Non siamo spazzatura, figlio mio. (Sogno)
Babbo, ti ho detto di no. Ma non mi ascolti? Quella roba va buttata nella pattumiera, non si porta in casa!
La voce del figlio si riverberava nella stanza come il tintinnio di cucchiai che volano nel vento. Maddalena Corradi rimaneva sospesa davanti ai fornelli, il mestolo in bilico sopra la pentola. Una goccia di minestrone cadeva sulla grata e sfrigolava come se bruciasse la memoria. Si voltava. Giulio Corradi era sulla soglia della cantina, stringendo una sedia scrostata e antica, con gambe intagliate come quelle che facevano negli anni 60 nelle botteghe di Firenze. Andrea, suo figlio, sbarrava la porta, gambe larghe, braccia incrociate.
Andrea bisbigliava Maddalena, asciugandosi le mani sul grembiule non è roba vecchia. Papà la aggiusterà. Guarda che meraviglia quellintaglio…
Mamma, non cominciare Andrea non la guardava neanche. Papà, te lo ripeto per il tuo bene. Hai settantadue anni: i medici ti hanno vietato di sollevare pesi! Dopo quella storia della pressione… ricordi cosa ha detto il dottore?
Giulio taceva. Le dita serrate sullo schienale della sedia, bianche. Lentamente la poggiava a terra, si raddrizzava. Maddalena notava il leggero tremolio della tempia, quello che lui aveva sempre prima di esplodere.
Non lho tirata su da solo rispondeva asciutto. Mi ha aiutato Marcello, il vicino. In due si porta senza fatica.
Non è quello il punto! Andrea agitava la mano nellaria, come a scacciare via i pensieri. Il punto è che avete trasformato la casa in un mercatino dellusato. Lì allangolo del soggiorno ci sono già tre cassettiere inutilizzate. In cantina altre due. E poi quelle tue vernici, i pennelli, i panni ovunque. Mamma, ti rendi conto del rischio incendio?
Maddalena si accostava al marito, sentendo su di sé il profumo di legno fresco e olio di lino: lodore dellinfanzia, di botteghe allombra dolivi. Quando lei e Giulio avevano iniziato questa attività, sei mesi prima, si era sentita ancora giovane, come se il tempo avesse risciaquato via la ruggine. Sembrava di poter ricominciare tutto daccapo.
Andrea, siamo attenti tentava di spiegare calma. La vernice la teniamo fuori, nel baule di latta, e lavoriamo solo con la finestra aperta. Sempre tutto arieggiato.
Mamma, non è un argomento valido! Andrea già tirava fuori il cellulare, digitando furiosamente. Guardate qui: dati dei Vigili del Fuoco. Quanti incendi hanno luogo proprio tra gli anziani a causa di materiali infiammabili?
Basta così! Giulio si faceva avanti. Ho lavorato una vita come ingegnere. Ti assicuro che di sicurezza forse ne so più di te.
La tua ingegneria era trentanni fa, papà Andrea abbassava il telefono, fissandolo negli occhi. Ora sei un pensionato col cuore fragile. E non servono statistiche per capire che state rischiando grosso.
Non stiamo rischiando niente la voce di Maddalena si faceva sottile come il filo delle vecchie lenzuola. Noi… viviamo. Ci piace. Ci rende felici.
Andrea la guardava ora. E negli occhi aveva qualcosa di gelido, compassione mescolata a irritazione, come se fosse una bambina ingenua.
Mamma, capisco che vi sentite soli parlava piano, scandendo ogni parola. Ma ci sono altri modi. Vi iscrivo a un circolo, o vi porto in vacanza. Magari alle terme, per staccare un po…
Non siamo soli replicava Giulio. E non ci spostiamo da qui. Qui abbiamo il nostro scopo.
Quale scopo, papà? Andrea aveva un sorriso amaro. Portare a casa spazzatura, coprirla di vernice puzzolente e lasciarla in un angolo? Non è uno scopo. Nemmeno so come chiamarlo.
Andrea! Maddalena, ormai stretta tra rabbia e angoscia. Come ti permetti!
Parlo sul serio, mamma! Qualcuno dovrà ben dirvi la verità. Voi vivete in un universo parallelo, e io poi a fare i conti con le conseguenze.
Che conseguenze? Giulio diventava pallido.
Andrea si interrompe. Si strofina il naso, poi sospira:
Papà, mamma, niente drammi. Non sono contrario ai vostri hobby, purché siano sicuri e intelligenti. Quanto a questa vostra mania per il restauro… vi dico la verità: ho pensato più volte di vendere la casa. Nel lungo termine, sia chiaro. Siete isolati, senza ospedali vicini. E se vi capita qualcosa, lambulanza ci mette unora tra le strade di campagna…
Laria era diventata densa come mosto appena pigiato. Maddalena sentiva in lontananza un cane abbaiare tra le vigne, il tintinnio di foglie del melo, il battito del suo cuore fra le costole.
Vendere casa? Giulio era incredulo. La nostra casa?
Non subito Andrea si affrettava. Ma ragionateci. Potrei trovarvi un appartamentino in città, vicino a me. Un monolocale basta. E con la differenza aiuterei Chiara a studiare: entrerà in università.
Maddalena guardava il figlio e non lo riconosceva. Era sempre lui: il suo Andrea, che aveva visto nascere tra dolori atroci, nutrito, vegliato nelle notti febbrili, insegnato a leggere, accompagnato per mano al primo giorno di scuola. Ora però parlava della loro casa quella dove avevano vissuto quarantanni come di un pacchetto di titoli allincasso, numeri su un contratto.
Andrea la voce le tremava questa è la nostra casa. Qui viviamo. Qui stiamo bene.
Ve lo sembrerà, tagliava corto lui ma non avete idea dei veri pericoli. Lo dico per voi, mamma. Voglio che siate al sicuro.
Vuoi solo che ce ne stiamo rinchiusi ad aspettare la morte Giulio aveva la voce infuocata. Questo vuoi tu.
Non dire stupidaggini, papà. Io voglio solo la vostra felicità e salute.
Qui siamo felici! urlava Giulio, tanto che Maddalena sobbalzava. Felici con queste sedie e queste cassettiere! Facciamo qualcosa con le nostre mani! Sentiamo di essere ancora vivi, non vegetali da pensione!
Andrea socchiude la mandibola, bianco in viso. Si volta, si avvia in casa.
La discussione è finita dice senza voltarsi. Tornerò su questo argomento. Riflettete.
Maddalena lo segue con lo sguardo. Poi si volta a guardare il marito. Giulio è piegato, lo sguardo puntato sulla sedia lasciata a terra. Lei lo abbraccia in vita; lui risponde, la stringe con mani tremanti.
Giulio sussurra lei non prendertela. Non lo fa per cattiveria. Non capisce.
Non capisce ripete lui, rauco. Quarantacinque anni, e non capisce.
Restano così, stretti come due ulivi in tempesta. Poi Giulio si scosta, prende la sedia e la riporta in cantina.
La metto dentro dice e ci lavorerò lo stesso. Poco importa quello che pensa lui.
Maddalena annuisce, rientra in casa. Il minestrone ormai è freddo. Spegne tutto, si appoggia con la fronte al frigorifero. Dal salotto sente Andrea conversare a voce alta al telefono: si conta in metri quadri, mutui, affari.
A cena mangiano in silenzio. Andrea inghiotte rapidamente, senza mai sollevare lo sguardo. Giulio gira la forchetta nel piatto. Maddalena chiede notizie di Chiara, della piccola Emma, del lavoro. Le risposte sono monosillabi.
Chiara bene dice Andrea. Studia per lesame. Emma tutto ok. Al lavoro niente dimportante.
E a scuola, con lincarico da vicepreside? chiede Maddalena.
Sì, la hanno promossa. Lo stipendio un po meglio, ma anche il triplo del lavoro.
Salutale tanto chiede Maddalena. E un bacio a Chiarina dalla nonna.
Lo farò.
Silenzio di nuovo. Giulio spinge via il piatto, si alza.
Vado in cantina comunica.
Giulio, magari oggi riposa Maddalena gli posa una mano sulla spalla.
Devo andare, Lena lui le bacia la fronte e sparisce.
Andrea scuote la testa, infastidito.
Testardo come un mulo. Siete fatti della stessa pasta…
Andrea, figlio mio Maddalena si siede davanti a lui, lo guarda negli occhi non è testardaggine. È la nostra vita. Abbiamo lavorato sempre. Papà in fabbrica, io in biblioteca, giorno per giorno, anno dopo anno. Poi sei cresciuto, sei andato via, hai formato una famiglia. Siamo rimasti in due, e il vuoto ci ha investiti. Un vuoto grande, Andrea.
Lui ascolta, ma resta impassibile.
Poi papà ha trovato quella vecchia credenza nella discarica continua lei era bellissima, solo un po scrostata. Lha ripulita, riverniciata. È tornata nuova, Andrea. La nuova vita è entrata anche in noi. Abbiamo scoperto di essere ancora utili. Che le mani funzionano, la testa pensa. Questo è importante, figlio mio. Quando hai passato i settanta, è vitale.
Andrea tace. Poi sospira.
Capisco tutto questo, mamma. Ma io vedo rischi che voi ignorate. State in campagna, lontani da tutto. Se succede qualcosa…
Non succede niente, lo interrompe Maddalena. Guarda che non siamo malati. Siamo anziani, non invalidi. Ci badate voi a catalogarci come incapaci…
Non lo faccio passa la mano sulla faccia. Voglio solo condizioni sostenibili: la farmacia vicino, il medico, il supermercato. Niente caminetti o legna da tagliare.
Abbiamo il metano, sorride sommessamente Maddalena. Il camino solo per la sauna.
È uguale. Vi complicate la vita. E la mia. Io non faccio che preoccuparmi. Anche Chiara si preoccupa, Emma pure.
Maddalena comprende che non la sente. La ascolta, ma non la sente. Ha già preso la sua decisione: genitori in monolocale, sotto controllo, senza hobby strani. Comodi, prevedibili.
Va bene dice infine non ne parliamo ora. Sei stanco. Riposati. Ne discuteremo domani.
Andrea annuisce e se ne va. Maddalena rassettail tavolo, lava i piatti, mette su un golfino ed esce in cantina.
Giulio, seduto sullo sgabello, carteggia la sedia. Una lampadina fioca illumina la schiena curva, capelli grigi, mani lente e precise. Maddalena appoggia le mani sulle sue spalle.
Verrà bellissima sussurra.
Sì, non alza la testa lintaglio è ben conservato. Solo una gamba da incollare.
Pausa.
Giulio, forse ha ragione. Magari dovremmo ridurre la roba, tenerne solo un po?
Si ferma. Posa la carta vetrata sul ginocchio. La guarda con occhi stanchi.
Se cederemo adesso, dopo sarà peggio dice. Inizierà comandando sui mobili, poi sullorto. Poi niente più passeggiate nel bosco, poi via la casa. In città passeremmo le giornate a nutrire piccioni. Aspettando che lui venga una volta al mese e poi sparisca.
Maddalena capisce che ha ragione. Ma non sopporta lidea che domani Andrea riparta arrabbiato, con una nuova frattura tra loro.
Che facciamo allora?
Niente. Viviamo e lavoriamo. Lasciamo che pensi ciò che vuole.
Accetta. Rimane ancora un poco, osservando le mani di Giulio scivolare sul legno. Poi rientra in casa.
Il giorno dopo Andrea si alza presto. Maddalena ha già preparato le crêpes, mette marmellata e ricotta in tavola. Giulio legge il giornale, sorseggiando caffè. Andrea si siede, mangia in silenzio.
Buone dice solo.
Mangia, figlio Maddalena gli porge il piatto. Ieri quasi niente hai toccato.
Lei lo guarda masticare, notando le pieghe dure ai lati della bocca. Quando è diventato così adulto, e così distante?
Andrea chiede sottovoce perché sei così arrabbiato?
Lui la guarda.
Non sono arrabbiato, mamma. Sono preoccupato. È diverso.
Ma capisci quanto conti per noi la nostra attività con i mobili?
Lo capisco, posa la forchetta ma troviamo altro. Maglia, oppure delle piante sul davanzale…
Coltiviamo già ortaggi, Andrea. Pomodori, anche fiori. I cetrioli stanno per maturare.
E allora? Perché pure i mobili?
Lei si arrende. Non può spiegare quel brivido che le passa nelle dita quando il legno torna a vivere, quando la superficie lucida scintilla al sole. Non è solo una sedia. È la memoria, il filo con ciò che è stato, la certezza che ancora si può creare.
Non posso spiegarti. Devi capire da solo.
Capisco solo che non volete ascoltare la ragione Andrea si alza. Oggi riparto dopo pranzo. Riflettete. Nessuno vi impone decisioni oggi, ma chiudete piano questi lavoretti. E pensate allappartamento: cè un bellissimo monolocale, terzo piano, vicino a me. Caldo, luminoso.
Vedremo mente Maddalena, sapendo che Giulio mai accetterà.
Andrea va in camera sua, Giulio esce a passi lenti sul terrazzo. Maddalena pulisce, le mani tremano. Una ciotola le scivola, si rompe in due. Mentre raccoglie i cocci, le lacrime scendono senza che possa fermarle.
Lena, che succede? Giulio corre, la solleva per un braccio. Ti sei ferita?
No scuote la testa. Lui la abbraccia.
Non piangere sussurra. Che vada allinferno tutto questo. Stiamo bene senza di lui.
Non è vero, Giulio singhiozza. È nostro figlio. Lunico. Come si può stare bene senza?
Ormai è grande. Ha la sua vita. Noi non dobbiamo adeguarci a lui.
E lui a noi?
Silenzio.
No, risponde. Ma almeno potrebbe rispettare. Almeno non comandare.
Lei annuisce. Si asciuga le lacrime. Raccoglie i cocci, butta tutto nel secchio. Giulio le versa un bicchiere dacqua.
Grazie sussurra.
La sera mangiano tutti e tre. Dopo pranzo Andrea prepara la valigia, la porta alla macchina.
Io vado dice. Chiamatemi se serve.
Va bene Maddalena labbraccia e lo bacia sulla guancia. Abbraccia Emma e Chiara per noi.
Lo farò.
Giulio gli stringe la mano in modo formale. Andrea sale in auto, accenna un saluto dal finestrino. Sparisce.
Maddalena rimane sul portico, lo sguardo perso. Giulio le posa una mano sulla spalla.
Forza dice. Cè da fare.
Entrano e il silenzio ricade. Diverso, più cupo. Dal soggiorno Maddalena guarda il melo, le nubi che scivolano in cielo. Tutto sembra uguale, eppure sente che qualcosa si è rotto. Qualcosa che non si ripara.
Passano settimane. Andrea non chiama mai. Maddalena prova lei, ma riceve risposte fredde, secche: sempre troppo occupato, sempre un altro momento. Capisce che Andrea attende che cedano, che accettino le sue condizioni. Giulio però non si arrende e continua a restaurare. Maddalena lo aiuta. Non vuole smettere solo perché il figlio ha deciso così.
Una sera squilla il telefono.
Pronto?
Mamma? la voce di Andrea è tesa. Tutto ok lì?
Sì, caro, e tu?
Tutto bene. Verrò sabato: dobbiamo parlare.
Cosa cè?
Dopo ti spiego. A sabato.
Riaggancia. Maddalena rimane in attesa, la gola stretta da un presagio.
Sabato piove. Maddalena inforna una focaccia di cavolo, guarda fuori. Giulio legge, nessuno laccenna a parlare dellarrivo di Andrea.
La macchina arriva verso le due del pomeriggio. Andrea balza sotto la pioggia battente, lei lo aiuta a entrare.
Tolgo la giacca, siediti parla veloce. Vuoi tè? Focaccia?
Grazie, mamma si toglie le scarpe, entra. Ciao, papà.
Salve Giulio posa il libro, lo fissa. Che novità?
Andrea si accomoda, mani tra i capelli, il volto duro.
Ho pensato e ho deciso che è ora di agire.
Agire come? Maddalena siede vicino a Giulio.
Ho trovato un compratore per la casa. Offerta ottima. Con i soldi vi compro un appartamento, il resto lo mettiamo via per Chiara o per voi. È la cosa più razionale.
Silenzio. Maddalena sente il rumore della pioggia e del respiro irregolare di Giulio accanto a sé.
Ma che stai dicendo? chiede lui gelido.
È per la vostra sicurezza Andrea va dritto. La casa è vecchia, riscaldamento precario, ospedali lontani. In città starete con me. Vi aiuteremo di più. Non è meglio?
Per chi meglio? solleva Giulio il sopracciglio Per noi o per te?
Per tutti. I rapporti familiari contano più di una casa.
I rapporti… Giulio sogghigna amaro Li ricordi solo per sbatterci fuori?
Non ti sbatto fuori! Andrea alza la voce. Offro una soluzione sensata! Non siete più ragazzini, se un giorno vi succede qualcosa chi vi salverà?
Non chiediamo salvezza dice piano Maddalena. Andrea, caro, qui abbiamo passato una vita. Tu ci sei cresciuto. Come si può vendere tutto?
Semplice, mamma. Si firma un contratto, si prende il denaro. E si vive da persone normali, senza questi giochetti con il fai-da-te.
Giulio si alza, guarda fuori la pioggia, poi Andrea.
Pensi davvero di poter decidere per noi?
Ho il diritto di preoccuparmi per voi. Se non siete lucidi io devo fare la scelta giusta.
Da sempre lavoro con progetti, sicurezza, soluzioni dice Giulio ferroso. Ho progettato mezza città. E adesso tu pensi che non sappia valutare? Solo perché ho settantadue anni?
I tempi sono cambiati Andrea si alza, si mette faccia a faccia col padre.
Anche io sono cambiato: non tollererò più che qualcuno decida per me.
Restano fermi, duri, uguali come due statue che si fronteggiano.
Basta, Maddalena alza la voce. Sedetevi. Parliamo sereni.
Tutti tornano a sedersi. Maddalena taglia fette di focaccia col coltello che le trema tra le mani.
Andrea, ti capisco. Ma non siamo indifesi. Camminiamo, lavoriamo, ci aiutano i vicini: Marcello, Rosaria, e altri sono sempre disponibili. Non siamo soli.
Sono anziani anche loro ribatte Andrea non potranno aiutarvi se papà ha un arresto cardiaco.
Chiameranno lambulanza, Giulio scrolla le spalle. Come ovunque.
Se non fanno in tempo?…
Se non fanno in tempo, è destino. La paura della morte non deve paralizzare la vita.
Andrea digrigna i denti, il viso contratto da rabbia impotente.
Non capite la realtà. Vivete nei vostri sogni, pensate di essere invincibili. Ma io li vedo i vostri anni, la fragilità…
Andrea si interrompe, si gira. Maddalena sente che in fondo ha solo paura di perderli. Non per eredità, ma perché il tempo vola e nessuno torna indietro.
Andrea, caro, si avvicina a lui che pensieri fai! Non abbiamo intenzione di morire. Anzi, abbiamo tanti progetti: il babbo vuol restaurare la madia, io voglio piantare un roseto. Vivremo ancora, vedrai.
I progetti… sarebbe bello viverli sempre, ma scuote la testa la vita può spezzarsi in un attimo.
Allora neppure in città sarai tranquillo risponde Giulio. Se deve succedere, succederà ovunque.
Andrea comincia a passeggiare, alza quasi la voce.
Ma non lo capite? Voglio solo il vostro bene! Voi però… voi mi allontanate!
Tu vuoi che rinunciamo a vivere per la tua pace interiore? dice duro Giulio. È questa la tua idea di affetto?
Andrea sbianca, stringe i pugni, esce verso la porta.
Fate quello che vi pare, urla. Io non mi consumo più. Ma se vi succede qualcosa, non chiamatemi.
Andrea! Ma era già scomparso sotto la pioggia. Maddalena corre fuori nel temporale.
Andrea, aspetta! Figlio…!
Il motore si accende, la macchina scompare. Maddalena resta sotto la pioggia, gelata. Giulio la avvolge in una giacca, la richiama in casa.
Silenzio. Maddalena resta sul divano, abbracciata a se stessa. Giulio si siede accanto, la prende tra le braccia.
Non piangere sussurra. Raffreddi.
Non tornerà mai balbetta. Ci ha rinnegati, Giulio.
Non risponde. Le accarezza i capelli. Maddalena piange, il vento batte le imposte.
Poi, si calma, asciuga le lacrime.
Forse ha ragione? Forse siamo egoisti?
No, Lena scuote la testa. Vogliamo solo vivere. Anche dopo i sessanta la vita conta. Non siamo ombre solo perché siamo vecchi.
Ma è pur sempre nostro figlio. Come faremo senza?
Non so risponde piano. Ma non posso cedere. Moriremmo dentro se rinunciassimo a ciò che amiamo.
Lei capisce che ha ragione, ma non per questo la sofferenza svanisce.
I mesi passano. Andrea non chiama. Maddalena ogni tanto gli manda messaggi: “Andrea, ci manchi. Vieni almeno un giorno”. Nessuna risposta. “Salutami Chiara, veniteci a trovare.” Niente. Capisce che ha tagliato i ponti.
Giulio resta silenzioso, lavora ancora nella cantina, ma cè tristezza nei suoi occhi quando si siede fuori a guardare la strada. Aspetta, probabilmente.
Una mattina Giulio entra in cantina e si blocca. Maddalena lo sente chiamare:
Lena, vieni qui!
Lui osserva il punto dove ieri cera la sedia restaurata. Ora il vuoto.
Hai preso tu la sedia? domanda.
No, mai vista.
Cercano ovunque. Solo allora Maddalena intuisce. Un brivido le corre lungo la schiena.
Andrea… sussurra.
Giulio non dice nulla, torna risolutamente in casa, solleva il telefono e chiama.
Sì? la voce di Andrea è distante.
Dovè la sedia? Quella che ho restaurato?
Pausa. Poi Andrea ammette:
Lho portata via. Al mio ultimo viaggio. Mentre eravate nellorto.
Silenzio di marmo.
Lhai buttata? chiede Giulio in un sussurro.
Ho fatto quello che dovevate già fare voi. Buttato via roba inutile. Basta pericoli.
Quella era la sedia di mia madre la voce di Giulio si spezza la sua memoria. Lunica cosa rimasta di lei.
Non lo sapevo…
Non hai chiesto. Non ti sei preoccupato. Hai deciso per me. Dal mio tetto hai gettato la mia vita.
Credevo fosse un vecchio mobile…
Fuori dalla mia vita dice Giulio. Non voglio più vederti.
Papà, ti prego…
Giulio posa il telefono. Maddalena lo sente urlare ancora dallo smartphone: “Mamma, di qualcosa…” Lei lo raccoglie.
Andrea dice con voce che non è la sua non dovevi. Non era tua. Non era tuo il diritto di decidere. Questa è una linea che non si attraversa.
Ma volevo solo aiutarvi…
Aiutare te stesso, Andrea. Hai gettato ciò che era memoria e dignità nostra, per sentirti al comando. Non funziona così.
Chiude la chiamata, nasconde il telefono.
Per giorni Giulio non esce dalla stanza. Maddalena gli bussa, lui non risponde. Lei cucina da sola. La sera si avvicina, lui finalmente apre la porta. Ha gli occhi rossi.
Lena, sono andato anche in discarica. Tutto bruciato, tutto perso.
Lei lo stringe, due vecchi stretti tra rimpianto e abbraccio.
Non era la sedia spiega lui è lui che non esiste più per me.
Già. Ma era lunico figlio…
Era.
Il tempo avanza lento. Andrea ogni tanto telefona, Maddalena risponde. Lui cerca di chiedere perdono, spiega che non capiva. Ma Giulio si chiude, non cede alla tentazione del ricongiungimento.
Un giorno di primavera Maddalena esce e vede una macchina presso il cancello. Andrea ne scende, aiuta a scaricare un oggetto voluminoso.
Andrea? chiede Maddalena Che fai qui?
Ho portato qualcosa per papà spiega, sorridendo timido. Lho restaurato io. Unaltra sedia, simile a quella, trovata in una bottega di Livorno. Tre mesi di lavoro. Ho imparato tutto da un maestro. Non sarà mai quella della nonna, ma volevo mostrare che ho capito. Rispetto la vostra arte, la vostra vita. E non butterò mai più nulla.
La commozione la travolge. Abbraccia il figlio.
Va a mostrargliela.
Andrea entra. Giulio carteggia assorto. Vede la sedia, il figlio.
Ciao, papà. Questa lho fatta io. Forse non vale quella di nonna, ma… scusami. Adesso davvero capisco.
Giulio tocca il mobile, lo carezza.
Lavoro ben fatto, dice infine. Vedremo, Andrea. Vedremo…
Non è un sì, ma non è più nemmeno un no. È la possibilità. Per Maddalena, è tutto ciò che conta.
Andrea riparte. La sedia resta in cantina. Giulio la osserva a lungo.
Si è impegnato.
Sì, Giulio. Si è impegnato.
Forse ha davvero capito.
Forse sì.
Allora, venga pure ogni tanto. Ma senza prediche. E senza ordini su come dobbiamo vivere.
Affare fatto sorride lei tra le lacrime.
Seduti allimbrunire sul portico, ascoltano la primavera: il vento tra le foglie, i cani lontani. Hanno tutto quello che serve. Una casa, mani che lavorano ancora. Cuori che battono. E un altro giorno davanti, scelto insieme.
Lena, sai cosa farò domani? chiede Giulio.
Cosa?
Inizio a restaurare la credenza che abbiamo trovato il mese scorso.
Fai bene. Ti aiuto.
Si stringono, mentre la sera cala tiepida. In lontananza il vento racconta sogni assurdi, come questa vita, surreale e vera. Forse il dolore resta, ma anche la speranza: la possibilità di ricominciare, domani.




