Una persona difficile da gestire

Santo cielo, Giulio! Sei davvero una persona difficile! Quanto è complicato stare con te! Perché non puoi semplicemente fare come ti chiedo?

La giovane donna che rimproverava suo marito era bellissima. Anzi, splendida. Gambe lunghe, occhi color zaffiro, e un fisico così armonioso che gli uomini giravano il collo ogni volta che la vedevano passeggiare nei viali del parco vicino allhotel.

Lui invece era tuttaltro che affascinante. Quasi una testa più basso di sua moglie, somigliava a una piccola botte. Braccia lunghe, gambe corte e la testa cominciava a perdere i capelli. Lunica bellezza erano gli occhi: vivi, intelligenti, capaci di vedere dentro lanima. Strano vederli come coppia: una donna capricciosa e chi la comprende fino in fondo…

Sembravano Efesto e Afrodite, con la differenza che lui, invece del martello, aveva quasi sempre la figlia in braccio. La piccina, Lucia, era la copia del padre, e nessuno avrebbe mai dubitato del legame. Di Paola, la madre, aveva solo il colore degli occhi e la chioma ramata, ricci ribelli che nessuna spazzola riusciva a domare. Così Lucia, poco più che una bimba, correva per lalbergo come un fulmine rosso, guardando spesso il papà che tentava di starle dietro.

Paola, se ci tieni tanto a questa escursione falla pure. Ma penso che Lucia sia troppo piccola per certi giri. È lontano, fa caldo, magari inizia a piangere e ti rovina la giornata, lo sai.

E allora a cosa servi, scusa? Giulio! Siamo venuti in vacanza insieme, io e mio marito! Già qui in hotel non mi danno pace, e a te cosa importa? Non ti importa proprio nulla?

La voce di Paola si fece acuta, e Lucia si appese al collo del padre cercando rifugio.

Ma dai, Paola! Sono gelosissimo, lo sai! Giulio sorrise appena e carezzò la testa della bambina. Dai, troviamo unalternativa. Ti piacerebbe fare un giro in barca? O meglio: immersioni? Cosa vuoi fare?

Voglio vedere le piramidi! Paola si girò di scatto. Voi fate come volete, io parto da sola!

La scenata era stata strategica, e a Giulio non rimase che alzare le spalle mentre la moglie andava in piscina, ormai indifferente a marito e figlia.

Ma Giulio ci era abituato. Era la loro normalità, come tante altre coppie nellambiente. Lui, appagato e sempre preso dal lavoro; lei, bellissima e giovane, amante della propria libertà.

Che fosse finito nella categoria dei mariti alla moda, Giulio nemmeno se nera accorto. Con le donne, fuori dal lavoro, non aveva mai avuto successo, ma non per laspetto o per i modi. Se si trattava di colleghe o clienti, era galante, brillante, ironico. Innamorandosi, però, si bloccava, non sapeva cosa dire o come attirare una donna. Così, col tempo, aveva rinunciato a cercare una vita privata, viveva per il lavoro, per le gite da sua madre che abitava nelle colline modenesi e accettava che il destino forse lo voleva single.

Qualche incontro occasionale, poco più. Fino a quando la madre, Norina, non mise il dito nella piaga.

Giulio, ti ho guardato abbastanza. Da solo non ti trovi una moglie, serve una sensale!

Una cosa così? rise Giulio, strozzandosi col tè e macchiandosi la giacca nuova sulla veranda di casa.

Rovinato un buon tessuto constatò Norina, dando unocchiata critica al figlio. Sei un uomo e una persona degna, ma a chi serve tutto questo, a parte me? Nessuno ne gode, e non va bene. Hai raggiunto molto, cose che per altri sarebbero solo sogni, ma sei infelice. Lo vedo come guardi i figli di tua cugina. Sì, Marina sarà pure svampita, ma da madre è perfetta. Io li tratto da nipoti miei, ma sogno che tu abbia in braccio una figlia tua. Solo toccando la tua felicità capirai cosè essere davvero felice. Tutto il resto, cosè? Il tempo passa, le case cadono, solo la vita resta davvero. Perché ci sono pensieri, emozioni, memoria la vita, Giulio! Mi capisci?

Sì, mamma. Ma cosa centra la sensale?

Te lo ripeto! Da solo non combini niente con le donne! Non ti è mai venuto facile: colpa mia, forse, e ora rimedio. Affidiamoci a chi lo fa per mestiere. Scrivi ciò che desideri trovare in una donna.

Mamma, ma dai mi sembra inutile!

Niente storie! Dammi qui, faccio io! Allora, partiamo dagli occhi. Che colore dovrebbero essere?

Rimasero insieme fino a notte. Giulio rispose, lasciandosi interrogare come in uninchiesta, e la madre tirò fuori persino desideri e paure che lui nemmeno osava ammettere a se stesso.

Ma una così non esiste.

Vedremo! tagliò corto Norina, tenendosi il foglio.

E la moglie, la trovò davvero: Paola era proprio come nei sogni di Giulio. Tutto combaciava almeno per quanto riguardava la superficie. Il resto, si sarebbe scoperto vivendo insieme.

Giulio capì quasi subito che il loro era un accordo, più che un matrimonio. Non era un caso isolato: Paola non voleva rinunciare alla sua indipendenza, e la cucina non era tra le sue priorità. Ognuno dormiva in una stanza diversa: lei, diceva, non riusciva a sopportare il suo russare se poi russava davvero, a Giulio non interessava. Per lei avrebbe fatto qualsiasi cosa, era tutto.

Avere figli, tuttavia, non rientrava nei progetti di Paola, che chiese a Giulio qualche anno di attesa.

Sono giovane, voglio vedere il mondo prima. Me lo farai fare, vero?

E Giulio acconsentì. Viaggiavano, uscivano con amici, e ognuno sopportava laltro.

La nascita di Lucia li unì, per un poco. Giulio era felice e scappava dal lavoro per giocare con la bimba. Unico dispiacere: Paola madre lo era poco.

Non allatterò mai! Poi devo farmi rifare il seno? Nemmeno morta! Prendiamo una balia, oppure latte artificiale. Lo dice anche tua madre che sei cresciuto con quello! Non vedo il problema.

Né la suocera né Giulio riuscirono a convincerla. Lucia succhiava allegra la bottiglietta, e Giulio cercava una tata.

Non ce la faccio più! Stare chiusa fra quattro mura con un bambino urlante è insopportabile! Tu te ne vai in ufficio e io resto sola! Mi viene la depressione! si sfogava Paola.

La madre di Paola, Gabriella, quando Giulio parlò di assumere una babysitter, si oppose subito.

Perché prendere una estranea? La tua mamma insegna e non può aiutare, ma io sì. Almeno la mia nipote la tengo io.

Giulio accettò con sollievo. Fu il primo vero litigio con la moglie.

Cosa ci fa mia madre qui? Verrà a farmi la ramanzina su tutto? Pensi sia un aiuto? Giulio, perché sei così pesante?! Non mi ami proprio!

Ti amo! Ma amo anche nostra figlia. Tu quasi non la guardi. Meglio che almeno una persona in più le dia affetto!

Vero. Paola si occupava solo degli aspetti esteriori: giocattoli, vestiti, la cameretta perfetta da mostrare agli ospiti. Ma la stanza della figlia era vuota: Lucia dormiva sempre con il papà.

Io amo mia figlia come posso! pianse Paola per la prima volta dal matrimonio, ma Giulio non crollò.

Tua madre rimane. Se un giorno vorrai davvero occuparti tu di Lucia, ne riparliamo. Per adesso, ho deciso.

Paola accettò la pace imperfetta, lasciando spazio a sua madre per potersi sentir libera. Gabriella si trasferì da loro, diventando il cuore della vita della piccola, seconda solo a Giulio. La bambina la riconosceva, sedeva educatamente in braccio alla madre quando era necessario, poi correva dal padre o dalla nonna, perché da loro era sicura di essere amata.

Così scorreva la vita. Lucia crebbe: prima la scuola di danza, poi un asilo privato, viaggi in tutto il mondo, sempre insieme a chi la adorava.

Fino a quellestate, tutto era normale, fino a quando Lucia ebbe la febbre alta e iniziò a lamentare forti mal di testa.

Ecco fatto! Vacanza rovinata! Paola camminava nervosa per la stanza, aspettando il dottore chiamato da Giulio.

Ma cosa dici? Tua figlia sta male!

È solo un raffreddore! Non avresti dovuto darle il gelato! Tu cedi sempre, e guarda cosè successo! Paola sbuffò. E ora che facciamo, padre dellanno?!

Aspettiamo il medico.

Detto con tale fermezza che Paola si tacque e rimase zitta.

Il pediatra rassicurò: Solo affaticamento, riposo e tutto passa.

E Giulio decise subito: Si torna a casa.

Ma perché? Paola quasi piangeva. Il dottore ha detto che non è nulla!

Non è lui a stabilire tutto. Io vedo che Lucia non sta bene, e mi basta questo. Si parte, senza discussioni.

Una clinica a Milano diede ragione a Giulio: il tempo si fermò. Una struttura, poi unaltra, e unaltra ancora; Lucia non migliorava né peggiorava, era già una buona notizia.

Giulio lasciò tutto nelle mani dei collaboratori e viveva in ospedale. Paola era presente, ma col tempo i medici capirono che lei non sapeva niente della figlia. Si limitava a scuotere la testa e a nascondere il pianto. Tutti pensavano soffrisse troppo. Ma lamara verità era che a Paola, in fondo, non importava abbastanza. Vedeva che i medici facevano tutto, e intanto le mancava la sua libertà.

Perse la pazienza quando seppe che Giulio aveva deciso di vendere la loro casa.

Perché mai, Giulio?! Non hai più soldi?

Esatto.

Risposta secca, sicura.

Ma come?! Avevi tanto

Avevo, sì. Ma ora dobbiamo curare nostra figlia, e costa tantissimo. Lucia dovrà operarsi in una clinica specializzata, allestero, e questo significa vendere tutto. Casa, azienda, tutto ciò che serve. Farò tutto quello che posso per salvare Lucia!

E io? Che ne sarà di me? Paola piangeva sottovoce, comprendendo ormai. E Giulio rispose:

Tu? Ti concedo la tua libertà. Ti lascerò quanto basta, un appartamento in città, la macchina. Vivi come ti pare, ma pretendo che verrai almeno un paio di volte a settimana in ospedale, e verrai con noi allestero per loperazione di Lucia. Perché, ti piaccia o no, sei sua madre e lei ha bisogno di te, egoista comè, avrai almeno compassione? Fai vedere che tieni a tua figlia!

Per la prima volta, Giulio esplose senza pietà. Era terrorizzato: tutta la sua vita era dietro la porta di quella stanza, e sapeva ormai che lunico legame con Paola era la loro bambina.

Basta! Vai a lavarti la faccia, e non spaventare Lucia! Deve star tranquilla! Avrai quello che vuoi, ma adesso rimani qui e comportati di conseguenza!

Cosera successo in quelluomo che Paola credeva di poter sempre dominare? Era come se Giulio fosse cresciuto, divenuto una roccia tra lei e il resto del mondo. Chi aveva la fortuna di stare dalla sua parte, non aveva nulla da temere

Paola uscì in silenzio e lui entrò nella stanza dove Lucia, accoccolata, lo chiamò:

Papà

Gabriella, seduta lì accanto, si alzò, stringendo tra le mani il libro di fiabe che le stava leggendo, e lo portò fuori.

Giulio, posso restare ancora da voi?

Ma che discorsi! Grazie, Gabriella. Non ce lavrei mai fatta senza di te.

Mi vergogno, Giulio. È colpa mia, non sono stata buona madre. Paola da piccola era così brava, intelligente, ubbidiente O forse sono stata cieca, non ho visto cosa stava succedendo. Cosa ho sbagliato?

Se solo si sapesse dove si va a cadere, prepareremmo il materasso… Nemmeno io sono stato perfetto. Ma davvero, Paola non vuole bene a Lucia? Hai sempre dato il buon esempio come faccio a non sbagliare con lei?

Bisogna preparare il materasso prima, Giulio rispose la suocera asciugandosi una lacrima e rimettendosi in sesto. Su! Non ci possiamo permettere di abbatterci, se ci vede Lucia giù di morale, ci rimette anche lei! Adesso la metto a dormire, tu per favore vai a comprare un gelato. Non ha mangiato molto, magari un gelato la tira su. E non essere troppo duro con Paola, va bene? Vediamo come va. Voglio ancora credere che possa cambiare

Loperazione avvenne dopo qualche mese. Norina lasciò il lavoro per stare vicino al figlio e alla nipote.

Dopo molti mesi, Lucia tornò a casa, con il papà e le sue nonne. Paola rimase allestero.

Due anni di riabilitazione La speranza tenne unito Giulio e quella piccola famiglia, a volte fioca, a volte ardente, ma mai esaurita, finché il medico di Lucia, finalmente, sorrise:

Ce lavete fatta

La vita ricominciò a camminare, a volte incerta, poi più sicura.

Paola ricomparve nella vita della figlia il giorno del suo quindicesimo compleanno. Bellissima, elegante, sempre la stessa, salutò Gabriella, annuì a Giulio e si diresse verso la folla di amici che faceva gli auguri a Lucia.

Lucia

Gli stessi occhi blu la osservarono attenti.

Mamma

Paola balbettò qualcosa, cercando giustificazioni che solo lei capiva, ma Lucia la fermò con un gesto.

Non correre. Respira. Non ora, piuttosto più tardi.

Ma volevo

Lo so. Ci sarà tempo.

Lucia, ti prego

Va bene, seguimi.

Lucia guidò la madre nello studio del padre. Spostò la tenda pesante, si arrampicò sul davanzale e scrollò le spalle.

Ti ascolto.

Mio Dio, assomigli a tuo padre

Eh già, mamma. Dici che sono difficile anche io?

Non intendevo quello

Invece sì! Sono come lui. Però sai che ti dico? Quello che tu consideravi poco adatto a te che hai ferito e lasciato in questi anni non ha mai detto una sola parola cattiva su di te. Mai! Non ha portato unaltra donna in casa per non ferirmi. Non ha nemmeno chiesto il divorzio. Mi ha sempre detto che una mamma ce lho, anche se di fatto tu non ci sei mai stata. Vuoi sapere cosaltro penso?

Cosa? Paola sussurrava, osservandola. Lucia ormai era una ragazza, con la voce ferma di chi, come il padre, quando decide non torna indietro.

Papà mi ha insegnato a perdonare. Diceva di non portare rancori. Non so se ci riesco, ma sono sua figlia, porto a termine quello che inizio. Non sono sicura, però, che questa volta ce la farò. Non sento il bisogno di una madre. Ho papà, ho le nonne, tutto quello che serve lho imparato da loro. Non sento la tua mancanza, capisci? Però per papà, voglio darti una possibilità. Ti permetto di provare a diventare una persona per me, mamma.

E prima cosa ero?

Una bella bambola, una copertina elegante, forse anche un mostro senza cuore È forte detto così? Da bambina ricordo che mi addormentavo solo ascoltando le ninne di nonna e con papà vicino. Ricordo quando sono rimasta senza capelli e nonna mi prese un cappellino rosa orribile. Ridevamo finché non scappai in bagno dal ridere. Tu non ceri. Ricordo anche il primo giorno di scuola, un anno dopo tutte le altre bambine, la difficoltà e le nonne che mi aiutavano. Nonna mi cucì un tutù vero e una corona da cigno, anche se sapeva che non avrei mai danzato su un palco. Ballavo in cucina e lovazione che ho ricevuto non lha sentita neppure la Scala. Poi ho scoperto la pittura con nonna Norina vedi quel quadro? Lho regalato a papà e ha vinto il primo premio in una mostra. Tu non ceri.

Ma ora sono qui

E per cosa? Per stare insieme oppure perché la vita non ti ha lasciata altra scelta?

Voglio essere vicina a te

Chissà perché non ti credo Forse non è il momento di capirlo. Dimostralo. Se un giorno sentirò di avere ancora bisogno di una madre, magari potrai chiedere il mio perdono. Nel frattempo, benvenuta. Resta quanto vuoi. Fra unora si taglia la torta. Ora torno dai miei amici, scusami.

Lucia saltò giù, sistemò la tenda e dalluscita chiese, quasi sorridendo:

Cosa dici, mamma, una persona difficile io?

Paola osservava la figlia, stringendo i pugni nella speranza.

Meglio così! Almeno so di essere come papà! E questo è il miglior complimento che potessi ricevere. Forse sono pronta a riflettere. Ci vediamo dopo!

La fiamma ramata dei capelli di Lucia sparì dietro la porta e Paola rimase a guardare i segni delle dita della figlia sul vetro, finalmente consapevole che a volte i caratteri difficili sono quelli che tengono insieme il mondo. In fondo, la vita insegna che il valore più grande sono le persone che ci amano davvero, e che spesso sta a noi imparare a non lasciarcele scappare.

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