Mamma ci ha chiesto soldi per le verdure coltivate nel suo orto L’anno scorso, mamma ha fatto qualc…

Lanno scorso, la mamma fece qualcosa che ancora oggi mi lascia perplessa, anche se col tempo mi è diventato chiaro il suo bisogno. Decise di venderci la verdura che coltivava nella sua piccola campagna vicino a Novara. Diceva che nessuno di noi andava mai ad aiutarla, che tutto il lavoro pesava su di lei, e così doveva essere. Eppure, chi aveva mai pagato lacqua, le serre, chi aveva dato i soldi per gli operai che lavevano aiutata a scavare e sistemare le aiuole, ce lo si scordava in fretta.

Al mercato del quartiere la verdura si trovava sempre a poco prezzo.

Non abbiamo mai avuto la classica casa di campagna che spesso sognano le famiglie italiane. Siamo cresciuti in città, e credo che papà non abbia mai visto una patata spuntare dalla terra, se non dentro una busta al supermercato. La mamma, invece, era cresciuta in un paesino tra le colline piemontesi, e di orti ne aveva avuto basta fin da ragazza. Da giovane nutriva una certa nostalgia per la terra, ma con gli anni si era come stancata, cercando altrove nuove soddisfazioni.

Finché papà era in vita, la questione non si era mai posta. Lui pensava a tutto. Anche la mamma lavorava, certo, ma era papà che copriva quasi tutte le spese di casa.

Dopo di lui non è cambiato quasi nulla, almeno fino a quando non sono diventata adulta. Quando ho iniziato a lavorare, l’ho aiutata come potevo. Finché abitavo con lei, dividevamo le spese. Solo due anni fa, dopo il matrimonio, mi sono trasferita.

Lanno scorso, poco dopo la pensione, la mamma si è intestardita: aveva il desiderio di acquistare un piccolo terreno con una casetta, rifacendosi alle sue memorie dinfanzia fra i filari della nonna. Prelevò i suoi risparmi dalla banca e firmò il compromesso. Non era certo una villa confortevole, ma a lei bastava e, alla fine, questo contava.

Io e mio marito, potendo permettercelo, abbiamo contribuito senza problemi per sistemare la casa: impianto idraulico, veranda piastrellata, persino lacqua corrente nel terreno. Nulla di lussuoso, ma era tutto in ordine.

Ma fin dal primo giorno le ho spiegato che desideravamo stare lontani dal lavoro di campagna. Siamo di città, amiamo alzaci tardi nel weekend, uscire con gli amici, goderci il poco tempo libero. Non cera in noi alcuna voglia di zappare o rincorrere lumache. Lei ci rimproverava spesso per questa indifferenza, salvo poi calmarsi ogni volta che le serviva un sostegno economico. E ne servivano parecchi: per la serra, per i cassoni sollevati dellorto, per sradicare gli arbusti, per il taxi quando aveva troppe borse noi abbiamo pagato per tutto, lei non ha mai dovuto preoccuparsene.

A volte raccontava con fierezza il suo orto, mostrandomi foto dai colori vivaci, lordine e la cura in ogni angolo. Io lo confesso, ascoltavo distratta: a me quelle cose non dicevano nulla. È stato così fino a che non mi mostrò una foto delle fragole.

Rosse, grandi, invitanti; mi tornò in bocca il sapore dolce dellinfanzia. Così le chiesi di mettermele da parte, che sarei passata dopo il lavoro a prenderle. Mai mi sarei aspettata che mi avrebbe mandato una foto con dei contenitori di varie dimensioni e, accanto, i prezzi.

Incredula, rilessi il messaggio, pensando che avessi frainteso. La chiamai per chiarire e sì, avevo capito bene: la mamma pretendeva i soldi per quelle fragole.

“Ma cosa ti aspettavi?” esclamò. “Qui mi faccio in quattro per ogni pianta, e tu e tuo maritodue cittadini pigri non siete mai venuti nemmeno una volta ad aiutarmi! Perché dovrei darvi qualcosa gratis? Chi non lavora, non mangia!”

Le ricordai che, se poteva vantare tutto quellorto, era anche grazie a noi: avevamo contribuito a crearlo. Ma lei si offese molto: Ma come parli con tua madre?

Sono rimasta ferma nella decisione: dalla mamma non comprerò nulla, per principio. Può vendere le sue verdure ad altri. Io e mio marito ce le compriamo senza problemi al mercato, che ormai cè tutto lanno. Lei ha provato ancora, proponendoci zucchine e cetrioli, ma ha ricevuto solo rifiuti.

D’ora in poi il mio aiuto economico sarà solo per necessità fondamentali: bollette, medicine, spese di salute. Ma non per la sua passione per lorto.

Ecco, ogni tanto, nel ricordare questa storia, mi domando ancora chi avesse davvero ragione. Ma forse è solo uno dei tanti segreti messi da parte nella memoria delle nostre famiglie italiane.

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