Tulipani: il fascino senza tempo dei fiori che colorano i giardini italiani

Tulipani

Che meraviglia, Santo cielo! Signora Olga, lei è proprio una fata!

I tulipani variopinti rallegravano lo sguardo. Io, Caterina, sapevo bene quanto fosse costata alla signora Olga quella bellezza: anni della sua vita, passati a trasformare un cortile grigio e spoglio in un piccolo paradiso fiorito. Anche larea giochi, verso cui io e la mia Nica stavamo camminando, era opera sua, della signora Olga. Era stata proprio lei a saper creare tutto quel bello. Il cortile ora era irriconoscibile! Pulito, arioso, luminoso. E i fiori beh, per quelli ci sarebbe da scrivere un romanzo. Li aveva piantati tutti lei, con le sue mani. In quindici anni che abitavo lì, da quando i miei genitori si erano trasferiti a Bologna, non avevo mai visto nessuno occuparsi dei fiori. Solo lei. E da poco, poi. Da quando aveva perso il marito.

Devessere durissimo restare soli a una certa età. Il figlio lontano, pochi su cui contare. Lei non voleva saperne di trasferirsi: troppo legata a Bologna, dove era cresciuta e dove se nerano andati via via tutti i suoi cari. Il figlio aveva la sua famiglia. Con la nuora, poi, non correva esattamente buon sangue. Quella aveva la madre vicino, quindi aiuto ne riceveva. E la signora Olga, cosa poteva fare? Sempre cortese, piacevole, ma pur sempre unestranea.

Non si era mai lamentata con me, la signora Olga. Ma io la vedevo, vedevo la malinconia nei suoi occhi. So bene cosa significhi rimanere soli

Lo so perché cero passata anchio. Dopo il divorzio dal mio primo marito, avrei potuto prendere a calci i muri per la disperazione. E in fondo sarebbe bastato così poco per salvare il matrimonio Bastava ignorare una piccola scappatella. Ma come si fa, se lamante era proprio la mia amica Silvia, con cui avevo condiviso otto anni di scuola, condividendo tutto?

Ricordo ancora quando ho guardato Silvia negli occhi senza vergogna, ho preso le chiavi di casa da mio marito e sono affogata nel dolore. Quasi una settimana passata così, a piangere tutte le lacrime del corpo, rintanata sotto la coperta col gelato. Avevo perfino preso le ferie, per dedicarmi al dolore senza distrazioni.

Ma non riuscii mai a elaborarlo del tutto. Una sera, con la faccia gonfia di pianto e il cattivo umore di una gatta a cui tirano la coda, qualcuno bussò insistentemente alla porta, più che bussare, batteva con forza. Non feci nemmeno in tempo a pensare che magari era meglio non aprire. Quando si bussa così, vuol dire solo una cosa: guai.

Indossai i jeans alla meglio e andai ad aprire.

La signora Olga quella sera era irriconoscibile. Di solito era calma, sempre col sorriso dolce, a salutare i bimbi nel cortile.

E come va la pancia di Nicolò? Come dorme Martina? Lattematerno abbastanza per Sasha, Elena?

Pediatra. Di quelle vere, con cuore e mani sempre pronte per tutti. Una persona di quelle che ti mettono in pace con il mondo.

Ma in quella sera davanti a me cera unaltra donna. Scompigliata, sconvolta dal dolore. Vedendomi, quasi si dimenticò della sua stessa sofferenza e mi chiese severa:

Coshai, Caterina? Hai il viso tutto rosso di pianto. Ti senti male?

E così tornai in me, costretta ad affrontare londa di dolore che cercavo di soffocare. Sì, stavo male ma lei stava sicuramente peggio. Le era successo qualcosa di infinitamente più grave della fine di un matrimonio.

Avevo ragione. Si può perdere un marito e sapere che respira ancora da qualche parte. Fa male, ma è diverso dalladdio eterno, senza possibilità di riscatto o rimedio.

Il marito della signora Olga non aveva aspettato lambulanza. Aveva tentato di resistere a un infarto, sperando di farcela con le pastiglie, come dabitudine. Ma quando si sono decisi a chiamare aiuto, ormai era tardi. Lei, che tutte le mattine andava al mercato a comprare ricotta e verdure, laveva trovato esanime sulla porta di casa. Forse era sceso per incontrarla, ma le gambe non lavevano retto.

Quella sera, presa dal panico, avevo afferrato il cellulare, messo una giacca e seguito la signora Olga fuori, di corsa.

Rientrai solo la sera. Buttai il gelato sciolto nel cestino, riordinai e restai a lungo seduta in cucina, a fissare una tazza di tè freddo. Pensavo tanto.

Il mattino seguente preparai velina, e chiesi il divorzio. Capii che rimandare la vita non serve a niente. Puoi disperarti quanto vuoi, ma niente cambia per davvero. O vai avanti, o resti bloccatae la seconda opzione ti porta solo amarezza. E la vitauna sola, banale o meno che sembri. Non cè una scena che puoi tagliare e rifare: perché sprecarla in rabbia? Meglio scuotersi la polvere dai piedi e andare avanti.

Lo feci. Lentamente, ma risalii dal pozzo nero in cui mi ero chiusa.

Nuovo lavoro, nuovo amore non fu facile, ma ora ho Dima e la nostra Nica, e la vita è tornata a colorarsi sul serio.

Tutto il contrario della signora Olga. Sì, si era rimessa dalla perdita, per quanto possibile. Ci si abitua a tutto, prima o poi, faticando. Ma io vedevo che della vecchia Olga sorridente, quella dei racconti e delle risate, rimaneva ormai solo una pallida ombra.

Sì, sorride ancora, chiede dei bambini ai vicini, ma è solo abitudine. Non cè più il tepore di una volta nella sua voce. Sembra si sia ghiacciata.

Passarono gli anni Sapevo che la signora Olga era andata in pensione e si era quasi ritirata alla casa in campagna, che poi ha dovuto vendere quando il figlio ha avuto bisogno di soldi per lanticipo su una casa. Non poteva non aiutarlo: era il suo unico figlio

Dopo la vendita della casa in campagna, decisi che era ora di muovermi. Non si può lasciare indietro chi ti è stato accanto per tanti anni. Proprio lei, che era sempre pronta a volare dalla porta, scalza, per sentirti la fronte o visitare tua figlia, ora andava aiutata.

So bene che la maggior parte dei vicini pensa solo ai fatti propri, ma io sono cresciuta diversamente.

Non stare a guardare quando puoi aiutare, Caterina! Dai quello che puoi. Così, se un giorno toccherà a te, qualcuno farà lo stesso. Non aspettarti che ti risolvano la vita, ma almeno una parola, una mano tesa. E a volte basta. Prendere la mano a qualcuno e dire: Io sono qui!

Ho sempre avuto la famiglia come valore assoluto, unita come in una favola. Anche ora che i miei si sono trasferiti vicino a mia sorella minore a Rimini, io li sento al telefono tutti i giorni. E non per dovere. So di essere amata, protetta. E questa sicurezza non la scambierei per nulla al mondo.

Solo che le parole, per la signora Olga, non bastavano più. Lei mi ascoltava, ma la vita la stava lasciando a vista docchio. Sempre più magra, spenta, quasi invisibile.

Si vedeva quanto fosse dura anche solo esistere, giorno dopo giorno, senza speranze. Pensava, pensava

Il figlio aveva la sua vita ormai, in unaltra città, con altre regole. E così va bene. Ma fa male

E oltre lui, nulla era rimasto. Qualche bambino dei vicini, le solite amiche impegnate tra figli, nipoti

E il resto era solo solitudine. La sera, spento il televisore, il silenzio era così forte che pareva di voler urlare alla luna dalla malinconia.

Ad un certo punto realizzai che parlare serviva a poco. Anzi, peggiorava le cose: dopo i nostri piccoli dialoghi, la signora Olga si rinchiudeva, non la vedevi in cortile né rispondeva alla porta.

Se le parole non bastano, bisogna agire. Qualsiasi cosa, anche la più piccola, che distolga dalla sofferenza e dia uno scopo.

La soluzione arrivò quasi per caso. Mio marito Dima mi aveva più volte fatto sorprese, piccoli regali, ma la scatola di tulipani che mi regalò prima che nascesse Nica fece scattare qualcosa in me, facendomi gridare Eureka!. Dima si preoccupò che fossi impazzita per la gravidanza, ma poi gli spiegai tutto. Il mattino dopo ero già alla porta della signora Olga, con una scatola di bulbi appoggata con la punta dello stivale. Dima, come daccordo, sparì appena la serratura scattò.

Ora faccio io!

La mia idea funzionò.

Recitai la parte così bene che quasi ci credevo anchio: parlai di come non avessi saputo resistere a comprare quei fiori da una vecchina al mercato e ora non sapessi che farne.

Poi mi sono ricordata dei suoi tulipani, signora Olga! Lei portava sempre dei mazzi bellissimi a mia madre! Mi aiuti, la prego! Il nostro cortile è grigio, se però piantassimo dei fiori? Io non sono capace. E nemmeno potrei aiutare molto, visti i miei problemi attuali! dissi accarezzando il pancione.

La signora Olga smistò le bulbi, mi sgridò col dito, e finalmente sorrise, seppur leggermente.

Sarà bellissimo! Ma, Caterina, i tulipani da soli non bastano. Sfioriscono subito. Meglio pensare anche ad altre piante, per avere colori tutto lanno.

E così cominciò la nostra epopea col cortile.

Non erano in tanti ad appassionarsi al verde, ma tutti misero volentieri qualche euro per bulbi e semi. Allinizio mi occupai io degli acquisti, poi nacque Nica e la signora Olga si prese tutte le cure del caso.

Solo che fiori e cespugli le bastarono a malapena. Grazie ai suoi contatti, riuscì a far mettere una piccola area giochi e bellissime panchine nuove.

Il cortile rivide la vita.

Anche gli uomini si convinsero, vedendo il cambiamento, e durante la giornata ecologica primaverile si misero a recintare il verde attorno ai fiori. La signora Olga aveva le lacrime agli occhi davanti a quel recinto bianco.

Passava tutto il tempo libero in cortile: piantava, annaffiava, sistemava, dipingeva. Aveva di nuovo una ragione per uscire di casa, e io ne ero felice. Portavo Nica a passeggiare, spingendo la carrozzina tra i fiori, ringraziando mentalmente Dima per quei tulipani che avevano cambiato tutto.

Poi Nica cominciò a camminare, e aspettavo con ansia di veder sbocciare i primi tulipani per mostrarli alla mia bambina.

E finalmente arrivarono.

Con il fiato sospeso davanti al giardino, lasciai per un attimo la mano di Nica. Lei, tanto vivace, ne approfittò subito per scappare via.

Nica! urlai, rincorrendola, prima che raggiungesse il marciapiede.

La signora Olga si raddrizzò, improvvisando una pausa dal pitturare lo steccato, e scoppiò a ridere:

Prendila, prendila, Caterina! Altro che palestra, con una bimba così!

Non me ne parli! la presi, tra le urla e le risate di Nica che si ribellava ai miei baci. Ma dove le trovano bimbi così veloci?!

Hai visto che corre sulle punte? disse la signora Olga, corrucciata.

Sì. Anche a casa lo fa, si vede meglio quando è scalza. È grave?

Mostrale a un neurologo, per sicurezza. Ti consiglio qualcuno io?

Me lo diresti, per favore?

Ci penso. Passa stasera, se trovo il contatto te lo do. Ormai i miei colleghi sono quasi tutti in pensione, con i nipoti. I giovani li conosco poco. Mi sa che dovrò avviare la radio.

La radio? chiesi confusa.

La radio pettegolezzo”, Caterina! rise ancora la signora Olga. Contacts, passaparola!

Grazie!

Di niente, cara. E voi come state?

Bene! Dima lavora troppo, lo vedo poco. Sempre a casa tardi e via presto

Meglio così, Caterina! Almeno è uno che si dà da fare. Non preferiresti un marito sempre in poltrona?

Ovviamente no.

Sai, tante giovani donne si lamentano di questo. Soprattutto alla prima maternità. Ma sai che ti dico? I litigi non portano mai a nulla. Gli uomini non capiscono alzando la voce. Tu cerchi attenzioni, lui pensa alle sue fatiche. Meglio parlare, ma con intelligenza.

Un po mi ci riconosco. Anche se Dima è quasi perfetto, io ogni tanto sbotto non lo so fermare.

Devi solo imparare a esprimerti. Non accusarlo. Digli piuttosto che ti manca, che Nica aspetta il papà vedrai che non si offende, anzi. Io ho vissuto cinquantanni felici con il mio Nicola, solo una volta abbiamo litigato sul serio.

Addirittura! Per cosa?

Non ci crederai: per un cane! Nostro figlio voleva un cucciolo, io no. Sapevo che poi toccava a me occuparmene. Ma alla fine ho ceduto.

E come è andata?

Alla grande! Ho perso quasi dieci chili, dato che quella peste doveva stare fuori almeno due ore al giorno. Anche se capì subito che solo con me si divertiva davvero, quindi la sveglia mattutina era sempre per me!

Una furbona! risi.

Proprio come me, eh! mi sorrise, e allontanò la lattina di vernice da Nica sennò tua madre poi non ti pulisce più!

La salutai e portai Nica ai giochi: altalene, sabbia, i classici.

Tornando verso casa, vidi qualcosa che mi tolse la voce. Nel giardinetto della signora Olga, un bambino, poco più grande di Nica, stava strappando i tulipani a piene mani, calpestando il resto coi piedi.

Guardai il giardino vicino e mi vennero le lacrime: anche lì era tutto distrutto.

La madre del piccolo vandaletto era lì, guardando la scena sorridendo.

Cosa succede? sentii la mia voce roca.

In che senso?

Mi guardava con occhi grandi, azzurri e indifferenti.

Perché suo figlio distrugge i fiori?

E perché no?

Perché non si fa!

Per chi? Lui sta solo imparando dalla vita. I fiori crescono per esser colti.

Ma questi sono coltivati! Qualcuno ha lavorato per farli crescere!

Oh, quante sciocchezze! Su, si rilassi o le viene la tachicardia. Sono solo tulipani. Cresceranno altri.

Per un attimo ebbi la tentazione di affrontarla, di urlarle addosso, ma il pianto di Nica mi bloccò.

Non posso spaventarla! Presi la bimba in braccio.

Prenda subito il bambino! Altrimenti chiamo i carabinieri! dissi, tirando fuori il telefono.

Siete diventati tutti fragili, eh? Fate pure!

Portò via il marmocchio, che urlava e si divincolava.

Vede che ora piange? Colpa sua!

Non mimporta! sussurrai, ma lo sentirono anche le vicine. Se ne vada!

Mentre la guardavo andarsene borbottando contro di me, sentii la voce alle mie spalle:

Ma cosa Perché, Caterina? Perché? Io

La signora Olga era sulla soglia, con un annaffiatoio e una brioche per Nica.

Avrei voluto spiegarle subito, ma lei fece un cenno, lasciò tutto e tornò dentro, chiudendosi dietro la porta come se un macigno le fosse piombato sulle spalle.

Avrei voluto rincorrerla, ma Nica piangeva ancora. Quando finalmente la calmai e salii, la porta di Olga rimase chiusa ai miei colpi.

Dopo pranzo, tentai ancora, ma niente. Allora chiamai suo figlio.

Grazie. Ora la chiamo io.

Grazie!

Mai avevo aspettato una telefonata con così tanta ansia.

Mamma sta bene. Solo che non vuole vedere nessuno. È molto triste. Non mi ha spiegato nulla, solo mi ha chiesto di non preoccuparmi.

Gli spiegai tutto e gli promisi che avrei vegliato sulla madre.

So che tua moglie è in dolce attesa. Non preoccuparti. Cercheremo di risolvere.

“Cercheremo”? Forse è meglio che venga, allora?

Aspettiamo. Ho in mente qualcosa. Se non riuscirà, ti chiamo io. Va bene?

Grazie, Caterina

Per ora non cè di che.

Quella sera lasciai Nica a Dima e iniziai a bussare alle porte dei vicini. Quasi tutti decisero di aiutare.

Il giorno seguente nel cortile cera movimento. Le scatole che gli uomini tiravano giù dalle macchine venivano accolte con Oh! e sorrisi. Cera lavoro per tutti. Mandai a casa Dima e Nica che dormiva, poi continuai, guardando la mia bimba: ricordandomi il terrore sui suoi occhi vedendo laltro bambino distruggere i fiori. Non permetterò mai più che abbia paura. Mai!

Per questo aprivo scatole su scatole, accogliendo chi tornava dal lavoro. Baciai in fretta Dima, sussurrando solo Grazie! quando prese Nica e la portò su.

Il mattino dopo, sabato, salutai tutti e corsi dalla signora Olga.

Signora Olga, apra! So che è in casa! È importantissimo! La prego!

Il chiavistello scattò. Non avrei mai pensato di vedere i suoi occhi tanto spenti.

Cosa succede, Caterina? Sta male Nica? La voce le tremava, come quella di chi ha sofferto troppo.

No, grazie al cielo. Ma ora ho bisogno di lei, davvero! Può venire giù con me? La prego

Non sapevo come convincerla.

È urgente?

Tantissimo! annuii.

Va bene. Ma per poco, sto male

Il sole inondò il viso fermo di Olga non appena uscimmo. Strinse gli occhi, sorpresa, poi restò senza fiato e iniziò a piangere. Ora vedeva solo lacrime, non più sole.

Tulipaniun tappeto di tulipani! I giardini, e due nuove aiuole, sfolgoravano di colori.

Ma cosa comè possibile?!

Signora Olga, venga qua la aiutai a sedersi Siamo dispiaciuti di non essere riusciti a salvare i suoi fiori. È successo tutto così in fretta e certe persone sono sorde alle parole. Ma sa una cosa?

Cosa, Caterina?

Tutti qui capiamo quanto ha fatto per noi. Guardi! Qui ci sono molti suoi ex piccoli pazienti, o genitori che lei ha aiutato. Alcuni, ora, hanno pure dei figli loro. Vogliamo che sappia che non permetteremo più a nessuno di offenderla! Abbiamo fatto denuncia, ma sono certa che la cosa migliore ora sia questa: lei lavorerà ancora di più, perché ci sono nuove aiuole da seguire. Noi la aiuteremo, però! Vogliamo che il nostro cortile sia bello, che i bambini e gli adulti possano essere felici di tutta questa bellezza. Abbiamo bisogno delle sue mani doro, signora Olga! Non ci abbandoni, la prego! Io nemmeno i cactus riesco a tenere in vita! Ma per lei anche i limoni e le palme fioriscono! Li ho visti con i miei occhi!

Ah, Caterina! Grazie La signora Olga si asciugò le lacrime e si rialzò.

Dovera finita la vecchina stanca di un minuto prima?

Allora, vediamo un po cosa avete piantato! Dai, andiamo a controllare!

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