Tra verità e sogno

Tra verità e sogno

Veronica si strinse meglio nella sua morbida coperta di lana, godendosi il meritato silenzio nella sua casa di Firenze. Fuori dalla finestra, i fiocchi di neve danzavano lenti, posandosi delicatamente sui davanzali, quasi a voler improvvisare una piccola tarantella invernale. Era appena rientrata dalla prova dellabito da sposa unoccasione memorabile che aveva atteso con un mix di ansia e febbrile eccitazione. Tra le mani ancora stringeva la busta con gli accessori: orecchini fini di argento, una diadema sottile, piccole frivolezze che avrebbero dovuto completare la sua mise nuziale. La testa le ronzava di pensieri: come sarebbe stata con il vestito nuovo, il modo in cui la luce avrebbe fatto brillare i suoi gioielli, la montagna di sguardi adoranti degli invitati che già si immaginava addosso.

Il silenzio venne interrotto da un trillo stonato del campanello. Veronica sussultò, stringendo distinto i lembi del plaid come se fosse uno scudo. Guardò lorologio erano le 18:50. Chi poteva venire a quellora assurda? Magari il corriere con un pacco disperso, oppure la vicina Anna Maria con una delle sue urgenze tragicomiche.

Si avvicinò alla porta e spiò dallo spioncino. Nulla, solo unombra vagamente maschile. Non aprì subito, ci mancherebbe.

Chi è? chiese, mascherando malamente il nervosismo.

Sono io, Vittorio, replicò una voce nota, attutita dal legno. Dobbiamo parlare. Subito.

Veronica esitolò. Parlarci, ora? Con lui? Ma magari era successo qualcosa a Giulia, la loro comune amica… Alla fine, decise: attivò la doppia mandata e aprì uno spiraglio. Sullo stipite comparve Vittorio, ricoperto di fiocchi di neve che iniziavano già a sciogliersi, rovinando il cappotto scuro con chiazze dacqua. Aveva un colorito da zombie e gli occhi ardenti di una luce inquietante: mai visti così! Le balenò per un secondo che forse avrebbe fatto meglio a non aprire nemmeno per sogno.

Entra, disse a denti stretti, spostandosi appena e cercando di mascherare il disagio. Che doveva fare, sbattergli la porta in faccia? Improbabile. Sei un cencio, sembri appena uscito da una nevicata del 56.

Vittorio si catapultò in soggiorno senza degnare di uno sguardo i suoi stivali infangati, le cui impronte si stampavano generose sul parquet color panna. Ma lui, manco a dirlo, del disastro non pareva accorgersene. Guardava nel vuoto come se il Duomo si fosse materializzato davanti a lui in soggiorno. Veronica lo osservava, la tensione che cresceva a ogni secondo. Era evidente che quella sera avrebbe avuto zero relax.

Veronica, disse alla fine, stringendo tra le mani le Fendi tarocche dei guanti. Basta! Non ce la faccio più. Io ti amo!

Seguì un silenzio surreale. Veronica sgranò gli occhi, le parole le morivano in gola.

Vi balbettò, ma la voce le uscì tremante e si perse nel nulla.

Lui non le lasciò nemmeno tempo di processare. Avanzò deciso, quasi temendo che a fermarsi se la prendesse qualcuno.

Lo so che ti sposi. E che è una follia. Ma non posso più stare zitto! Sono mesi che cerco di dimenticarti, di fare finta di nulla Niente! Con Giulia ho iniziato solo perché così riuscivo a vederti più spesso. Ma non lho mai amata. Giuro.

Veronica si sentì gelare dentro. Come, scusate? Questo qui si era messo con la sua amica solo per secondi fini? Povera Giulia! Lei che andava ripetendo ho trovato luomo giusto…

Si arrese e lasciò scivolare il plaid sulla poltrona. Laria improvvisamente era più pesante, respirare era una fatica.

Vittorio tentò ancora, scegliendo con la precisione di un chirurgo le parole. Ti rendi conto di quello che stai dicendo? Io sono innamorata del mio fidanzato! Stiamo organizzando la nostra vita. E a Giulia pensaci almeno un secondo!

Lui fece un cenno dassenso, senza mai staccarle gli occhi di dosso. Dentro ci vedevi tutto: dolore, sì, ma anche una strana euforia, come se finalmente si fosse tolto un macigno dallo stomaco.

Lo so Ma ormai ci siamo, manca poco e sarai per me irraggiungibile! fece una pausa drammatica, cercando le parole. Sì, non è momento e luogo. Ma dovevo dirtelo, o me ne sarei pentito tutta la vita. Per Giulia lasciamo perdere, ti assicuro.

Veronica sentì il cuore stringersi come una focaccia appena sfornata. Riuscì a parlare solo con fatica, la voce distante e fredda.

Ma come ma davvero riesci a dire certe cose?

Certo! Vittorio era granitico. Giulia era solo una scusa per avvicinarmi a te. Speravo che un giorno ti saresti accorta di quanto sono premuroso, generoso, fantastico! Che avresti capito che siamo la coppia perfetta. Ora so: senza di te la mia vita non ha senso.

Si inginocchiò, tremolante, e tolse dalla tasca un anello minuscolo, luccicante sotto la lampada: lavorato, grazioso, un piccolo brillante. Puro cliché da film con Claudia Cardinale.

Lascialo! Lascia il tuo fidanzato e scegli me. Ti farò felice, giuro su Dante!

Veronica lo fissava ammutolita. Le passarono davanti agli occhi scene: Vittorio che ride con Giulia, che la tiene per mano, la guarda con tenerezza E ora? Tutto falso? Un castello di carte che si sbriciola persino con un po di tramontana.

Alzati, sussurrò a fatica. Su, su, in piedi.

Lui obbedì lentamente, lo sguardo incollato al volto di lei. In quegli occhi cera ancora speranza, ma si squagliava come la neve sotto il sole di maggio.

Non ti fidi di me? borbottò, vulnerabile per la prima volta.

Ti credo, certo. Credo che tu sia sincero. Ma non cambia niente.

Fece un passo indietro, mettendo tra loro quella distanza che serviva a rimettere in riga pensieri e cuore. Parlare non era facile, ma era necessario.

Tu sei un amico, Vittorio. Nientaltro. Sto per sposarmi perché sono sicura che lui sia quello giusto. Per me non esiste altro uomo.

Lui abbassò gli occhi, stringendo lanello come un euro bucato.

E se te lavessi detto prima? Prima che tu incontrassi lui?

Veronica ci pensò, poi con dolce fermezza rispose:

Avrei comunque detto di no. Mi dispiace, ma non ti ho mai visto come un possibile marito. Sei una bravissima persona, ma… nessuna scintilla.

Vittorio provò ad accorciare di nuovo la distanza.

Perché? Dai, lo so che anche tu che qualcosa tra noi cè!

Veronica si scostò di lato, verso luscita. Laria si faceva sempre più strana, quasi inquietante. Mentalmente provava già a calcolare: se lo spingo cade sul divano, scappo nel pianerottolo…

Tra noi non cè nulla, Vittorio. Quello che provi è fissazione, non amore. Ti sei fatto un film dove io sono la soluzione a tutti i tuoi problemi. Ma così non va. Chiudiamola qui, per favore.

Vittorio strinse i pugni, ma non era rabbia, solo la frustrazione di chi annaspa nel vuoto.

Ti sbagli! dichiarò, con uno sguardo degno di Sanremo. Nessuno mi ha mai fatto sentire così, mai. Questo è vero amore!

Veronica si morse le labbra, cercando di non perdere il controllo. Che fare con uno così?

E Giulia? lo trapassò con lo sguardo, cercando un briciolo di vergogna Ti rendi conto del male che le hai fatto? Hai usato i suoi sentimenti e ora vuoi che io getti tutto allaria per te?

Lo so, ho sbagliato, sospirò lui. Ma anche potessi tornare indietro, rifarei tutto. Perché ora so che tu sei tutto per me.

Non si costruisce la felicità sulle bugie, scosse la testa Veronica, lanciando unocchiata furtiva verso il telefono E tu non mi conosci nemmeno davvero: ami solo una proiezione, non la persona reale.

Si fermò un momento, poi proseguì decisa:

Vai da Giulia, dille tutto. Chiedile scusa.

Vittorio rimase immobile. Le mani tremavano come scolaresche al primo giorno, ma cercò di darsi contegno.

Ma a che serve? Lei non mi interessa. Tu sei lunica che mi abbia mai colpito davvero.

Lui la guardò con una malinconia da film neorealista anni 60. Veronica provò persino compassione, ma sapeva di non dover cedere: la pietà può essere più pericolosa dellamore in certi casi.

Con me non hai chance, Vittorio. E neanche con Giulia. Davvero pensi che starò zitta?

Vittorio la fissò per qualche secondo, facendola rabbrividire. Poi disse:

Me ne vado. Ma non mollo! Aspetterò finché non capirai che siamo fatti luno per laltra.

Non fare lo sceneggiato, sbuffò lei. Non aspettare niente da me. Vivi la tua vita, trova chi ti amerà davvero, senza inventarti storie. Ora vai, che qui si gela.

Vittorio si diresse verso la porta, camminando come se portasse una zavorra. Si voltò sulluscio.

Grazie per lonestà, disse piano. Ma non è un addio.

E scomparve chiudendo piano la porta. Veronica rimase lì, davanti alla porta chiusa, sentendo piano piano sciogliersi la tensione in petto come il burro nel risotto. Andò alla finestra: fuori, la strada di via dei Macci era completamente imbiancata sotto la luce gialla dei lampioni. Vide la sagoma di Vittorio andarsene, le spalle curve, ogni passo quasi unimpresa.

Veronica lo osservò sparire allangolo, tremando dentro. La cosa non poteva finire così: chi sa cosa avrebbe raccontato a Giulia? Se si inventava qualcosa, solo per restare in mezzo? Meglio intervenire.

Prese il telefono, cercò il contatto di Giulia e chiamò.

Giulia, ciao. Dobbiamo parlare. È importante.

Dallaltra parte un fruscio, come se spostasse dei fogli. La voce di Giulia tradiva una leggera ansia:

Veronica, che succede? Mi sembri agitata. Va tutto bene?

Veronica fece un respiro quello che le era rimasto dopo tutta la burrasca e scelse parole che non trafiggessero lamica più del dovuto.

Vittorio è venuto ora a casa mia, disse, spezzettando le frasi Ha confessato che ha iniziato a frequentarti solo per starmi vicino. Che non ti ha mai amata. Che per lui eri solo un mezzo per arrivare a me.

Silenzio. Veronica immaginava Giulia dall’altra parte, telefono stretto in mano, sguardo perso.

Alla fine, una voce rotta:

Ma cosa vuol dire? Davvero Ma come è possibile

Senti, non volevo sconvolgerti. Ma non posso lasciarti in questa illusione, sei la mia migliore amica! Veronica quasi correva con le parole, ansiosa Ha detto di amare solo me. Di volere che lasciassi il mio ragazzo per lui. Giulia, giuro, mi sono spaventata!

Un altro silenzio, poi un respiro profondo dallaltra parte.

Ok, rispose Giulia, con una voce a metà tra la ragione e la disperazione. E ora?

Non lo so, Veronica fu sincera, penso che verrà anche da te. Ma non ho idea di cosa ti dirà Sei sola in casa? Mi preoccupa come si sta comportando.

Giulia rimase in silenzio ancora qualche attimo, poi rispose, con un filo di voce:

Non preoccuparti, starò attenta. Grazie di avermelo detto.

Mi dispiace fartelo sapere così, disse Veronica sinceramente. Perdonami.

Meglio la verità, che vivere una bugia, rispose Giulia, sempre più salda.

Si salutarono e Veronica si avvicinò ancora una volta al vetro freddo, a guardare i fiocchi di neve danzare tra i lampioni. Da qualche parte là fuori, Giulia e Vittorio si sarebbero dovuti confrontare, mentre a lei restava solo da sperare che, in qualche maniera, tutto si sarebbe sistemato.

Pensava a come doveva sentirsi lamica, a quanto fosse dura trovarsi di fronte alla verità che smonta il quadro che ti eri costruita. Ma Veronica sapeva: meglio una doccia fredda che unillusione che poi ti travolge quando meno te laspetti

*******************

Nel frattempo, Giulia era ancora seduta nella sua cucina. Le parole di Veronica le rimbombavano in testa, mescolandosi ai ricordi, attraversando le emozioni come una triste sinfonia.

Rivedeva il primo appuntamento con Vittorio, quando sembrava tenero, premuroso, apriva la porta, sorrideva con dolcezza vera. Rivedeva la sua goffa timidezza, le sue mani, i ti amo sussurrati, che ora suonavano vuoti.

Non mi ha mai amata, continuava a ripetersi. Era come se luniverso che si era creata in quei mesi si sgretolasse ciottolo dopo ciottolo.

Sollevò la tazzina di tè e scoprì che era ormai freddo come la tramontana. Non ci aveva mai messo una goccia in bocca da quando aveva risposto al telefono. Lunico rumore era il ticchettio dellorologio Ikea, a ricordare che la vita va avanti, con o senza i tuoi drammi sentimentali.

Che fare adesso? Chiamare Vittorio? Farsi trovare impreparata? Aspettare Veronica? Ma alla fine decise: avrebbe congelato il cervello e fatto parlare solo la ragione.

Al campanello, sobbalzò. Si stava giusto preparando una seconda tazza di tè tentativo di consolazione. Con passo incerto andò alla porta e guardò dallo spioncino: Vittorio. Esitò. Aveva il cappotto bagnato, i capelli pieni di neve, la faccia pallida e quellaria da cane bastonato. Ma decise di non lasciarsi impietosire.

Aprì la porta, fredda ma composta. Vittorio non perse tempo.

Giulia, devo spiegarti tutto. Io cominciò.

Mi ha già detto tutto Veronica, lo gelò lei. Sentirlo dalla sua bocca era più brutto ancora che dalla migliore amica. Non penso tu abbia altro da aggiungere.

Vittorio si bloccò. Alzò la mano, come a volerle sfiorare il viso, ma ci ripensò subito. Poi chinò la testa.

Quindi ha già chiamato mormorò. Speravo di essere io il primo. Che avrei potuto dirtelo a modo mio.

Giulia si strinse nelle braccia.

Perché sei venuto? chiese, mantenendo la voce ferma. Per dirmi che sono stata solo una pedina per arrivare al cuore di Veronica?

No, fece un passo avanti, ma lei subito arretrò. Sono venuto a chiederti scusa. Per tutto. Per la menzogna. Per averti usata.

Fece una pausa, frugando tra le parole giuste.

Lo so che non cambia niente, che il danno è fatto. Non chiedo che tu mi perdoni. Volevo solo dirtelo in faccia. Davvero mi dispiace.

Giulia stava in silenzio, studiandolo. Non rabbia, non dolore: disprezzo. Nessuna (ulteriore) lacrima, solo quellamara consapevolezza che ci sei passato sopra come un tram.

Saresti potuto essere sincero, disse piano, ma invece sei corso da Veronica a chiederle di lasciare il fidanzato. E ora vorresti che io credessi al tuo pentimento?

Non ho più argomenti, lui fece una smorfia, le mani in tasca. Ormai era lultima occasione. Veronica mi stava sfuggendo. Non ho pensato ad altro.

Vittorio tirò fuori una scatoletta quella dellanello. La porse a Giulia, le mani tremava.

Prendilo. È il mio modo per chiederti scusa, sussurrò.

Giulia lo squadrò: una fede doro semplice con un brillantino. Lavrà presa a saldo, pensò, per la fortuna che mi ha portato…

Lo guardò dritto negli occhi, fredda come il Lambrusco ben ghiacciato.

Tienitelo, rispose piatta. Da te non voglio niente.

Vittorio la fissava con occhi svuotati; poi si chiuse la scatolina nel pugno.

Giulia, ti prego, mormorò. So che ho sbagliato, ma vorrei aggiustare le cose.

Lei inclinò la testa, come volesse capire se davvero fosse mai stato quel ragazzo di cui si era innamorata. Risposta: no.

Aggiustare? rise amaro. Che farai, sposerai me per senso di colpa? O ti butterai sotto un tram così posso sentirmi io in colpa?

Vittorio si rifugiò nel silenzio.

Voglio ripartire da zero, tentò infine, accennando un passo, ma si fermò, notando come lei subito si irrigidisse.

Da zero si riparte solo se si ha fiducia, dichiarò calma ma ferma. E io, di te, non mi fido più. Hai distrutto tutto. Anche se adesso dici la verità, non mi basta.

Pausa teatrale.

Mi serve tempo. Tanto. E distanza. Non voglio vederti, né sentirti. Non cè più nulla tra noi da sistemare.

Lui annuì, scuro in volto, chiudendo la scatolina che era ormai un souvenir amaro.

Capisco, sussurrò. Mi dispiace.

Stava per girarsi, forse per aggiungere qualcosa, ma venne interrotto da un altro campanello. Ma chi ancora?

Giulia spiò: era Alessandro, il futuro marito di Veronica. Alto, elegante, capelli neri sempre perfetti e quellaria da giustiziere della notte che solo un commercialista fiorentino può vantare.

Giulia fece un cenno dinvito. Alessandro entrò senza perdere tempo in convenevoli.

So cosa è successo qui, disse fissando Vittorio come si fissa un cartone del latte scaduto. E so come ti sei comportato con entrambe.

Vittorio stava già per buttarsi in una difesa patetica, ma Alessandro lo bloccò con un gesto.

Non parlare. Di parole ne hai già dette troppe. Veronica mi ha spiegato tutto, e sinceramente, qui le chiacchiere non servono.

Un passo avanti, e Vittorio istintivamente indietreggiò.

Alessandro, lascia stare provò a intercedere Giulia, più per istinto che altro. Laffetto, si sa, è più testardo del senso pratico. Ma Alessandro la ignorò:

Non è affar tuo, Giulia. Hai già sofferto abbastanza. Adesso risolvo io.

Vittorio era ormai appiattito contro la parete come un poster stropicciato. Solo in quel momento capì davvero la portata della sua stupidità: cera un limite anche allego maschile.

Ascolta, balbettò, lo so che ho sbagliato. Ho già chiesto scusa a tutte e due. Io

Scuse? Alessandro ghignò, senza un briciolo dironia. Pensi di cavartela così? Hai distrutto la fiducia di due persone, e cosa credi, che te la scampi con perdonami?

Un altro passo. Vittorio si irrigidì, ma sapeva che resistere era inutile.

Giulia tentò di calmare le acque:

Alessandro, dai, basta. Così non si risolve nulla

Lui si girò appena verso di lei, solo per accennare un dubbio, ma lo liquidò subito.

Qui non servono discussioni.

I movimenti di Alessandro furono rapidi e decisi: un diretto secco sul viso di Vittorio. Nessuna sceneggiata: giù, a terra, a rimuginare. Vittorio si coprì la bocca, sentendo il gusto ferroso del sangue.

Solo linizio, affermò freddamente Alessandro. Se torni a girare intorno a Veronica o a Giulia, la prossima volta va peggio. Chiaro?

Vittorio abbozzò un cenno e, dignitosamente come un ex campione suonato, si rialzò senza troppe storie. Passò lo sguardo su Giulia, sperando in un briciolo di compassione. Nulla.

Senza saluti, si diresse verso luscita. Davanti alla porta indugiò un secondo, ma lo sguardo gelido di Alessandro lo fece rinsavire. Sparito, lasciando dietro solo una pesante scia di silenzio.

Alessandro si voltò verso Giulia, il viso un po più morbido.

Scusami, disse, avvicinandosi. Non amo la violenza, ma a volte la capiscono solo così.

Giulia lo fissò. Non si stupiva più di nulla, ma almeno percepiva che lui agiva per difesa, non sfogo.

Non dovevi iniziò, ma si interruppe. Era grata, comunque.

Alessandro abbozzò un sorriso.

So cosa provi, commentò, la voce meno acida. Il tradimento brucia. Ma sei forte. Ce la farai.

Giulia annuì. In effetti si sentiva già meno vittima, più libera.

Grazie, accennò. Anche per questo.

Veronica è molto in pensiero, la rassicurò, ma lho convinta a lasciar fare a me. Meglio che ci sia qualcuno a fermare i drammi sul nascere.

Sono fortunata ad avere unamica così, disse infine, con un sorriso riconoscente.

Tornò il silenzio. Di là, la neve ricopriva ogni cosa di bianco, camuffando le brutture della sera. Giulia sentiva che avrebbe dovuto lavorarci ancora su sulle proprie emozioni, sulla fiducia, sulla serenità. Ma almeno ora lo sapeva: non era da sola. E lo zero in amore, almeno, non era un voto definitivo.

Quando Alessandro se ne fu andato, Giulia si lasciò sprofondare sul divano.

«È finita», pensò. Ma era più linizio di qualcosa di nuovo che davvero una fine: ora toccava ricominciare, imparare a fidarsi, a sognare e un giorno, magari, amare ancora. Con meno illusioni e molto, molto più coraggio.

******************

Intanto, Vittorio vagava per Firenze senza nemmeno sentire il freddo. Il sangue ancora sul labbro gli ricordava che i drammi non si cancellano con una scusa recitata male. Ma la vera ferita era unaltra: aveva perso tutto. Giulia per sempre, Veronica da sempre. Aveva ridotto la propria esistenza a un surrogato di telenovela e ora, per la prima volta, se ne rendeva conto.

Il giorno dopo si presentò in ufficio con una faccia da pugile. Gli altri impiegati lo guardavano di sottecchi, nessuno abbastanza coraggioso per chiedergli che tè successo? Non gliene poteva fregare di meno. Passò la settimana facendo solo il minimo indispensabile.

Alla fine, compilò la richiesta di trasferimento in una filiale di Torino. Il capo, abituato a vedere certi drammi solo allOpera, firmò subito, per non avere tra i piedi lex Don Giovanni da ufficio. Restare a Firenze sarebbe stato un supplizio: ogni strada, ogni bar, ogni angolino era una pugnalata per ciò che aveva rovinato.

Restituì lanello in gioielleria e si fece restituire in euro il dovuto, lasciando perdere la tristezza del momento. Nessuna spiegazione, nessuna storia: solo un saluto e via.

Il bonifico lo diresse a Giulia, accompagnato da un messaggio tanto scarno quanto sincero: Scusa. Ti spettava. Fine delle trasmissioni.

Il mattino della partenza stava sotto casa aspettando il tassista. La neve copriva ogni cosa in un bianco silenzioso, come a voler depurare il passato. Vittorio alzò lo sguardo verso il cielo e sussurrò, senza più il bisogno di pietà:

Ho incasinato tutto.

Lo disse come si tira via il cerotto: senza lamenti, consapevole che il passato non torna. Solo il presente va vissuto, nel bene e nel male.

Salì in taxi, accennò una destinazione: Santa Maria Novella. Guardava fuori dal finestrino, la città che lentamente scompariva dietro la tenda di neve. Da quel momento iniziava un nuovo cammino, dove avrebbe dovuto imparare da capo a vivere.

Nello stesso momento, Giulia era in un caffè vicino al Ponte Vecchio insieme a Veronica e Alessandro. Sul tavolino, tre tazze di cioccolata calda e una montagna di pettegolezzi e piani per il futuro.

Si chiacchierava con leggerezza, finalmente senza tensioni. Veronica raccontava della prossima cerimonia, si emozionava parlando degli addobbi e si lasciava andare a risate con il futuro marito. Giulia ascoltava, e si lasciava scaldare dallidea che dopotutto la vita va avanti. Forse non come nei sogni, ma di certo meglio che in certi drammi di ieri.

Alessandro, di solito poco incline a sentimentalismi, dimostrava anchegli una delicatezza inattesa. Interveniva solo per spezzare le tensioni o far partire una battuta.

Sapete, disse Giulia, guardando la neve fuori, non sono più arrabbiata con lui. Mi spiace solo che sia andata così.

La voce era serena, senza tracce di amarezza. Non voleva né compatimenti né medaglie: aveva solo voltato pagina.

Veronica le posò una mano sulla spalla, un gesto semplice ma vero.

Non devi rimpiangere nulla, disse dolcemente. Il vero amore merita verità, non balle da filodrammatica.

Giulia annuì. Era vero: qui nessuno mentiva per consolare credevano davvero che il meglio doveva ancora venire.

Sì, confermò, sorridendo. E prima o poi lo troverò.

Niente proclami, solo la consapevolezza che la storia era finita davvero. Ora sotto la coltre bianca cera spazio per nuove storie, nuovi sogni, veri.

Fuori continuava a nevicare, cancellando le tracce del passato. Dentro al caffè, tra il profumo di cioccolato e voci amiche, la vita ripartiva e alla fine, era questo che contava.

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