AMARE SOFFRENDO, SOFFRIRE AMANDO
Tra Giulio e Livia il matrimonio era stato benedetto.
Il giorno delle nozze, quando il corteo nuziale già sfiorava la Chiesa di Santa Chiara a Firenze, improvvisamente si scatenò una burrasca estiva furiosa. Nessuno seppe da dove fosse arrivata: piombò silenziosa, agguantò la veletta di Livia e la fece volare su, in alto, come un palloncino legato al destino. Salì nel cielo, danzò impazzita in un turbine, poi, svuotata, planò in una pozzanghera nera sotto il portone della chiesa. Gli invitati trattennero il fiato. Come era venuta, la tempesta svanì. Giulio scattò dietro alla veletta, ma fu inutile.
La candida veletta giaceva nella pozzanghera densa e scura. Livia, sconvolta, gridò allo sposo:
Giulio, lasciala lì. Non la metterò più questa veletta!
Le vecchine radunate, sedute come piccioni sul muretto della chiesa, iniziarono a sussurrare: dicevano che la vita degli sposi sarebbe stata piena di tempeste e guai…
Presero allora, in fretta e furia da un negozietto in piazza, un fiore finto bianco, appuntandolo tra i ricci di Livia. Non cera il tempo di cercare una nuova veletta: non si può arrivare tardi al proprio matrimonio.
Gli sposi stavano nellatrio della chiesa, le candele in mano, giurarono fedeltà sotto il velo, per Dio. Ma prima avevano firmato in municipio, con la sala decorata di gigli e parenti, per gli uomini…
Tre anni dopo, la famiglia di Giulio e Livia contava già due bambini: la piccola Sofia e il fratellino Matteo. Vivevano il ritmo di casa loro, senza conoscere dolore.
…Dieci anni dopo, ecco, una giovane bussò alluscio dei Ricci. Livia, come sempre, accogliente anche con gli ospiti inattesi, ricevette la ragazza con un sorriso e una fetta di crostata. Questa ospite però aveva occhi limpidi, allure elegante e una giovinezza che sapeva di altri mondi.
Buongiorno, Livia. Mi chiamo Mirella. Sono la futura moglie… di tuo marito, disse con calma la sconosciuta.
Ma che curiosità! balbettò Livia tra incredulità e stupore.
Da quanto tempo Giulio fa il promesso sposo con te? chiese Livia, incalzando.
Da tempo. Ma ora non posso più aspettare. Giulio ed io aspettiamo un bambino, rispose Mirella, senza un battito di ciglia.
Proprio una storia da romanzo! Moglie, amante, figlio illegittimo… Ma Mirella, sai che io e Giulio siamo sposati per sempre? Abbiamo due figli…
So tutto. Però noi ci amiamo! Anche noi per sempre! Puoi sciogliere il vincolo. Giulio non è più fedele. Ho chiesto, si può fare, insistette la giovane.
E io invece ti dico: non entrare dove non sei invitata! Ci penseremo noi alla nostra famiglia, sibilò Livia, visibilmente agitata, E adesso, arrivederci!
Mirella alzò le spalle, lasciò la casa con passo svelto.
Livia chiuse la porta con un tonfo secco.
Che insolente ficcanaso, pensava Livia tra sé. Ma dun tratto iniziò a ripensare ai cambiamenti recenti di Giulio: più distante con i figli, scuse di lavoro, improvvise trasferte, limprovvisa passione per la pesca in Arno una tensione nuova aleggiava nellaria, come un odore stantio.
Ma Livia scacciava i pensieri scuri. Magari era tutto nella sua testa. Che Giulio restasse irreprensibile!
La sera, quando Giulio tornò a casa, Livia lo invitò a tavola con la cura di sempre: prima si nutre lo stomaco, poi si discute il cuore.
Non appena Giulio la ringraziò per la cena, Livia attaccò.
Giulio, sei innamorato? chiese dun fiato.
Sì, rispose lui, rigido.
Oggi è venuta la tua… amica. È una cosa seria tra voi due?
Sono uno sciagurato! Non posso vivere senza di lei, respiro appena senza Mirella! Ho provato a troncare, non ci sono riuscito! Lasciami andare, Livia! si disperò, con occhi già pieni daddio.
Ti lascio… Livia comprese che ormai le parole erano inutili. La vita avrebbe deciso.
…E Giulio andò via.
Livia chiese consiglio al confessore della parrocchia di San Bartolomeo, a due passi dal Duomo. Il sacerdote lascoltò con pazienza, confortandola:
Figlia mia, lamore sopporta tutto, non si spegne mai! Puoi ottenere lo scioglimento perché Giulio ha ceduto alla carne. Oppure puoi perdonare, pregare e aspettare. Le vie del Signore sono misteriose…
…Due mesi dopo, Livia scoprì di essere incinta ancora. Era figlio di Giulio. Sentì che era un segno: magari lui, un giorno, si sarebbe pentito e sarebbe tornato. Con questa speranza accarezzava la sua gravidanza.
Quando nacque il terzo bambino, la madre di Livia propose:
Chiamiamolo Giovanni, come tuo marito. Chissà che il tuo Giulio non torni…Nella vita, tutto succede.
Fortuna volle che la mamma di Livia la aiutasse in tutto: ninnava i piccoli, dava loro da mangiare e raccontava favole.
Giulio non si dimenticava di Sofia e Matteo: regalini, gite al mare, persino qualche banconota da cento euro infilata in una busta per Livia.
Livia vietò però di parlare a Giulio del fratellino Giovanni. Ma i bambini hanno la lingua sciolta…
Sofia rivelò tutto al papà durante una visita da lui. Giulio allora pensò che Livia avesse trovato un nuovo compagno. Gli si strinse il cuore, travolto dai ricordi del passato felice… Non avrebbe mai immaginato che fosse figlio suo!
Intanto, Mirella affrontava la maternità in salita: ricoveri, avide voglie di frutta e gessetti da masticare. Ma la felicità si spense quando nacque una bimba già priva di vita.
Poi la seconda gravidanza finì in un altro crollo.
Stremata dal dolore, Mirella decise che, almeno per un po, doveva sospendere il sogno dei figli. Ma il destino sussurra ciò che vuole
Intanto, nella casa di Livia cominciò a presentarsi spesso un vecchio compagno duniversità, Valerio. Ai tempi dellateneo di Pisa era stato il suo più insistente corteggiatore, troppo preciso e serioso per i suoi gusti, ma corteggiato dalle colleghe. Dopo l’arrivo di Giulio, Valerio fu congedato senza appello, o così credeva lui.
Un giorno, Livia viaggiava in autobus, fuori pioveva. Un uomo si avvicinò.
Posso sedermi? chiese.
Si, certo, rispose senza voltarsi.
Sei triste, signorina? insistette.
Livia restava muta, seccata. Ma poi:
Valerio? Non ti vedevo da secoli, dove sei finito?
Dai, raccontami di te, indagò Valerio sottovoce.
Passa da me. La moglie non si offende se resti? propose con un sorriso.
Durante la cena, tra vino rosso e biscotti secchi, Livia si aprì come non faceva da anni. Valerio fu uno scoglio saldo, ascoltava e basta, rassicurante. Livia alla fine lo baciò, di affetto e riconoscenza.
Valerio non aveva mai sposato nessuno, né aveva generato figli. Destino wanton. Eppure, iniziò a frequentare quella casa piena di bambini e malinconia, portando sempre regali e fiori.
Ma Livia fu chiara:
Vieni pure, ma io aspetto mio marito. Niente scherzi.
Valerio acconsentì.
Va bene, ti penserò come una sorella. I bimbi saranno i miei nipotini.
Si sistemò così tra loro.
Nel frattempo, un nuovo sorriso si accese nel destino di Giulio e Mirella: finalmente nacque una bimba sana e bella, la chiamarono Benedetta, per restare vicini al Cielo…
Mirella si immerse tutta nella nuova maternità. Ma spesso ricordava le parole di Livia. Che sapore amaro, la felicità rubata…
Per la prima volta, Mirella capì davvero il male che aveva portato nella casa di Livia. Le disgrazie degli altri non insegnano mai nulla. Avrebbe voluto gettarsi ai piedi di Livia, piangere e chiedere perdono.
Giulio adorava Benedetta, la riempiva di giochi e carezze, la cullava, la lavava con affetto.
Il fiume del tempo scorreva lento.
Passarono cinque anni.
Tutti i bambini di questa storia erano cresciuti, e ognuno era un po più adulto.
Un giorno la malattia colpì duramente Mirella. Aveva solo trentanni: ospedali, specialisti, cure costose, farmaci rari. Giulio era impotente, correva ovunque.
Quando i medici la mandarono a morire a casa, Mirella chiese a Giulio:
Portami da Livia, la tua prima moglie. Ti prego!
Giulio, stupito, non si oppose.
Livia già conosceva la triste notizia. Sofia le aveva raccontato tutto. Quando Giulio chiese di poterli vedere, Livia non rifiutò.
Giulio entrò nella vecchia casa con Mirella tra le braccia, come una reliquia fragile. La sistemò gentile sui cuscini, davanti agli occhi di tutta la famiglia.
Lasciatemi sola con Livia, vi prego, sussurrò Mirella.
Rimasero sole. Livia guardò lex rivale: Sembra quasi una santa di gesso, pensò.
Sospirando, si sedette accanto a lei.
Livia, perdonami se puoi anche a me è arrivata la giusta punizione del cielo. Ti prego, prendi con te Benedetta! Non ho nessuno tranne Giulio e forse te. Prometti che crescerete Benedetta insieme, tu e lui, pregava Mirella tra lacrime silenziose.
Livia le prese la mano con dolcezza:
Mirella! Non è Dio che punisce, siamo noi stessi. Io ti ho già perdonata. Non ti preoccupare, nessuno abbandonerà Benedetta.
Fatevi ospitare qui, con Giulio. Si fa poca figura a lasciarvi soli: la casa è grande, ci stiamo tutti.
Prometto: guarisci, vedrai! Tutto è possibile. Non perdere la speranza!
Nella casa Ricci, come in una fiaba antica, ognuno trovò il suo posto.
Valerio si prese particolarmente a cuore Mirella, restando accanto al suo letto, trovando sempre le parole giuste, e infine scoprendo di amarla. Benedetta era la sua gioia, la chiamava margheritina di Dio.
Mirella voleva vivere. Si aggrappava a quelle mani gentili.
Livia era la forza e la fede: le diede una flebile speranza, e pian piano, la vita tornò
Passarono sei mesi di lotta, terapie, camminate lente allaria aperta, pacati sorrisi tra le lenzuola. La malattia arretrava.
Mirella pensava spesso a Valerio. Sapeva che Giulio era stato un amore, ma ormai era il marito di unaltra: finalmente aveva imparato: Non fissare ciò che non ti appartiene. Valerio invece era buono, affidabile, aveva accolto Benedetta come figlia e lei come compagna: lamore di uno può bastare per due.
Arrivò un giorno di sole in cui Mirella, a pranzo, annunciò:
Livia, Giulio, io, Benedetta e Valerio vi lasciamo. Grazie per la casa, per la bontà, per lamore inaspettato! Non incontrerò mai più persone come voi. Vi sono grata!
Giulio e Livia si scambiarono uno sguardo carico di tutto quello che non avevano mai detto.
Molto tempo prima, Giulio aveva detto a Livia:
Qualunque cosa accada con Mirella, voglio stare con te! La tua generosità non ha limiti, saprai accogliermi? Abbiamo tre figli nostri da crescere! Mi inginocchierò davanti a te, chiedo perdono!
Ma che dici, Giulio? Altro che riprenderti, dovrei essere io a chiedere scusa a te! Non sono stata la moglie che meritavi. La vita insegna, che tu voglia o no! diceva Livia, abbracciando e baciando il marito ritrovato.
E Benedetta, Giulio? È tua figlia! Ti ama…
Benedetta sarà sempre la mia bambina! Non le farò mancare mai nulla, mai! La mia casa per lei sarà sempre aperta.
Mirella, Valerio e Benedetta si preparavano a partire.
Al momento del commiato, Mirella prese da parte Giulio:
Ama Livia, più della tua vita. Non farla mai soffrire. Io non ti dimenticherò… Mirella lo baciò sulla fronte, lieve come la bruma mattutina.
Sii felice, Mirella, rispose Giulio.
E la vita, tra le ombre e i raggi di sole delle campagne toscane, continuò il suo cammino.


