Litigio

Litigio

Cesira, ti perdono! Il nostro litigio non aveva senso. Smettila di fare il muso! Non siamo più ragazzine! tuonò Mariella Bianchi, digitando per la prima volta dopo sette anni il numero della sorella. È ora di crescere, Cesira! Ma quanto vuoi ancora…

Mi scusi Ma chi sta cercando? Io non sono Cesira

La voce, chiaramente estranea, era giovane, un po tremante ma gradevole.

Mariella Bianchi si bloccò a metà frase, cosa che le capitava raramente.

Bambina, chi sei? Da dove hai preso il numero di mia sorella?!

Questo è il mio numero. Da più di un anno. Mi spiace, ma non la conosco. Né conosco la Cesira che sta cercando. Arrivederci!

Mariella, ancora confusa, rimase in silenzio. Mentre cercava le parole, il segnale di fine chiamata echeggiò stranamente nelle sue orecchie, e una strana paura le si infilò fra le costole

Decisa di essersi sbagliata, Mariella si mise gli occhiali sul naso e controllò il numero di Cesira nel taccuino consunto, rosso, che proprio la sorella le aveva regalato. Cesira amava le cose belle e, sapendo che la sorella non si concedeva mai sciocchezze, ma comunque le apprezzava, la viziava con piccoli regali: una borsa elegante, una penna preziosa, una sciarpa di seta. Piccolezze che però scaldavano il cuore. Mariella invece amava lesagerazione: regali grandi, solidi, importanti. Che tutti capissero laffetto per sua sorella!

Compilando il numero ancora una volta, questa volta a mano, Mariella capì che la sfortuna era arrivata da un luogo imprevedibile. La voce che rispose era la stessa dolce, melodiosa, ma estranea.

Mi spiace, glielho già detto: questo è il mio numero la ragazza al telefono si percepiva agitata. Non chiami più, la prego. Sto lavorando, ho lezione.

Aspetti! temette Mariella che laltra stesse per riattaccare. Quando la posso richiamare? È molto importante!

Fra mezzora. Ho una pausa.

Mariella posò il telefono, inquieta.

Perché la sorella aveva cambiato numero? E perché non glielaveva detto? Certo, erano ai ferri corti, ma è motivo per rendersi completamente irraggiungibile?

Mariella iniziò a innervosirsi.

Sei sempre stata una testona, Cesira, e non cambi mai! brontolava, lucidando il tavolo della cucina per la centesima volta, lanciando occhiate furtive allorologio.

Non sapeva star ferma. Nemmeno da bambina riusciva a restare con le mani in mano. Sempre iperattiva, giudiziosa, inflessibile oltre misura. Quante discussioni con i parenti, quante offese! Ma Mariella aveva sempre creduto di avere ragione. Fine del discorso.

Cesira era diversa. Tranquilla, affettuosa, lentissima. Finchè finiva la colazione era già ora di correre a scuola per non arrivare tardi! Mariella stirava i grembiuli, intrecciava le trecce e raddrizzava i fiocchi, mentre Cesira appena apriva un occhio. Si fermava in bagno, lo spazzolino in una mano e il dito che disegnava sullo specchio.

Cosè che combini, Cesira?

Penso

Basta sciocchezze! Facciamo tardi! si infuriava Mariella. Pensa, pensa

Ma non si deve?

No! Lascialo fare agli altri! Pulisci i denti, forza, e a colazione!

Sempre così. Cesira per aria, e Mariella aveva già scalato la montagna e tornava a rimproverare la sorella.

Ma come fai ad essere tanto lenta?! Sembri viva a metà! Si può vivere così?

Ma Cesira non si offendeva. Guardava Mariella negli occhi e sorrideva:

Mari, non tutti dobbiamo essere veloci come te! Tu sei la nostra gloria! Io vado piano

Sempre piano! Vedrai che la vita ti passa davanti! Muoviti!

Ma Cesira non si addolorava mai. Sapeva che lenergia che Mariella aveva dentro aveva bisogno di uscire, che prima o poi, sarebbero diventate più vicine. Come si calma un vulcano? Solo con il mare. Così anche in amore: dentro brucia il fuoco, agita lanima, ma lamore arriva, tutto si placa, e nasce unisola di palme. Una meraviglia.

Eppure, la storia non era quella di Mariella. Anche il suo amore era un incendio. Chi si avvicinava troppo rischiava di bruciarsi.

Quattro mariti ebbe solo lei. I primi tre durati meno di un anno, ognuno.

Incompatibilità di carattere, sempre la stessa motivazione.

Il quarto durò un po di più, tre anni. Ma comunque lo lasciò, anche con una figlia piccola da crescere, senza alcuna prospettiva tranne loffesa e la delusione totale nel matrimonio.

Che uomini, oggigiorno?! Non vogliono nulla. La famiglia non interessa! Figli non servono! La moglie è come un mobile inutile! strillava Mariella quando andava a trovare la sorella. E tu con tuo Giovanni, va tutto bene?

Il marito di Cesira, Giovanni, serviva in silenzio le tazze di tè, poi prese per mano la nipotina:

Parlate pure! Metto io a letto la piccola Mariuccia.

Mariuccia già sonnecchiava, ma per la mamma cera altro a cui pensare.

Eh! Te lho detto! Né carne né pesce! sbatté la mano sul tavolo Mariella, quando si richiuse la porta della cucina. Come fai a stare con lui? Che noia mortale!

Sto bene, Mari! Cesira sorrise e avvicinò una cestina di biscotti Bevi il tè. Sarai digiuna!

Non ho mangiato nulla tutto il giorno! ammise Mariella, divorando i biscotti. Pensa! Sono di nuovo sola!

Mariella, forse è ora di diventare più dolce? Che combatti sempre? Ne vale la pena? La vita scorre, la piccola cresce, un giorno si sposerà e partirà. E tu, resterai sola?

Eh, Cesira! Che ingenuità! Non è questo il punto!

E allora?

Non si deve avere fiducia! Tutti mentono!

Anchio?

Anche tu! Mi canti che ami Giovanni, ma non vuoi figli da lui! Cosa significa? Non esiste!

Cosa? Cesira smise di sorridere.

Quellamore vostro! Solo parole! Se una donna non vuole figli dal suo uomo, non lo ha mai amato! Punto.

Cesira non rispose. Si alzò, andò verso il fornello, sfiorò col palmo il bollitore, si asciugò una lacrima e, a voce così bassa che Mariella la udì a fatica, disse:

A volte non è questione di volere ma di potere. Io vorrei, Mari Tantissimo! Però non posso! Non sarò mai madre

Mariella si alzò di scatto, abbracciò la sorella cercando di consolarla.

Chi lha detto? I dottori? Stai a sentir loro! Ti trovo io i migliori! Lo faremo succedere! Vedrai!

La volontà non fu sufficiente. Nemmeno lostinazione di Mariella bastò. Non tutto si può, se il destino ha deciso diversamente

Cesira diventò madre, ma non nel modo sognato. Figli naturali non ne ebbe. Ma a chi avesse solo accennato che il figlio e la figlia, figli lontani parenti di Giovanni rimasti senza genitori e accolti da Cesira, non fossero suoi, lavrebbe cacciato fuori di casa. Perfino con Mariella si allontanarono a lungo per questo.

Non ti servono figli daltri, Cesira! Arriveranno i tuoi!

Mariella, ho quasi quarantanni! Se fosse stato possibile, sarebbe già successo! E questi? Dove vanno? In orfanotrofio?

Che timporta? Giovanni ha parenti ovunque! Lascia che se li prenda chi vuole!

Io li voglio! Capisci? Io!

Eh, Cesira! Ma da chi hai preso?

Come?

Testarda! E anche un po sciocca! È un peso enorme!

Basta, Mari! Ora vai tagliò Cesira, cercando di trattenere le lacrime. È tardi. A casa ti attende Mariuccia.

Mariuccia è al campo estivo. Torna tra una settimana. E ora, questa sorpresa! Non venire a trovami! Chiaro? E non chiedermi più aiuto, se non vuoi ascoltare!

Così tanta rabbia, Mariella? domandò piano Cesira, mentre la sorella scendeva le scale come in fuga, ancora furente per il rifiuto ricevuto.

La risposta non arrivò. Mariella si offese davvero. Tagliò ogni rapporto con la famiglia della sorella. Niente telefonate, niente visite, niente inviti. Perfino a Mariuccia proibì di andare dalla zia. Ma Mariuccia iniziò a frequentare la zia di nascosto: lamava troppo. Anche i due nuovi cuginetti divennero subito fratelli per lei. Abitavano vicini.

Un giorno a Giovanni fu offerto un lavoro in unaltra città. Dopo aver consultato Cesira e i figli, accettò. Così la famiglia si trasferì e lasciò a Mariuccia solo lindirizzo e il consiglio di chiamare subito, senza aspettare il permesso della madre, se ci fosse stato bisogno.

Sai Maiuccia, non si sa mai cosa può succedere nella vita! Cesira labbracciò in stazione. Ricorda che hai una famiglia! Noi ci saremo, sempre, se succede qualcosa! E tieni cara la mamma, sai quanto le è difficile col carattere che ha. Abbi pazienza con lei! Non cè nessuno, a parte noi due

Mariuccia ascoltò il consiglio, anche se vivere con la mamma era difficile. Poi la situazione peggiorò.

Mariuccia era ormai cresciuta, pronta a sposarsi. Mariella non approvò la scelta.

E questo chi sarebbe?! Non me ne servono qui di tipi così! esclamò vedendo il magro occhialuto che accompagnava Mariuccia, mano nella mano. Non potevi scegliere di meglio?

Mariuccia non rispose. Incrociò lo sguardo del fidanzato, voltò le spalle e se ne andò, ignorando le grida della madre.

Il tipo si chiamava Luca, non era affatto uno sprovveduto. Aveva una laurea e sapeva il fatto suo con i computer. Dopo poco, propose a Mariuccia di trasferirsi nella città dove viveva la zia Cesira.

Là, Mariuccia, ci sono più opportunità. Vendo la mia casa, ne compriamo una nuova. Qui ormai non abbiamo più legami.

No piangeva Mariuccia, ricordando lo sguardo della madre e le sue urla. La zia capirà. Lei è buona.

Ecco. Importa che tu stia bene.

Luca era disposto a seguirla ovunque, pur di vederla felice. Ormai la sua vita era incentrata su quella ragazza magra dal naso buffo e arrossato dal pianto, che sognava casa, famiglia, due figli e un lungo per sempre felici.

Fu così.

Cesira, saputo che la sorella riprendeva con le stesse scene, tentò di parlare con Mariella, che però la respinse.

Sei scappata da me? Bene! Non chiamatemi più! Non voglio più saperne! ululava Mariella.

Basta, Mariella! sarrabbiò Cesira davvero. Distruggere è facile! Ma tu cosa stai facendo? Mandare via tua figlia per una scelta che non approvi? Ma la sua vita è la sua! Tu devi solo sostenerla! E se non avesse avuto me? Dove sarebbe finita? Da altri? Solo perché la mamma non ha saputo consolare sua figlia?

Ma tu tentò Mariella, ma Cesira la interruppe.

Basta, Mariella! Quando vorrai davvero ragionare e fare la pace, saremo qui. Ma alle nostre condizioni. Basta con le tue urla e il tuo carattere! Decidi tu, chiamaci quando vuoi. Noi aspettiamo!

Mariella si offese. Rimase sola col suo orgoglio. Vietò a se stessa anche solo di pensare di farsi viva con sorella o figlia. Se sono così brave, che cavino fuori la testa da sole!

Linvito al matrimonio di Mariuccia e Luca lo stracciò e gettò nellimmondizia. Smetteva di rispondere alle rare chiamate della sorella. Persino le foto mandate da Cesira non tolse mai dalla busta: passarono dal mobile dingresso alla pattumiera. Coltivava la sua offesa come una pianta velenosa.

Il tempo passava e nessuno tornava indietro. Andavano avanti, costruivano la loro nuova vita. Cesira cresceva i ragazzi, aiutava la nipote con il primogenito; Giovanni e Luca costruivano casa per la giovane famiglia.

Il magro occhialuto, ormai non più magro, ben nutrito dalla moglie, sapeva fare quasi tutto. Giovanni non finiva di lodarlo:

Bravo, Luca! Ma come fai a sapere queste cose?

Libri, zio Giovanni! E internet. Si impara tutto, basta volerlo.

Quando nacque il secondo figlio di Mariuccia, festeggiarono la nuova casa. Alla domanda della zia se dovesse invitare la madre, sbottò:

Le telefono sempre, zia Cesira. Non risponde o mi butta giù la chiamata. Non vuole parlarmi.

Non piangere! Cesira corse a confortarla. Non fa bene a te!

Non piango più Mariuccia singhiozzava, arrabbiata e ferita per lassenza della mamma.

Mariella, però, non pensava minimamente di fare pace. Pensa, il tempo! Tanto torneranno da me! E io deciderò se perdonare o meno.

Eppure, la pazienza finì. Forse letà, o qualcosaltro, ma la notte di Capodanno, sola, chiamò ancora una volta il vecchio numero della sorella.

Una voce sconosciuta rispose.

Pazientando quei trenta minuti, Mariella provò ancora.

Pronto.

No, senta, sono io che ascolto lei! disse Mariella tornando sé stessa, la dirigente brusca che sa comandare una fabbrica ma non la propria famiglia. Come mai usa il numero di mia sorella?

Semplice. Ho comprato una sim nuova. Sa, succede: se un numero resta troppo tempo senza essere usato, viene passato ad altri.

Ma che sciocchezza! E la mia sorella dovè finita allora?

Non lo so la voce si fece più ferma e Mariella capì che doveva calmarsi se voleva sapere qualcosa.

È tutto così strano. Mi può fare un favore?

Pausa lunga, poi la ragazza rispose.

Ci penso. Dica pure.

Può informarsi nella sua città? Le dò i dati di mia sorella, vada da lei e la preghi di chiamarmi. Le pago tutte le spese.

La ragazza esitò. Mariella stava per riattaccare quando sentì un fievole:

Va bene. Non serve nulla, solo mi dica lindirizzo.

Mariella lo fece. Poi rimase in attesa di risposta. Risposta che arrivò, ma ben diversa da quella immaginata.

Sua sorella non cè più. Se nè andata un anno e mezzo fa. Ha lottato due anni contro la malattia, ma il corpo non ha resistito. Il marito dice che le farebbe piacere ospitarla, se volesse. E ancora…

Cosa? la voce di Mariella era roca e vuota.

Sua figlia la aspetta. E i suoi nipotini. Ne ha due. Mi ha lasciato qualcosa per lei. Sono le parole di sua sorella. Voleva dirglielo a voce, ma ha preferito così. Sa che lei non vuole ascoltare…

Dica!

Mariella, smettila. Tutto quello che ti appartiene è qui. Cresci. Ormai è tempo. Qui ti amano ancora.

Silenzio, mentre Mariella singhiozzava, forse per la prima volta comprendendo ciò che aveva perso.

È tutto qui?

Sì.

Grazie

Di nulla.

La voce divenne più calda.

Venga. Ha una famiglia meravigliosa e nipotini bellissimi.

Il suono del telefono le rimbalzava nellorecchio, e Mariella piangeva. Un dolore nuovo, insostenibile, contro cui non poteva e non voleva combattere. Si puniva per aver anteposto la forza e la ragione allamore che avrebbe potuto conoscere, se solo non lavesse rifiutato.

Pianse fino quasi al mattino, poi si ricompose e digitò a memoria un numero noto.

Mariuccia

Mamma! Ciao! Ti aspettiamo!

Figlia, io…

Non dire nulla! Vieni e basta! Ti veniamo a prendere!

Mariella si stupì della voce della figlia, finché, preparando la valigia, capì cosa la turbava.

Nella voce di Mariuccia cera tutto la sua determinazione, la dolcezza di Cesira, e finalmente ciò che a Mariella era mancato per tutta la vita.

Lamore Quello vero, senza condizioni, più forte di ogni rancore o torto. Quellamore che Cesira conosceva, e che ora Mariella forse avrebbe finalmente imparato.

Non era sicura di nulla, ma sperava ardentemente che questa volta potesse riuscirci davvero.

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