Come ricominciare da capo nella vita: consigli pratici per un nuovo inizio

Come ricominciare da capo

Dove vai tutta elegante a questora, eh? domandò mia madre, la signora Lidia Giordani, cercando visibilmente di trattenere il fastidio. Lanciò unocchiata allorologio appeso sopra la porta: le lancette segnavano quasi le otto di sera. Ma lora la guardi?

Io, Vittoria, le sorrisi appena, senza staccare lo sguardo dallo specchio. Le dita abili sistemarono una ciocca ribelle dietro lorecchio, poi mi voltai con calma verso di lei. Sapevo già che ci sarebbe stato lennesimo confronto sgradevole, ma ormai cero abituata. Anzi, avevo imparato a lasciar scorrere quelle parole sopra di me.

Mamma, non sono mica una ragazzina di sedici anni risposi con voce ferma, mantenendo sulle labbra un sorriso appena accennato. Adesso sono una donna adulta, e non devo rendere conto a nessuno. Almeno non a te.

Il viso di mia madre si irrigidì di colpo. Le piccole rughe si accentuarono sulla fronte e le labbra si serrarono in una linea dura. Ma chi credo di essere, pensava, con quello sguardo gelido? Come mi posso permettere di risponderle così?

Eppure stai sotto il mio tetto! ribatté subito ad alta voce, lasciando trasparire tutta la sua irritazione. Avevo osato controbattere, imperdonabile. E poi Con chi rimane tuo figlio, eh? Credi forse che io voglia badare a quel pestifero di otto anni che non mi dà mai retta? Ti sbagli di grosso!

Cercava di trasmettermi tutta la sua disapprovazione con uno sguardo agguerrito. Che bella soddisfazione: la mia figliola diventava sempre più audace Ma chi le aveva dato il permesso? Solo poco tempo fa, piangeva ai miei piedi supplicandomi di accoglierla di nuovo in casa!

Vorrei almeno potermi guardare un programma in santa pace, o prendermi un tè tranquilla, invece che allargò le braccia, come se il caos che, secondo lei, avrebbe portato mio figlio fosse già inevitabile invece che inseguirlo per casa o supplicarlo di fare i compiti, ascoltare i suoi capricci! Hai idea di quanto stanca tutto ciò? Sempre le stesse storie: non vuole mangiare, si annoia, i compiti gli sembrano una tragedia E io dovrei sempre risolvere tutto?

Basta! sbottai allimprovviso, sentendo il tono dentro di me cambiare. Lironia e la calma di poco prima sparirono, lasciando spazio a una freddezza determinata. Mattia starà da Elena stanotte. E guarda, non devi preoccuparti: tu sei lultima persona al mondo a cui affiderei mio figlio. Non sopporto lidea che assorba un esempio simile. Sai, i bambini assorbono tutto come spugne.

Mia madre rimase per un attimo pietrificata, incapace di credere alle sue orecchie. Poi si prese il petto in un gesto teatrale, reclinando il capo come se fosse stata ferita a morte. Il suo era un copione talmente esagerato che, se la situazione non fosse stata così pesante, avrei potuto persino ridere.

Ah, ecco come parli adesso! gridò con voce tremula, fingendo un dolore offeso fino al midollo. E pensare che io ti ho sempre aiutata, ti ho aperto la porta dopo quel divorzio, ti ho dato una stanza Tutto per te, e tu

Si fermò, aspettando che mi intenerissi, che provassi almeno un po di colpa. Ma la conoscevo troppo bene. Non sarei mai più cascata nei suoi giochetti.

Non ti sei mai ricordata che un quarto di questa casa è anche mio? la fermai bruscamente, tagliando corto ai suoi rimproveri. Non sei lunica padrona qui dentro, mamma. Ho tutto il diritto di vivere in questa casa, anche senza il tuo permesso!

Provai quasi piacere nel vedere la sorpresa nei suoi occhi. Non era preparata a questa mia forza, forse pensava che sarei rimasta per sempre debole e implorante.

E guarda caso, tu non hai nessun diritto di impedirmi di usare la mia parte continuai, con una nota di trionfo nella voce, come se tra le dita mi scivolasse finalmente una rivincita attesa da tempo. La mano tremava mentre cercavo nella borsa, controllando che avessi preso tutto. Dovevo darmi un contegno.

E comunque, non resteremo qui a lungo aggiunsi fissandola negli occhi. Due settimane, un mese al massimo. Poi tocca portare pazienza: fra poco, non sentirai più parlare di noi.

Mia madre scoppiò a ridere, un verso acido e crudele che rimbombò nellingresso. Scosse il capo, incrociò le braccia e mi fissò con uno sguardo dove si mescolavano disprezzo e una strana soddisfazione.

E dove pensi di andare? domandò, scandendo le parole piano. Cera più di una presa in giro: era la sicurezza di chi è convinta che io non abbia via duscita. Non hai niente! Non puoi nemmeno chiedere un mutuo: chi ti dà i soldi per lanticipo?

Fece una pausa, come a sottolineare quanto fossero senza uscita le mie prospettive. Poi riprese, lenta e tagliente come un chiodo piantato in una bara:

Tuo marito è stato furbo e ha messo lappartamento a nome della madre, perciò al divorzio non ti è rimasto niente. Sei stata proprio ingenua Mi vergogno quasi di te, Vittoria! Significa che non sono riuscita nemmeno a educarti come si deve.

Sentii un nodo stringermi lo stomaco, ma non avrei mai mostrato debolezza. Serravo il manico della borsa fino a far sbiancare le nocche, poi presi un lungo respiro per ritrovare la voce.

Non sono affari tuoi, risposi a denti stretti. A costo di sembrare dura, non volevo lasciarle il minimo spazio. Da tempo non sono più quella ragazzina. Basta così. E per la cronaca, la nonna più premurosa del mondo, Mattia è uscito già da ore.

Non aspettando risposta, mi voltai di scatto e scesi di corsa le scale, il fruscio dei tacchi che riecheggiava sulle tavole di legno. Volevo solo uscire il prima possibile da quella casa, che ancora una volta mi aveva ricordato quanto poco ospitale fosse, nonostante le apparenze.

Appena fuori, laria era fresca, ma la rabbia che avevo dentro mi impediva di sentirla. Camminavo in fretta, senza guardare la strada, volevo solo lasciarmi tutto alle spalle: quelle parole, quella donna, quel passato. Sentivo il morale sotto i piedi, come se una nuvola nera avesse spento ogni colore.

Ma perché proprio a me una madre così? mi ripetevo, stringendo i pugni in tasca. Sapevo che qualcuno avrebbe senzaltro criticato questi miei pensieri, mi avrebbe chiamata figlia ingrata. Ma ormai non mi importava. Nel profondo cresceva la certezza che a volte è meglio non avere affatto una madre, piuttosto che averne una così distante. Quella che invece del conforto, sa solo lanciare frecciatine o calcoli freddi.

Chi vede Lidia Giordani per la prima volta, ne resta subito conquistato. Sa come farsi voler bene: sorriso caldo, voce gentile, ascolta con attenzione, annuisce comprensiva. Nella cerchia dei vicini era stimata: sempre pronta a dare consigli, prestare un oggetto, aiutare se serve. A volte ti consola con un: Forza, che tutto si sistema.

Ma chi la conosceva a fondo, conosceva laltra Lidia: intransigente, esigente, abituata a dover avere il controllo su tutto. Per lei esisteva solo un giudizio corretto: il suo. Era convinta che solo lei sapesse quale fosse la strada giusta per tutti, e non aveva remore a dirlo chiaramente. Bastava contraddirla e il suo sguardo diventava gelido, la voce si faceva dura, tagliente come il ferro.

Sin da piccola avevo vissuto secondo le sue regole. Mia madre decideva tutto: quali vestiti portare, quali attività frequentare, con chi amicarmi. Persino le amicizie dovevano passare il suo esame:

Quella ragazza lì non va bene, mi diceva appena le raccontavo di unamica cresciuta solo con la madre. Non è gente per te.

Quel bambino lì è un monellaccio, sentenziava, dopo aver visto che giocavo con il vicino vivace. Quelli ti portano solo guai.

Invece, altra compagna veniva subito approvata:

Lei sì, puoi frequentarla. Sua madre lavora in Comune, ha un buon posto. Mai sapere, può sempre tornare utile.

Quando si trattò di scegliere luniversità, mia madre non mi chiese opinioni. Era tutto deciso: dovevo entrare a Medicina, punto. Nessuno si domandò se mi piacesse o meno, o se avessi la minima passione per curare la gente. E il fatto che io svenissi alla semplice vista del sangue? Per lei, solo una scusa, una ricerca dattenzione.

Non fare storie replicava alzando un sopracciglio dubbioso inventi tutto solo per non impegnarti.

Provai a spiegare che non era una recita, che avevo davvero paura, ma per lei era solo una debolezza.

Alla fine decisi lunica cosa che vedevo possibile: sposarmi. Avevo appena compiuto diciotto anni e quando un conoscente mi chiese di sposarlo, non ci pensai su molto. Non c’era tempo da perdere: cercavo solo una via di fuga. Lontano da quel controllo soffocante, dove ogni mia scelta era già fatta da altri.

Lo sapevo bene che il matrimonio era una cosa seria, ma mi sembrava lunica possibilità di respirare un po di libertà. Limportante era solo una cosa: separarmi da una casa dove ogni mio passo era sotto giudizio.

Il matrimonio tra me e Giorgio così si chiamava allora mio marito non poteva durare. Subito dopo la cerimonia, per qualche mese, sembrava anche funzionare: ci siamo goduti lindipendenza, abbiamo fatto progetti. Ma dopo un anno sono cominciate le vere difficoltà. Non eravamo preparati alla responsabilità di formare una famiglia.

Allinizio le discussioni erano per piccolezze: piatti sporchi, andare a fare la spesa, come spendere i soldi. Poi sono diventate più serie: Giorgio stava sempre più fuori, tornava tardi, iniziava a rispondere male. Ho cercato di parlare, ma lui mi liquidava:

È tutto ok, non fare tragedie. Sono solo stanco.

Dopo la nascita di Mattia, le cose sono precipitate. Notti insonni, pianti, stanchezza: la tensione tra di noi era ormai palpabile. Si finiva sempre a litigare, anche pesantemente. A volte urlavamo fino a perdere la voce, altre si rimaneva giorni senza parlarsi.

Poi ho scoperto che Giorgio non mi era fedele. Il peggio è che non cercava nemmeno di nasconderlo. Una sera tornò a casa tardi e, con noncuranza, mi disse:

Guarda, ho conosciuto una. Niente di serio, ma se vuoi andartene, fai pure.

Rimasi lì, Mattia addormentato fra le mie braccia, senza parole. Volevo gridare, piangere, ma invece mi limitai a lasciarlo e andare a mettere a letto mio figlio.

Non avevo nessuno. Dellaltro ramo della famiglia mi era rimasta solo mia madre, e con lei rapporti tesissimi. Amiche pronte ad aiutarmi con un bambino non ce n’erano. Avevo dovuto adattarmi: tolleravo le notti fuori di Giorgio, la sua indifferenza e le umiliazioni. Piangevo di nascosto, con la faccia affondata nel cuscino.

Avevo già rinunciato alluniversità quando aspettavo Mattia. Mi ero iscritta solo da sei mesi quando ho scoperto di essere incinta. Avevo tentato di conciliare studio e maternità, ma era impossibile. Poi anche la voglia di studiare se nera andata: il tempo era solo per sopravvivere, per arrivare a fine mese.

Quando Mattia fu abbastanza grande per la materna, decisi di tornare a studiare. Dopo infinite riflessioni, scelsi un corso di ragioneria al serale, allistituto tecnico di quartiere. Non era il mio sogno di ragazza, ma almeno era la possibilità concreta di conquistare un minimo di indipendenza.

Studiavo ogni sera dopo il lavoro, spesso addormentandomi con i libri in mano. Ma ogni volta che prendevo un bel voto, sentivo dentro una scintilla di speranza. Forse potevo costruire la vita che volevo veramente?

Dopo alcuni anni, con un diploma vero in mano e finalmente un lavoro stabile, trovai il coraggio di chiedere il divorzio. Mattia andava già alle elementari e cominciava ad essere più autonomo. Restava il problema della casa.

Affittare un appartamento era proibitivo. A Milano, gli affitti mangiano lo stipendio di un intero mese e il mio bastava appena a coprire le spese essenziali. Così mi tornò in mente la mia quota della casa dei miei. Per legge, era anche mia lunica soluzione a portata di mano e senza chissà quali euro per lanticipo.

Lidea di tornare da mia madre mi lasciava senza respiro. Da un lato quella era la casa dove ero cresciuta, dove tutto era familiare. Dallaltro, sapevo già che lì non sarei mai stata veramente adulta.

Ma non avevo scelta. Presi coraggio, chiusi gli occhi e la chiamai.

***

Ma tu lì diventi matta, cercava di farmi cambiare idea la mia amica Elena, tormentando il bordo della tovaglia in cucina. E tuo figlio? Conosci tua madre E Mattia, con il suo carattere, non la reggerà! Ti ricordi come si mette sempre contro di lei? Lei vorrà comandare e lui non ne vorrà sapere

Mi fermai a guardare fuori dalla finestra, dove i primi fiocchi di neve giravano in aria come in una danza lenta. Sospirai, radunando le forze, poi la guardai in faccia.

È solo per un po, giusto un paio di mesi, dissi stringendo le labbra. Nella mia voce cera stanchezza, ma anche una nuova durezza. Sì, hai ragione, Elena. Mia madre è quella che è. Ma non ho opzioni. Tra poco ce ne andremo, la sentirò solo al telefono se sarà lei a cercare me, perché io di prendere liniziativa non ne ho proprio voglia

Elena si appoggiò allo schienale, analizzandomi con attenzione. Qualcosa nel mio modo di parlare la insospettì troppo decisa, troppo serena rispetto a tutto quello che avevo addosso in quel periodo.

E dopo qualche mese? chiese, inclinando la testa. Parli come se avessi già tutto organizzato. Non ti riconosco più

Sorrisi, non troppo, come chi si conserva un piccolo segreto. Bevvi un sorso di tè, lo stesso che ora sapeva di inverno e famiglia.

Non sono così sprovveduta come crede mia madre, dissi, guardandola dritta negli occhi. Per mio figlio farei qualsiasi cosa. Sai, una persona mi sta facendo capire che tiene a me.

Mi interruppi, notando la curiosità che si accendeva negli occhi dellamica. Si preparava a chiedermi il nome, ma la bloccai con un gesto veloce della mano.

Non me ne volere, ma preferirei non fare nomi per adesso, aggiunsi. Non è che non mi fidi Voglio solo essere prudente. Non voglio farmi illusioni, però sento che potrebbe essere una svolta.

Elena annuì, anche se nei suoi occhi vedevo una febbre di domande. Ma rispettava i miei tempi.

E poi, continuai, con una luce nuova nei miei occhi questa occasione non la lascerò sfuggire! Ho bisogno di unaltra vita, non posso continuare a vedere Mattia soffrire per i rimproveri della nonna. Voglio dargli una casa serena, con una madre che non sia costantemente sotto pressione. Se per questo devo rischiare lo farò.

Nel mio tono cera una sicurezza mai avuta prima. Non erano parole dette per farsi coraggio: era una scelta vera, pensata e sofferta.

Elena si sporse e mi strinse la mano tra le sue.

Io credo in te, disse semplice. Ma sta attenta.

Le sorrisi timidamente, riscaldata dalla sua solidarietà. Di dubbi ne avevo ancora, ma sapevo che tornare indietro ormai era impossibile.

Ma ti piace davvero? domandò poco dopo Elena. Cera in lei più di una semplice curiosità, temeva per la mia fretta. Una volta sei già scappata di casa per fuggire da tua madre E guarda come è andata. E se invece venite da me, in due in una casa piccola, ma almeno con serenità? E Mattia con il figlio dei vicini si divertirebbe

Girai più volte la tazza fra le mani, ora che fuori era già buio e la cucina si era fatta calda e raccolta. La guardai, per la prima volta con un sorriso vero.

È veramente speciale, risposi bassa, ma con chiarezza. Gli piacciono i bambini, ha un figlio anche lui, di un paio danni più grande di Mattia. Ci siamo conosciuti proprio al parco giochi. Allinizio parlavamo solo dei nostri piccoli, poi di tutto un po

Rimasi ferma, a pensare alle nostre chiacchierate. Ai suoi modi gentili, allattenzione, a come sapeva sorridere delle marachelle dei bambini. Nei suoi occhi non cera mai stato giudizio, solo simpatia e gentilezza.

Con lui mi sento leggera, ripresi. Non giudica, non impone. Anzi, aiuta sempre, ascolta, gioca col figlio, legge favole è un padre vero. E con Mattia ha subito trovato unintesa naturale.

Elena mi ascoltava senza interrompere. Vide accendersi nel mio sguardo quella scintilla di felicità che lo sapeva non vedeva da anni.

Non ho rimpianti, dissi, questa volta guardandola negli occhi. Questa è la mia scelta, e per la prima volta so che non mi sto sbagliando. Ho valutato tutto, a lungo. Ho diritto a una vita migliore, per me e per Mattia. Stavolta non sto scappando, sto costruendo. Una famiglia dove saremo amati.

Sospirai, come liberandomi di qualcosa che mi pesava dentro.

Capisco le tue paure, Elena, e ti sono grata per la proposta, ma devo tentare. Se non ora, quando?

Elena annuì, la preoccupazione ancora lì, ma la fiducia più forte. Si protese e mi strinse di nuovo le dita.

Va bene, disse con dolcezza. Se sei convinta, io ci sono. Qualunque cosa succeda, casa mia resta casa tua.

In quel momento sentii un calore diffondersi dentro. Le strinsi la mano a mia volta.

Grazie, mormorai. Conta tanto per me

***

Avevo ragione: dopo meno di due mesi, la mia permanenza nella casa materna si concluse. Il destino prese una svolta nuova e luminosa: Michele mi chiese di sposarlo. Fu proprio quella la svolta che sognavo da tempo linizio di una nuova vita.

Infretta preparai i bagagli: qualche valigia di abiti, i giochi di Mattia, poche cose necessarie. Servirono solo due ore: quasi sentivo la fortuna spingermi fuori da quelle mura.

Mattia era il più contento di tutti. Non sopportava più la nonna autoritaria, i suoi continui rimproveri, le regole asfissianti. In sua presenza diventava scontroso, rispondeva male, si rifugiava in camera sua. Ora finalmente poteva essere se stesso.

Quando Lidia Giordani sentì che mi risposavo, esplose. Pretese di incontrare Michele:

Lo voglio vedere! Se non mi piace, niente matrimonio. Non ti permetto di commettere un altro errore!

Fui categorica:

Mamma, è la mia scelta. Nessun incontro.

Il rifiuto fece scattare la scintilla. Mia madre si precipitò fuori, facendo in modo che tutto il vicinato assistesse al suo sfogo. Gridava ogni cosa le passasse per la testa su di me: la mia incoscienza, la mancanza di gratitudine e zero senso di responsabilità.

Le persone, che avevano sempre visto la signora Lidia come esempio di compostezza e cortesia, ne rimasero scioccate. Alcuni provarono a calmarla, a dirle che non valeva la pena fare drammi per questioni di famiglia. Ma lei si sfogò con tutti, rimproverando ognuno. I vicini scossero la testa mormorando: Non lavrei mai creduta capace.

In seguito, tentò di giustificarsi: chiamava le amiche a raccontare che aveva esagerato per lansia, che era solo preoccupata per me. Ma la sua reputazione era ormai cambiata. Rimase per sempre, per molti, la donna del grande scandalo di via Garibaldi.

E io io ero finalmente felice. Il nuovo matrimonio era proprio quello che sognavo: caldo, affidabile, pieno di dialogo e complicità. Michele non era solo gentile e premuroso, era un vero punto di riferimento per me e Mattia. Con lui non dovevo fingere, non dovevo più temere ogni parola.

Ho realizzato anche un altro sogno: mi sono iscritta alluniversità. Studiare non era facile: le lezioni, il lavoro, la casa, i ritmi frenetici. Ma ogni mattina, aprendo un libro o seduta in aula, sentivo riaccendersi dentro quella passione che mia madre, un tempo, aveva soffocato dicendo che solo Medicina era degna. Ora invece studio ciò che amo e mi sento viva.

Anche nel lavoro, dopo qualche mese, ho trovato una posizione stabile, non scintillante ma onesta, con un buon capo e possibilità di crescita. Ho imparato a gestire le spese, a mettere da parte qualche euro per le emergenze. Quella sicurezza economica, per me, era soprattutto un simbolo di libertà.

Ogni tanto mi tornava in mente il giorno in cui sono fuggita dalla casa materna, e sorridevo. Oggi ho tutto ciò che temevo solo di sognare: un marito che mi ama, un figlio sereno, lavoro, studio e, soprattutto, la sensazione di vivere finalmente la mia vita.

E, anche se difficoltà ce ne saranno ancora, ora so che posso farcela.

Perché questa volta, la scelta è davvero mia.

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