Questestate, la sorella minore di mia moglie, Alessia, è venuta a trovarci a Bologna. Scherzando la chiamavo sempre la cocca di mamma, perché ad ogni pranzo in famiglia, la suocera, il suocero e pure gli zii non avevano occhi decât pentru lei: la migliore studentessa, laureata con lode, un lavoro fisso in Comune proprio la figlia perfetta per una famiglia emiliana!
Io, invece, che sono sposato con la sorella maggiore, Martina, sono visto solo come il genero benestante. È vero, abbiamo la nostra impresa di servizi, una bella macchina, e lappartamento lo abbiamo comprato da soli ma non basta mai a mettere la nostra foto sul camino: la preferita resta sempre Alessia.
Insomma, proprio durante questa visita a luglio, Alessia mi fa: Carlo, potresti prestarmi ventimila euro? Vorrei mettere da parte un acconto per lacquisto di una casa in centro e la banca richiede una certa somma subito. Per me non era una cifra insostenibile, così lho aiutata senza pensarci troppo. Lei mi ha detto che avrebbe restituito tutto a rate ogni mese, che il contratto a tempo indeterminato le assicurava uno stipendio stabile. Mi sono fidato.
Passa una settimana appena, e scopro che Alessia è partita per una vacanza a Rimini con le amiche. Lo ammetto: sono rimasto un po perplesso. Come può una che non ha i soldi per la caparra della casa trovare invece i soldi per una settimana al mare? Diceva a tutti i parenti che aveva risparmiato tutto lanno per quella vacanza, ma io sapevo che la casa ancora non laveva nemmeno cercata. Quando le ho chiesto spiegazioni, ha detto di aver cambiato idea e che per ora non avrebbe acquistato nessun appartamento.
Allora le ho chiesto educatamente se poteva restituirmi i soldi, visto che li avevo dati per la casa, non per la spiaggia. La risposta di Alessia mi ha gelato il sangue: Carlo, ormai li ho spesi tutti sul lungomare. Tanto troverò lavoro meglio pagato, puoi aspettare, no? Non sono mica pochi soldi, però!
Non ci credereste: dopo qualche giorno mi chiama mia suocera, furiosa, perché Alessia si era lamentata con lei che la pressavo per riavere indietro i soldi, come un avvoltoio, e che così non si fa tra parenti. Ovviamente, lei è tornata ad essere langelo della famiglia, mentre io e Martina siamo passati per gli arricchiti senza cuore.
Ho imparato che, in famiglia, i soldi dati in prestito sono peggio delle zanzare dagosto: non ti lasciano dormire e te li ritrovi sempre contro. E la prossima volta, prima di tirar fuori lassegno, mi ricorderò che tra parenti e amici, conti chiari e amicizia lunga.Qualche mese dopo, a Natale, ci siamo ritrovati tutti insieme per la cena di famiglia. Mentre mangiavamo il cappone e brindavamo, Alessia scherzava con tutti, brillante come sempre. Ma alla fine, mentre raccoglievo i piatti con Martina, ho notato la foto nuova sul camino: non cera solo Alessia, ma anche noi, tutti e quattro sorridenti.
La suocera, passandomi accanto, mi ha dato una pacca sulla spalla e mi ha sussurrato sottovoce: Grazie di aver pensato anche a lei, Carlo. Non è facile crescere due figlie così diverse. E mi ha sorriso davvero.
Forse il denaro non tornerà più indietro, ma una cosa lho imparata: in famiglia si può perdere un prestito, ma si guadagna una verità. E io, quella sera, per la prima volta, mi sono sentito davvero parte della foto.




