Un incontro inatteso

Incontro casuale

Sai quelle giornate in cui il piumino proprio non basta? Giù ancora tiene un po caldo, ma sopra… niente, il piumino di Emilia ormai era diventato leggero come una giacca da mezza stagione, traforato dal vento gelido. Per fortuna, sotto aveva i suoi pantaloni di lana fatti ai ferri e gli stivaletti in feltro, e poi quel foulard di lana che tirava sulle spalle attraverso le maniche, cercando di coprirsi meglio possibile dal freddo.

Lauto che le aveva promesso la sua amica di mercato, Francesca, quella volta laveva piantata. E così, in mezzo a una montagna di borsoni, lei e Francesca provavano a fermare qualche passaggio. Tanto sapevano già che con tutta quella mercanzia in una sola macchina non ci saresti mai stato, e così alla fine si erano divise: ognuna per conto suo, cercando la fortuna.

Quando Emilia lavorava dalla sua padrona, questi problemi mica cerano. Ma ora, con due figli a carico e senza nessuno che la aiutasse, era andata avanti lei stessa a fare la pendolare del mercato, insieme a Francesca.

I soldi però non erano aumentati, la roba portata ancora da vendere, ma le scocciature sì che si erano ammonticchiate.

Ormai doveva portarsi la mercanzia la mattina presto al mercato delle pulci vicino Porta Portese, e la sera rimettere tutto insieme e riportarselo a casa, almeno che il figlio non fosse a casa ad aiutarla a portare i borsoni su e giù per le scale fino al quarto piano.

Aveva appena finito di cantare a squarciagola quella canzone di Venditti, Che fantastica storia è la vita, e queste fantastiche storie adesso erano belle che entrate di forza nella sua vita: il consorzio dove lavorava aveva chiuso, avevano licenziato tutti. Il marito era sparito da tempo, e a Emilia non era rimasto altro che buttarsi nel commercio, anche se mai avrebbe pensato di saperci fare.

E ora eccola qui, a bordo strada, in mezzo alla neve sporca e mista a fango, che a un certo punto non si sa più se sei giovane o ormai passatella, con il viso acceso dal vento del mercato e gli occhi che lacrimano per il freddo e la frustrazione.

Le macchine, schizzandola di quella brodaglia, sfrecciavano senza fermarsi. Emilia cercava di non pensarci, si sforzava di guardare sopra i tetti o i rami coperti della neve ancora pulita. Ce nè già tanta di questa sporcizia nella vita: tanto vale non fissarcisi sopra.

E tra un tentativo e laltro di fermare qualcuno, finalmente si ferma una vecchia utilitaria dallaria un po vissuta.

Mi porta fino a Viale Garibaldi per un prezzo onesto? chiede pronta, e solo dopo si blocca.

Lo riconosce subito. Come se il tempo non fosse mai passato. Forse è pure invecchiato meglio, lo sguardo serio, sopracciglia leggermente sollevate, quellaccenno di sorriso sempre uguale.

Prima che riprendesse fiato, lui scende dalla macchina, e le carica i borsoni nel bagagliaio.

Lei si lascia cadere sul sedile davanti, aggiusta il foulard, si sente maldestra, già pronta ad arrampicarsi su qualche scusa per il suo aspetto sgangherato. Sicuro che anche lui lavrà riconosciuta…

O forse…

Sono passati così tanti anni. Quanti, davvero?

***

Allepoca aveva ventidue anni. Lavevano mandata per il tirocinio pre-laurea in una vecchia riserva forestale, su per lEmilia. A Bologna cera già ad aspettarla il suo fidanzato, Marco. Tutto aveva una logica: tirocinio, laurea, matrimonio.

Cosa mai poteva cambiare in tre mesi di tirocinio? Nulla, si diceva…

Lavevano sistemata in affitto dalla signora Caterina, una sulla cinquantina che lavorava anche lei nel parco forestale, e che viveva con il suocero anziano e mezzo sordo. Emilia era sempre stata di carattere aperto, si era trovata subito bene con Caterina, insieme si prendevano cura del nonno.

Una sera, con Emilia presente, il nonno ebbe un malore e cadde. Lei corse dai vicini, nessuno in casa. Per strada arriva un trattore, lei saluta con la mano. Scende un ragazzo: bello, alto, lo sguardo serio con quel velo di mistero.

Si precipitano insieme in casa, lui prende il nonno tra le braccia, caricano tutti e tre sul trattore. Emilia era agitata, aveva paura che non riuscissero ad arrivare in tempo.

Arrivarono dal medico, e lì per fortuna subito si fece trovare anche lambulanza. Anche il ragazzo salì con lei sullambulanza, la accompagnò fino in fondo.

Solo una volta lasciato il nonno alle cure dei dottori iniziarono a parlare normalmente.

Scoprirono di lavorare nella stessa zona, praticamente vicini di casa. Lui si chiamava Andrea.

Già si era fatto tardi. Il nonno ricoverato, per fortuna tutto bene. Ma come tornare indietro? Lambulanza mica li avrebbe riportati al villaggio.

Senti, da queste parti cè la casa della madre di un mio amico. Dormiamo lì, e domani mattina ci portano gli uomini che vanno al lavoro.

Ormai Emilia aveva capito che Andrea era un bravo ragazzo, non avrebbe mai provato a provarci, ma cera sempre quella leggera diffidenza.

No, non mi va… Aspetterò in ospedale. Domani mi recuperate.

Dove, su quelle sedie scomode? Dai, non fare la timida. Zia Lidia è una donna doro, cè casa grande. Io mi metto in granaio, così non diamo fastidio.

Alla fine accettò. E Andrea aveva ragione dormì come una regina tra i piumoni, svegliata solo dalla zia Lidia il mattino dopo. Una vera ospitalità di casa contadina.

A colazione la zia le raccontò un po di tutto: Andrea aveva avuto una moglie, portata da fuori, ma era scappata lasciando lui e il figlioletto. E Andrea, testardo e instancabile, lavorava, allevava maiali, vendeva carne, stava perfino costruendo la casa nuova. La vedeva bene con Andrea, si capiva che la zia provava a venderglielo.

Emilia sorrideva e basta. No, lei era già promessa, il suo Marco ormai ingegnere, giovane e promettente, ce laveva già nel cuore e uomini divorziati con figli nemmeno li guardava.

Eppure dopo quellepisodio, Andrea le compariva sempre davanti: in mensa, in giro tra i sentieri, per caso vicino casa. Caterina lo conosceva bene anche lei era tornata con lui a casa il nonno dopo il ricovero.

Secondo me piaci ad Andrea. Gli ho chiesto di te, è diventato rosso come un ragazzino. E ci stareste pure bene insieme.

Ma cosa dici? Ho già Marco.

Marco ancora non è tuo marito… Andrea è affidabile. Si è fatto la sua azienda, compra attrezzi, il bimbo è simpatico: gli manca solo una mamma.

Emilia sentiva il cuore battere più forte. Perché ormai anche lei cercava Andrea ovunque. Massiccio, sicuro di sé, una forza tranquilla che sentivi nellaria. E soprattutto: tutti lo rispettavano.

Quando cera qualcosa da sistemare, in paese dicevano: Chiedilo a Prudente! Era Prudente di cognome, davvero.

Lei poi lì tra i boschi, tutta elegante nel soprabito color cappuccino una vera milanese capitata per caso. Camminava leggera tra il fango e la terra, i maschi facevano i signori, misuravano le parole.

Signora, come mai qui?

Quella volta pioveva a dirotto tra la forestale e il paese. Andrea le offre un passaggio sul suo trattore.

E chi tiene il bambino? chiese Emilia, curiosa: per lei un uomo col figlio è già uomo fatto, anche se Andrea aveva meno di dieci anni più di lei.

Ma dai, dammi del tu! Mio figlio sta con la nonna, la nostra vicina la aiuta. Lo portiamo alla materna, cresce bene…

Come si chiama?

Mattia, e negli occhi tutto lorgoglio del papà. Un terremoto. Ma basta guardarlo un attimo la nonna lo tiene docchio.

Non ti piace il paese, vero?

Perché? Tutto sommato si sta… Devi aspettare, vedrai che appena si scalda inizia a fiorire tutto. Da noi i luoghi sono belli, anche se le luci per le strade ormai non ci sono, ma è temporaneo, sistemeremo.

Andrea parlava del paese come se se ne sentisse responsabile. Emilia capiva che la responsabilità era forse la vera qualità di quelluomo.

Poi lui prendeva a fare luomo gentile, portava la legna a Caterina, i medicinali al nonno ma Emilia resisteva ai suoi sentimenti.

Non riusciva a immaginarsi nel paese, sì, magari in città non la tratteneva molto qualche amica, Marco e la famiglia con i preparativi per il matrimonio. E le dispiaceva male fare a Marco, perché non avrebbe mai voluto che sapesse che stava lasciando spazio nel cuore.

Ma le notti, accanto al vento e al rumore dei cani fuori, si sorprendeva a pensarsi con Andrea. Lavrebbe amata, fatta sentire importante, e magari avrebbe voluto altri figli con lei. Ci pensava, eppure sapeva che difficilmente avrebbe avuto il coraggio: Marco aveva già comprato le fedi, la mamma di Marco metteva da parte i soldi per le nozze. Sarebbe stato uno scandalo.

Però nel cuore cera una dolce inquietudine, lodore di nuova primavera, un presentimento di felicità. Più passava il tempo, meno pensava di aver amato davvero Marco, ma di amare Andrea in modo vero e pieno. Sapeva solo che quellangoscia rendeva tutto più intenso.

Un pomeriggio in unondata di malinconia, Emilia lasciò che Andrea si avvicinasse come se volesse vivere un addio oppure un nuovo inizio. Lui allinizio cercava di capire, la guardava negli occhi, poi capì che per lei sarebbe stato lultimo passo, il distacco. E fu così. Fu la prima volta per lei, ma talmente autentica che non ebbe mai niente da rimpiangere.

Solo che una vera decisione non la prese mai. Forse era inesperienza, forse viltà, forse solo il bisogno di sicurezza.

Un giorno però successe qualcosa. Andando al pozzo vide un bimbetto biondo. Si aggrappava al bordo, rischiava di finire dentro. Emilia accelerò il passo.

Ehi! Che fai lì? Attento a non cadere. Dovè la mamma?

Si guardò intorno, arrivava una ragazza, tipo piccolino e timido. Il piccolo piagnucolava, lei lo prese fra le braccia.

È scappato di nuovo. Grazie davvero, avrei dovuto stargli più dietro.

Lo prese per mano e si incamminarono su per la via.

Mattia? Era lui? Fu un attimo di inquietudine. Un figlio non tuo non è cosa semplice vedi, già scappa a chi non conosce.

Poco dopo le venne a parlare la mamma di Andrea, la signora Claudia. Piangeva, le raccontò che Mattia ormai pareva attaccato a Giulia, la vicina che li aiutava. Giulia amava Andrea, e tutto filava liscio finché non era arrivata Emilia, a rovinare tutto.

Emilia rimase di sasso: era lei a rovinare la storia di altri? Ma era Andrea il tentatore, non certo lei! Si sentiva vittima, lo era davvero?

Andrea la supplicò di restare, ma lei non voleva più sentire e soprattutto non voleva essere lostacolo di una storia non sua. Fece le valigie e tornò.

Lui la accompagnò alla stazione, le parlava, provava a rassicurarla che Claudia e Giulia si erano fatte mille film: Giulia non era la donna ideale per lui, troppo timida sotto il suo profilo così forte. Ma Emilia si sentiva ferita e non ascoltava più niente tranne il rumore del suo cuore verso Bologna.

Andrea restò sul binario, con la camicia a quadri e le spalle larghe, sguardo spento. E così lo ricordò per tanti anni.

Piangeva nel vagone, sotto lo sferragliare delle rotaie.

Una pratica pre-laurea, ecco che cosera stata.

Ma poi la vita va avanti, il cuore si rimargina. Sposò Marco, ebbe i suoi figli, la loro routine.

**

Lei sale in macchina, sistema il foulard, cerca scuse per il suo look sformato e non ci pensa che anche Andrea potrebbe averla riconosciuta.

O forse sì… Sono davvero cambiata tanto. Ho messo su un po di peso, le labbra screpolate, il piumino è un disastro…

Quanti anni sono passati?

Sedici. Sedici anni da quellestate.

Allinizio viaggiavano in silenzio.

Che tempaccio oggi, butta lì lei mentre unauto la schizza con una pozzanghera.

Qui in città sì. Ma fuori no, più pulito, le strade sono quasi sgombre.

Vivi ancora in paese?

Sì, vado e vengo spesso. Ho da fare.

Grazie, davvero. Oggi la macchina ci ha piantato e ho dovuto racimolare un passaggio. Offro io la benzina…

Lui si gira verso di lei, le pianta addosso quello sguardo profondo e ferito. E lei capisce: lha riconosciuta.

Ciao, sussurra piano.

Ciao, Emilia!

Quindi ti ricordi? Pensavo mi avessi cancellata.

Mai, risponde, lo sguardo impegnato sulla strada.

Emilia sente un groppo tra costole e stomaco: la voce, le mani, quel suo modo di guardare. Si toglie il foulard, ha caldo tutto dun tratto.

Come va, Andrea? domanda, quasi sussurrando.

Ci pensa su, sembra voglia liberarsi dalla nostalgia.

Mah, me la cavo. Con questi tempi non è facile. Anche tu, vedo…

Lavori ancora là, al parco? tenta di cambiar discorso.

Ma va, sorride lui, è finito tutto da anni. Dopo la crisi, mi sono messo in proprio.

Bravo. Una fattoria, sempre?

Fattoria, sì, ma ora anche piccola azienda, vendiamo i nostri salumi.

Ormai lo fanno tutti…

E di botto Emilia ricorda una volta al supermercato, sulle confezioni scritto Salumi Prudente. Aveva sorriso pensando a una coincidenza.

Aspetta, ma Salumi Prudente sono i tuoi?

Sì, insomma, diciamo di sì. Non ti piacciono?

Ma dai! Mia mamma li compra apposta, li adora. Non me laspettavo proprio.

Andrea quasi si giustifica: Abbiamo iniziato piccoli, solo la fattoria. Con la crisi tutti a piedi, la gente aveva bisogno di lavoro. Così… piano piano siamo cresciuti. Adesso abbiamo pure il laboratorio e punti vendita. E molti sono del nostro paese.

Emilia quasi si sente a disagio. Lei conciata da matta nel piumino pieno di buchi e lui, il vecchio contadino, ora piccolo imprenditore.

E il tuo ragazzo?

Andrea sorride.

Ho tre figli, in realtà.

Tre?

Sì, tre maschietti. E tu?

Io ho un figlio e una figlia, risponde Emilia, asciugandosi la fronte.

Mattia adesso è nellesercito. Mi abbiamo sofferto tanto, Giulia sè fatta i capelli bianchi. Ma a primavera torna, meno male. Laltro fa la scuola professionale, il piccolo è in quinta elementare.

Giulia… quindi alla fine si è messo con lei.

Quanto avrebbe voluto dirgli che si era pentita di non aver avuto il coraggio di scegliere lui! Quante volte aveva pensato se potessi tornare indietro… Ora davanti a lui, con tutto il passato ancora addosso…

Marco, invece, si era rivelato un marito inutile. Allinizio sembrava tenere, poi aveva iniziato a litigare sul lavoro, cambiare azienda in azienda, bere. Persero anche la casa aziendale, finirono dalla suocera, poi alla fine Marco se ne andò di casa. Nemmeno con la suocera cera più intesa.

Emilia non ce la fece più e divorziò, tornò da sua madre, suo padre era già mancato.

Quante volte avrebbe voluto raccontarlo ad Andrea, ma invece:

Il mio più grande è in seconda superiore. La piccola in terza media. Il tempo vola.

Eh sì, proprio così.

Rimasero in silenzio. Tutti e due avrebbero voluto parlare di quello che più importava, ma nessuno trovava il coraggio.

Emilia sentì un colpo di colpa verso Andrea. Ma si ricordò di Claudia, Giulia… avevano sofferto già abbastanza anche loro. Anzi, aveva lasciato il campo, no?

E tu come va a casa? Giulia sta bene?

Lui fa spallucce, sembra assorto.

Giulia? Fa il pane. Allinizio a casa, poi… Conosci la Forneria Romana? Ha aperto il suo negozio, una piccola gastronomia.

Sì, ci sono stata una volta. Quindi è sua?

Sì, ho fatto tutto per lei. A lei il pane riusciva bene e così…

Emilia si ricorda: una volta la sua amica del mercato laveva trascinata alla Forneria Romana, avevano elogiato il pane. In coda aveva visto la proprietaria: minuta, decisa, taglio corto, simpatica e sempre in camice bianco con la sciarpa rosa. Allora le sembrava semplicemente una donna di successo. Ora sapeva perché.

Siamo quasi arrivati, giusto? Andrea cercava il civico.

Ancora un isolato.

Andrea parcheggia, esce dalla macchina e si avvia spedito verso il negozio di fiori, torna con un mazzo splendido di crisantemi. Le apre la portiera e le posa i fiori sulle ginocchia, proprio sopra quei pantaloni di lana grigi un po buffi.

Emilia guarda i fiori, le corolle bianche diventano fosche nei suoi occhi pieni di lacrime. Ma si asciuga subito gli occhi poco prima aveva detto di essere forte.

Poi Andrea laiuta coi borsoni, fino al portone dellappartamento, le scale coi muri pieni di scritte. Lei stringe i fiori al petto, un po smarrita.

Vuoi salire? quasi spera che dica di no, perché casa, come il mercato, è un disastro di scatole e roba ovunque. E cè la mamma, pronta di domande.

Anche se forse… magari se venisse, capirebbe tutto… e la capirebbe e avrebbe compassione…

No, Emilia. Devo andare, oggi ho troppo da fare, le prende il polso, lo stringe un attimo, come a salutare per sempre.

Poi di corsa scende di nuovo le scale.

Emilia rimane lì a guardarlo. Vorrebbe chiamarlo, dirgli tutto.

Ma invece, guardandolo allontanarsi, capisce che probabilmente per lui è persino più difficile. Sanno che non si rivedranno mai più, e tutto diventa un po più leggero.

Emilia trascina dentro le borse.

Alla porta trova sua madre, che comincia subito con le solite storie, problemi e notizie di famiglia, ma Emilia nemmeno la ascolta: sulle dita sente ancora la presa di Andrea. Toglie i calzari, li mette sul termosifone, tutto in automatico.

Sua madre insegue le sue parole, ma Emilia è ormai altrove.

Solo quando finalmente si siede a tavola, le viene da chiedere:

Mamma, ti ricordi quel ragazzo di cui ti parlavo prima del matrimonio? Lestate del tirocinio, quello che mi corteggiava in paese? Il contadino? Ricordi?

Sì, un po sì. E allora?

Mi avevi detto, figurati se vai a vivere in campagna a crescere maiali.

E avevo ragione. Saresti stata nel letame.

Oggi lho rivisto.

Davvero? E dove?

Non ha importanza. Mamma, i Salumi Prudente che ti piacciono tanto… sono i suoi. E la moglie è la proprietaria della Forneria Romana. Ecco qui…

Sua madre rimane con la tazza in mano. Poi la appoggia, e negli occhi ha un lampo di malinconia. Dopo una pausa, come per convincere entrambe:

Ma sai, non sempre si sceglie la vita che si fa. Se fosse possibile prevedere tutto, la gente non farebbe altro che discutere.

Ed Emilia si commosse per sua madre.

Dai, mamma. Tutto sommato non va così male. Oggi ho venduto due tailleur e tre giacche. Andrà meglio, forza!

Eh già, non sai mai dove la vita ti fa cadere… Ma va bene così…

Poco dopo rientrò suo figlio maggiore. Alto, sicuro, con quello stesso sguardo un po misterioso.

E pensare che ai parenti aveva sempre detto che era nato prematuro e piccolo… Tutti le avevano creduto, mai messo in dubbio. Emilia, del resto, non era mai stata una sprovveduta.

Il figlio si siede.

Mamma. Non arrabbiarti, eh. Ho trovato lavoro al maneggio. Cura dei cavalli, mi pagano a giornata. Tranquilla, non mi rovino con la scuola. Promesso, mamma…

Emilia sospira. Fino a ieri si sarebbe agitata. Oggi, invece…

Va bene, Andrea. Sei grande. Ogni lavoro va rispettato, e ti serviranno anche due soldi. Vai pure.

Il ragazzo sorride felice, spiluccando il minestrone, e pensa che qualcosa in sua madre è cambiato. Ma cosa, chissà. Sta comunque bene.

Emilia non riusciva a dormire. Non piangeva, non era triste. Era come… leggera.

Guardava i crisantemi bianchi, pensava alla vita, allincontro di oggi, a come bisogna andare avanti, entrare comunque, da soli, in una nuova fase di vita.

Quellincontro aveva diviso la sua vita in due: prima di Andrea e dopo. E anche ora, stessa sensazione.

Chissà, forse per entrambi ci saranno ancora sorprese e nuove gioie. Non si rivedranno mai più, eppure continueranno a influenzarsi da lontano.

Tutto quello che succede ha una ragione.

Anche questo incontro glielaveva insegnato a capire qualcosa di davvero, davvero importante.

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