“Dopo i cinquant’anni avevo smesso di credere nel romanticismo”: Poi sono partita per un viaggio organizzato per single over 50 e ho conosciuto Marco

Dopo i cinquantanni avevo smesso di credere in qualsiasi cosa romantica: finché non sono partita per un viaggio per single over 50 e ho conosciuto Giuseppe

Non riuscivo più a credere nelle grandi storie damore. Dopo il divorzio ci avevo provato qualche volta: appuntamenti impacciati, flirt senza futuro niente che mi avesse veramente toccato. Poi ho smesso di provarci. Perché insistere? I figli ormai sono adulti, i nipotini in arrivo, il lavoro va avanti tra alti e bassi. La sera guardo spesso una serie su Rai1, a volte leggo un romanzo. La vita scorre liscia, prevedibile. Sicura, certo, ma un po piatta.

Un giorno, mentre facevo la spesa al mercato a Milano, mi è capitato tra le mani un volantino di unagenzia viaggi: Tour per single over 50 Toscana. Passeggiate tra i vigneti, cene a lume di candela, piccoli gruppi, nessuna pressione. Ho sorriso ironica. Cene romantiche? Alla mia età? Eppure qualcosa mi si è mosso dentro. Forse proprio perché quellidea mi sembrava ingenua, da romanzo rosa, proprio quello da cui ormai mi sentivo distante. Forse perché ero stanca di questa mia sicurezza.

Così ho prenotato.

Già il primo giorno ero convinta di aver fatto una sciocchezza. Sul pullman eravamo in quindici: tre divorziati, alcune vedove, altre donne che sembravano aver scelto la solitudine. Tutti gentili, sorridenti, ma aleggiava una cautela come di chi non vuole sembrare disperato.

Giuseppe si è seduto accanto a me a cena la seconda sera. Capelli brizzolati, voce un po roca e uno sguardo che ti fa sentire ascoltata davvero. Non cercava di attaccare bottone, né faceva complimenti fuori luogo, non dava lidea di uno in cerca davventura. Semplicemente cera. Calmo, attento, presente.

Tu non sei tra quelli che vanno in vacanza per innamorarsi ha detto, con un filo di ironia.

No. Sono qui per ricordarmi che esisto ancora, piuttosto.

Mi ha sorriso. E qualcosa in me si è sciolta. Non per la tenerezza o la commozione, ma per il sollievo. Finalmente qualcuno che capiva.

Nei giorni successivi parlavamo sempre di più. Sul terrazzo di un agriturismo affacciato sulle colline punteggiate dai vigneti, sul pullman, mentre visitavamo borghi come Pienza o San Gimignano. Di tutto: libri, ciò che ci fa arrabbiare, i figli lontani che però ti chiamano ogni domenica. Solitudine, e quanto sia difficile ricominciare dopo i cinquanta. E magari nemmeno serve ricominciare, basta regalarsi qualcosa di piccolo. Uno spazio. Una presenza.

La sera prima dellultimo giorno siamo rimasti su una panchina vicino alla piscina. Intorno il buio, il silenzio interrotto soltanto dal canto delle cicale e dallo sciabordio dellacqua. Ed è lì che Giuseppe ha detto:

Non avrei mai creduto di poter stare così bene con qualcuno, a questetà. Ma ora ho quasi paura di tornare a casa. E se questa magia svanisse appena saliamo sullaereo?

Fissavo il buio davanti a me, il cuore che batteva forte come fossi una ragazzina. Avrei voluto dire qualcosa di saggio, di maturo, ma mi è uscito solo:

Anchio ho paura.

Non abbiamo fatto grandi promesse. Tornati a casa, niente dichiarazioni. Ci siamo scritti messaggi. Poi sono arrivate le passeggiate insieme lungo i Navigli. Gli incontri per un caffè al bar sotto casa. Qualche silenzio ma di quelli buoni, senza aspettative. Poi, un bacio. Impacciato, timido, ma vero.

Non so dove ci porterà tutto questo. Non sento più il bisogno di fare grandi piani. Ma so che ho ricominciato a ridere. Che ho di nuovo voglia di uscire di casa. Che cè qualcuno che mi chiede come è andata la giornata e ascolta davvero la risposta.

Forse questa è lamore adesso. Non quello dei batticuori e dei drammi da film. Un sentimento quieto, maturo, senza pressioni. Che scalda, senza travolgere. E forse non è mai troppo tardi per viverlo.

Mi sorprendo spesso a sorridere senza motivo. Esco di casa prima, per non arrivare in ritardo alla nostra passeggiata al Parco Sempione. Mi piace guardarmi allo specchio, vedo una donna che non si è arresa.

Non mi aspettavo più nulla dalla vita. Volevo solo tranquillità. Ma il destino mi ha regalato molto di più: una persona che non giudica, non cerca di cambiarmi o aggiustarmi. Semplicemente cè. Al mio fianco, con quellattenzione che mi mancava.

Se adesso qualcuno mi chiede se vale la pena credere ancora nellamore dopo i cinquantanni, rispondo: non solo vale la pena. Bisogna. Perché a volte proprio allora amiamo nel modo più bello con coscienza, maturità, senza illusioni, ma con speranza.

Perché lamore non ha età. E la vita riesce a sorprenderci proprio quando meno lo immaginiamo.

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