Il Fardello
Ma Cinzia, ma quella lì ha pure il fardello! O a te va bene così? Domitilla si appoggia alla staccionata e accenna un sorriso malizioso, fissando la vicina. Possibile che non cera di meglio? Non sei né brutto né storto, anzi sei proprio un bravo ragazzo. Eppure di ragazze nel nostro paese ce ne sono a bizzeffe, e guarda te, ti sei proprio incastrato!
Cinzia sospira. Non vuole confessare nemmeno a se stessa che il suo cuore proprio non riesce ad accettare la scelta di suo figlio, figuriamoci sentirla dichiarare beffardamente dallamica-nemica di una vita.
A noi, ormai, i bambini portano solo gioia, Domi! Capito? E poi, cosa avrebbe di male, mi dici? Giovane, bella, di carattere quieta e retta, su questo non ho dubbi. E il bambino? Dovè il problema? Non l’ha fatto per caso, ma da sposata. Se poi è rimasta vedova così giovane, siamo tutti sotto la stessa legge, no? Lo cresceremo, lo educheremo, sarà un secondo nipote. E basta spettegolare al vento!
Cinzia stringe le labbra e allontana con uno schiocco di dita il gatto della vicina, intento a camminare sulla staccionata in direzione del suo pollaio.
Non ci provare più! Ormai me le ha già portate via tre, le galline, Domi. Tieni docchio il tuo micio, che se scendo Artù poi non ti lamentare.
Eh, lhai spaventato! Domitilla sposta più in là il suo enorme gatto tigrato. E chi scappa da chi, ancora bisogna vedere. Lo chiudo in casa, va! Le altre galline me le ha già rincorse lanno scorso. Meno male che almeno le fa fuori i topi, sennò da un pezzo lo avrei dato via. Ma che ci vuoi fare con gli istinti, eh?
Gli istinti se li tenesse a casa sua, allora!
Oh Cì, mi stavo dimenticando: i barattoli! La marmellata ormai sarà pronta
E tu stai a chiacchierare, mentre lassù cè chi la sta mescolando?
Eh, Anna. È arrivata ieri per aiutare con lorto.
Ma lei non era incinta?
E per questo la lasciamo in cucina, così le piace. Non sta ferma mai, ci tiene. Altro che nuora, è un tesoro!
Allora tesoro, coccolala in faccia, non solo quando lei non ti sente!
Bisogna tenere la disciplina! Domitilla ride ancora, scuotendo la testa. Quando farete voi da suocera, vedrete! Se sei troppo buona, ti stanno sopra e ti menano in giro.
Ci penserò! Cinzia agita la mano, spazientita. I barattoli li vuoi o ti arrangi? Ho da fare, non ho tempo per le chiacchiere.
Sfrattata la vicina, Cinzia si mette a preparare la pasta. Domani arriva suo figlio e porta con sé la fidanzata. La fidanzata Cinzia smette di impastare e resta a fissare fuori dalla finestra. Chissà che succederà
Di Anna sapeva poco e niente. Soltanto qualche pettegolezzo raccolto alla buona e laveva incrociata un paio di volte, per caso, quando era andata a trovare la sorella nel paese vicino. Era una ragazza come tante, nulla di particolare. Bionda, con gli occhi grandi e chiari; alta pure lei, giusta per Giacomo suo. Anche se ragazza, in fondo, non lo era più: vedova, un bambino di tre anni. Il destino non è stato gentile con lei. Rimasta orfana da piccola, è cresciuta coi nonni, che lhanno allevata, fatta studiare e poi sposare. Appena avevano festeggiato il pronipote, il marito di Anna è morto in un incidente. Ed eccola lì: vedova e madre. Come non provar pena? Solo che Cinzia avrebbe preferito restarci distante, a compatirla.
Per suo figlio aveva il cuore a pezzi. Da quando è rimasta vedova, Giacomo è tutto ciò che le è rimasto. Felice di averlo vicino, ma sempre in ansia. Ormai uomo fatto, dovrebbe pensare a crearsi una famiglia, ma continua a rinviare. Risponde con una battuta ogni volta che la madre accenna allargomento. Dice di aspettare il grande amore. E ora afferma di averlo trovato Anna.
Cinzia vola dalla sorella Lucia, per saperne di più. Ma Lucia la fulmina:
Ma che ti agiti tanto come una gallina impazzita?
Vorrei solo capire che tipo è Se la porta qui, che si fa?
La porterà, sì, però non per molto.
Come sarebbe?
Non ti ha detto che gli ho lasciato la casa del nonno? Certo, è vecchia, ma il terreno è grande. Lì costruiranno.
Cinzia non conosce pace. Suo figlio se ne va, lei resta sola. Ok, i due paesi sono vicini e passa pure lautobus, ma non è lo stesso: non sarà più lì a portata di mano, a dare una mano per la casa. Vivrà la sua vita, e lei andrà da loro solo per le feste.
Cosè quel muso lungo? Non sei contenta? Lucia si fa più dolce e le si avvicina. Bisogna lasciarli andare, Cinzia. Giacomo è grande. È ora che abbia casa e famiglia.
Dici giusto, ma Ho paura. E se non dovesse andare? Se succedesse qualcosa? Cè anche il bambino…
Senti a me: di ragazze nel nostro paese ce ne sono tante, ma come Anna, nessuna. Fidati.
È proprio quello che mi spaventa. Troppo brava.
Eh, non ti va bene niente! Lucia sbotta. Se fosse stata una disgraziata eri più contenta? Cinzia, finiscila! Conta che loro si amino. Solo non commettere un errore che ti costi tuo figlio.
Che errore?
Se non la accetti, rischi di perdere Giacomo. Ho visto come la guarda Anna. È amore lì.
Cinzia ripensava spesso alle parole della sorella, sentiva dentro un groviglio che non la lasciava dormire. Ma ora si costringe a sorridere e si rimette a impastare. Bisogna accoglierli bene, che la futura nuora non dica in giro che qui non cera posto per lei. Lucia ha ragione: non bisogna dare a capire quanto le pesi questa storia. Poi si vedrà. Per ora, meglio rimboccarsi le maniche.
Adagia piccoli panzerotti, uno dopo laltro, su un vassoio. Le viene in mente quanto piacevano a suo marito, piccoli, da mangiare in un boccone.
Come i semi di zucca! Non bastano mai, sono troppo buoni!
Le prendeva la mano e la baciava. Cinzia rideva e si lasciava abbracciare. Un singhiozzo la coglie improvviso. Quanto le manca Vincenzo! Lui avrebbe saputo darle una parola giusta, consolarla.
La notte passa quasi in bianco, tra mille pensieri. Che venga presto il giorno
Ora Anna si nasconde dietro Giacomo, timorosa di incontrare lo sguardo della suocera. Il piccolo Paolo si agita, curiosissimo: cani, gatti, tutto nuovo! Un cane grande alla catena, ma non abbaia mai, diversamente dalla nonna che aveva sempre il cane che abbaiava a tutti. Un gatto che gira rapido con la coda in aria. Paolo vorrebbe seguirlo.
Stai calmino, lo richiama Anna.
Lascialo andare, che gli chiudo il cane e qui non cè pericolo. Lo tieni sempre docchio da qui, le dice Cinzia, squadra attenta la futura nuora.
Che ragazza, povera stella Triste in viso, magrolina. Eppure ha fatto un figlietto robusto che è tutto suo figlio. Dentro Cinzia qualcosa si scioglie e lansia si addolcisce. Paolo scende dalle braccia di Anna e le corre incontro.
Nonna, dovè andato il gatto?
Non ce lho un gatto io! Dove lo hai visto?
Paolo indica di lato. Cinzia si allarma.
A prenderlo! Che non torni alle galline!
Corrono insieme. Il gatto lo trovano vicino al pollaio. Cinzia lancia una ciabatta per spaventarlo. Vedendo Paolo che ride di gusto, sorride anche lei. Bel bambino, vivace e affettuoso. Gli mostra un pulcino: lui ha paura a prenderlo, lo accarezza e basta.
È piccolo!
Cinzia si fa avanti, invita il piccolo in grembo, e dopo pochi minuti Paolo si ritrova sulle sue ginocchia con le mani piene di panzerotti. Anna lancia unocchiata a Giacomo, Cinzia le sorride:
Hai un bel bambino, Anna! Furbo e con tanto appetito. La gioia di qualsiasi nonna.
Vedendo Anna rilassarsi, Cinzia sente un piccolo nodo sciogliersi. È insicura, si preoccupa per suo figlio: sarà una buona madre. Si accorge perfino che respira meglio.
Giacomo scherza parlando delle nozze, Anna resta in silenzio. Quando rimangono sole, Cinzia le chiede:
Ma perché non parli? accarezza i capelli a Paolo e gli offre altra ciliegia. Mangia tesoro, è dolce.
Che devo dire? Ho già detto a Giacomo che preferirei una cosa semplice, senza chiasso. Un matrimonio in Comune e basta.
E lui non ci sente?
No. Dice che non sta bene, che tutti i parenti aspettano. Non si deve offendere nessuno.
In un certo senso ha ragione. Però anche tu parla. E perché questa paura?
Anna alza i suoi occhi grigi su Cinzia, ci pensa su e poi: Ho paura. La felicità ama il silenzio. La prima volta, ho fatto una grande festa e
Non pensarla così, Anna. So che hai perso tuo marito, e il dolore devessere grande. Ma ti dico: se davvero ti amava, sarebbe felice sapendoti di nuovo felice, non a piangere in eterno. A ognuno la vita dà gioia e dolore, non possiamo sapere cosa ci tocca. Accetta ciò che viene.
Avevo timore
Di cosa?
Dessere giudicata.
E per cosa?
Perché mi risposo. E per uno come Giacomo. Lui poteva scegliere chiunque, invece ha scelto me.
Paolo inizia ad agitarsi. Cinzia lo mette giù.
E tu chi sono allora? occhi grigi come la madre la fissano.
Ora sono la tua nonna, Paolo. Chiamami nonna Cinzia.
Va bene! Paolo annuisce serio.
Le nozze vengono celebrate come vuole Giacomo. I parenti si divertono a spargere pettegolezzi, ma basta uno sguardo di Cinzia per farli tornare a posto.
Quasi un anno vivono tutti in casa sua. Cinzia quasi si dimentica del groppo amaro di un tempo. Vede Anna prendersi cura con vera dolcezza di Giacomo, e capisce che deve smettere di preoccuparsi. Più facile a dirsi che a farsi. Ogni tanto le scappa uno scatto dimpazienza, ma Anna ha il dono di spegnere ogni tensione; mai una parola di troppo, smussa ogni spigolo.
Perché non rispondi mai, Anna? Sfogati, piangi una volta tanto, raccontalo a tuo marito! Almeno mi calmo io, Domitilla la rimprovera mentre fa uscire la mucca dal cancello.
Così litighiamo tutti? Mamma e figlio che si parlano male? Bel consiglio! Anna la fulmina ironica.
Sei troppo orgogliosa, Anna! Non va bene.
Preferisco ragionare con la mia testa e meno pettegolezzo intorno, Anna rientra in casa.
Domitilla sbuffa e una nuova voce comincia a girare per il paese.
Finita la casa, Anna e Giacomo traslocano. Le giornate scorrono via, tra casa e lavoro. Un giorno Anna va dal medico, non si sente bene.
Incinta? Anna guarda incredula la dottoressa.
Sì. Non siete contenta? Bambino non desiderato?
Ma che dice! Certo che lo voglio! Solo non pensavo fosse possibile. Col primo figlio è stato tutto diverso!
Ci saranno delle cure, bisognerà tenerla un po a riposo. Facciamo di tutto perché vada bene.
Cinzia arriva quel giorno stesso per aiutare con Paolo. Anna le apre, e indietreggia.
Che cè? Cinzia la guarda stupita.
Niente Solo che aveva unaria così arrabbiata che ho pensato ce lha con me?
Cinzia resta sorpresa. Eh, Domitilla! Proprio lei quella mattina aveva sparso il veleno, rovinandole la giornata a tal punto che arrivare lì aveva il cuore pesante.
Che cè, che già ti becchi pure una malaticcia? Chissà che ti darà Meglio che ci pensi ora, va!
Ma davvero, Domitilla! Cinzia scuote la testa. Ma chi ti ha fatta così? Cosa ti manca per essere così aspra? Cosa ti ha fatto Anna di male, che la odi tanto?
Ma chi la odia! si tira indietro, scorgendo la faccia scura di Cinzia. Basta, lascia perdere, era una battuta. Che le vada sempre tutto bene!
Cinzia si gira con stizza e va alla fermata. Prova a calmarsi, ma niente. Anna se ne accorge subito.
Non farci caso, Anna! È stata la gente sullautobus Chi ha più pace ormai?
Anna scuote la testa e sorride. La suocera non è mai stata brava a mentire, ma capisce che non ce lha con lei.
Dai, raccogli le cose, ti aiuto?
Ho già fatto tutto. Non vorrei andare in ospedale.
Cinzia stringe le sopracciglia: Bisogna, Anna! Se riguarda la salute del bambino, non si discute. Per Paolo non ti preoccupare, lo tengo io. Andrà tutto bene!
Giacomo la accompagna, iniziano giorni di attesa. Settimane che scorrono, i medici incoraggiano: quasi pronti a tornare a casa, sotto controllo. Qualcuno cè per aiutarla?
Sì, ho la suocera a casa che segue mio figlio.
La suocera? Davvero va bene?
Oh, anche lei! Ma guardi che io ho una suocera doro! Non è come le barzellette.
Bene! Sono rare queste situazioni.
Anna prepara il rientro e, intanto, Cinzia gira per il paese, piena dansia.
Oddio! E ora come faccio? Che dico ad Anna?!
Paolo sparito quella mattina. Di solito è obbediente, mai fuori dal cancello senza permesso. Lo lascia a giocare in cortile mentre cucina per il ritorno di Anna: vuole che ci sia tutto fresco, mangiare dospedale non è mai un granché.
Tagliando le verdure, butta uno sguardo al bambino che gioca tranquillo nella sabbiera. Si distrae un attimo per togliere il pentolone dal fuoco. Ma quando guarda fuori, Paolo non cè.
Dove sei finito? spegne il gas e si pulisce le mani.
Scende sul portico e cerca con lo sguardo. Nessun segno del bambino. La cancellata è aperta. Si precipita fuori, ancora in ciabatte. Nessuno in strada. Da quanto tempo non lo vede più, pochi istanti! Ma dove può essere andato?
Paolo, invece, appena sente rumore dietro la staccionata, corre subito a vedere. Un cucciolo di cane, bianco e nero, guaisce mentre dei ragazzi più grandi stringono al collo una corda.
Lasciatelo! Gli fate male! urla, prova a spingere la cancellata più volte finché non si apre.
Risate forti per tutta risposta, i ragazzi prendono a calci il cucciolo. Paolo si intromette, urla, cerca di difendere il cane, ma quelli si spostano, lui li segue e, quando finalmente una donna urla contro quei ragazzi e li fa scappare, si rende conto che non sa più dove si trova. Non aveva mai girato da solo. La mamma glielaveva sempre vietato, aveva timore delle macchine.
Ma che ragazzi di oggi! sbotta la donna, guardando Paolo che stringe forte il cucciolo. E tu? Non gli vuoi mica fare male pure tu?
No! È piccolo! Gli fa male!
Bravo.
La donna prosegue. Paolo non sa come tornare. Si ricorda la regola della mamma: “Da fermo ti trovano”. Trova una panchina davanti a un cancello, si siede, stringe il cucciolo e aspetta.
Non sa di essere andato lontano, Cinzia lo cerca ancora nelle vie vicine, non immaginando che sia scappato così tanto.
Giacomo arriva in quel momento, vede la cancellata spalancata. Si gira verso Anna, esausta in macchina.
Resta qui, che apro il cancello e parcheggio.
Poi torna in casa, unocchiata, la pentola sta per strabordare: qualcosa è successo. Spegne il gas, corre fuori, fa accomodare Anna in camera.
Riposati un po.
E Paolo?
Forse son fuori a piedi con la mamma. Vado a vedere, torno subito.
Raggiunge Cinzia agitata due strade più avanti.
Figlio! lei si getta tra le sue braccia sconvolta. Paolo!
Cos’ha Paolo? Giacomo sente il gelo.
Scomparso! È uscito dal cancello, non so come
Mamma, calmiamoci. Da quanto?
Lei spiega, tra le lacrime.
Ho cercato qui intorno, lontano non può essere andato!
Mai dire mai. Tu rientra qui vicino, io vado più lontano. E non dire nulla ad Anna! Non si deve agitare ora.
Paolo lo trova dopo unora, addormentato, abbracciato al cucciolo, che abbaia contro Giacomo.
Bravo difensore, Giacomo accarezza il cucciolo e poi sveglia il figlio. Su, sveglia!
Papà Sono rimasto fermo come mi avevate insegnato.
Bravo! Così ti ho trovato. E lui? Giacomo sorride indicando il cucciolo.
Assomiglia ad Artù! ride Paolo.
Più a un Aramis, dai. Vuoi tenerlo?
Davvero papà?
E perché no! Una casa senza cane non è casa. Vediamo che gigante diventa.
Tornano a casa. Cinzia li vede arrivare, crolla esausta su una panchina.
Mamma, dai, su. Sta bene, torna tutto a posto.
Abbraccia Paolo stretto.
Mi hai fatto prendere un colpo!
Nonna, scusa, non lo farò più!
Cinzia lo stringe a sé, in lacrime. Chi lha detto che non è parte della mia famiglia? E Domitilla se ne faccia una ragione!
Anna viene a sapere tutto solo giorni dopo. Paolo non parla, capisce che non è il caso di agitare la madre. Passano il pomeriggio a lavare quel cagnolino pieno di pulci, ridendo e bagnandosi da capo a piedi.
Mi sei mancato tanto!
Anche tu!
La sorellina di Paolo nasce puntualissima. Piccola, urlante, la chiamano Cinzia, in onore della nonna. La nonna si illumina e appena può corre a dare una mano. Allinizio teme che Anna le serbi rancore, ma Anna non le rimprovera nulla.
Paolo poteva scappare anche con me. Non farti sensi di colpa, mamma. Per lui ogni essere vivente è sacro. Libera anche le coccinelle dallasfalto!
Cresce con un gran cuore. Meno male!
Cinzia non dà troppi consigli, aiuta dove serve. Anna la ringrazia con sincerità. E Cinzia farebbe di tutto, pur di sentire ancora un grazie, mamma!.
Quando Paolo corre ad abbracciarla, Anna sorride mentre le affida la bimba e Cinzia sente che, dopotutto, ha fatto la cosa giusta.
Ancora dai la viziata alla nipotina? Domitilla è sempre dietro al cancello mentre Cinzia chiude il suo. Così li vizi tutti!
I miei nipoti, Domi. Ne ho due.
Solo una è tua di sangue, però.
Due, Domi, due. Mio nipote e la mia nipotina. Ma che ne vuoi capire tu? Cinzia si infila le chiavi in borsa. Vuoi sapere un segreto? Una volta tanto, invece di giudicare tutti?
Vediamo un po, sorprendi.
Lamore, Domi, è fatto a due vie. Se vuoi essere amata, devi metterci del tuo. Io sono amata, dai miei figli e dai miei nipoti. Tu?
A me rispettano
Anche il rispetto è buono, ma vuoi mettere lamore? Dai che scappo, lautobus parte e mi aspettano!


