Di nuovo a leccarsi! Marco, porta via il cane!
Giulia fissava con stizza Teo, che saltellava nervosamente intorno ai loro piedi. Come avevano fatto a finire con un pazzarello così? Avevano pensato così tanto, discusso per mesi sulla razza, chiesto consiglio a educatori cinofili. Erano consapevoli della grande responsabilità. Alla fine avevano scelto il pastore tedesco: cercavano un amico affidabile, un guardiano, un vero protettore. Insomma, tre qualità in uno. E adesso dovevano difendere il loro protettore dai gatti del quartiere…
Ma è ancora cucciolo, aspetta, vedrai quando crescerà, provava a rassicurarla Marco.
Sì, sì, non vedo lora che questo cavallo diventi ancora più grosso. Ma ti rendi conto che mangia più di noi due messi assieme? Come pensi che facciamo a sfamarlo? E poi smettila di sbattere i piedi che svegli la bambina! borbottava Giulia, mentre raccoglieva le scarpe che Teo aveva sparpagliato ovunque.
Abitavano in via Garibaldi, piano terra di un vecchio palazzo degli anni cinquanta, con finestre basse che quasi sprofondavano nel marciapiede. Il posto sarebbe stato perfetto, se non fosse stato per un dettaglio: le finestre davano su un angolo cieco del cortile interno, dove calavano le ombre la sera, gli uomini si sedevano a bere e a volte scoppiavano litigi.
Quasi tutta la giornata Giulia restava sola, con la neonata Martina. Marco usava uscire presto per andare a lavorare ai Musei Vaticani, e il tempo libero lo passava a rovistare fra i banchi dei mercatini del Trastevere e le librerie dellusato. Occhi da intenditore darte un occhio di lince, la prendeva in giro Giulia sapeva scovare tra la roba comune veri tesori: quadri rari, vecchi volumi, oggetti domestici antichi. La loro casa in poco tempo si era riempita di una bella collezione di dipinti, nella credenza degli anni Sessanta facevano bella mostra di sé piatti di porcellana di Capodimonte, statuette in stile neorealista e argenteria del primo Novecento. Giulia si sentiva a disagio, restare sola tra quelle ricchezze e la bimba; e nel palazzo, i furti non mancavano mai.
Giulia, secondo te quando porto fuori Teo? Ora o dopo pranzo?
Non lo so. E comunque, non è il mio cane!
Al sentire “a passeggio”, Teo prese il volo verso lingresso, fece una scivolata alla curva, acchiappò il guinzaglio e tornò indietro, saltando quasi fino al soffitto. Un cavallo vero, non un cane. Era affettuoso con tutti, dispensava abbracci anche agli sconosciuti, portava palline a chiunque, ma Dio non voglia che entrasse un ospite in casa. Unanima candida, un tipo genuino… ma loro lavevano preso per difendersi! Invece coi gatti del cortile non litigava mai. Anzi, andava verso di loro col pallone, tutto felice, convinto di giocarci insieme. Ovviamente sera già preso qualche zampata. I gatti di quel cortile erano tipi tosti quelli sì che erano veri protettori! Domani ancora una giornata intera da sola. Marco sarebbe partito per Macerata, per la Festa Leopardi. E a lei non restava che sorvegliare le porcellane e portare fuori quel testone dalle orecchie grandi. Proprio quello che ci voleva
Allalba, Marco si svegliò piano, per non disturbare la moglie. O almeno ci provò. Giulia percepì il fischio del bollitore, il tintinnio del guinzaglio, Marco che sibilava contro Teo per farlo stare zitto. Coi suoni tranquilli della casa si riassopì, e quando la bimba la svegliò, Marco era già fuori. Tutto iniziò come sempre. Una normale, pacifica giornata. E non era forse questa la felicità? Le amiche la sgridavano: Giulia, ti sei sposata troppo giovane, vivi tra marito e figlia, passi le giornate in cucina Ma come, la vita di tutti i giorni non ha fascino? Anche se le cose non erano andate tutte come speratoin particolare, la frequente assenza di Marco, lo spazio stretto e la perenne fatica di arrivare a fine mese. E poi quella sua passione per larte, in cui bruciavano, uno dopo laltro, tutti i loro euro Ora anche il cane, e chi si occupava di lui? Sempre lei. Pure questo, sapeva, era amore: amare anche i difetti, non solo i pregi. Nessuno le aveva mai garantito la perfezione. Una volta compresa questa verità fondamentale, Giulia trovò un po di pace e decise che avrebbe gioito di ciò che aveva, invece di soffrire per ciò che le mancava.
Stava nella cameretta, Martina che si attaccava e si riaddormentava tra una poppata e laltra. Quando suonarono alla porta, Giulia non aprì. Chi mai doveva aspettare? Senza preavviso, nessuno avrebbe attraversato Roma per farle visita. Erano le ore preziose del mattino: la casa silenziosa, solo il ticchettio dellorologio in corridoio, e dalla finestra socchiusa i suoni della cittàil ronzio dei tram, il borbottio dei motorini, le voci di bambini e la scopa del portinaio sullasfalto Ma dove si era cacciato il testone? Non lo sentiva da un po. In verità, Teo non era affatto orecchiuto: le orecchie erano dritte e belle, ma il carattere un vero tontolone. Ora le toccava vivere con questo simpatico ingombro, nutrirlo, portarlo fuori: di utilità, però, nemmeno lombra. Meglio sarebbe stato prendere un bichon
Giulia si incantò a guardare la figlia, che, sazia come una sanguisuga, lasciava il seno con la manina arricciata sulle sue labbra. Proprio una bimba splendida! Tesoro mio, mormorava mentre la rimetteva nella culla. Cresci serena… Cosaltro dovremmo desiderare?
Proprio in quel momento, dal salotto venne un rumore. Uno strano crepitio, misto a un pigolio. Giulia si irrigidì, trattenne il respiro, e senza far rumore si tolse le pantofole, avanzando co cautela. La prima cosa che la insospettì fu la schiena di Teo, come se si nascondesse dietro la tenda che separava lingresso dal salotto. Era rannicchiato con tutte e quattro le zampe, rigido in una posa strana, lo sguardo fisso e la lingua fuori dalla bocca. Giulia seguì i suoi occhi… e gelò: nella finestra, anzi, nello spiraglio della finestra, spuntava metà di un uomo. Una testa rasata da tipico criminale, spalle e braccia allungate dentro la camera; sbuffando e armeggiando, stava tentando di incunearsi nel piccolo vano. Giulia pensònon può essere vero! Cosa doveva fare? Urlare? Quello era quasi dentro! Ancora un secondo e…
Un urlo la riscosse. Unombra scura scattò verso la finestra: era Teo. Salì sul davanzale e azzannò il ladro al collo! Uaaargh! gracchiava luomo, strabuzzando gli occhi. Giulia balzò sul pianerottolo e chiamò i vicini, e dopo fu tutto meno pauroso. Arrivarono tutti, chiamarono subito i carabinieri. La loro presenza era già di grande aiutochissà come avrebbe fatto da sola! Superando la paura, Giulia si avvicinò al ladro: che Teo non gli sbranasse davvero la gola ora! Ma il cane, intelligente, lo teneva di lato, per il colletto, saldo ma senza ferirlo. Nemmeno una goccia di sangue. Solo quando il malvivente provava a liberarsi, Teo stringeva di più. Se quello si calmava, lui mollava la presa un poco. Come poteva saperlo fare? Quel pasticcione con la palla, un vero professionista allimprovviso! Sentito il trambusto, aveva controllato ma non abbaiatoperché? Sarebbe stata la cosa più naturale. Invece… aveva teso unimboscata dietro la tenda, lasciato infilare il ladro mezzo dentro per incastrarlo, e poi laveva bloccato, con una presa esemplare: ferma, decisa, ma senza soffocare. Come dire, “tu sei mio, ora aspettiamo la legge”.
Nemmeno i più anziani carabinieri ricordavano un ladro così felice di farsi arrestare: quello era talmente spaventato dai denti di Teo che si arrese subito; il cane invece, ormai nel suo ruolo di eroe, non mollava più la presa. Ci vollero mille suppliche, e solo quando arrivò il maresciallo dei cinofili, al suo ordine Teo aprì la bocca. E liberato il ladro, si mise seduto accanto alla finestra, fissando fedele il maresciallo: “Che altro devo fare, capo?” Solo il saluto militare mancava.
Vi è andata bene col cane, commentò rispettoso il maresciallo, accarezzando Teo sul collo. Uno così farebbe la fortuna dei nostri reparti…
Marco rientrò tardissimo quella sera. Aprì la porta con cautela e si bloccò, incredulo. Davvero cera da stupirsi. Primo, Teo spaparanzato sul divanolì non poteva metterci piede, regola inviolabile. Secondo, Giulia lo stava accarezzando, grattando la pancia, coccolandolo e quasi baciandolo, ripetendogli: Amore mio, campioncino! Cresci forte e felice, gioia di mamma e papà. E io che ti sono stata così ingiusta… perdonami, cucciolo meraviglioso!
Questa storia mi fu narrata, durante una Festa Leopardiana a Macerata, dal vero protagonista: lo storico dellarte. Teo lavrebbe raccontata meglio: come aveva seguito il ladro, come laveva bloccato, come laveva consegnato agli agenti. Era tanto tempo fa. Ma la storia è rimasta viva; sento ancora le zampe di Teo grattare sulla mia memoria, chiedendo di essere scritta. E così, ho voluto condividerla con voi.





