Mi ero appena seduto a tavola per la colazione che ho chiesto a mia moglie:
Giulia, ti sei ricordata che domenica dobbiamo andare da mamma per il suo compleanno?
Lei mi ha lanciato un sorriso forzato, ma lo conosco fin troppo bene quel sorriso. Sono certo che, dietro quella facciata, stava pensando: Come potrei dimenticarmene? Me lo ripeti ogni giorno. E tua madre, poi, questa settimana me l’ha già ricordato quattro volte! Ma Giulia si è limitata a rispondere:
Sì, Antonio, non preoccuparti. Non mi scordo.
Le ho visto negli occhi un velo di stanchezza, quel mal celato disagio che prova ormai ogni volta che si deve vedere con mia madre. E dire che non capisco proprio che cosa mamma possa avere contro di lei. Giulia ama me, ha dato alla luce i nostri figli, gestisce la casa con una cura da manuale. Evidentemente, però, non si può piacere a tutti…
La nostra storia? Banale e moderna: ci siamo conosciuti su un gruppo Facebook di alimentazione sportiva. Io compravo barrette proteiche, lei vitamine. Un messaggio tira laltro, e da lì sono nate le nostre prime chiacchiere, continuate poi in privato. Qualche like alle foto, una battuta, e in poco tempo eravamo già una coppia. Setti mesi dopo ci siamo sposati.
Giulia, sarò un papà fantastico, te lo prometto! Vorrei almeno quattro figli: due maschi e due femmine. Un bambino solo diventa viziato, invece con tanti fratelli crescono più in gamba!
Lei rideva delle mie teorie, ma sapevo che le faceva piacere sentirmi parlare così.
Al primo incontro con mia madre, Clara Bianchi, ero in ansia. Lei ci ha accolto con quellaria autoritaria da insegnante: sopracciglia fatte a regola darte, sguardo scrutatore. A tavola interrogava Giulia su famiglia e studi. Quando ha scoperto che non era di Milano, ma una studentessa cresciuta in una famiglia numerosa di Bologna, con una madre sola e una piccola casa popolare, ha fatto una smorfia di disappunto. Poi, per tutto il pranzo, ha fissato il piatto in silenzio.
Le nostre nozze sono state in grande, in un ristorante famoso sul Naviglio. Da Bologna sono venuti la mamma di Giulia, le sue due sorelle e tre fratelli. Giovani, sorridenti, chiassosi. Una festa vera, piena di allegria. Io e lei eravamo inseparabili, sembravamo due tortore innamorate.
Due mesi dopo, abbiamo annunciato alla famiglia che presto avremmo avuto un bambino. Ero così felice che balbettavo dallemozione. I fratelli e le sorelle di Giulia ci hanno riempiti di auguri, la mamma era così emozionata che si è messa a piangere dalla felicità. Mia madre, invece, ha solo sospirato e stretto le labbra sottili.
Non potevate aspettare? Godetevi almeno un po la vita! Come fate a essere già genitori? Siete ancora dei ragazzi
Mamma, ma tra poco diventerai nonna, non capisci che gioia è? ho cercato di coinvolgerla, prendendole le mani e facendola girare per il salotto. Lei si è sottratta scocciata.
Poi è arrivata la nostra bambina, una splendida bimba, tutta sua madre. Ero luomo più felice del mondo. Giulia si dedicava anima e corpo a nostra figlia e alla casa. Io guadagnavo bene, potevo permetterle una collaboratrice domestica e una tata, ma lei preferiva fare tutto da sola: era nata per essere mamma, e io pure volevo dare il mio contributo, tra un cambio di pannolino e una passeggiata al parco.
Quando la nostra Caterina ha compiuto un anno, proprio quel giorno, abbiamo scoperto che Giulia era di nuovo incinta. Stavolta è arrivato il tanto desiderato maschietto: Francesco.
La vita si faceva più impegnativa, così abbiamo assunto Anna, una donna in gamba che aiutava in casa mentre Giulia si dedicava completamente ai bambini. Avevamo tutto ciò che si potesse desiderare: una famiglia meravigliosa, una casa piena di gioia, nessuna preoccupazione economica. Sembrava la vita perfetta, se non fosse per mia madre Clara, sempre pronta a punzecchiare.
Antonio, ma perché tua mamma sembra non volermi bene? Non le piacciono nemmeno i nostri figli, vero? Cosa ho fatto di sbagliato? mi chiese una sera, avvilita.
Giulia, non ci pensare. Mamma è così, ha un suo mondo tutto chiuso. Limportante è che io ti amo davvero con tutto il cuore le dissi, abbracciandola.
I bambini crescevano, il mio lavoro andava a gonfie vele, tutto procedeva a meraviglia. Non potevo non ripensare, ogni tanto, a quanto ero stato fortunato a scriverle quel primo messaggio.
Una sera, lasciati i figli alla tata, siamo andati a teatro. Giulia adora il teatro, si perde in quelle storie. Ma poco dopo linizio della commedia ha cominciato a sentirsi male.
Antonio, mi sento strana Sarà stato quel’insalata del bar, aveva un odore sospetto
Dopo un po di respiro, siamo tornati a casa e lei, per scrupolo, ha fatto un test di gravidanza. Risultato: positivo!
Giulia! Ma che gioia! Tre figli! Esattamente come avevo sempre sognato! le ho detto, sollevandola di peso.
Tre sono tanti, Antonio E Caterina e Francesco sono ancora piccoli mi ha risposto lei, un po intimorita.
Vedrai che andrà tutto bene! Lo annunciamo a mamma per il suo compleanno, così sarà una sorpresa insieme al regalo.
Giulia ha annuito, anche se so bene che in cuor suo pensava che a mia madre proprio non sarebbe piaciuta come notizia. Ma è stata zitta e mi ha sorriso.
La domenica, con il sole che accarezzava le vie di Milano, siamo andati tutti insieme da mamma, passando in pasticceria a prendere una torta e un fascio di rose. Siamo arrivati con mezzora di ritardo e già cerano parenti e amici, rumorosi e allegri, a tavola.
Mamma ci ha accolti con un profumo di Chanel e una cordialità da cerimonia. Ci ha baciati tutti e ci ha fatti accomodare tra gli altri invitati.
Dopo il brindisi, mi sono alzato con la grappa in mano:
Cara mamma e nonna, tanti auguri per questo bellissimo traguardo. Sii sempre radiosa e felice. Noi faremo di tutto per renderti orgogliosa! Ma ora, regalo e sorpresa!
Le ho consegnato una scatoletta con un bracciale doro e un biglietto elegante. Lei ha sorriso, ha aperto il regalo, poi il biglietto. Quando ha visto il test di gravidanza col classico simbolo, il suo volto si è irrigidito. Con disgusto ha buttato il test sul tavolo, si è girata verso Giulia e ha detto freddamente:
Ecco il tuo regalo, capisco bene Tanto non sai fare altro che figli come una gatta! Non ti sei stufata? Ma tanto ti è andata bene, eh? Te ne stai in casa, fai figli a raffica mentre mio figlio lavora e mantiene tutta questa tribù. Pure la donna delle pulizie! Ma sei una vera parassita, credimi
La sala è piombata nel silenzio. Gli occhi di tutti sui piatti, ma lattenzione era puntata su di noi. Ho sentito il sangue gelarsi.
Mamma, ma cosa dici? Non posso credere alle mie orecchie! ho sussurrato, con la voce spezzata, Pensavo che mi volessi bene, che ti facesse piacere la mia felicità. Ma tu ami solo te stessa.
Mi sono alzato, ho preso per mano Giulia, che a fatica tratteneva le lacrime, e ho vestito i bambini. Siamo usciti lasciando tutto alle spalle.
In macchina, Giulia piangeva in silenzio per non spaventare i bambini. Io sentivo un peso addosso enorme.
Tornati a casa, abbiamo passato il resto della giornata in silenzio. Quando i bambini si sono addormentati, ci siamo seduti in cucina, una tazza di tè tra le mani, la luce soffusa della lampada come unico conforto.
Giulia, ho pensato tanto. E sai una cosa? Tu non centri nulla le ho detto piano. Lei ha sollevato lo sguardo, ancora incredula.
Sarebbe successo con qualunque donna, non importa chi fossi stata: Clara, Maria, Teresa Avrebbe trovato sempre qualcosa da criticare. Se non i figli, la polvere. Non accetta che io sia felice. È gelosa. Mamma ha cresciuto da sola me, dopo che papà ci ha abbandonati e persino si nascondeva per non pagare gli alimenti. Lei ha lavorato come una matta per tirarmi su. E adesso vede te, che hai tutto: serenità, amore, il mio cuore, una casa piena. Non sopporta la felicità degli altri. E la peggiore delle invidie, la più amara, è quella tra donne. Giulia, perdonala, se puoi. A modo tuo, senza forzature. Forse un giorno cambierà qualcosa. Intanto, pensa a noi.
Siamo rimasti a lungo abbracciati, ognuno con i suoi pensieri, avvolti dalla penombra della cucina. Da quella sera in poi, ho capito una cosa importante: non sempre lamore di una madre è come lo immagini, ma se accanto hai una famiglia solida fatta di rispetto e di amore vero, il resto si può affrontare. E, soprattutto, non bisogna mai lasciare che lamarezza degli altri si insinui nella propria felicità.





