Io e mia moglie abbiamo appena fatto un mutuo per un bellissimo appartamento in un quartiere nuovissimo, ancora in costruzione. Dobbiamo consacrarlo! Nessuno ci ha ancora vissuto, come possiamo non chiedere la benedizione del Signore?, ha insistito subito nonna Assunta, la voce solenne. Ovviamente la casa va benedetta, non possiamo rischiare che ci succeda qualcosa di brutto. Abbiamo bisogno di felicità, fortuna e prosperità in questo nuovo nido, ha rincarato la dose mia madre, Lucia. Nonostante le nostre esitazioni iniziali, era impossibile resistere alla pressione della famiglia e abbiamo deciso di organizzare una cerimonia di benedizione.
È fondamentale, ha detto la nonna con una sicurezza granitica. Così, nel giorno e nellora fissati, il campanello ha trillato e sulla soglia si è presentato don Giuseppe, un prete dai capelli brizzolati a ciuffo e una lunga barba bianca. Al collo portava un crocifisso dargento appeso a una catena vistosa e fra le mani stringeva un turibolo e una vecchia borsa di pelle. Ha distribuito delle candele a ciascuno di noi e ha iniziato a spiegare il rito, con voce ferma ma accogliente.
Carissimi, ha proclamato solennemente don Giuseppe, accendete le vostre candele e venite dietro di me. Tutti ci siamo allineati, pronti per vivere un momento solenne e sacro. Ma mentre mio padre, Antonio, tentava di accendere la sua candela, questa sembrava posseduta: sputacchiava fumo, scoppiettava e si spegneva puntualmente, nonostante ogni nostro sforzo. Dopo ripetuti tentativi andati a vuoto, il prete ha raccolto in fretta le sue cose e le ha ricacciate di scatto nella borsa.
Andate via, via, qui cè sicuramente qualcosa che non va… ha detto don Giuseppe con un tono stupito e preoccupato. Nella sua voce cera unurgenza palpabile. Ha afferrato la borsa e ha lasciato lappartamento quasi correndo, lasciandoci lì, ammutoliti e confusi come statue.
Un prete strano e una candela ancora più bizzarra, ha mormorato mia moglie, Giulia, osservando distratta che ora la candela del prete bruciava perfettamente.
Magari non era in vena, e la cerimonia stasera proprio non voleva riuscire, ha tentato una battuta mamma Lucia, sperando di sdrammatizzare lassurdità della situazione.
Bravo a parlare, ma alla fine è scappato. Forse dove va lui non prende nemmeno la connessione internet, ho detto, strappando una risata nervosa, nel tentativo di alleggerire la tensione. E poi, dove possiamo andare? Siamo già ancorati qui per i prossimi quindici anni, con tutto il mutuo e le bollette da pagare, ho aggiunto tra il divertito e il rassegnato.
Allora, che facciamo? La voce della nonna Assunta, decisa e leggermente inquieta, ci ha riportato tutti con i piedi per terra. Restiamo qui o chiamiamo un altro prete? Ci siamo guardati lun laltro, in cerca di una soluzione che potesse restituire pace alla nostra casa appena iniziata.






