via. Punto!»
Così la sua casa sembra una di quelle pubblicità della Vodafone: luce, spazio, fresco.
Quante volte ha tentato con Ninetta:
Dai, rifacciamo casa tua. Sistema, buttiamo via qualcosa, che tra un po non ci stai più nemmeno tu!
Io non butto niente e non voglio cambiamenti, niente ristrutturazione, per carità, sbuffava Ninetta.
Ma come? Guarda lingresso! Quei parati effetto-muroanni80 sono roba da museo! Entrare qui mette in ansia! E tutto quellammasso di roba ciuccia energia altro che benessere, insisteva Lorenza.
Ma Ninetta, testarda, niente.
Poi Lorenza ha deciso: la ristrutturazione gliela faceva lo stesso! Una sorpresa, così avrebbe visto la differenza con occhi suoi.
Scelse proprio lingresso, meno roba e poco rischio.
Una settimana prima di Capodanno, mentre Ninetta era fuori per il turno di notte (faceva i turni), Lorenza e il fidanzato Riccardo entrarono in casa (avevano ciascuno le chiavi) e cambiarono i parati: da grigi e granulosamente tristi a verde salvia con filigrana dorata.
Poi rimisero tutto a posto (non se la sentiva di toccare le cose della sorella) e via.
Ninetta tornò e, appena aperta la porta, sussultò, pensando: «Ho sbagliato piano!»
Controllò il numero: tutto giusto
Rientrò.
E capì tutto.
Lorenza!
Come ha osato?!
Prese il telefono e fece partire la filippica, poi riattaccò con rabbia.
Mezzora dopo Lorenza era già lì.
Nessuno ti ha chiesto niente! attaccò subito Ninetta.
Ninetta, volevo solo farti una sorpresa Guarda che bello: pulito, luminoso, più grande provava a spiegarsi Lorenza.
Non ti permettere di gestire casa mia! Ninetta non riusciva a darsi pace.
Parole amare, scagliate una dietro laltra.
Finché Lorenza non resse più:
Basta, vivi nella tua pattumiera come ti pare! Qui non metto più piede!
La verità fa male, eh?! Scappi?
Mi fai solo pena, mormorò Lorenza e uscì
E se nè andata davvero, senza nemmeno una chiamata per una settimana intera. Mai, mai erano arrivate a litigare così a lungo. E proprio ora che si avvicina il Capodanno. Festeggeranno divise davvero?
Ninetta si sedette sullo sgabello dellingresso.
«Devo ammetterlo, pensò, guardandosi intorno, è proprio più bello. E quei due, Lorenza e Riccardo, li immagino che sudavano attaccando la carta da parati, a pensare alla mia faccia. E perché mi sono incaponita così? È cento volte meglio. Più luce, e dentro mi sento bene. Forse Lorenza aveva ragione»
Allimprovviso squillò il telefono
Ninetta dallaltro capo Lorenza stava piangendo, scusami. Non volevo ferirti, volevo solo farti piacere
Ma va, amore mio! È una settimana che non mi arrabbio più, Ninetta ora aveva la voce strozzata dalla commozione, non hai proprio nulla da farti perdonare: avevi ragione, e la casa è stupenda. Dopo le feste cominceremo a far piazza pulita, ma solo se per te va bene.
Ci puoi contare! Anzi, non vedo lora! E oggi? Ma non puoi starmene sola, proprio oggi di Capodanno! È impensabile!
Nemmeno io
Allora forza, la voce di Lorenza tornò squillante, da noi è tutto pronto: albero vivo, luci, candele, tutto come piace a te. E non andare in giro per negozi a comprare nulla, che so come sei! Ho già preparato tutto io. Ci ho sempre creduto che avremmo fatto pace in tempo. Forza, preparati: Riccardo passa a prenderti.
Ninetta tornò alla finestra.
Stavolta Torino, sotto le sue luci brillanti, le sembrava diversa.
La guardò e pensò:
«Grazie, mamma Per questa sorella»Le venne da ridere, stavolta. Una risata limpida, improvvisa, rarefatta come neve che cade lieve, ma era sua, tutta sua. Fece un ultimo sguardo attorno, accarezzando con la mano il muro verde salvia, sentendo il filo dorato sotto le dita come un piccolo augurio. Poi afferrò la borsa, infilò il cappotto e, mentre chiudeva la porta dietro di sé, le parve che una parte di quei vecchi rancori rimanesse lì, insieme ai ricordi sbiaditi e alle cose che finalmente era pronta a lasciar andare.
Lascensore la portò giù lenta, scivolando verso una notte che non faceva più paura. Riccardo era già fuori che aspettava, con il motore acceso e un sorrisone: «Pronta, signora Ninetta?». Lei annuì, anche se il cuore le martellava forte.
Arrivarono in pochi minuti: dalle finestre del monolocale usciva una luce calda, invitante. Ninetta vide Lorenza sulluscio, che sgambettava per il freddo, e quando le corse incontro, furono di nuovo sorelle, senza parole e senza rimproveri.
Dentro, la tavola era apparecchiata con dettagli che solo Lorenza poteva immaginare: la tovaglia rossa con i fiocchi doro, le tazze spaiate quelle stesse che, anni prima, avevano condiviso nella cucina piena di oggetti e una scatola sul tavolo, avvolta in carta pastello.
Da aprire a mezzanotte, disse Lorenza strizzando locchio.
Risero, mangiarono, brindarono. Allo scoccare della mezzanotte, il boato dei fuochi invase la città. Ninetta aprì la scatola e ci trovò un piccolo album, fatto a mano, con tutte le fotografie di loro due da bambine, e una dedica semplice, appuntita dal cuore: In ogni casa, ovunque sia, tu sei la mia famiglia.
Ninetta strinse la scatola al petto. Sapeva che nulla sarebbe stato più ingombrante delle cose che non si dicono, che la felicità non stava nella carta da parati né nello spazio tra le mura, ma nella voglia di ricominciare sempre insieme, qualsiasi fosse il colore del prossimo giorno.
Fuori, Torino scoppiava di luce. Ninetta si voltò verso Lorenza e disse sottovoce, più per sé che per altri:
Buon anno, sorellina. Ora possiamo davvero festeggiare.



