Il milionario tornava nella sua villa di Como dopo tre mesi dassenza e scoppiò in lacrime vedendo sua figlia.
Il viaggio di ritorno da Milano era parso eterno, ma ladrenalina non permetteva a Matteo di riposare. Tre mesi interminabili. Novanta giorni di riunioni, contratti milionari e decisioni che avevano triplicato il suo patrimonio ma gli avevano tolto ciò che contava di più: il tempo con sua figlia.
Non pensava a bilanci, né ai giornali che esaltavano il suo successo. Pensava solo a Bianca. Se la immaginava già corrergli incontro nel corridoio di marmo, ridendo, con le braccia spalancate. Allaeroporto aveva preso per lei un enorme orsetto di peluche solo per vedere i suoi occhi brillare di nuovo.
«Signor Bianchi, siamo arrivati», annunciò il conducente.
Il cancello si aprì lentamente. Regnava un silenzio insolito: niente giochi sparsi, niente risate. Bianca non cera.
Dentro, laria era fredda. Il ritratto di famiglia era sparito dal muro. Al suo posto ora troneggiava unimmensa tela di Alessandra.
«Giulia?», chiamò.
Apparve la governante, con gli occhi ancora rossi. «È fuori, signore».
Il cuore di Matteo prese a battere più forte. Corse verso la porta finestra e la spalancò con forza. Il suo mondo gli crollò addosso.
Sotto un sole cocente, in mezzo al giardino, Bianca trascinava a fatica un enorme sacco nero della spazzatura, quasi più grande di lei. Le mani le tremavano, i vestiti erano sporchi di terra.
Non lontano, Alessandra sorseggiava un caffè freddo, impassibile.
«Bianca!»
La bambina cadde sulle ginocchia. Vedendo il padre, si spaventò. «Papà scusami sto finendo non arrabbiarti»
Matteo la strinse forte al petto, distrutto. «Cosa ti hanno fatto, amore mio»
Le parole di Bianca gli spezzarono il cuore e la voce gli morì in gola.
Continua nella prossima scena
Bianca si aggrappò alla camicia del padre, come se temesse che svanisse di nuovo. La sua vocina tremava.
«Alessandra mi ha detto che devo aiutare che i bambini viziati qui non sono i benvenuti. Ha detto che se lavoravo bene, forse ti saresti sentito orgoglioso di me»
Matteo sentì il respiro bloccarsi in petto.
«Lavorare? Da quando una bambina deve meritarsi lamore del suo papà?»
Bianca abbassò gli occhi.
«Ha detto anche che non torni mai a casa per colpa mia. Che sono un peso. Allora io ho provato ad essere utile così tu saresti tornato»
Quelle parole lo colpirono più di qualsiasi perdita di denaro. La sollevò fra le braccia, come quando era ancora neonata.
«Tu sei la mia vita, Bianca. Non esiste niente hai capito? niente che abbia più valore di te».
Il milionario entrò in casa con uno sguardo di ghiaccio. Alessandra si alzò, sconvolta dalla furia silenziosa nei suoi occhi.
«Prepara le valigie. Ora».
La voce era fredda, senza appello.
Poi si volse verso Giulia: «Che non rimetta più piede in questa casa».
Quella sera, Matteo annullò tutti i suoi impegni. Seduto sul letto di Bianca, comprese finalmente che la vera ricchezza non stava nei suoi conti ma fra le sue braccia.




