Al momento della separazione, la moglie disse: Prenditi tutto! e dopo un anno il marito si pentì di averle creduto
Giuseppina guardava i documenti davanti a sé con una calma quasi irreale. Non cera ira nei suoi occhi, neanche unombra di rancore.
Quindi hai deciso davvero? Giovanni fissava la moglie con palese irritazione. E adesso che si fa? Come dividiamo?
Giuseppina alzò lo sguardo. Nessuna lacrima, nessuna supplica: solo una volontà ferma, nata dopo unintera notte insonne passata a riflettere su quanto aveva sacrificato di sé.
Tieni tutto, disse piano ma senza esitazione.
In che senso tutto? Giovanni strinse gli occhi, incredulo.
La casa, la villa in Toscana, la macchina, i conti in banca. Tutto, fece un gesto ampio con la mano. Io non voglio nulla.
Ma che dici, scherzi? un accenno di sorriso gli deformò la bocca. O questo è uno dei soliti giochetti femminili?
No, Giovanni. Nessun gioco, nessuna finta. Per trentanni ho rimandato la mia vita. Lavavo, cucinavo, pulivo, attendevo. Trenta anni a sentirmi dire che viaggiare è uno spreco di soldi, che i miei hobby erano capricci da ragazzina, che i miei sogni erano solo sciocchezze da scordare. Sai quante volte ho sognato di vedere il mare? Diciannove. E sai quante volte ci siamo andati? Tre. E tutte e tre le volte hai brontolato che costava troppo e non ne valeva la pena.
Giovanni sbuffò.
Ancora con queste storie. Abbiamo sempre avuto un tetto sulla testa, da mangiare
Sì, lo so, annuì Giuseppina. E ora tu avrai anche tutto il resto. Complimenti, hai vinto.
Il legale guardava la scena visibilmente sorpreso. Abituato a pianti, grida, accuse incrociate Ma lei, semplicemente, lasciava tutto quello per cui di solito si combatte fino allultimo.
Capisce cosa sta facendo? domandò piano allinteressata. Per legge le spetta la metà dei beni in comunione.
Capisco, sorrise Giuseppina, e il suo volto si illuminò come se avesse poggiato a terra un peso mai visto. Ma so anche che la metà di una vita vuota è semplicemente una vita vuota più piccola.
A Giovanni costò fatica trattenere la gioia. Non si aspettava certo questo esito; era pronto a contrattare, forse a minacciare, a manipolare. E invece un colpo di fortuna simile!
Ecco, finalmente ragioni da adulta! batté il palmo sul tavolo. Era ora che mostrassi buongusto.
Non confondere il buongusto con la libertà, rispose piano Giuseppina, e firmò.
Tornarono a casa insieme, ma sembravano lontani come due isole.
Giovanni canticchiava qualcosa sottovoce, forse una marcetta imparata da bambino. Lauto ondeggiava sulle buche, e la sua voce si smorzava e si riprendeva sotto il profilo collinoso che scorrevano oltre il finestrino.
Giuseppina non ascoltava. Guardava attraverso il vetro appannato, mentre filavano accanto i pini marittimi e le querce verdi della campagna toscana. Nel petto il cuore le sfarfallava come un uccellino al primo volo.
Strano. Una strada come tante, una sera qualsiasi, eppure dentro si apriva uno spazio nuovo, senza confini. Una massa pesante, sopportata troppo a lungo, sembrava sgomberata di colpo. Giuseppina sorrise e, sfiorandosi la guancia con le dita fredde, capì: Quella era la libertà.
A volte, basta un attimo, uno sguardo al mondo fuori dal finestrino, per restituire alla vita i colori dimenticati da anni.
Tre settimane dopo, Giuseppina si trovava in una minuscola stanza in affitto a Siena.
Lappartamento era modesto: letto, armadio, tavolino e un televisore. Sul davanzale, due vasi di violette il primo acquisto per la sua nuova vita.
Sei davvero uscita di testa, sibilò il figlio Riccardo dallaltra parte del telefono. Hai lasciato tutto per venire a vivere in questo buco?
Non ho lasciato, amore, rispose serena Giuseppina. Ho scelto di andarmene. È diverso.
Ma mamma, papà ci ha detto che gli hai dato tutto di tua volontà. Vuole pure vendersi la villa Dice che da solo non ha bisogno di tanto.
Giuseppina sorrise fissandosi nel piccolo specchio appeso alla parete. Da una settimana portava un taglio di capelli corto, una scelta impensabile accanto a Giovanni. Troppo giovanile, poco serio, chissà cosa pensano i vicini frasi che ancora le risuonavano nella mente.
Lascia che venda, acconsentì leggera. Tuo padre ha sempre saputo gestire cose e proprietà.
E tu? Adesso non hai più niente!
Ho la cosa più importante, Riccardo. Ho finalmente la mia vita. E sai cosè stupefacente? Si può ricominciare da capo anche a cinquantanove anni.
Giuseppina aveva trovato lavoro come amministratrice in una piccola casa di riposo privata. Non era semplice, ma stimolante. Soprattutto aveva guadagnato nuovi amici e il lusso impagabile di disporre liberamente del suo tempo.
Giovanni, invece, si godeva il suo trionfo.
Le prime due settimane camminava per la casa come un re nel suo castello, assaporando quella sensazione di possesso assoluto. Nessuno lo avrebbe più rimproverato per i calzini sparsi o la cucina in disordine.
Hai fatto bingo, Giovanni commentava lamico Gennaro, tra una grappa e laltra in cucina. Gli altri uomini nella tua situazione perdono tutto, tu invece hai vinto il piatto pieno: casa, villa, auto tutto tuo!
Eh, già rideva beffardo Giovanni. Finalmente Giuseppina ha capito come stanno le cose. Senza di me non va da nessuna parte.
Alla fine del primo mese, leuforia lasciò il posto ai primi fastidi.
Stranamente, le camicie non apparivano più pulite da sole nellarmadio. Il frigorifero restava vuoto, e preparare un vero pranzo era più complicato di quanto ricordasse. Al lavoro i colleghi gli fecero notare che appariva trasandato, come mai prima.
Tutto bene, Giovanni? chiese un giorno il capo reparto. Qualcosa non va?
Ma sì, rispose sbrigativo. Solo qualche cambiamento in casa, niente di grave.
Quella sera, aprendo il frigorifero e trovando solo una bottiglia dacqua, un pezzo di pecorino e un po di burro, Giovanni si sentì lo stomaco brontolare la mattina aveva mangiato solo una fetta di pane.
Accidenti, borbottò tra sé, sbattendo lo sportello. Così non si può andare avanti Bisogna trovare una soluzione.
Come a scacciare quei pensieri, si mise a ordinare una pizza come avrebbe fatto senza? Il frigorifero era vuoto come la Maremma a primavera: solo rimasugli sparsi sul fondo. Mentre attendeva il fattorino, prese il solito mazzetto di bollette. E lì, il gelo: gas, luce, internet, spazzatura cifre a tre zeri.
Prima, tutto ciò sembrava solo rumore di fondo, problemi che si risolvevano da soli. Quando accanto hai qualcuno, la vita va avanti e i conti non sembrano un peso. Si vive e basta.
Un trillo alla porta lo strappò dai pensieri. Il fattorino gli allunga lo scontrino.
Ventotto euro.
Quanto?! quasi gli cadevano le chiavi dalle mani. Per una pizza e una bottiglia dacqua?
Prezzi normali, signore rispose il ragazzo, come se sentisse quella domanda decine di volte al giorno.
Giovanni pagò in silenzio e rimase sulluscio della cucina, circondato solo dal ronzio nervoso del frigorifero. Casa grande, moderna, con lampade di design e specchi dappertutto proprio come aveva sognato. Solo che adesso sembrava unenorme sala dattesa, fredda e vuota. Così vuota che avrebbe potuto sentirci un eco, come nella sua anima.
Intanto, su una spiaggia della Liguria, Giuseppina offriva il volto al sole e al vento di sale.
Attorno, un gruppo di turisti di una certa età chiacchierava: il circolo pensionati attivi aveva organizzato una settimana al mare, la prima nella vita di Giuseppina senza rimproveri su soldi buttati o polemiche su quanto si risparmiava restando a casa.
Giusy, vieni che facciamo la foto! la chiamava la nuova amica Marisa, energica vedova di sessantanni conosciuta qualche mese prima in un corso di pittura.
Giuseppina corse allegra verso i compagni seduti in fila per la foto. Chi avrebbe mai detto che a quelletà si poteva indossare un vestito a fiori, andare in giro coi capelli sciolti e ridere come una ragazza?
Ora tocca al selfie! annunciò Marisa, brandendo il bastone. E pubblichiamo subito nel gruppo!
Quella sera, rientrata in camera, Giuseppina rivedeva le foto appena scattate. In quelle immagini cera una donna con occhi lucenti e sorriso felice quasi non si riconosceva. Da quando era sparita quella ruga dansia sulla fronte? Da quanto le spalle si erano raddrizzate, i suoi movimenti diventati leggeri?
Devo caricarle sul profilo, pensò tra sé, e dopo un attimo di esitazione pubblicò alcuni scatti tra le sue vecchie pagine, quasi dimenticate.
Intanto a Firenze, Giovanni combatté con un tubo rotto in cucina. Lacqua aveva invaso il pavimento, rovinato il mobile, e lidraulico annunciò senza pietà che questi modelli non esistono più e andava cambiato tutto limpianto.
Ma porca miseria! bestemmiava Giovanni, strizzando vecchi asciugamani per asciugare. Dove sono i numeri di questi dannati idraulici? Giuseppina li aveva sempre
In quel momento realizzò: la moglie sapeva a memoria decine di numeri, dallidraulico al macellaio, dal calzolaio al bravo parrucchiere. Tutta la struttura invisibile che teneva in piedi la casa era crollata allimprovviso, lasciandolo nudo davanti a problemi che prima venivano risolti per magia.
Maledetto tubo! lanciò lo strofinaccio. Devo cucinare, lavare, pensare pure al lavoro
Quella sera, alla fine, con lacqua tolta e la cucina a pezzi, Giovanni si ricordò dei social network. Per distrarsi, iniziò a scorrere la bacheca e di colpo restò senza fiato: il volto radioso di Giuseppina, con il mare alle spalle. Indossava un abito azzurro, un taglio di capelli nuovo, e sembrava felice?
Che diavolo borbottò, ingrandendo la foto. Ma come, non aveva più nemmeno due soldi?
I commenti erano ancora più spiazzanti:
Giusy, sei ringiovanita!
Che bellezza, amica!
Il mare ti dona!
Fece scorrere le foto e rimase sbalordito: riunioni in biblioteca, un gruppo di pittura in un parco, Giuseppina con mazzi di fiori selvatici, seduta su una panchina.
Ma cosa Giovanni ripose il telefono, guardando la cucina sporca di piatti. Eppure doveva avrebbe dovuto
Non riusciva a finire la frase. In fondo si aspettava, forse, che lei avrebbe sofferto senza di lui, senza tutte quelle cose importanti. Ma nelle foto cera unaltra donna più giovane, libera, e finalmente viva.
Qualche giorno dopo, una bufera sfasciò il tetto della villa toscana. Cera da coprire il sottotetto in fretta.
Gennaro, aiutami! lo supplicò al telefono. Porta almeno i chiodi, non ce la faccio da solo.
Mi spiace Gio, rispose lamico. Sono allospedale con mia suocera. E Giuseppina? Chiedi a lei, che ti aiutava sempre.
Lei Giovanni esitò. Se nè andata.
E dove? lo stupore nella voce.
Se nè andata, tagliò corto Giovanni. Faccio da solo.
Ma fu molto più difficile del previsto. Sotto la pioggia battente, cercò di stendere il telo sul tetto che perdeva, finché la gamba scivolò. Ruzzolò giù e atterrò, urlando per la fitta alla caviglia.
Distorsione, vi è andata bene, commentò il giovane dottore al pronto soccorso. Poteva andare peggio. Settimana di riposo.
Una settimana?! Ma il tetto!?
Son cose sue, rispose il medico, scribacchiando la prescrizione. Lasci fare a sua moglie, e lei riposi.
Giovanni non rispose.
Passò tre giorni da solo trascinandosi con le stampelle. Le ultime vaschette di gastronomia finirono in fretta, e costavano care. Provare a cucinare era unimpresa stare ai fornelli su una gamba sola era quasi impossibile.
Al quarto giorno, cedette e chiamò il figlio.
Ciao Riccardo, cercò di suonare allegro. Come va?
Tutto bene, papà, la voce era sospettosa. Serve qualcosa?
No, è che esitò Giovanni. Ho avuto un piccolo incidente. Magari, se passi, mi aiuti?
Silenzio.
Papà, sono a Milano per lavoro. Torno tra tre giorni.
Ah va bene, la delusione gli morse la gola. Faccio da solo, non preoccuparti.
Senti, Riccardo esitò, hai provato a chiamare mamma? Lei
No! lo interruppe bruscamente Giovanni. Non serve. Ce la faccio benissimo.
Chiuse la chiamata, gettò il telefono sul divano. Un orgoglio assurdo gli impediva di ammettere quanto gli mancasse Giuseppina, la sua presenza, la sua cura. Non aveva mai notato tutto ciò che lei faceva proprio perché lo faceva in silenzio, senza chiedere nulla in cambio.
Dopo dieci giorni, finalmente tolse le stampelle. La prima cosa fu andare in villa a vedere i danni: la mansarda aveva muffa, il divano preferito era ormai perduto, nellaria ristagnava odore di muffa.
Che casino mormorò, sedendosi stanco sulla panca.
I meli che Giuseppina curava erano in abbandono; lerba alta copriva i vialetti che lei aveva sistemato con pazienza. Tutto sembrava esser in lutto, come se senza di lei nulla avesse più colore.
Sulla via del ritorno si fermò in una trattoria di paese. Ordinò una ribollita e un bicchiere di vino. Alla prima cucchiaiata si commosse: la zuppa era insipida, troppo acida. Niente a che vedere con quella che cucinava Giuseppina.
Tutto bene, signore? chiese premurosa la cameriera.
Sì, solo non trovò cosa rispondere. Come spiegare che la ribollita sapeva di tutta una vita che non cera più?
Rientrato a casa, si sedette al buio a fissare le vecchie fotografie: loro giovani davanti al Duomo, una foto familiare con Riccardo bambino, la festa dei ventanni di matrimonio
Che idiota sono stato, sussurrò fissando il volto felice della moglie in quelle immagini.
Trovò il coraggio di prendere il telefono e mandare un messaggio. Ma la risposta non fu quella che sperava.
Giuseppina era ormai in una cittadina del Sud. Attorno a lei ridevano nuovi amici, si ascoltava musica, e la sua vita per la prima volta, la sua davvero era finalmente cominciata.
A quasi sessantanni, aveva imparato a vivere.




