I parenti dal paesino sono venuti a trovarci in cinque per una settimana nel nostro monolocale. Li ho accolti tutta piena di puntini verdi — “come se avessi la varicella”

I parenti dal paesino sono venuti a trovarci per una settimana, in cinque, nella nostra “monolocale”. Li ho accolti pieni di punti verdi “come se avessi la varicella”.

Il mio sabato non è iniziato con un caffè, ma con una chiamata. Sullo schermo appare un preoccupante: Zia Pina.

Francesco, preparati! la voce di zia risuonava così squillante che la sveglia sembrava quasi delicata al confronto. Siamo già in viaggio, domani mattina arriviamo! Volevamo farvi una sorpresa: vedere Roma, rivedervi un po’. Siamo di famiglia!

Mi sono seduto sul letto, cercando di digerire la notizia. Il dettaglio che mi impensieriva di più era quel siamo.

E chi sareste esattamente, zia Pina? ho chiesto con cautela, svegliando con una gomitata Laura sotto le coperte.
E chi vuoi che sia! Io, zio Gino, Anna con suo marito e nostro nipotino. Ma tranquilli, non siamo pretenziosi ci basta un posto per dormire, per il resto staremo fuori tutto il giorno!

Cinque persone. Più noi due. Nel nostro appartamento di trenta metri quadri, dove lo spazio libero è il tappetino allingresso e il corridoio tra divano e televisore.

Ho chiuso la chiamata senza parlare e ho guardato Laura. Nei suoi occhi si leggeva un terrore puro, con lo sfondo di una segreta voglia di trasferirsi in Svizzera… o almeno di uscire a prendere il pane e non tornare per una settimana.

Troppa semplicità è peggio del furto
Mi è tornato in mente lultima loro visita, tre anni fa. Allora erano solo in tre, ma quella settimana ancora la sogno la notte. Zio Gino fumava sul balcone, buttando la cenere nei miei gerani e commentando: Ma su, è concime!. Zia Pina mi insegnava a fare la pasta e fagioli stringendosi nella mia minuscola cucina: Ma che fai, lascia fare a me. Io e Laura dormivamo su un materassino gonfiabile, che al mattino diventava una frittata, mentre gli ospiti si prendevano il divano come dei principi.

E adesso sono in cinque. Anna e il marito, rumorosi come il mercato del pesce, e il loro figlioletto, Stefano, un uragano di sette anni che quando sente la parola no si sente sfidato.

Bisogna dire di no, ha dichiarato convinto Laura guardando il soffitto.
Come? ho sospirato. Sono già sul treno. Cosa gli dico, tornate indietro? Lo sai che zia Pina farebbe un discorso infinito sui legami familiari, su quanto mi ha cresciuto da piccola, sulla nostra arroganza romana. Poi al paese sparlano che non ho accolto la famiglia, e mia madre si sentirà male dalla vergogna.

Quando la diplomazia non basta
Siamo rimasti in cucina a sorseggiare il caffè, valutando soluzioni, una peggiore dellaltra. Affittargli qualcosa? Nemmeno a pensarci: dopo lultima spesa per la macchina eravamo a corto di soldi. Andarcene noi da amici? Una resa. E chi ci ospiterebbe per una settimana? Non aprire la porta? Quelli busserebbero finché non chiamano i pompieri.

E allora ho avuto lilluminazione. Serve una scusa che non si possa contestare. Qualcosa da cui tutti scappano.

Varicella, ho sussurrato.
Eh? ha fatto Laura, confusa.
Varicella. Quarantena. Per gli adulti è una tragedia: febbre alta, complicazioni, cicatrici.

Laura tentenna:
E se lhanno già avuta?
Zia Pina e zio Gino di sicuro no, me lha raccontato mia madre. Anna non so, ma di certo non rischiano, specie col bambino.

Il travestimento verde
Avevamo quattro ore prima che arrivasse il treno. Mi sono armato della vecchia boccetta di verde brillante.

Metti abbondante, diceva Laura, porgendomi la faccia. Fronte, guance, collo, mani. Più brutto è leffetto, meglio è.

Trattenendo le risate, disegnavo puntini verdi ovunque. Allo specchio sembrava uscita da un racconto per bambini. Per completare lopera, si è messa una vestaglia larga, sciarpa al collo e capelli arruffati.

E io che faccio? ha chiesto Laura.
Tu sei il contagiato. Portatore sano. Ancora peggio.

Abbiamo studiato la trama: mi sono ammalata ieri sera, febbre a quaranta, il medico ha firmato una quarantena rigidissima e ci ha spaventato con il virus mutato.

Ma magari un caffè lo beviamo?
Il campanello ha suonato puntuale. Fuori, tra borsoni e voci, Stefano già si lamentava. Io ho sfoggiato la mia migliore aria da moribondo; Laura ha aperto soltanto uno spiraglio, bloccando il passaggio.

Ginetto! Ma perché non siete venuti a prenderci? zio Gino cercava di infilarsi.
Fermi! ha urlato Laura. Non potete entrare. Cè un problema serio.

A quel punto sono apparsa io: trascinando le ciabatte, mi sono appoggiata al muro, respirando affannosamente.

Buongiorno ho sussurrato roca. Mi dispiace. Ho la varicella, una forma bruttissima. Il dottore ha detto che è contagiosa pure solo a parlare.

Un silenzio glaciale. Cinque paia docchi sui miei punti verdi.

Varicella?! Anna ha subito indietreggiato, coprendo il figlio. A trentanni?!

Immunità debole ho gemuto. Febbre alta rischio di complicazioni

Ho proprio visto zia Pina che dentro di sé pesava il vantaggio della casa gratis e la paura di ammalarsi.

Gino, tu lhai avuta?
Non mi pare… credo di no… zio Gino già si spostava verso lascensore.
Neanchio lho avuta! Anna in panico. Mamma, meglio andare in albergo!

E tuo marito? ha strizzato gli occhi zia Pina.
Sono il prossimo, ha sospirato Laura. Dormiamo insieme, questione di giorni.

Questo bastava. La prospettiva di dividere il monolocale con due appestati li ha convinti al volo.

Guarite presto, ha borbottato zio Gino, premendo lascensore. I regali ce li portiamo, in albergo torneranno utili.

Lascensore se li è portati via: borsoni, barattoli e anche il nostro ingombrante problema.

Come se nulla fosse
Abbiamo chiuso la porta, e Laura si è lasciata scivolare lungo il muro, ridendo a crepapelle. Mi sono guardato allo specchio e sono scoppiato a ridere anchio.

Lalbergo lhanno trovato subito. Di euro ne avevano, eccome ma meglio risparmiare, ospitandosi da parenti!

Dopo due giorni mi chiama la mamma:
Francé, ma che hai? Zia Pina mi ha detto che stai per morire, tutto verde!
Sto già meglio, mamma, ho risposto allegro. Miracoli della scienza.

La verità non lho detta. Meglio che pensino che ho le difese basse, piuttosto che la testa dura.

Il verde se nè andato con una doccia, e noi abbiamo passato il weekend in silenzio, ordinando pizza e godendoci ogni centimetro della nostra minuscola ma, finalmente, libera casa.

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