Tutto sembrava andare bene. Dallecografia risultava che il bambino era perfettamente sano. Ma il parto è stato complicato. È nata una bambina, ma con dei seri problemi. Così gravi che i medici hanno iniziato a convincermi a lasciarla.
La piccola era in unincubatrice. Quando mio marito, Alessandro, è venuto a trovarci, il medico gli ha detto che la bimba forse non sarebbe sopravvissuta e, anche se ce lavesse fatta, sarebbe stata sempre un peso. Alessandro ci ha pensato a lungo e alla fine ha deciso che sarebbe stato meglio lasciarla, per non rovinarsi la vita. Io non ho detto nulla ero chiuso in me stesso e disperato.
Ma, prima di essere dimessa, ho deciso che non avrei mai abbandonato mia figlia. Alessandro ha preparato le sue cose e se nè andato. Sono tornato a casa, in un appartamento vuoto, solo con la bambina. Mi sono ritrovato solo. Ho scelto di lottare per mia figlia. Ho iniziato a portarla in vari ospedali, da diversi dottori, sfruttando ogni possibilità. E ha funzionato.
Sono stato sostenuto da molte altre mamme che avevano figli malati. Un giorno, in ospedale, ho incontrato un uomo, Giuseppe. Mi ha raccontato la sua storia: la moglie lo aveva lasciato per un uomo più giovane, non avevano avuto figli e così passava le giornate da solo.
Guardava mia figlia malata con una tale dolcezza che mi sono commosso. Mi ha aiutato in tutto: con i suoi consigli, le sue conoscenze e anche con qualche soldo, in euro. Siamo diventati così vicini che, col tempo, non volevamo più separarci. Ci siamo sposati.
Adesso mia figlia, che si chiama Fiorella, sta quasi completamente bene. E nella nostra famiglia cè anche un altro bambino: è arrivato un maschietto.




