Le circostanze non piovono dal cielo: le creano le persone. Tu hai creato la situazione in cui hai a…

Le circostanze non si presentano da sole. Le creano le persone. Tu hai creato la circostanza in cui una creatura viva è stata abbandonata in strada. E adesso le vorresti cambiare, appena ti fa comodo.

Ricordo ancora quegli inverni a Milano, quando tutto sembrava immerso in una calma piatta e opaca. Era una sera fredda, come tante, quando Giovanni tornava dal lavoro. Camminava con le spalle infreddolite, desideroso solo di arrivare a casa. Passando davanti allalimentari allangolo di via Garibaldi, vide una cagnolina. Era una meticcia, fulva, dal pelo arruffato. Gli occhioh, quegli occhi!sembravano quelli di una bambina smarrita.

Che ci fai qui? borbottò Giovanni, fermandosi senza volerlo.

La cagnolina sollevò piano il muso, lo guardò. Non chiedeva nulla. Aspettava.

Forse aspetta i padroni, pensò, e riprese il cammino.

Il giorno seguente, stessa scena. E anche quello dopo. Sembrava ormai parte del paesaggio. Giovanni iniziò a notare: altri passavano e la ignoravano, qualcuno lanciava un pezzo di focaccia, altri una fetta di mortadella.

Cosa tha preso di stare qui? le disse una sera, accovacciandosi accanto a lei. I tuoi dove sono?

La cagnolina si avvicinò cauta. Poi appoggiò il musetto contro la sua gamba.

Giovanni rimase immobile. Quandera stata lultima volta che aveva accarezzato qualcuno? Da tre anni, ormai, dopo la separazione era solocasa vuota, lavoro, televisore, frigorifero.

“Stellina mia,” sussurrò, senza capire da dove gli fosse venuto quel nome.

Il giorno dopo tornò con delle salsicce, e lei lo attendeva.

Passò una settimana e Giovanni mise un annuncio su Internet: Trovata cagnolina, cerco i proprietari.

Nessuno chiamò.

Dopo un mese, tornando da un turno di nottelavorava come ingegnere, spesso fuori casa per orevide un capannello davanti allalimentari.

Che succede? chiese a Maria, la vicina.

Hanno investito la cagnolina. Quella che stava qui ormai da un mese.

Il cuore gli cadde in basso.

Dove lhanno portata?

In clinica veterinaria, su viale Montenero. Eh, lì chiedono un mare di euro E a chi importa, è randagia.

Giovanni non rispose. Si voltò e corse.

In clinica il veterinario scosse la testa:

Fratture, emorragia interna. Cure costose. Non è detto che ce la faccia.

Curatela, disse Giovanni. Spendo quanto serve.

Quando la dimisero, la portò a casa.

Per la prima volta da anni, il suo appartamento si riempì di vita.

Tutto cambiò. Radicalmente.

Giovanni non si svegliava più con la sveglia, ma con Stellina che gli sfiorava la mano col naso. Come a dire: Padroncino, su, è ora. E lui si alzava. Con il sorriso.

Prima la mattina iniziava con caffè e TG. Ora, con una passeggiata al Parco Sempione.

Andiamo a respirare aria buona, piccola? diceva, e lei scodinzolava felice.

Alla clinica firmarono tutti i documenti: passaporto, vaccinazioni. Ora era ufficialmente la sua cagnolina. Giovanni fotografava ogni ricevuta, non si sa mai.

I colleghi lo guardavano stupiti:

Giovanni, ma sembri ringiovanito! Hai tutta unaltra energia.

E lui sentiva, dopo anni, di essere necessario a qualcuno.

Stellina era furba. Intelligente da non credere. Gli bastava mezzo sguardo per capire. Se lui si attardava al lavoro, lei lo aspettava sulla porta, con quellespressione che diceva: Mi sei mancato.

La sera passeggiavano insieme a lungo. Giovanni le raccontava della giornata, della vita. Ridicolo? Forse. Ma lei ascoltava davvero. Lo guardava attenta, talvolta rispondeva con un mugolio gentile.

Capisci, Stellina, pensavo che da solo fosse più semplice. Nessuno ti disturba. E invece la carezzava piano sulla testa. E invece avevo solo paura di voler bene ancora.

I vicini ci si abituarono. La signora Vera, dello stabile accanto, le teneva sempre da parte un osso.

Che bella cagnolina, diceva. Si vede che è amata.

Passarono mesi. Giovanni pensava persino di aprire una pagina social per Stellina. Era tanto fotogenicaquel suo pelo fulvo, al sole, sembrava oro.

Poi, una mattina, tutto cambiò senza preavviso.

Solita passeggiata al parco. Stellina annusava le siepi, Giovanni era seduto a leggere sul telefono.

Bianca! Bianca!

Giovanni si voltò. Una donna sui trentacinque anni, bionda, evidentemente benestante, si avvicinava. Stellina si drizzò, le orecchie puntate allindietro.

Scusi, disse Giovanni. Credo abbia sbagliato. Questa è la mia cagnolina.

La donna incrociò le braccia.

Che vuol dire sua? È la mia Bianca! Lho persa mezzo anno fa!

Davvero?

Eccome! È scappata dal condominio, lho cercata ovunque! Lei me lha rubata!

Giovanni sentì il terreno mancargli sotto i piedi.

Aspetti, come rubata? Io lho trovata davanti allalimentari. È stata lì, sola, per settimane!

Era sola perché si era persa! Io la adoravo! Labbiamo comprata di razza, apposta!

Di razza? Giovanni guardò Stellina. È un meticcio.

È un incrocio! Mi è costata parecchio!

Si alzò, Stella si strinse alle sue gambe.

Bene. Se è sua, allora mi mostri i documenti.

Che documenti?

Passaporto, vaccini, quello che vuole.

La donna esitò.

Sono a casa, ma non importa! È Bianca, la riconosco! Vieni, Bianca!

Stellina non si mosse.

Bianca, vieni subito!

Lei si strinse ancora di più a Giovanni.

Vede? disse lui piano. Non la conosce.

È offesa, perché lho persa! Ma è mia! E la rivoglio!

Io ho le carte, disse calmo Giovanni. Ricevute della clinica, dove lho curata dopo lincidente. Passaporto. Scontrini per il cibo, per i giochi.

A me non interessa! Questa è una rapina!

La gente cominciava a fermarsi.

Sa che faccio? Giovanni prese il telefono. Chiamiamo i carabinieri.

Chiami! Dimostrerò che è mia! Ho i testimoni!

Quali testimoni?

I vicini, lhanno vista fuggire!

Giovanni componeva il numero. il cuore a mille. E se avesse ragione la donna? E se Stellina fosse davvero la sua?

Ma allora, perché era rimasta per settimane davanti allalimentari? Perché non era tornata a casa?

E soprattutto, perché ora tremava accanto a lui, come in cerca di protezione?

Pronto? Carabinieri? Ho una situazione

La donna sorrise velenosa:

Vedrà. La giustizia trionferà. Ridatemi la mia cagnolina!

Stellina si strinse a Giovanni ancora di più.

Allora lui capì che avrebbe lottato per lei. Fino allultimo.

Stellina in quei pochi mesi era diventata famiglia.

Il maresciallo Rossi arrivò dopo mezzora. Uomo calmo, scrupoloso. Giovanni lo conosceva per via di pratiche condominiali.

Mi raccontate? disse tirando fuori il taccuino.

La donna si affrettò:

È la mia cagnolina! Bianca! Labbiamo pagata diecimila euro! È scappata sei mesi fa, lho cercata ovunque! Lui me lha rubata!

Non rubata, trovata, rispose calmo Giovanni. Davanti allalimentari. Era lì, denutrita, per settimane.

Perché si era persa!

Rossi guardò Stellina. Lei si accoccolò contro Giovanni, irremovibile.

Qualcuno ha i documenti?

Io, Giovanni porse la cartelletta. Per caso aveva lasciato i documenti in borsa dopo lultima visita veterinaria.

Qui la diagnosi, le cure, il passaporto, i vaccini.

Rossi guardò le carte.

Lei cosa ha?

Sono a casa! Ma che bisogno cè! È Bianca!

Mi dice come lha persa?

Eravamo al parco. È scappata dal guinzaglio. Ho cercato ovunque, attaccato avvisi.

Quale parco?

Questo qui vicino.

E dove abita?

In viale Montenero.

Giovanni rabbrividì.

Un momento. Il negozio dove lho trovata è a due chilometri da lì. Se è scappata qui, come è arrivata lì?

Avrà sbagliato strada!

I cani, di solito la strada di casa la trovano.

La donna si rabbuiò:

Lei non ne capisce niente di cani!

Capisco, rispose piano Giovanni, che una cagnolina amata non resta digiuna per un mese nello stesso luogo. Cerca i padroni.

Posso chiedere? intervenne Rossi. Ha detto che ha cercato la cagnolina, attaccato avvisi. Ma non ha chiamato i carabinieri?

I carabinieri? Non ci ho pensato.

Per sei mesi? Una cagnolina che vale diecimila euro e non chiama?

Pensavo che si sarebbe fatta viva!

Rossi si fece serio:

Signora, i suoi documenti?

Quali?

Identità. E lindirizzo.

Frugò nella borsa, mani tremanti.

Ecco.

Rossi guardò.

Abita davvero in viale Montenero, civico quindici. Interno?

Ventitré.

Bene. E la data della perdita?

Circa sei mesi fa, il venti o ventuno gennaio.

Giovanni prese il telefono:

Io lho trovata il ventitré gennaio. Era già lì da settimane.

Quindi la cagnolina era persa molto prima.

Forse ho sbagliato data! ammise la donna, visibilmente nervosa.

Alla fine cedette:

Va bene! Rimanga con lei! Ma io io le volevo bene, davvero!

Silenzio.

E comè successo allora? chiese Giovanni, sottovoce.

Mio marito voleva traslocare, il nuovo contratto non consentiva animali. E venderla non potevomica è di razza. Così lho lasciata davanti allalimentari. Speravo che qualcuno la raccogliesse.

Giovanni si sentì ribaltare dentro.

Lha abbandonata?

Lho lasciata, non abbandonata! Pensavo che qualcuno la prendesse.

E ora perché la rivuole?

La donna singhiozzava:

Mi sono separata. Lui è andato via; sono sola. Mi manca Bianca. Le volevo bene!

Giovanni la guardò incredulo.

Lei la amava? ripeté piano. Chi ama, non abbandona.

Rossi chiuse il taccuino.

Tutto chiaro. I documenti dicono che la cagnolina è di proprietà di, controllò il documento, Giovanni Ferrari. Ha curato, registrato, mantenuto. Tutto in regola.

La donna pianse:

Ma ho cambiato idea! La voglio indietro!

Troppo tardi, rispose secco Rossi. Abbandonarla è una scelta.

Giovanni si abbassò accanto a Stellina, la strinse forte.

Ormai siamo a posto, piccola.

Posso almeno accarezzarla? Una volta?

Giovanni guardò Stellina. Lei abbassò le orecchie, si strinse ancora di più.

Vede? La teme.

Non lho fatto apposta. Sono le circostanze.

Le circostanze non si presentano da sole. Le creiamo noi, si alzò Giovanni. Lei ha scelto di lasciare una creatura in strada. E ora vuole cambiare le cose solo perché le conviene.

La donna scoppiò a piangere.

Lo so. Ma stare sola è terribile.

Anche per lei è stato terribile aspettare un mese davanti allalimentari.

Silenzio.

Bianca, la chiamò ancora una volta.

La cagnolina non si mosse.

La donna si voltò e se ne andò. Corse via, senza voltarsi.

Rossi si chinò su Giovanni e lo batté sulla spalla:

Bella scelta. Si vede che le vuole bene.

Grazie. Per la comprensione.

Di nulla. So che vuol dire. Anchio ho un cane.

Quando Rossi se ne andò, Giovanni restò solo con Stellina.

Ormai, piccola mia, nessuno ci separa più. Te lo prometto.

Stellina lo guardò negli occhi. E lì, Giovanni vide non solo gratitudine. Ma un amore infinito, schietto, di cane.

Amore.

Andiamo a casa?

Lei abbaiò allegra e gli corse accanto.

Sulla strada pensava: in una cosa, forse, quella donna aveva ragione. Le circostanze possono cambiare. Si può perdere lavoro, casa, denaro.

Ma ci sono cose che non si devono perdere. Responsabilità, amore, compassione.

A casa Stellina si accucciò sul suo tappeto preferito. Giovanni preparò un tè, si sedette vicino.

Vedi, Stellina, disse pensieroso. Forse è stato meglio così. Ora sappiamo che abbiamo davvero bisogno luno dellaltra.

Stellina sospirò, felice.

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