Tradimento sotto la maschera dell’amicizia

Il tradimento sotto la maschera dell’amicizia

Linverno quellanno sembrava voler mostrare tutto il suo splendore: Roma si era svegliata vestita di bianco, tanto che vie e piazze si erano trasformate in paesaggi fiabeschi. I fiocchi cadevano lenti e morbidi, si posavano sui tetti delle ville e sulle viuzze acciottolate, mentre laria odorava di neve e limone, improvvisamente cristallina.

Dentro lappartamento di Anita e Matteo, invece, dominava unatmosfera totalmente diversa: calda e avvolgente, come un nido al riparo dal tempo. Lontano dal frastuono della strada, dietro ai vetri doppi, si diffondeva la luce dorata di una lampada da tavolo che creava un bozzolo di pace, tenendo lontana ogni memoria di gelo.

I due coniugi erano abbracciati sul divano sotto un plaid morbido di lana abruzzese. Sullo schermo danzava una commedia italiana scanzonata, piacevole, di quelle da vedere la sera per sorridere senza pensarci troppo. Anita seguiva le immagini distratta, un sorriso segreto che le tremava sulle labbra; Matteo era adagiato accanto a lei, il viso rilassato, ogni tanto lanciava uno sguardo fuori dallenorme finestra, incantato dai mulinelli bianchi che si posavano sulla città eterna.

Il silenzio fu interrotto dal trillo melodioso del cellulare di Matteo. Un attimo di esitazione, quasi che luomo non volesse davvero guastare quellarmonia domestica. Ma il telefono insistette; sospirando si arrese, estrasse il dispositivo e lesse il nome sullo schermo. Sospirò ancora, più a fondo.

Di nuovo Riccardo, mormorò a bassa voce alla moglie. È già la terza chiamata stasera.

Anita non smise di fissare lo schermo, ma le ciglia tremarono, come a suggerire una smorfia.

Sicuramente vuole invitarci a vedere la sua nuova baita a Cortina, rispose tranquilla. Sai quanto ci tiene. Però non accetta mai un no come risposta, strano ragazzo.

Matteo accettò la chiamata, cercando una voce allegra.

Riccardo! Dimmi tutto!

Mat, quando arrivate? Sta già bollendo la grappa e il camino è acceso Ho sistemato tutto per festeggiare la nuova casa! Dai che siamo tutti qui, non potete mancare!

Matteo esitò, incrociando lo sguardo di Anita che a malapena scosse la testa. Lui comprese senza bisogno di parole: quella sera desideravano solo la loro quiete, la morbidezza delle coperte, la presenza silenziosa di chi si ama senza necessità di folla.

Dopo una breve pausa, una scusa nacque dal nulla e Matteo la colse al volo.

Guarda, Riccardo Anita è andata a Napoli da sua madre per il weekend. Non mi va di muovermi da solo, sai Conoscendo un po le chiacchiere degli amici, non voglio storie con mia moglie. Ci vediamo senzaltro unaltra volta, ok?

Dallaltro capo della linea calò un silenzio strano, poi Riccardo riprese, sorpreso:

È partita così allimprovviso? Quando torna?

Domani sera Anche noi avevamo mille idee: cinema, Villa Borghese, magari anche una pattinata. Ma niente, tutto saltato.

Qualche secondo di pausa, durante la quale Riccardo parve valutare qualcosa, poi la sua voce si fece stranamente soddisfatta.

Va bene, però fammi sapere quando torna, che ci tengo a vedervi!

Promesso, assentì Matteo con finta prontezza, ci sentiamo presto. Magari il prossimo fine settimana, se non cambia qualcosa.

Chiuse la chiamata, posò il telefono sul tavolino e sorrise con alleggerita complicità.

Uff, scampato pericolo, sussurrò a Anita. Ma perché così insistente? Ma non ha ancora capito che non sopporto le serate caos con lui e i suoi amici? Voglio solo restare qui con te

La strinse più forte; poco a poco le spire della tensione si sciolsero, lasciando spazio al calore del loro mondo: la luce soffusa, la neve ipnotica che danzava fuori, la storia svagata che scorreva in bianco e nero sul televisore.

Anita si avvicinò, accoccolandosi al respiro regolare di lui. Lorologio in cucina batteva piano, la lampada ammorbidiva i contorni, tutto suggeriva sicurezza, protezione dal caos del quotidiano.

Anche io, sospirò, sollevando gli occhi nei suoi. Restiamo qui, guardiamo il film e dormiamo. Ci basta poco, davvero.

Matteo annuì con un sorriso intento, già immaginando il momento in cui avrebbero spento la luce, immersi nel tepore delle coperte, mentre la neve continuava la sue danza antica oltre i vetri. Ma fu allora che il telefono squillò ancora. E ancora Riccardo.

Matteo lanciò unocchiata scura allo schermo, poi si decise a rispondere, suo malgrado.

Riccardo, te lho detto che

Matteo, devi ascoltare la voce dellamico era improvvisamente serissima, a tratti tesa. Sono allOdeon Club, con gli altri. Qui cè Anita. Con uno che non è certo suo cugino! Bevono, si abbracciano. E tu pensavi che andasse da sua madre! Te la sta dando a bere, amico!

Un gelo irreale calò sul viso di Matteo, che passò dallo stupore al fastidio.

Stai scherzando? Sicuro che sia lei? Io so bene dovè Anita ora

Certissimo, insistette Riccardo, privo di ogni dubbio. E non si preoccupa nemmeno della mia presenza. Vuoi che le passi il telefono?

Matteo chiuse un attimo gli occhi, le domande si rincorrevano nella testa. Possibile un simile errore? O cera sotto altro?

Passamela.

Dallo speaker proruppe la musica tecno filtrata, le voci confuse di festa, le risate alticce. Poi arrivò una voce femminile, sorprendentemente simile ad Anita, tanto che il cuore di Matteo balzò.

Pronto? Chi è?

Matteo tirò un respiro secco, guardò la moglie accanto, che lo fissava spalancando gli occhi.

Anita? Sono Matteo. Che succede?

Dal telefono uscì una specie di risata, poi la stessa voce, ma ora più arrogante, scivolosa:

Ma basta, Matteo! Voglio solo divertirmi, sono stanca di questa vita tranquilla. Lascio andare tutto, capito?

Anita saltò in piedi, bianca come la neve di fuori, il fiato spezzato. Si toccò il petto in cerca di ritmo:

Che sta succedendo? Quella ha la mia voce Chi le ha detto il tuo nome? Ma che follia è?

E dove saresti?

Ma che timporta? replicò la voce sgarbata. Non devo rendere conto a nessuno. Faccio quello che mi pare!

Di nuovo, risate e tintinnii di bicchieri. Poi Riccardo entrò nella conversazione.

Hai sentito? Te lavevo detto

Matteo troncò secco, combattuto tra rabbia e uno straniamento infantile.

Basta. Chiarirò tutto domani. Non chiamarmi più stanotte.

Staccò dimpulso e scagliò il telefono tra i cuscini, fissando il soffitto con sgomento. Se Anita non fosse stata con lui, ci avrebbe creduto?

Lei tornò a sedersi, guardandolo confusa. La voce era davvero la sua. Ma che importava? La verità stava altrove. Qualcuno aveva architettato tutto.

Ma ti rendi conto sussurrò sottovoce. Chi era quella? E che gioco è?

Matteo si passò una mano tra i capelli già arruffati.

Non ne ho idea. Ma la voce identica. Non può essere un caso.

E Riccardo sembrava certa. Se davvero non fossi stata qui Ci avresti creduto anche tu

Lui la strinse tra le braccia, sentiva il suo tremito sottile: ora doveva esserci, trasmettere forza.

Non avrei comunque creduto alla fine, assicurò. Tu non faresti mai una cosa simile. Lo so. È stato un inganno. Ma vedrai, scopriremo tutto. Se serve, chiedo le telecamere del locale. Voglio la verità.

Anita si rilassò abbandonando il peso sulla sua spalla, il freddo si scioglieva nel calore fidato di lui.

Sì, dobbiamo capire chi e perché.

Matteo scosse le spalle, ma nei suoi occhi non cera più incertezza: ora era pronto ad andare a fondo in questa storia irreale. Le prese la mano, stretto, per dirle senza parole che nulla sarebbe cambiato, che insieme avrebbero retto qualsiasi tempesta.

******************************

Il giorno dopo, in tarda mattinata, Anita era seduta in cucina a sorseggiare tè e controllare le email. Quando vide spuntare il nome di Riccardo sul display, esitando prima di rispondere: la curiosità, però, vinse sulla riluttanza.

Ciao, iniziò Riccardo, con una cautela innaturale. Hai parlato con Matteo dopo ieri sera?

Anita spremette il telefono tra le dita: voleva andare a fondo. Fece una pausa come per raccogliere le parole, poi rispose:

Sì. Abbiamo litigato. Matteo mi ha accusata di cose inspiegabili, senza nemmeno darmi ascolto. Dice che lo prendo in giro.

Si udì solo il respiro nellauricolare, poi una punta di soddisfazione, sottile, arrivò nella voce di Riccardo:

Vedi te lho sempre detto, che Matteo non ti merita. Non ti ha mai capita davvero.

Un fuoco freddo le salì dentro, ma la voce di lei rimase controllata.

In che senso, Riccardo?

Lui abbassò la voce, complice:

Che tu meriti di più. Sai io ti amo da tempo, Anita. E se mai volessi lasciare Matteo io ci sarei, sempre, per te.

Anita rimase senza parole, le domande vorticavano: quanto tempo aveva Riccardo covato quei pensieri? Proprio ora, dopo lo scherzo del club? Era stato lui, era chiaro.

Con fermezza rispose:

Riccardo, è fuori luogo. Io amo Matteo, e chiariremo. Non ti immischiare ancora.

Un attimo di silenzio, Riccardo riprese, ma non aveva più la sicurezza di prima:

Scusa, forse sono stato troppo diretto Ma voglio solo che tu ti senta al sicuro. Matteo ti ha accusata per niente, cerca solo una scusa per lasciarti, io te lo dico da amico. Voglio il tuo bene.

Anita strinse il telefono con forza glaciale.

Riccardo, primo: ieri ero a casa. Secondo: non abbiamo litigato. Terzo: adesso so che hai orchestrato tutto tu. Non lavevo capito, ma ora sì.

Pausa. Lei percepiva limbarazzo delluomo, il rovistare nervoso in cerca di una scappatoia.

Ma che stai dicendo?

Che ti sei procurato una ragazza, con una voce simile alla mia. Lhai istruita per recitare quella parte al telefono davanti a Matteo, volevi solo dividere me e lui. Ammettilo.

Altro silenzio. E infine Riccardo, ormai stravolto:

Sì, ho organizzato tutto! Perché ti amo, Anita! Perché tu sia finalmente felice. E con lui non potrai mai esserlo quanto con me!

Anita chiuse gli occhi per un istante. Una tristezza amara le gonfiava il petto, ma la voce rimase limpida:

Felice? Con te? Sei solo un traditore, hai distrutto ogni fiducia, per cosa? Per unillusione egoista?

Non cera rabbia, solo sentenza.

Anita, perdonami implorò lui senza più forza.

No, Riccardo. Ti sei bruciato. Non chiamarmi più. Dimentica anche il numero di Matteo, gli farò sentire questa telefonata.

Riagganciò, il respiro appena scosso. Guardò fuori: la neve continuava a cadere, immobile come il tempo sospeso.

Proprio allora, Matteo entrò in cucina, la tensione negli occhi.

Allora? chiese.

Anita rispose con un sorriso amaro:

Si è dichiarato. Ha confessato tutto. Mi voleva per sé, Matteo, e ha tramato alle nostre spalle.

Matteo si sedette accanto a lei e le prese la mano, trasmettendo tutta la fermezza silenziosa che trovava.

Non è mai stato un vero amico, disse dolcemente. Ormai è tutto chiaro. Meglio così.

Lei annuì, adagiandosi alla sua spalla:

Adesso almeno sappiamo a chi credere.

Chiuse gli occhi, lasciandosi avvolgere dai piccoli segni di casa: laroma del tè, il legno tiepido, il profumo dei suoi fiori preferiti.

In fondo, sorrise, improvvisando, ci va anche meglio così. Non ci toccherà più inventare scuse per le sue feste e i suoi inviti.

Matteo rise, davvero rilassato per la prima volta.

Esatto. Da oggi solo film e tisane.

E restare qui, aggiunse lei tirando su il plaid.

Perfetto, concluse lui, stringendola forte.

Così, tra la danza lenta dei fiocchi sullAventino e la luce dorata che accarezzava i loro volti, quel piccolo universo ritrovò la sua integrità: protetti, finalmente, dal chiacchiericcio, dalla cattiveria, dal resto del mondo. Anche domani, sapevano, il giorno sarebbe stato limpido e sereno.

*************************

Riccardo sedeva solo in cucina, le mani strette su una tazza di tè ormai fredda. Le parole di Anita, Non chiamarmi più. Mai, gli rimbombavano come un mantra maligno.

Ma non provava vero rimorso. Dentro si agitava solo una rabbia densa, pesante, che gli comprimeva il petto, ferocemente silenziosa.

Perché è andato tutto così? urlò, spazzando via le briciole di crostata romana dal tavolo.

Rivedeva i fotogrammi della sera precedente: Marina, la ragazza trovata in un bar del quartiere Prati, dalla voce simile a quella di Anita, aveva accettato di buon grado il suo gioco, fingendosi lamante scostumata nel club. Ogni battuta inventata, ogni parola suggerita da lui. Pensava di aver vinto: Ora capirà che Matteo non la merita.

Ora restava solo il gelo. Aveva perso tutto.

Non sono io a sbagliare!, si ripeteva mentre girava attorno al tavolo, avvicinandosi alla finestra. Tutto fuori era bianco, sereno, eppure lui sentiva solo amaro.

Perché tutto a loro, e a me niente? sibilò tra i denti.

Aveva perso Anita. Aveva perso Matteo. E non restava più nulla. Ma invece del rimorso, cresceva dentro di lui solo una cieca ostinazione.

Il telefono giaceva spento, alieno. Non avrebbe richiamato. Non si sarebbe umiliato ancora.

Vivano pure nel loro nido perfetto, pensava, ma io so la verità. Un giorno capirai, Anita, che io ti avrei amata davvero.

Si accostò al vetro, osservando il bianco che prendeva tutta la città. Poi vide il foglio ancora sul tavolo, con il piano scritto la sera prima: lo stracciò, gettandolo via, ma il fiasco gli bruciava addosso.

La neve continuava a scendere lenta su Roma. Riccardo chiuse gli occhi e, invece di arrendersi, dentro di sé ripeté ostinato:

Tutto questo sarebbe dovuto essere mio. Tutto avrebbe dovuto essere per me…

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