Senza colpa, colpevole
Prendi tua figlia e andatevene. Tra noi due non cè più nulla, Alessia!
Ma, Marco
Ho detto tutto! Non voglio mai più vederti!
La porta sbatté con violenza, e Alessia vacillò. La stanza ondeggiò, un ronzio la invase e la voce della madre, tenue ma decisa come uneco lontana, sembrò urlare: «Non osare!»
Quella voce la scosse. Fece un passo, poi un altro, fino a lasciarsi cadere su una sedia, piantando le unghie nei palmi per sentire il dolore, così da scacciare la nebbia che minacciava di inghiottirla.
No, non si può cedere. Non si può abbandonarsi allo sconforto, né al baratro della disperazione. Ma quanto sarebbe facile lasciarsi andare
Non devi! Cè Giulia! E No, meglio non pensare a tutto adesso. Meglio raccogliere le forze e provare a capire cosa sia successo.
Cosa poteva aver allontanato così bruscamente Marco? Perché la cacciava via? Fino al giorno prima, tutto sembrava andare bene…
O forse no?
Infine la mente si mise in moto, e Alessia posò le mani sul tavolo, i palmi rivolti verso lalto.
Bene, come le insegnava sua madre: se non sai cosa fare, analizza! Elenca per punti, conta sulle dita. E meglio ancora, prendi una matita e fai una lista!
Ma le matite erano in un’altra stanza, dove Giulia stava ancora dormendo…
Sua figlia aveva sempre avuto il sonno leggero, e Alessia non voleva svegliarla. Giulia si sarebbe messa a piangere e litigare, e riflettere serenamente sarebbe stato impossibile.
Avrebbe dovuto cavarsela con ciò che aveva.
Guardò le sue mani. Stringendole a pugno, notò le unghie trascurate, la pelle indurita dal lavoro e le lentiggini che comparivano ogni volta che si perdeva nel giardino sotto il sole. Chi avrebbe mai pensato che la ragazza attenta alla moda si sarebbe appassionata tanto alla cura della casa, dimenticando tutto ciò che sua madre le aveva insegnato.
Alessia, sei una donna!
No! Sono una bambina!
Per ora, tesoro. Ma crescerai, diventerai una ragazza, poi una donna, proprio come me. Noi dobbiamo prenderci cura di noi stesse! Sempre! Manicure, pedicure, capelli ordinati! Le mani curate parlano più di abiti costosi. Non indossare gioielli se non hai nemmeno il collo pulito dopo una settimana! Capito?
Sì, mamma rispondeva Alessia da piccola, spalmando il rossetto della madre sulle labbra davanti allo specchio.
E quello, per ora, mettilo via! rideva la mamma, togliendole il tubetto. Non è il tuo colore! E poi sei troppo giovane. Sei splendida così. Ogni cosa a suo tempo.
Ma mamma
Ho detto basta!
Non sentiva spesso una sentenza così netta dalla madre, ma quando accadeva, sapeva perfettamente che era inutile discutere.
Sua madre era una persona di parola.
Sempre…
Alessia, parto. Starai con la nonna. È necessario.
Mamma, per tanto? Chiedeva, stropicciandosi il vestito per non piangere.
Sei mesi. Mi hanno offerto un lavoro ottimo. Ma è al Nord! E non posso portarti con me. Stai meglio qui, con la nonna. Lei si prenderà cura di te. E io ti chiamerò e ti scriverò ogni giorno.
Mamma, non partire…
Alla fine, Alessia non resse e si mise a piangere. La madre, impotente nel consolarla, perse la pazienza.
Basta adesso! Non ho scelta! Se non accetto questo lavoro, non riusciremo a trasferirci da tua nonna. Voglio che tu abbia la tua camera! Che possiamo andare al mare! Se tuo padre fosse vivo, non ne avrei avuto bisogno… Ma ormai sono io che devo occuparmi di tutto! Di te, di tua nonna!
Ma cè anche zia Carla! ribatteva Alessia, scuotendo la testa con rabbia.
Anche lei ha i suoi problemi. E io devo aiutarla.
Aiuta me! Resta! urlò Alessia, e per la prima volta vide la madre fissarla con durezza.
Alessia la voce della mamma si fece gelida, tanto da far rabbrividire la bambina Non si può pensare solo a se stessi! Se non pensi agli altri quando serve, nessuno penserà a te. Ora penso prima di tutto a te! Voglio che tu non manchi di nulla! poi l’abbracciò. Ti prometto che sarà la prima e lultima volta! Abbi pazienza, piccola mia! È importante!
Ad Alessia non rimase che acconsentire, anche se sentiva il cuore graffiato come da una schiera di gatti arrabbiati.
Scriveva lettere alla madre, e nei fine settimana urlava nel telefono quanto le mancasse. Spesso, per la nostalgia, rifiutava persino il gelato preferito. Le sembrava che il tempo non passasse mai. Quando la nonna le disse che sarebbero andate in aeroporto a prenderla, pianse così tanto che dovettero chiamare un taxi per non rischiare di perdere il volo.
Sua madre mantenne la promessa. Non la lasciò mai più così a lungo. Ci furono brevi trasferte, ma niente più separazioni come quella.
Si trasferirono da quellappartamento piccolo, ereditato dal padre di Alessia, ad uno più grande. Alessia aveva finalmente una stanza tutta sua. Ma di rado ci stava; preferiva portare libri e quaderni in cucina e stare con la mamma appena tornava dal lavoro. La sera le trascorrevano insieme, spesso in silenzio, se la mamma doveva lavorare un po anche da casa.
Stavano semplicemente bene insieme.
Le crisi delladolescenza sembravano averle evitate. Litigi ne erano quasi assenti: la madre mostrava una tale pazienza e tatto che, col tempo, Alessia capì quanto amore nascosto custodisse quella donna minuta senza nessuno alle spalle. La nonna era morta e ora erano loro due, sole.
La madre non frequentava più la sorella.
Perché, Alessia non chiese quasi mai. Una volta sola lo domandò, ricevendo una risposta chiara.
Si può perdonare tutto, tranne il tradimento.
Zia Carla ha tradito chi?
Nostro madre. La tua nonna. Lei la chiamò più volte, voleva vederla, dirle addio. Ma Carla non venne…
Perché?
Temeva che le chiedessi di restare per aiutare con lassistenza. Era anche suo dovere, dopotutto. Ma non sopportava vederla così, malata, bisognosa daiuto Non ce la faceva proprio…
E tu invece? Tu sì ce lhai fatta?! protestò Alessia.
Nemmeno io volevo, spiegò la madre, le labbra tremanti. Alessia la abbracciò. Ma non avevo scelta, capisci? Nessuna. Era mia madre! Dovevo accompagnarla fino alla fine, fargliela vivere con dignità, con vicino i volti noti… anche se non ci riconosceva più.
E per questo non mi lasciavi vederla più di pochi minuti?
Esatto. Non volevo che la ricordassi così.
In effetti non ricordo Mi vengono in mente solo pomeriggi destate, quando mi insegnava a fare la marmellata e a raccogliere la schiuma rosa con il cucchiaino Era più buona così!
Con Carla da bambine facevamo la stessa cosa
Non capisco! Vi ha cresciute entrambe allo stesso modo, amate e protette eppure siete venute fuori così diverse!
Succede, Alessia. La mamma riservava a Carla attenzioni speciali, era malaticcia da bambina. Forse da lì è partita una protezione esagerata per lei e forse non è stato giusto.
È servito?
A cosa?
A proteggerla…
No. Lo vedi anche tu come è andata la sua vita. Due matrimoni, tre figli, e tutta questa fatica Non giudico le scelte di mamma, ma mi ha insegnato come non voglio comportarmi con te.
Allora credi che i figli non andrebbero mai protetti?
No. Bisogna farlo, ma con intelligenza! Che madre è quella che non aiuta il figlio? Ma cè una grande differenza tra aiutare ed eliminare ogni difficoltà. Proteggere sotto una campana di vetro fa male. Cadute, esperienze, errori: sono parte della vita. Quasi nessuno impara dagli sbagli degli altri. Di solito, impariamo dai nostri. E sai cosa ho capito osservando Carla? Che se mamma non avesse sempre tirato via i sassi dalla sua strada, magari la sorte sarebbe cambiata… Ma io ci sarò sempre per te. Se non ce la fai, sono a fianco a te. Va bene?
Sì, mamma…
Così, ora, Alessia era seduta e rifletteva, contando sulle dita per capire dove e quando avesse commesso un errore.
Il giorno prima avevano festeggiato il compleanno di Marco. Nulla di importante, in famiglia. Era estate e la casa, che avevano finito di sistemare solo lanno prima, era grande e luminosa.
Vennero la madre di Alessia, la suocera, la sorella di Marco con marito e bambini.
Giulia, felice allidea di avere compagnia, saltava per il cortile chiedendo: «Quando arrivano? Possiamo fare il bagno in piscina?»
Domande senza fine a cui Alessia, esasperata, smise di rispondere. Tanto Giulia parlava da sola, sistemando la sua stanza per accogliere gli ospiti.
Marco era andato al mercato, e la cucina era un via vai di pentole e profumi. La madre laiutava e si preoccupava di lei:
Alessia, tutto bene? Come ti senti?
Mamma, perché ti agiti tanto? Cosa cè che non va? chiese Alessia.
Nulla, cara. Dimmi un po, di quanti mesi sei?
Ed ecco che il segreto che aveva appena iniziato ad ammettere a se stessa non era più un segreto. Le venne da ridere felice, abbracciando la madre.
È appena iniziato. Tre settimane soltanto. Non ho ancora detto niente a Marco. Come hai fatto a capirlo?
Brilli, come una lucciola Era lo stesso quando aspettavi Giulia.
Ho paura, mamma…
Perché? Tutto fila liscio per voi!
Non so continuo a sentire qualcosa che non va. Marco è cupo, distante. Non capisco che gli succede
Glielhai chiesto?
Non risponde!
Allora non hai chiesto nel modo giusto!
Mamma!
Eh? Non ho ragione? Tuo marito è turbato senza motivo e non riesci a tirargli fuori la verità? Hai lasciato che si allontanasse. Ricordati: non bisogna mai lasciare andare via le persone che ami, nemmeno di un passo! Perché qualcun altro può insinuarsi e chi sa cosa succederà allora
Alessia contò un altro dito. Ecco, da lì era iniziato tutto. Non aveva dato abbastanza peso ai suoi dubbi, finché la madre non la spinse a parlare con Marco.
Ma non ne ebbe occasione. Prima la festa, poi la pulizia dopo la partenza degli ospiti, e non aveva avuto nemmeno un attimo per affrontare il marito.
Poi ci fu quella frase che non riusciva a comprendere.
«Prendi tua figlia!»
Ma che significa?!
Alessia strinse i pugni. Ora basta! Avrebbe fatto come le aveva insegnato la madre, chiarendo tutto senza enigmi.
Marco stava uscendo dal garage quando Alessia, precipitandosi fuori, urlò così forte da far volare via i passeri dal tetto.
Fermati!
Saltò giù dai gradini, correndo davanti allauto.
Marco la fissò sbigottito, mentre lei si piantava davanti al cofano con le mani sui fianchi.
Spostati la voce bassa, ma Alessia sentì, in fondo, ciò che voleva sentire. Marco non voleva andarsene. E nemmeno lasciare la sua famiglia, nonostante tutto. Non si era sbagliata.
Scendi! Parliamone una volta per tutte, prima che Giulia si svegli! Cosa ti è saltato in mente?! Dove credi di andare?! Sono tua moglie o cosa?!
La voce di Alessia cresceva dintensità, e Marco sentiva il cuore stringersi.
Una donna arrabbiata per amore non avrebbe mai reagito così se davvero non gli importasse di lui, come diceva la sorella Perché laveva fermato, se voleva davvero la libertà? Non desiderava che Giulia vivesse col padre?
Alla fine scese dallauto, e borbottò con voce scura:
Come se tu non sapessi perché!
Lo saprei, se non stessi qui a chiedertelo! Marco, che ti succede? Da settimane sei irriconoscibile! E oggi poi E che significa che Giulia è tua figlia! Non lo è, forse?
Non lo so! sbottò Marco, guardandola finalmente negli occhi. Dimmi tu! Di chi è Giulia? Perché il vero padre la vede di nascosto?!
Cosa stai dicendo? Alessia rimase senza parole Sei impazzito?
Con chi ti incontri in città quando porti Giulia a lezione?
Alessia fu colta da rabbia, ma si controllò.
Ah, ecco tutto! Chi ti ha riempito la testa? Tua madre? O tua sorella?
Mia madre non centra!
Capito! Tua sorella Eleonora…
E allora?! Doveva dirmelo: lha visto coi suoi occhi!
Io sono tua moglie! rispose a tono Alessia, la rabbia ormai travolgente. Tu ascolti tutti tranne me! Ti fidi di chiunque tranne che di me! Giusto?
Hai mentito!
Io?! Quando?! E in cosa avrei mentito?
Chi è luomo con cui passeggiate al parco due volte la settimana tu e Giulia?
Alessia sospirò, scuotendo la testa:
Te ne ho già parlato, Marco! Occasione in cui guardavi la partita di Champions. Io e Giulia eravamo appena tornate e ti ho detto che avevo incontrato il mio ex compagno di classe, Luca. È stato tanti anni fuori, ora è tornato per assistere la madre malata. Sapendo che mia nonna aveva avuto la stessa malattia, mi ha chiesto dei riferimenti di medici e badanti. Poi ci siamo visti ancora, e tua sorella, se avesse guardato meglio, avrebbe visto che cera anche la mia mamma con noi! Pensi davvero che sarei tanto sfacciata da portare un amante davanti a mia madre? Lei stravede per te, Marco! Ti ha sempre rispettato più che me! E tu!
Alessia si morse le labbra, trattenendo le lacrime.
Non avrebbe pianto. Non ora.
Aspetta… vuoi dire che…
Marco, ti ho già detto tutto! lo interruppe, guardandolo con tale intensità che lui fece un passo indietro. Tu hai creduto subito alle cattiverie. Senza domande, senza spiegazioni, hai infangato il mio amore e il nome di nostra figlia! Ti rendi conto? Non so perché Eleonora abbia inventato tutto questo, e non voglio saperlo! Il fatto è uno solo: tu hai creduto a lei. Vuoi il test del DNA? Facciamolo! Così non avrai più dubbi che la bambina con i tuoi occhi è davvero tua figlia!
Ascoltò il silenzio di casa e sospirò.
Si è svegliata.
Tornò in casa, lasciando Marco incredulo in cortile.
Subito dopo sentì lauto che si allontanava.
Giulia chiacchierava, abbracciando Alessia, cercando attenzioni, mentre lei avrebbe voluto solo piangere.
Perché era successo questo? Che fare ora? Chiamare la madre? Confidarsi, oppure prendersi del tempo per riflettere?
Non raccontarmi mai dei tuoi litigi con Marco, finché non sei certa sia davvero finita, finché niente vi tiene più assieme! Allora chiamami, in qualunque momento del giorno o della notte! Prima no: voi vi riappacificate e io non perdonerò mai chi fa soffrire mia figlia.
Alessia fece scivolare il telefono lontano. Troppo presto. Marco doveva sapere che stava per diventare padre ancora. Poi avrebbe capito cosa fare.
Così, già più calma, quando sentì lauto del marito fermarsi di scatto davanti al cancello, si sentiva meglio.
Stava dando la pappa a Giulia quando Marco irruppe in cucina trascinando Eleonora.
Muoviti ora! Alessia, dove sei?!
Qua rispose Alessia, preoccupandosi subito che Giulia non assistesse al litigio.
Amore, hai finito? Vai nella mia camera, guarda i cartoni. Va bene?
Certo! Giulia sgattaiolò via, approfittando del permesso che raramente aveva. Ciao papà! Ciao zia Eleonora! La mamma mi ha detto che posso guardare la TV!
La voce allegra di Giulia riportò i grandi a sé stessi. Marco mollò la sorella e Alessia prese subito la parola, per evitare nuovi guai.
Vai Giulia, arrivo dopo!
Non serve subito, mamma! rispose Giulia, lanciando un sorriso alla zia e correndo di sopra.
Il confronto fu pieno di lacrime per Eleonora, rabbia per Marco e sconcerto per Alessia.
Io davvero credevo che lo stessi prendendo in giro! Capisci?! Ho sentito tante storie di mogli che ingannano e ora non mi fido più di nessuno!
Eleonora, pensavi che fossi come le tue amiche? Allora tradisci anche tu tuo marito? E i figli di chi sono?
Eleonora sgranò gli occhi, smettendo persino di piangere.
Ma che dici?!
Chiedilo a te stessa! Ti rendi conto di cosa hai combinato? Marco, tu hai creduto subito a tua sorella! E lei ha abusato della tua fiducia. Perché lo hai fatto?
Non lo so Eleonora piangeva senza più vergogna. Credevo di proteggerlo
Da chi? Da me? E ci sei riuscita?
Alessia si voltò verso Marco.
Hai capito ora? Altro da chiedermi?
Alessia…
No, Marco! Ora tocca a me essere arrabbiata. Ho bisogno di tempo per capire cosa fare. Eleonora, per adesso non voglio vederti in casa mia. Penso tu abbia capito il perché.
Scusami…
Ne parleremo. Ma per ora, potete andarvene. Anche tu, Marco. Vai
Alessia avrebbe perdonato il marito. Non subito, e alle sue condizioni. Nessuno, a parte Eleonora, avrebbe mai saputo quanto accaduto. Perché a volte i panni sporchi si lavano in casa. E di questa semplice saggezza Alessia avrebbe ringraziato a lungo sua madre.
La nonna avrebbe poi coccolato il nuovo nipotino, accarezzandone le guance e commentando la somiglianza col papà assieme alla suocera, sorridendo dolcemente alla figlia.
Sei cresciuta bene, Alessia. Moglie e madre straordinaria
Davvero?
Ti ho mai mentito?
Mamma, ma cosa vuol dire essere saggia? Mi hai chiamata così, ma io non mi sento…
La saggezza di una donna sta nel saper custodire tutto ciò che la vita le offre. Figli, famiglia, casa, amici Mettere insieme ciò che hai, proteggere quello che conta, e lasciare andare quello che rischia di rovinare la felicità. È difficile, a volte doloroso. Ma tu, questa dote lhai imparata
Davvero?
Ne sono certa! Ah, mi ha chiamato Luca. Si sposa il mese prossimo e ci invita entrambi.
Mamma
Niente scuse! Tengo io i bambini! Ma ti prego una cosa.
Cosa vuoi, mamma?
Vai a farti le mani. Non puoi trascurare te stessa!
Va bene!
Alessia abbraccerà la madre, sorriderà al marito e a Eleonora che, in disparte, si rosicchierà le unghie, e farà locchiolino a Giulia:
Vieni? Mi aiuti a mettere a letto il fratellino.
Davvero? la bambina spalancherà gli occhi e toccherà la manina chiusa del piccolo.
Certo, amore. È compito tuo… Ed è così che si custodiscono le cose importanti: con il cuore, la cura e la saggezza del perdono.





