Accidenti, papà: che accoglienza ti riservano! E poi, cosa te ne facevi del centro benessere, se a c…

Che giornata incredibile, papà che accoglienza! E poi, dimmi, che te ne fai di un soggiorno in un centro benessere, quando a casa hai un vero “all inclusive”?

Quando Alessandro mi ha consegnato le chiavi del suo appartamento a Milano, ho capito che avevo conquistato la mia Bastiglia. Neanche un Leonardo DiCaprio avrebbe atteso l’Oscar con la stessa ansia con cui io aspettavo Alessandro, specialmente ora che avevo la mia tana tutta mia.

A 35 anni, piena di dubbi e sempre più spesso sorpresa a lanciare occhiatine compassionevoli ai gatti randagi nei cortili e alle vetrine “Tutto per il fai da te”, la solitudine mi pesava. Eppure, ecco lui: solo, la gioventù spesa nella carriera, dieta salutare, palestra e quel vano inseguimento di se stesso per di più senza figli.

Questo dono lho desiderato da quando ne avevo venti, e forse lassù si sono finalmente accorti che non stavo scherzando.

Ho lultimo viaggio di lavoro dellanno, poi sono tutto tuo, mi ha detto Alessandro, porgendomi le chiavi come fossero reliquie. Non ti spaventare per la mia tana. Di solito ci vengo solo per dormire ha aggiunto, prima di volare chissà dove per il weekend.

Ho preso lo spazzolino, la crema e sono partita pronta a scoprire comera questa tana. I problemi sono iniziati subito, allingresso: Alessandro mi aveva avvisata che la serratura spesso faceva i capricci, ma non pensavo così tanto.

Ho provato per quaranta minuti, a forza di spingere, tirare, infilare la chiave fino in fondo, tentare gentilmente ma niente, la porta non si voleva aprire per la nuova ospite.

Ho iniziato con la pressione psicologica, proprio come insegnavano durante la scuola. Il rumore ha attirato lattenzione della vicina.

Scusi, perché tenta di entrare in casa altrui? mi ha chiesto, con tono poco rassicurante.

Non sto tentando di entrare, ho le chiavi! rispondo esasperata, asciugandomi il sudore dalla fronte.

E lei chi sarebbe? Non lho mai vista.

Sono la sua ragazza! dico con fierezza, girandomi e piantando le mani sui fianchi, anche se vedevo solo una fessura tra le porte.

Lei? la voce della vicina tradiva stupore.

Sì! Cè qualche problema?

No, nessuno. Solo che lui non ha mai portato nessuno qui aggiunge, e dentro di me cresce laffetto per Alessandro. Così di punto in bianco

Così di punto in bianco come? non capisco.

Oh, non è affar mio scusi, chiude rapidamente la porta.

Capendo che o entro io o mi butta fuori lei, spingo con tutta la forza e finalmente il portoncino cede.

Il mondo di Alessandro mi si para davanti, e dentro sento il gelo. Sapevo che un uomo solo può essere minimalista, ma quella era una cella monastica.

Povero Alessandro, il tuo cuore forse non ha mai conosciuto la dolcezza di una casa accogliente, mi scappa, osservando i suoi spazi spartani, dove da oggi dovrò tornare spesso.

Daltra parte, quello che diceva la vicina era vero: nessuna mano femminile aveva mai toccato quelle pareti, quella cucina, quel pavimento Sono la prima.

Non riesco a trattenermi: infilo le scarpe ed esco di corsa al primo negozio per acquistare una tendina carina e un tappetino da bagno, presine e tovagliette nuove per la cucina.

Ovviamente, in negozio vengo travolta dallentusiasmo: insieme al tappetino e alla tendina finiscono nel carrello profumatori, sapone artigianale, pratici contenitori per trucchi

«Aggiungere qualche dettaglio a questa casa non è invadenza, vero?» mi rassicuro, trascinando un secondo carrello pieno.

La serratura non opponeva più resistenza; a dire il vero, sembrava proprio aver perso ogni funzione, come un portiere di calcio che si dimentica la maschera prima della partita.

Resami conto del guaio, rimango fino a notte con coltelli da cucina per smontare la vecchia serratura e il mattino dopo corro al ferramenta per una nuova. Devo sostituire anche coltelli, forchette, tovaglia, taglieri, presine e a questo punto anche le tende.

Domenica allora di pranzo Alessandro mi chiama: Devo fermarmi ancora qualche giorno per lavoro. Mi farà piacere se porti un po di calore e accoglienza qui, sorride al telefono mentre gli racconto delle piccole migliorie.

Il calore lo stavo già trasportando in casa a camionate. Anni di solitudine femminile stavano finalmente riversandosi in queste mura, e ora che ero libera, non riuscivo più a fermarmi.

Quando Alessandro sarebbe tornato, lunico superstite dellappartamento sarebbe stato il ragno vicino alla ventola. Volevo cacciarlo, ma vedendo quegli occhi sgomenti ho deciso di lasciarlo come simbolo di rispetto per il non toccare la roba daltri.

Il suo appartamento ora sembrava quello di uno sposato e felice da otto anni, poi disilluso e infine tornato a essere felice per ostinazione.

Oltre a occuparmi della casa, ho fatto subito in modo che tutti nel condominio sapessero che ero la nuova padrona, pronta a rispondere ad ogni domanda. La fede al dito ancora mancava, ma quello era solo un dettaglio tecnico.

I vicini erano allinizio sospettosi, poi hanno cominciato semplicemente a dire: «Va bene, come preferisce, non è affare nostro».

***
Il giorno del ritorno ho preparato una vera cena casalinga, sistemato la mia figura abbondante in una confezione frivola e sfacciata, cosparso la casa di essenze e abbassate le luci nuove mi sono messa ad aspettare.

Alessandro tardava. Quando ho sentito che labito mi pungeva fastidiosamente nel punto esatto per cui era da sei mesi che sgambettavo in palestra, una chiave ha girato nella serratura.

È nuova, la serratura, basta spingere, non è chiusa! ho dichiarato, imbarazzata ma contenta. Non temevo giudizi: avevo lavorato tanto sulla casa, mi sarebbe stato perdonato tutto.

Proprio in quellistante mi arriva un SMS da Alessandro: «Dove sei? Sono a casa. La casa non è cambiata affatto Gli amici mi avevano spaventato che avresti riempito tutto di trucchi».

In realtà leggo il messaggio solo dopo. Perché in casa entrano ben cinque sconosciuti: due giovani, due adolescenti e un vecchissimo nonno, che appena mi vede si raddrizza e si liscia i pochi capelli.

Accidenti papà, hai una vera accoglienza da Hotel. E chi te lo fa fare il centro benessere? In casa cè tutto! scherza uno dei giovani, subito redarguito dalla moglie per la curiosità.

Resto immobile sulla soglia con due calici pieni, incapace di muovermi. Vorrei urlare, ma il mio corpo non risponde. Da qualche parte il ragno rideva tra le crepe.

Mi scusi, lei chi è? chiedo.

Il proprietario della tana, risponde il nonno, Lei lavora in ospedale? Venuta per la medicazione? Avevo detto che potevo cavarmela da solo.

Eh, sì, insomma signor Antonio, qui sembra proprio regnare la pace la moglie del giovane si fa largo. Adesso sì, altro che prima, sembrava di vivere in un mausoleo. E lei, come si chiama? Non è troppo giovane per il nostro Antonio? Certo, uomo rispettabile, con casa propria

E-e-eva riesco a balbettare.

Ah! Complimenti per la scelta, Antonio, hai occhio per le persone!

Antonio, a giudicare dagli occhi brillanti, sembrava trovare tutto molto divertente.

Ma Alessandro dovè? sussurro, e di nervi scolavo tutti e due i bicchieri.

Io sono Alessandro! esulta il nipotino, alzando il braccio.

No, aspetta, sei troppo piccolo per Alessandro, la madre lo blocca e manda tutti in macchina.

P-p-perdonatemi, credo di aver sbagliato porta, comincio a ricompormi, ripensando alla serratura. È Via Lilla, diciotto, interno ventisei?

No, qui è Via Puglia, diciotto, risponde il nonno, pronto a spacchettare il suo inaspettato regalo.

Beh, sospiro tragicomica, ho sbagliato. Fate pure come se foste a casa, io chiamo al volo

Mi rifugio in bagno, chiudo la porta e mi avvolgo nel primo asciugamano. Solo allora leggo il messaggio di Alessandro.

«Ale, arrivo presto, mi sono fermata al supermercato», rispondo tremando.

«Va bene, ti aspetto. Se puoi, porta una bottiglia di rosso» mi lascia un messaggio vocale.

Il rosso lo porterò ma già ce lho in corpo. Prendo il tappetino, smonto la tenda, e attendo che la famiglia si trasferisca di là prima di fuggire di soppiatto dalla loro cucina.

Raccatto tutto nel primo sacchetto che trovo e esco.

***
Ti spiego tutto, ma dopo, dico entrando da Alessandro con aria provata.

Mi muovo come un automa, passo davanti a lui senza guardarlo, vado in bagno, rimetto la tenda, stendo il tappetino, cado sul divano e dormo fino al mattino, finché lo stress e il vino rosso svaniscono.

Al risveglio, ecco il giovane sconosciuto che attende spiegazioni.

Scusa che indirizzo è questo?

Via Butti, diciottoAlessandro mi guarda stupito, appoggiato allo stipite della porta come se stesse cercando di capire in quale universo sia finito.

Via Lilla, diciotto, interno ventisei. Siamo nel posto giusto, finalmente al sicuro dalle famiglie numerose e dalle serrature impazzite dico ridendo piano, la voce roca di sonno ma il cuore più leggero.

Lui si avvicina, mi si siede accanto sul divano, ci guardiamo un istante e scoppia subito a ridere. Un riso così contagioso che finisce per coinvolgere anche me, sciogliendo ogni tensione.

Tu sei pazzesca, dice, e questa casa ora sì che sembra davvero vissuta.

Mi stringe in un abbraccio goffo, a metà tra il grazie disperato e il benvenuto. Il sole filtra attraverso le nuove tende, disegnando una luce calda su di noi e sulla cucina ancora un po disordinata.

Che dici, la prossima volta ci mettiamo daccordo anche con il ragno? scherza.

Solo se viene a cena, rispondo, sorridendo.

Lui si allunga, prende due bicchieri puliti e finalmente stappa la bottiglia di rosso che avevo portato. Il vino scorre nei calici e per un momento il tempo sembra fermarsi, silenzioso e dolce, come la felicità improvvisa dopo un lungo viaggio sbagliato.

Allaccoglienza, dice Alessandro.

E brindiamo a quella stramba, imprevedibile e meravigliosa accoglienza che finalmente, per la prima volta, chiamiamo casa.

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