Sara, la bambina che era stata abbandonata da suo padre in un orfanotrofio di Firenze quando aveva appena otto anni, decise finalmente che era ora di metterlo con le spalle al muro e di insegnargli una lezione. La mamma di Sara era scomparsa presto, così il padre si era risposato e aveva creato una nuova famiglia con Anna, la sua seconda moglie, e i suoi due figli rumorosi. Dal momento in cui Anna era entrata in scena, la vita di Sara aveva preso una piega degna delle peggiori telenovele italiane: la matrigna laveva cacciata dallappartamento, sostenendo che i suoi bambini avevano bisogno di spazio (come se gli italiani non sapessero stringersi), e lei era finita nel famoso orfanotrofio di Via della Libertà.
Crescendo, Sara subì ogni sorta di maltrattamento, sia dai fratelli acquisiti che dallallegra brigata dellorfanotrofio, dove la gentilezza era un bene raro come un caffè americano. Al suo ottavo compleanno, il padre le aveva promesso di portarla a casa insieme a una tanto desiderata bambola, ma, sorpresa!, la promessa era rimasta solo un sogno: Sara rimase nellorfanotrofio, senza bambola e senza abbraccio paterno. Eppure, non perse mai la speranza che il padre tornasse a cercarla ma lui, come un tram che non passa mai, non arrivò.
Quando Sara fu ormai adulta, decise di affrontare la questione direttamente e organizzò un pranzo tipicamente italiano, con pasta al sugo e tensione insieme al padre e alla mitica Anna. Tra una forchettata e laltra, chiese spiegazioni sui suoi abbandoni passati e sulla famosa bambola promessa. Il padre, più imbarazzato di un turista che pronuncia prosciutto male, cercò di dribblare le domande. Anna invece fece finta di niente, come si fa quando un vicino ti chiede se il vino è davvero buono.
Ma stavolta Sara era determinata: non lasciò nulla sotto il tappeto del ristorante e puntò il dito contro la matrigna, accusandola di averla spedita allorfanotrofio e di averle rovinato la vita peggio di un film di Nanni Moretti. Anna provò a riportare la calma, ma il pranzo degenerò in una discussione che avrebbe fatto arrossire persino una commessa del mercato di Napoli. Sara rivelò tutto il risentimento accumulato negli anni, mentre il padre, colpito da una tardiva consapevolezza, si pentì amaramente delle scelte fatte e del dolore inferto alla figlia.
Il confronto con Anna non portò allabbraccio che Sara sperava. Al contrario, rafforzò in lei lidea che il padre era ormai un caso perso, più irrecuperabile di una pizza bruciata. Delusa ma sollevata, Sara decise di tagliare ogni legame: capì che non avrebbe mai avuto un vero padre. Uscì da quella trattoria con un mix di tristezza e leggerezza, riconoscendo che era arrivato il momento di costruirsi il proprio futuro senza lasciare che il passato, i tortellini dimenticati e le ferite genitoriali definissero chi sarebbe diventata.






