Il tuo posto speciale

Il proprio posto

Mamma, cosa fai?! Ma sei impazzita? Elena trattiene a stento le lacrime mentre guarda sua madre che butta fuori dallarmadio le sue poche cose. Il vestito rosso a pois, il suo preferito, finisce distrattamente sul pavimento, subito notato dal fratellino più piccolo, che sta seduto per terra. Paolo afferra il nastro e se lo mette in bocca. No, Paolino! Ridammelo!

Tieniti pure la tua stoffetta! Natalia scaglia i jeans di Elena insieme al resto e sbatte lanta dellarmadio. Fuori di qui!

Ma dove dovrei andare, mamma? E adesso, di sera? Ma che ti succede?

Quello che voglio faccio! Questa è casa mia! E tu non centri niente!

Ma come, mamma? Non è anche casa mia?

No, tesorina! Qui non hai niente di tuo! Natalia prende in braccio Paolo, gli pulisce il naso con lorlo del vestito di Elena. Nulla di nulla! E ora, basta farmi impazzire! Avevo appena iniziato a rimettere insieme la mia vita, perché devi sempre rovinare tutto? Stavolta non te lo permetterò!

Mamma, ma che ti ho rovinato? Che cosa?! Dimmi!

Chi fa sempre la scema davanti a Vincenzo? Non sei tu forse?

Mamma! Elena urla talmente forte che Paolo si spaventa e inizia a piangere. Ti rendi conto di quello che dici?!

Benissimo! Basta così! Cinque minuti e tu non ci sei più!

Natalia esce sbattendo la porta, ed Elena resta immobile, senza capire fino in fondo cosa sia appena successo. Forse lhanno buttata fuori di casa La mente rifiuta di pensare. Tenta di aggrapparsi a un pensiero qualsiasi, ma tutte le idee si confondono come pezzi di carta strappata. Fuori dalla porta sente il pianto disperato di Paolo e si scuote. Era sempre lei ad occuparsi di tranquillizzarlo, distrarlo, fare di tutto perché smettesse di piangere. Il nuovo marito della madre non sopportava i capricci del bambino, le lacrime lo irritavano, anzi lo infastidiva tutto ciò che riguardava il piccolo. Elena, cresciuta in una famiglia piena damore e di attenzioni, non capiva cosa stesse succedendo a sua madre, che, invece di calmare lei Paolo, lo mollava sempre a Elena e spariva da Vincenzo.

Ti arrangi! Sei grande ormai, aiuta pure!

Grande Fino a ieri era la cocca di mamma e papà, oggi invece pezzo staccato, estranea, come ora ama chiamarla sua madre. Negli ultimi due anni tutto è cambiato troppo in fretta, e Elena non riusciva a tenere il passo con gli eventi che hanno rivoluzionato la famiglia.

Prima la perdita del padre, morto improvvisamente dinfarto. Ingiusto e assurdo, perché si sarebbe potuto salvare, se solo qualcuno, accanto alla fermata dove si è accasciato, avesse dato lallarme. Non aveva nemmeno cinquantanni, elegante, dignitoso, di certo non sembrava un clochard, ed è rimasto sdraiato per terra, senza che nessuno si fermasse a soccorrerlo. Forse lo avranno scambiato per un ubriaco in mezzo alla strada, in novembre. Quando una donna si è avvicinata per vedere se stesse bene, era già troppo tardi.

Elena ricorda benissimo la reazione di sua madre: sembrava bloccata in unaltra dimensione, muta, indifferente. Elena piangeva, cercava di richiamarla, invano. Senza una lacrima, Natalia accompagna il marito al cimitero e poi si chiude in camera, dimenticandosi completamente di avere una figlia rimasta sola al mondo.

Nessun parente, solo qualche vecchio amico che si vedeva solo a Natale o Pasqua e poi spariva. I suoi genitori erano orgogliosi di avere una famiglia unita: Bastiamo a noi stessi, dicevano. E anche a Elena sembrava così: non amava le visite in casa, a che servivano? Si stava bene anche da soli.

Questo fino alla prima elementare, quando le avevano assegnato come compagna di banco una bimba minuta, vivace, dai lunghi capelli corvini raccolti in trecce imponenti con grandi fiocchi bianchi. Le ciocche sottili e bionde di Elena, sempre in disordine, le valsero il soprannome di Dente di Leone. Le trecce della compagna avrebbe voluto toccarle dal primo giorno, ma trovò il coraggio solo dopo che la ragazzina, spazientita dai fiocchi, li aveva minacciati di tagliarli via in barba alle sgridate della mamma.

Ma sei pazza? Sono bellissimi!

Da quel giorno nacque la loro amicizia. Tutti a scuola la chiamavano Lella. Elena si ritrovò in una famiglia rumorosa e numerosa: la famiglia Armenise, con quattro figlie e una casa così grande da sembrare una fortezza piena di costruzioni sporgenti e ampliamenti, in fondo a una strada di Bari. Da subito, Elena si perse tra adulti, bambini, anziani e neonati, senza mai capire davvero chi fosse parente di chi. Ma cera la mamma di Lella, che accoglieva tutti con un piatto di lasagne o una crostata appena sfornata, e le sorelle, sempre pronte ad aiutarsi, una a risolvere esercizi di matematica, unaltra a insegnarle a cucinare. In quella casa anche la più piccola era capace di impastare il pane o preparare dolci, mentre sua madre non la lasciava nemmeno entrare in cucina, Sei troppo piccola!, diceva sempre.

Col tempo Elena aveva cambiato idea sui legami: parenti e amici non erano così male, anzi, in quella casa ci si sentiva sempre attesi, mai di troppo. Ogni occasione era buona per una festa, anche il compleanno della prozia. E Lella riceveva regali, caramelle, magliette, fermagli per capelli.

Perché, oggi non è il tuo compleanno! si stupiva Elena.

E allora? Bisogna davvero aspettare una ricorrenza per fare felici le persone che si amano? Aspetta Capodanno, allora vedrai i regali! E rideva di gusto, facendo ridere anche Elena.

La mamma di Elena quella amicizia non la vedeva di buon occhio, e se avesse conosciuto la vera casa di Lella, probabilmente le avrebbe proibito di andarci. Per fortuna, lavorava molto e a Elena bastava fermarsi per una scodella di minestrina, correndo poi a casa Armenise dove sapeva che sarebbe stata accolta a braccia aperte.

Fu proprio la famiglia della sua amica a sostenerle durante la tragedia del padre. I due fratelli di Lella si presentarono con qualche centinaio di euro e l’aiutarono a sistemare tutte le pratiche. Sua madre non volle quasi mai uscire dalla stanza. Furono proprio loro a occuparsi di tutto, e Lella impastava dolci e focacce senza sosta per Elena, esagerando talmente che chiesero aiuto anche a una vicina per conservare tutto.

Il giorno dopo, Elena aveva i fratelloni di Lella sempre accanto, a sbrigare noie e pratiche, e ancora oggi non ha dimenticato. Una volta Lella le aveva detto: Per noi sei di famiglia. E visto che da voi non ci sono più uomini, qualcuno doveva darvi una mano.

Sei mesi dopo Lella si sposa. Elena resta di sasso, la investe di domande e rimproveri:

Ma sei impazzita? Sposarti a questa età? E la scuola? Non volevi fare il medico?

E chi ha detto che cambio idea? Studio ugualmente. Papà e il mio futuro marito hanno già sistemato tutto.

Ma allora perché tutta questa fretta? Lo ami così tanto?

Lella la guarda stupita.

L’avrò visto sì e no due volte. Lamore? Verrà poi, forse. Da noi si fa così: scelgono i genitori, tocca a noi fidarci.

Ma come? È il medioevo! E se non ti va bene?

Se i miei genitori hanno deciso così, vuol dire che vogliono il meglio per me.

Alla festa Elena trattiene le lacrime, ma quando scopre che Lella andrà a studiare a Roma perché i genitori del marito hanno già acquistato un appartamento per i giovani sposi, scoppia a piangere.

E io come faccio senza di te?

Dai, se starai proprio male, prendi un treno e vieni da me.

Intanto, nella vita di Elena compare Vincenzo e Lella, preoccupata, nota come Elena trovi sempre una scusa per tornare tardi dallistituto.

Perché fai tardi, Elena?

Non poteva certo raccontarle che il nuovo compagno della madre la guardava in modo strano, o che la madre, dopo la nascita di Paolo, era diventata insofferente; che doveva chiudersi a chiave in camera, facendo infuriare la madre, che magari bussava per lasciarle il fratello da badare tutta la notte, pure se il giorno dopo doveva andare a scuola. Elena amava Paolo, lo aiutava volentieri, ma passare le notti a cullarlo le aveva già procurato due svenimenti in corridoio a scuola, facendo chiacchierare tutta la classe.

Ancora prima di finire listituto, Elena trova lavoro in ospedale, almeno così poteva fare qualche notte e non tornare subito a casa.

Dopo il matrimonio di Lella, Elena torna a casa e litiga furiosamente con la madre. Il conflitto cresce di giorno in giorno, ma la madre non è più disposta ad ascoltare nessuno. Quando la vicina, accarezzando Paolo, le dice:

Ma che bei figli hai, Natalia! Elena poi, è così bella, praticamente una sposina ormai! Ma perché non sistema un po la sua vita?

Cosa abbia punto Natalia in quelle parole, chissà. Ma da quel momento, la porta si chiude per Elena, che si ritrova con una borsa, senza sapere dove andare. Qui ormai non ha più posto, ma dove ce lha, il suo posto? Telefonare a Lella? No, meglio di no, anche lei sta aspettando un bambino, studia È una forza della natura. Lei invece, non riesce nemmeno a spiegare nulla alla propria madre.

Elena si guarda intorno e raccoglie dalla scrivania una foto di suo padre, la infila nella borsa e si asciuga le lacrime. Meglio così, forse. Era già una sconosciuta in quella casa, tanto vale che la madre si sistemi la vita come vuole.

Dalla cucina arriva il rumore del telegiornale, la voce arrabbiata di Natalia che sbatte le pentole. Elena fa per andare, ma poi si ferma. Che potrebbe mai dirle ancora? Alcune parole non si perdonano. Basta, è decisa. Un tempo la madre la amava, ora lei è solo unestranea.

Fuori è buio, nel cortile laria si è fatta improvvisamente più fresca. L’autunno a Bari è arrivato deciso, e la gente sembra prendere il ritmo in modo buffo: chi cammina con i sandali, chi già ha la sciarpa. Elena tira fuori la sua sciarpa di lana, un regalo di Lella dellanno prima, si stringe nella giacca pesante e tira dritto. Ormai non ha più voglia di tornare a casa, lascia che il rancore la graffi appena, poi lo scaccia. Ha altro a cui pensare.

Alla fermata dell’autobus cè solo una randagia, qualche passante. Lei poggia la borsa sulla panchina e infila le mani nelle tasche.

Quando unauto si ferma accanto, il cuore le salta in gola. Ormai non si sente al sicuro quasi più da nessuna parte.

Elena?

Arsenio!

Quasi piange dal sollievo. È il fratello maggiore di Lella. Quello che aiutava con lalgebra e al funerale del padre.

Che ci fai qui fuori, a questora? Sei di turno?

No o forse sì. In ospedale. Vado là.

Non mi convinci! Cosè successo? Perché hai la borsa?

Elena, con lo sguardo di Arsenio pieno di cura, si ritrova a raccontare tutto. Di sua madre, di Vincenzo, che forse vive in strada, perché davvero non sa dove andare.

Capito! Sali! Arsenio non è uomo di molte parole. Elena sta a pensarci un attimo ma accetta. Sale convinta che voglia almeno accompagnarla in ospedale.

Per un po viaggiano in silenzio tra le vie semideserte. Sta bene così, in quellattimo di calma. Si lascia cullare, sa che durerà poco, ma è prezioso finché cè. Guarda fuori dal finestrino, senza riuscire a decidere che fare.

Allontanati da qui, qui non hai posto, rimbomba la voce della madre.

Si accorge di non stare andando in ospedale, ma in unaltra direzione.

Arsenio, dove stiamo andando? Io davvero devo andare in ospedale.

E che fai, ci dormi?

E poi? Ti arrangi stanotte, e domani?

Non lo so

Io sì. Vieni con me. Ti porto da unaltra parte.

Dove?

Poi vedi.

Arrivano in un condominio elegante, con cancello in ferro battuto. Il guardiano saluta Arsenio che parcheggia, poi la invita a seguirlo dentro. Terzo piano, suonano una porta. Si fa aspettare un po. Elena guarda Arsenio, ma lui tace. Poi, la porta si apre e si trova davanti una donna, altissima e imponente.

Nonna!

Arsenio! E senza avvisare! Ma guarda un po! E chi hai portato? Ma certo, la tua amica Elena! Tho vista al matrimonio di Lella! Ma entra, tesoro! Non farmi scherzi, qui sei di casa, non stare impalata sulla porta!

Elena si sente avvolta da un calore dimenticato. Marmi bianchi, lampadari scintillanti. Arsenio dice qualcosa sottovoce alla nonna, che annuisce. Poi, lui saluta con un gesto e se ne va.

Ma dove vai?! Elena non ha il tempo di chiedere che lui è già fuori. Lei resta lì, sola con la nonna di Lella.

Che fai lì impalata? Vieni, ti preparo il caffè. Mi racconti perché una ragazza così bella e brava si trova per strada a questora. Casa non ce lhai? La mamma nemmeno?

Credo di no Elena crolla sulla panca dellingresso e scoppia in lacrime. La donna si avvicina, la stringe forte e la accarezza dolcemente.

Oh, stellina mia! Non piangere. Vedrai che tutto si sistema. Te lo dico io. Lascia stare, coraggio! Adesso ti preparo un bel caffè, quello vero come piace a me. Vedrai che un po passa. Ogni tanto basta riprendere fiato, per ripartire

Sedute nella cucina accogliente, Elena sorseggia il caffè. È amarissimo, e le lacrime non reggono il confronto. Ma sorseggia comunque, ascoltando le parole sagge di nonna Sonia.

Chiamami Sonia. Era il mio nome da ragazza. Vivevo lontano da qui, in Puglia, con papà e mamma, badavo alle sorelle e al fratello. La casa era tutto per noi. Adesso qui ho solo qualche ricordo. Il dolore vero però è non aver neanche una tomba dove andare a piangere genitori e sorella. Non ho mai potuto lasciarli andare.

Perché?

Hai mai sentito parlare di pogrom? No? Meglio così. Un giorno vennero degli uomini e ci dissero che lì non cera più spazio per noi. Che non potevamo più essere quello che eravamo. Papà ci nascose in uno stanzino con la porta che dava sulla corte. Riuscì a spostare un grosso mobile davanti allingresso, non so nemmeno dove trovasse la forza. Questa è lamore dei genitori, Elena. Non dimenticarlo mai, anche quando i tuoi figli ti faranno male. Il dolore cambia le persone, le svuota. Rimane una scorza, che cerca solo pace, spesso inutilmente.

Parla come se lavesse vissuto davvero.

Lho vissuto. Mi sono rimasti solo i fratelli e niente più. Non voglio raccontarti tutti gli orrori, preferisco che tu sappia che con aiuto e coraggio si va avanti.

Lella e Arsenio sono i nipoti di mio fratello, ma li ho cresciuti tutti, e ora ci sono anche i pronipoti. Tra poco Lella porterà al mondo un altro amore.

E perché non vivi con loro?

Perché certi ricordi non se ne vanno. Ho paura di spaventarli con i miei incubi. Preferisco stare qui, passo a trovarli quando posso, ma così ognuno vive in pace.

E figli tuoi? Non ne ha avuti?

No, il tempo non cera. Erano tutti da crescere.

Si fa seria, Elena la spinge:

Solo quello?

No perché amavo uno di quelli che quel giorno distrusse tutto ciò che avevo.

Ma ti ha voluta con sé?

Forse ma non è riuscito. E anchio non ebbi la possibilità di fare scelte.

Lei è forte

No, allepoca tutta questa forza veniva dagli altri. Dalla famiglia, dagli amici, da chi era vicino. Adesso questa forza voglio lasciartela a te. Resterai qui, è il tuo posto finché, chissà, non sarai pronta a volare.

Sonia ride rauca mentre guarda Elena.

Hai paura, eh? Fai bene! Ce ne sarà da imparare!

E la sua promessa la mantiene. Due anni più tardi, Elena cucina meglio anche della stessa Lella quando viene in visita a trovare parenti.

Ma che buoni! Cosa hai messo nel ripieno? Come stai?

Bene, grazie a nonna Sonia. Senza di lei

Dai, basta! Non farmi troppi complimenti che poi non vado in Paradiso! Sonia ride, mescolando il caffè.

Ma dico la verità!

Elena ormai parla come lei, e Lella ride di cuore.

Te lha proprio cresciuta, nonna! Hai fatto un bel lavoro! Sono orgogliosa di te!

Sonia si fa improvvisamente seria e guarda Elena.

Non ancora, Lella.

Cosa succede, Elena?

Elena non vorrebbe confidarsi, ma vedendo la premura dellamica, annuisce.

La mamma è malata.

Così grave?

Sì, molto. Gliene resta poco. Ha passato gli ultimi mesi nella mia corsia so tutto.

E non lhai nemmeno salutata?

Non ce la faccio

Ma sei matta? Dopo non potrai più farlo, anche se vorrai. Pensa a Paolo, almeno!

Elena si scioglie: Se non ci fosse stato Arsenio quella sera, o Sonia chissà dove sarei finita. La mamma non ha mai pensato a me, quando ha scelto quelluomo Che poi, appena scoperta la malattia, li ha mollati tutti e due!

Lella sgrana gli occhi:

E Paolo?

Allorfanotrofio. Non me lo danno senza la casa. Anche se lavoro, non basta.

E la casa di tua madre?

Mi ha cancellata dai documenti. Senza non posso chiederne laffidamento. Non dormo la notte, continuo a pensare a Paolo.

Allora cosa aspettiamo? Andiamo!

Dove?

In ospedale! Ma dove vuoi che sia?

Non mi serve riconciliarmi con lei!

Ci penserà lei a farlo con te. Ma tu pensa a Paolo. Ti piaceva che nessuno pensasse mai a te? E allora!

La pace tra Elena e la madre arriva solo due giorni prima che Natalia se ne vada, stroncata dal male, ormai unaltra donna. Chiede perdono a Elena, che si prende cura di lei, si occupa delle pratiche, mette via lorgoglio pungente e pensa solo a riportare a casa il fratello. Guardando gli occhi della madre, Elena non ricorda più lurlo di quella sera, ma solo un pomeriggio di tanti anni prima: sua madre, giovane e bella, in un vestito rosso a pois, che le offriva una ciliegia. Era dolcissima, come i suoi baci. Solo felicità, niente dolore. E le esce solo una frase, leggera:

Ti perdono, mamma

Le parole di Sonia, ascoltate tanto tempo prima, finalmente hanno un senso:

Il rancore bisogna lasciarlo andare. Come un cane arrabbiato, sennò ti mangia anima e cuore, e non vedi più nulla di bello. È difficile, ma serve più a chi perdona che a chi viene perdonato.

Una settimana dopo Paolo, stringendo la mano della sorella, entra in casa, alza gli occhi e chiede:

Ora siamo davvero a casa, Elena?

Sì, piccolo! Da oggi, questa è casa nostra. Questo è il nostro posto, capisci?

E Paolo annuisce serio, e Elena sa che tutto, finalmente, è tornato al suo posto.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 + 10 =

Il tuo posto speciale