Calzini colorati: il piccolo segreto di felicità nelle case italiane

Calzini

Oh, mio dolce tesoro! Sei il mio amore! Ma perché i bambini piccoli sono così meravigliosi, eh? esclamava con orgoglio nonna Caterina, lusingandosi davanti alla videocamera mentre accarezzava il suo nipotino.

I sei mesi di Giulio furono festeggiati in grande stile. Animatori, palloncini, una torta enorme e bellissima. I nonni si erano veramente superati. Chiara non era proprio entusiasta di tutta questa idea. Sì, certo, le faceva piacere che i genitori volessero regalare momenti felici a lei e al suo bambino, però come le succedeva da bambina, si sentiva subito stanca davanti a quelle feste rumorose. Anche Giulio doveva aver preso da lei: dopo appena mezzora si mise a piangere disperato, costringendo Chiara a portarlo in casa. Chiuse bene le finestre, si sistemò con lui su una poltrona e dopo pochi minuti Giulio dormiva tranquillo.

Ti sei proprio sfinito, amore mio. È troppo presto per te, queste feste sono esagerate.

Caterina salì nella cameretta con il suo pacchetto in mano, regalo scelto con cura.

Dorme?

Sì, è esausto. Mamma, lo sai che è ancora troppo piccolo per tutta questa confusione, te lavevo detto.

Non preoccuparti, si abituerà. Figlia mia, possiamo permetterci di organizzare una bella festa per il nostro nipotino. Quanto abbiamo aspettato questo momento! Guarda un po’ che bel regalo gli ho preso! È una meraviglia!

Il fruscio della carta svegliò il bambino e chiara, preoccupata, iniziò a passeggiare piano per la stanza cullandolo tra le braccia.

Dai mamma, facciamo dopo, per favore Chiara camminava avanti e indietro per la stanza.

Ma dai! Ho scelto questo regalo con tanta cura e tu sembri nemmeno interessata! Caterina appoggiò la scatolina sul tavolino con un po di stizza.

Ma che dici, mamma, certo che mi interessa! E sono sicura che è bellissimo! Chiara sorrise rassicurante. Mi porteresti un bicchier dacqua? Sto morendo di sete!

Metti giù il bambino e vieni giù tu stessa.

Si sveglierà.

E allora che fa! Torniamo a festeggiare!

Mamma, se si sveglia ora, piangerà per ore. Non ti pare una pessima idea?

Chiara, bisogna educare i bambini fin da piccoli. Cosa vuol dire che sta per piangere? I bambini educati non gridano!

Chiara si irrigidì un attimo, poi riprese a ondeggiare dolcemente la sua piccola danza per la stanza. I suoi movimenti, leggeri e continui, sembravano quelli di qualcuno che aveva studiato danza per tutta la vita. I bambini educati non fanno mai ciò che non piace ai grandi. E le bambine educate devono essere perfette in tutto. Schiena dritta, mento alto, prima posizione! E nessuna obiezione!

Vado dagli ospiti. Tu metti a dormire il bambino e scendi. Dai, non sta bene lasciare la festa senza la padrona di casa.

Sostituiscimi tu, per favore, mamma.

Caterina se ne andò e Chiara tornò a sedersi in poltrona, tenendo stretto Giulio. Quanta strada aveva percorso prima di vedere venire al mondo questo bambino!

Chiara era cresciuta in una famiglia molto per bene. Il nonno era stato un noto accademico, la nonna primario chirurgo in una delle cliniche più rinomate di Firenze. Suo padre non aveva voluto rompere la tradizione e aveva scelto anche lui la medicina. Ma Chiara non riusciva a capire come un uomo così colto e sicuro di sé fosse diventato una marionetta nelle mani di sua madre. Caterina era distante dal mondo della scienza: aveva a fatica portato a termine gli studi in giurisprudenza e poi riposto la laurea in fondo a un cassetto per dedicarsi a cercare marito. In realtà era stata la nonna di Chiara, la signora Elena, a occuparsi della sistemazione della figlia. La conoscenza dei futuri genitori era avvenuta durante unimportante festa di famiglia e da allora tutto era filato liscio: la bella e spigliata Caterina aveva conquistato rapidamente il giovane Lorenzo e poco dopo si erano sposati in grande. Poi si erano trasferiti nellappartamento acquistato con laiuto dei nonni. Chiara nacque due anni dopo, e subito fu affidata alle cure e ai progetti educativi della nonna Elena: tata sotto supervisione, lingue straniere, scuola di danza classica e incontri settimanali con linsegnante di musica.

In una bambina deve essere tutto perfetto!

Chiara passava i weekend tra musei e teatri, sempre seguita dalla severa nonna. I genitori li vedeva poco. Il padre era sempre impegnato in ospedale, la madre preferiva le serate con le amiche. Gli sforzi della nonna portarono i loro frutti e Chiara fu ammessa prima al conservatorio poi, grazie al talento e alla disciplina, a una celebre compagnia di danza. La carriera sembrava promettere bene quando Chiara incontrò il suo futuro marito. Matteo non piacque a nessuno, tranne che al padre di Chiara.

Ma ti rendi conto di che differenza! mugolava la nonna Elena, stirata sul divano, le mani affusolate sulle tempie. Bambina mia, pensaci! Che ci fai con uno così? Un rozzo che non sa mettere insieme due frasi!

Nonna, con te vicino nessuno riesce a parlare a tono rispose Chiara, seduta in poltrona con le gambe ripiegate sotto di sé, postura che in altre occasioni sarebbe costata una ramanzina, ma ora la nonna aveva altri pensieri.

Cosa vuoi dire con questo? Elena spalancò gli occhi verso la nipote.

Che pochi al mondo sono allaltezza della tua intelligenza, ecco cosa.

La nonna la guardò diffidente.

E comunque, voglio dirti che Matteo non mi piace solo: lo amo, nonna. E tu stessa dovrai ammettere che lamore è il motore dellarte, no?

Dellarte non me ne importa nulla! Tu come intendi vivere con lui?

A lungo, e possibilmente felice.

Chiara riuscì allora a difendere la propria scelta, non senza fatica: infinite discussioni, rimproveri, tentativi di farla cambiare idea che lei respinse con decisione. Per Matteo Chiara era diventata una specie di dea scesa sulla terra. Fragile, dolce, sensibilissima e allo stesso tempo con una forza segreta. La voleva proteggere da tutto.

Non ho molto da offrirti, per ora. Ma farò di tutto perché tu sia felice. Lunica cosa che so fare bene è amarti.

Quelle parole bastarono. Chiara sentì di avere finalmente accanto qualcuno che la vedeva davvero, che non voleva cambiarla né chiederle di essere altro.

La loro strada non fu affatto facile. Matteo non aveva né protettori né parenti facoltosi. Suo padre era mancato da anni, laveva tirato su la madre, signora Graziella, maestra elementare e poi vicepreside, amata dai suoi alunni e idolatrata da Matteo. Grazie a lei si era laureato brillantemente, si era buttato nel mondo del lavoro e dopo qualche anno la sua piccola azienda era cresciuta fino a diventare una delle più affermate del settore. Persino la severissima signora Elena fu costretta ad ammettere le sue capacità dopo la nascita del bisnipotino.

Chiara desiderava un figlio in modo struggente. Al contrario di quanto dicono che le donne destinate a grandi cose non mettono al mondo figli lei non voleva la grandezza: solo la felicità femminile più semplice. Ma la fortuna sembrava non pensarla così. Anni di visite mediche, due operazioni, nessun risultato. Piangeva di nascosto, senza darlo a vedere a Matteo, pensando che avrebbe avuto diritto a un figlio. Quando finalmente ne parlò, trovò inaspettatamente una risata per risposta.

Scusami! la abbracciò subito Matteo. È solo una reazione istintiva. Da dove ti viene in mente che quello che provo per te, la nostra vita insieme, debba dipendere dal mettere al mondo qualcuno? Tu sei la mia vita, lo capisci?

Chiara pianse, sollevata e sfinita insieme.

Capire che un figlio forse non sarebbe mai arrivato fu un conto, accettarlo fu più difficile. Cercò di adattarsi, di distrarsi, ma qualcosa sempre la riportava al vecchio dolore: chiacchiere della madre (tutte le mie amiche sono già nonne, solo io sono ancora giovane e libera!), inviti ad altre feste di bambini, regalini scelti per figli altrui. Ma il tempo ha la sua medicina e pian piano Chiara smise di guardare con invidia i giochi dei bambini nei parchi e decise di aprire un corso di danza.

Devo tenermi impegnata, altrimenti divento pazza!

Matteo non capiva appieno questa scelta, così intervenne la suocera, Graziella:

Matteo, capisci quanto le costa? Forse no. Lei ti ama, e per una donna che ama il dono più grande è regalare un figlio al suo uomo. Questo è il momento in cui ha più bisogno di te e di tutto il tuo sostegno. Lascia che insegua i suoi sogni.

Ricevuto, mamma.

Trovò lui il locale, e Chiara, vedendolo luminoso e spazioso, batté le mani entusiasta.

Proprio perfetto! Sei stato fantastico!

Fra tappezzerie, bambini da iscrivere e lezioni, Chiara si immerse nel lavoro, trascurando i primi segnali. Sarà un malessere passeggero, pensò.

Posso farti una domanda? Se non vuoi non rispondere esordì un giorno Graziella, guardandola con aria attenta. Aspetti un bambino?

Chiara si irrigidì di colpo, quasi con rancore verso la suocera per aver toccato un nervo scoperto. Ma lidea la colpì.

Ma figurati! eppure appena si alzò, quasi crollò di nuovo sul divanetto del solito bar. Il caffè e il dolce non passavano proprio. Girava la testa. Una fitta di nausea.

Graziella ordinò un bicchiere dacqua, tornò con una scatolina.

Ecco di che non indovinare più.

I camerieri guardarono stupiti le due donne che si abbracciarono, ballando e piangendo di gioia. Tutti sorrisero, capendo che era successo qualcosa di bellissimo.

Giulio nacque sano e forte, benché avesse fatto penare i medici.

Facevi danza, vero? chiese la neonatologa a Chiara esausta.

Sì.

Bel bambino davvero. Sei stata brava.

Da allora Chiara si svegliava ogni mattina pensando di essere troppo felice per poterlo credere davvero.

Non sei sola, amore. Dividiamolo in due questo benessere. Matteo guardava il piccolo volto immerso nei pizzi della copertina scelta da Caterina per luscita dallospedale.

Il ritorno a casa fu un incubo. Matteo cercò invano di opporsi, Caterina organizzò tutto a modo suo: fotografi dappertutto, parenti davanti al portone a gridare auguri, tavola imbandita. Chiara, piegata dai dolori, sognava solo una doccia calda e riposo.

Mamma, perché tutto questo?

Ma che dici! Bisogna festeggiare come si deve! È il mio primo nipote, io sono felicissima!

Capì che discutere era inutile. A stento saliva i gradini di casa, già stravolta alla vista degli ospiti che ancora la attendevano.

Sono tutti amici intimi si difendeva Caterina.

Vide Graziella che le fece cenno dal corridoio: stare lì in piedi diventava impossibile.

Posso rapirvi un attimo, te e Giulio? domandò risoluta Graziella, portandola su in camera.

Stenditi. Ti preparo qualcosa da mangiare e vai a farti una doccia. Hai fame?

Chiara fece sì col capo, guardando Matteo che sistemava il bambino nella culla. Ma cominciò a sentirsi presa da una remora.

Dovrei tornare giù.

E chi lha detto? Se la caveranno benissimo, tu già hai fatto il tuo dovere da padrona di casa.

Chiara, sollevata, quasi subito si addormentò, guardando Graziella andare avanti e indietro per la stanza.

Vuoi dormire? Graziella prese una morbida copertina e gliela sistemò sulle gambe. Riposati! Io penso a Giulio.

Al mio Giulio Chiara ormai stava già cadendo nel sonno, senza vedere la carezza dolce che la suocera le rivolse. Giulio era il nome del papà di Matteo.

Quando, qualche minuto dopo, Caterina salì e trovò la figlia a dormire, si infastidì.

E questo come si chiama?

Si chiama giovane mamma che allatta. Ha bisogno di riposo, sennò il bambino rimane senza latte.

Ma che sarà mai! Io a Chiara il latte non lho potuto dare molto. Ha comunque avuto una salute di ferro protestò Caterina entrando, ma Graziella la trattenne per un braccio.

Perché non festeggiamo noi due tra nonne il nostro nuovo ruolo? Dopo tutto quanto abbiamo atteso! Tu preferisci farti chiamare nonna o con il tuo nome?

Matteo chiuse la porta della stanza alle loro spalle e ringraziò mentalmente sua madre: con la suocera non era sempre facile. Nonostante si servisse senza problemi dei vantaggi che venivano dal genere di vita di Chiara, Caterina quasi mai mostrava rispetto per il genero, che si sforzava di essere paziente. Con il suocero i rapporti erano invece più sereni.

Meglio non cambiarle il carattere, tanto è inutile e scatenare un inferno in casa non conviene a nessuno sospirava il suocero.

Chiara si svegliò dopo unora e mezza, smarrita. Ma un rumore dal basso, il pianto di Giulio, le fecero tornare in sé. Dopo aver allattato il piccolo, aspettò Matteo e andò finalmente a farsi una doccia. Rilassata, seduta davanti alla finestra con una minestrina preparata da Graziella, domandò consiglio su tutto ciò che ancora non sapeva fare con un neonato.

Mi hanno spiegato qualcosa in ospedale, ma mi pare un nulla. Ho paura! si confidò.

Mangia, non ti preoccupare! la incoraggiò Graziella. Sai, i bambini sono molto più resistenti di quanto si creda. E tu sei la mamma: fidati del tuo istinto. Quando nacque Matteo ero da sola, senza nessuno ad aiutarmi, ho fatto errori, ma me la sono cavata. Chi meglio di te sa cosa serve a tuo figlio? Non dubitare mai di te stessa.

Il tempo le diede ragione: Chiara imparò rapidamente, e anche se la paura non svanì del tutto, non fu più paralizzante.

Mezzo anno passò in fretta. Graziella veniva a trovarle un paio di volte alla settimana, ma finiva ogni volta ai fornelli: Chiara era dispiaciuta allinizio, ma sentì presto la frase che la liberò:

Questo tempo è prezioso e breve. Ogni sorriso, ogni sguardo: vola via. Non sprecarlo, goditelo. Io sono ancora in grado di cucinare e pulire.

Caterina passava meno spesso, ma ogni visita era uno spettacolo.

Guarda che carrozzina ho trovato! È favolosa!

Mamma, la nostra va benissimo…

Ma non regge il confronto! Prepara Giulio, che andiamo subito a provarla in giro!

Per tanto tempo Caterina si rifiutò di chiamare il nipote Giulio.

Ma dove avete trovato questo nome? Non si poteva scegliere altro? Giulio! Ma ti pare? Lo prenderanno in giro a scuola!

Mamma, è un nome nobile. Cosha che non va?

È lui che deve portarlo! Lo prenderanno in giro!

Andrà in una scuola normale e pazienza. Non credi che il nome lo decidano i genitori?

No. A te il nome lha dato la nonna. Io te ne avrei dato uno diverso.

Fortuna che a mio figlio il nome lho dato io.

Caterina borbottava e portava Giulio a spasso, godendosi i complimenti che le facevano per il bellissimo bambino e per lei stessa, ancora giovane e distinta. Si compiaceva che qualcuno potesse pensare che quello fosse suo figlio, non suo nipote. In paese però la verità si seppe presto e Caterina smise di passeggiare col piccolo, limitandosi a brevi visite e un bacio fugace.

Sarò la nonna delle feste! ogni volta una nuova colorata sorpresa compariva nella cameretta.

I ruoli si stabilirono e la pace familiare tornò.

La festa che organizzò Caterina per i sei mesi di Giulio rischiò di rovinare latmosfera.

Chiara sorrise al piccolo appena destatosi e allungò la mano verso la scatola della madre. Una splendida sonagliera dargento la lasciò senza parole.

Giulio, guarda che bellezza!

Il piccolo rigirava la sonagliera, mostrando i suoi primi dentini.

E cosa ti ha regalato la nonna Grazia? Chiara aprì il pacchetto lasciato dalla suocera.

Un completino bianco, lavorato ai ferri da Graziella, talmente morbido e delicato che lo strinse subito alla guancia.

E dei calzini! Che belli! Hai la nonna più brava del mondo, amore!

Caterina entrò proprio in quellattimo ed esclamò:

Santo cielo, che grazia! Un capo firmato?

No, lha fatto Graziella a mano.

Caterina osservò la maglietta.

Non poteva prendere qualcosa di meglio? È una tappa importante, si compra qualcosa di più speciale! Questa tirchieria!

Mamma!

Che cè? Non ho ragione forse?

Chiara avrebbe voluto scomparire, osservando la suocera che dalla porta aveva sentito tutto. Graziella fece un cenno, lasciò il bicchiere di succo e uscì in silenzio. Chiara rimase a calmare il piccolo, poi scendendo trovò che la suocera era già andata via.

Matteo Che figuraccia! Mi vergogno.

Non sei stata tu, perché devi vergognarti?

Non sono intervenuta subito! Non va bene.

Non stare male, mamma ci passa sopra.

Chiara cercò per mesi di parlare con la suocera, ma questa minimizzava sempre.

Non vale la pena starci male. Non mi sono offesa.

Eppure Chiara sentiva che qualcosa si era incrinato e cercava disperatamente di aggiustarlo.

La vera crisi arrivò un giorno in cui in casa non cera nessuno tranne Giulio che dormiva di sopra. Il dolore la colpì allimprovviso, stringendole lo stomaco. Chiamò il marito, ma il telefono era spento. Anche il padre era a lavoro, in sala operatoria probabilmente. Chiamò la madre.

Pronto, cara! Tutto bene da voi? Come va il piccolo? Da quanto non ci vediamo! La festa è stata indimenticabile! Non ti avevo detto che dovevamo farlo? Tutti contentissimi!

Mamma…

Non ringraziarmi, sono la nonna! Oh, scusami, ho unaltra chiamata! e Caterina riattaccò. Chiara tentò ancora, ma la linea era occupata.

Il dolore aumentava. Spaventata chiamò il 118 e poi la suocera.

Chiara?

Ti prego la stanza le girò e capì che stava per svenire. Giulio

Graziella non aveva mai corso così veloce: uscì in ciabatte, la borsa a tracolla, si precipitò sotto casa tentando di fermare una macchina.

Vuoi farti ammazzare?! urlò il tassista frenando di colpo.

La prego! Mia nuora sta male! Devo andare subito!

Sali!

Tremando, Graziella si aggrappava alla borsa, la macchina correva per le vie di Bologna.

Non si preoccupi, guido da trentanni. Ce la facciamo.

Lambulanza arrivò un minuto dopo sulla soglia di casa. Graziella chiamò il medico, guidandoli.

Chiara si riprese dopo qualche minuto.

La portiamo via subito.

Dove, perché? chiedeva confusa dal dolore.

Amore, stai tranquilla. Io bado a Giulio, Matteo sta arrivando.

Lintervento andò bene. Dopo due settimane Chiara fu dimessa, ma il padre insistette per un po di riposo in più.

Non scherziamo! Devi ritrovare la forza per Giulio.

Tornata a casa, abbracciò suo figlio e poi chiamò la madre.

Mamma!

Chiara! Come stai?

Così e così. Avrò bisogno del tuo aiuto.

In che senso? la voce di Caterina aveva un tono strano.

Mi serve che tu stia un po da noi. Non posso sollevare pesi, avrò bisogno con Giulio.

Certo, certo! Però… ho il volo dopo domani. Viaggio che sogno da una vita! Con la tariffa non rimborsabile… Non me laspettavo proprio!

Chiara chiuse gli occhi, poi spense il telefono. Si sarebbe arrangiata da sola. Allattò Giulio e si mise a letto, stanca. Quando finirà questa sofferenza? I medici e il padre dicevano che ormai era il momento, ma quei punti ancora facevano male.

Si svegliò sentendo andare avanti e indietro qualcuno.

Ops! Non volevo svegliarti! Graziella teneva in braccio Giulio, sorridendo. Hai fame? Ho cucinato la minestra che ti piace, cè anche il succo di frutta e le brioche fresche. Ora lascio Giulio a Matteo e ti porto tutto su. Se non ti dispiace, resto da voi un paio di settimane, finché non ti rimetti del tutto.

Chiara guardò la suocera e scoppiò in lacrime.

Su, non piangere, tesoro! Il medico ha detto che ci vogliono tante emozioni positive. Allora concentriamoci su quelle, va bene? Guarda cosa sappiamo fare adesso…

Graziella mise Giulio a terra e, accertandosi che stesse ben saldo sulle gambe, lo lasciò andare. E le lacrime di Chiara si asciugarono di colpo, vedendo il suo piccolo che faceva i primi passi verso di lei. Lo prese tra le braccia e sollevò gli occhi sulla suocera.

Ecco, queste sono emozioni positive! rise Graziella. Ora vieni, ti devo far mangiare. Devi rimetterti in forza, perché quando questo signorino comincerà a correre per casa, tutta la tua energia ti servirà!

E così ho capito che, in fondo, la famiglia non è mai come lavevi sognata, ma può essere più bella proprio per come sa sostenerti, anche quando meno te lo aspetti.

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