Un incontro casuale
Il piumino di Natalia scaldava solo le gambe. Il piumo si era appiattito e nella parte superiore era poco più che un leggero impermeabile, trafitto da ogni vento. Solo i pantaloni di lana e gli stivali di feltro la salvavano dal basso, e il foulard di lana se lo tirava bene sulle spalle, sotto le maniche, per non congelarsi.
Il furgone promesso da Tiziana, lamica con cui faceva affari al mercato, le aveva dato buca. Ora, tra valigioni e sacchi, si mettevano sul ciglio della strada a fermare qualche macchina. A dire il vero, difficilmente tutta la loro mercanzia sarebbe entrata in unauto sola, così si erano separate, ognuna per la sua strada.
Quando lavorava da dipendente da una signora, questi problemi non cerano. Ma i soldi non bastavano mai: Natalia tirava avanti da sola crescendo due figli, e recentemente aveva cominciato a viaggiare insieme a Tiziana per portare roba da rivendere.
Ma di soldi non ne aveva visti di più; la merce era ancora da piazzare e, come se non bastasse, i problemi erano aumentati.
Bisognava ogni mattina portare la roba al mercato degli stracci, e la sera riportarsela a casa, su per quattro piani di scale, a saliscendi, a meno che non trovasse il figliolo ad aiutarla.
Non molto tempo prima, anche lei cantava a squarciagola Cambiare! Lo vuole il nostro cuore! e adesso questi cambiamenti erano entrati nella sua vita con prepotenza: il consorzio dove lavorava aveva chiuso, erano stati tutti licenziati. Il marito era sparito già da anni e a Natalia non era rimasto che arrangiarsi con la piccola vendita ambulante. E dire che si era sempre detta che il commercio non faceva per lei!
Ora stava lì, ai margini della strada, sotto un pasticcio di neve bagnata, ancora giovane in fondo, ma con le labbra screpolate, le guance rosse dal vento continuo del mercato, gli occhi pieni di lacrime per il freddo.
Le auto sfrecciavano, schizzando fango grigio dappertutto. Natalia cercava di guardare altrove: i tetti, gli alberi, lì la neve era bianca, ancora pulita. Troppo fango in questa vita per fissarlo sempre negli occhi.
Alzò ancora una volta la manoe finalmente si fermò davanti a lei una macchina straniera, lurida come tutta quella città.
Porta verso via Carducci? Ma veramente ad un prezzo onesto? domandò a sportello aperto, ma la voce le si bloccò in gola.
Lo riconobbe subito. Come se non fossero passati gli anni. Sembrava lo stesso uomo, forse solo più bello. Quello sguardo profondo, un po misterioso, il sorriso leggero, le sopracciglia appena sollevate.
Mentre si riprendeva dallo stupore, lui aveva già caricato tutti i suoi sacchi nel bagagliaio.
Lei si lasciò andare sul sedile davanti, si sistemò il foulard, iniziò a cercare delle scuse mentalmente, pronta a spiegare perché quel giorno avesse un aspetto così malandato. Sicuro che anche lui lavrebbe riconosciuta.
O forse no…
Quanti anni erano passati? Quanti?
***
Aveva ventidue anni allora. Mandata a fare il tirocinio pre-laurea in una vecchia foresta, vicino Siena. A Firenze lattendeva Alessio, il suo promesso sposo. Tutto seguiva il piano: tirocinio, laurea, nozze.
Cosa potevano cambiare tre mesi di pratica? Nulla…
Natalia aveva trovato alloggio presso una donna detà, Caterina, che pure lei lavorava nel demanio, e viveva con lo suocero, vecchio e un po sordo. La natura comunicativa di Natalia le rese subito amiche, insieme si prendevano cura del nonno.
Un giorno, mentre era lì con lui, il nonno ebbe un attacco. Cadde a terra. Lei corse dai vicini, ma non cera nessuno. In strada, però, passava un trattore. Fece un cenno. Ne scese un ragazzo: bello, alto, con quello sguardo serio e misterioso.
Corsero in casa, lui – forte – sollevò il vecchio tra le braccia e lo posò sul sedile del trattore. Natalia di corsa dietro, preoccupata che fosse troppo tardi.
Arrivarono dal medico; poi giunse anche lambulanza. Il ragazzo saliva pure lui, andò con Natalia dal dottore.
Solo quando il nonno fu sistemato, poterono parlare davvero.
Scoprirono di lavorare tutti e due nello stesso ufficio, abitavano pure vicini. Si chiamava Andrea.
Era tardi ormai. Il nonno lo lasciarono in ospedale, giusto in tempo, meno male. E loro, come far tornare a casa? Lambulanza certo non avrebbe rifatto la strada tra i boschi.
Vieni, la madre di un amico vive qui vicino. Dormiamo lì, domani ripartiamo con i ragazzi che vanno al lavoro.
Natalia aveva capito che lui era serio, che non ci avrebbe provato, ma comunque esitava.
Preferisco dormire in ospedale. Al mattino mi trovate lì, va bene?
Ma dai. Che stai sui quegli sgabelli? Non aver paura. Zia Lidia è una brava donna, casa grande. Io dormo nel fienile con gino.
Accettò. Aveva ragione Andrea: dormì su morbide piume, da regina, fino a quando zia Lidia la svegliò con la colazione. Ospitalità toscana.
Mentre la rimpinzava di biscotti, cominciò a raccontare che Andrea aveva avuto una moglie, presa chissà dove, ma era scappata, lasciandogli un figlio piccolo. Bravo ragazzo, Andrea, allevava maiali, vendeva carne, costruiva una casa nuova e aveva un cuore doro. A sentirla così, sembrava volesse suggerire che Natalia facesse bene a farsi avanti.
Natalia sorrideva soltanto. No, lei aveva un fidanzato, quasi ingegnere ormai, giovane, con un futuro. Lei stessa lo era: giovane, pronta alla carriera, e di uomini con figli non ne voleva sapere.
Ma dopo quella sera, Andrea la incrociava spesso: tra la foresta, alla mensa, o anche solo sotto casa. Caterina lo conosceva bene, riportarono insieme il nonno dallospedale.
Sai Natalia, Andrea si è innamorato. Lho stuzzicato su di te e sè fatto tutto rosso. Vi vedrei bene insieme.
Ma via! Ho già Alessio.
Non hai ancora il marito! E Andrea è affidabile. La sua fattoria, la carne, tutto si muove grazie a lui. E il ragazzino è proprio un tesoro, gli serve una mamma.
Eppure a Natalia, ora, il cuore le tremava. Gli occhi cercavano Andrea dovunque. Statura imponente, presenza serena, una forza silenziosa ma tangibile. E poi: tutti lo rispettavano.
Chiedi a Prunetti, dicevano gli uomini.
Lei, in quella foresta, aveva qualcosa di diverso; era capitata lì come vera signora di città, con un cappotto chiaro color caffè, decisamente troppo elegante per il fango di marzo. Sembrava che non camminasse ma fluttuasse su quel fango. Gli uomini, vedendola, si schiarivano la voce, smorzavano le battute, diventavano più seri.
Signora contessa, come ha fatto a venir qua?
Aspetta, Natalia, ti do un passaggio!
Era vicino tra il bosco e il villaggio, ma pioveva. Natalia salì sul trattore con Andrea.
E il tuo ragazzino con chi sta? Per Natalia, un uomo con figlio era proprio adulto, anche se aveva solo qualche anno più di lei.
Dai, dammi del tu. Il piccolo è con mia mamma. Ogni tanto passa una vicina ad aiutare. Lo portiamo allasilo. Sta crescendo…
E come si chiama?
Giorgiogli brillavano gli occhiUn peperino. Bisogna averci sempre mille occhi dietro. Mia madre è sempre sullattenti…
Qui da voi non mi trovo male…
Aspetta che arrivi la primavera, tutto cambia. Il nostro verde, il fiume… certo i lampioni non funzionano, ma ci pensiamo.
Viaggiavano per la strada ormai buia. Il Comune aveva tagliato la luce, niente soldi per lENEL. Andrea parlava promettendo, come se tutto ricadesse sotto la sua responsabilità.
Allepoca non capiva che la responsabilità è la dote più importante in un uomo.
Le sue attenzioni divennero più palesi: passava spesso da loro, portava la legna, prendeva le medicine per il nonno. Natalia, però, si resisteva ai propri sentimenti.
Non riusciva a vedersi vivere lì, in campagna. In città non aveva un gran legame, tranne Alessio e i preparativi di nozze con i parenti. Cosa avrebbe detto la madre, sapendo che lasciava tutto per un nuovo amore trovato durante il tirocinio?
Ma davvero vuoi vivere in paese? si sarebbe sentita domandare.
Poi avrebbe scoperto che luomo era divorziato, con figlio, allevatore di maiali. La sua figlia, laureata… la sua speranza…
Nelle sere di vento e cani che abbaiavano, provava a immaginarsi insieme a lui. Era sicura che lavrebbe amata, che lavrebbe sempre protetta, che sarebbe stato grato se solo lei fosse diventata la madre di suo figlio. E con il tempo, magari, avrebbero avuto anche dei figli loro, con qualcosa di Andrea nei lineamenti.
Ma sapeva che una cosa era immaginare, unaltra scegliere davvero. Alessio aveva già comprato gli anelli doro. Sua madre metteva via i risparmi per il matrimonio. Anche i suoi genitori si stavano impegnando. Impossibile deluderli.
Eppure nel suo cuore fermentava una dolce inquietudine damore. Lattesa, complice la primavera, le offuscava la mente.
Adesso sentiva che forse Alessio non laveva mai amato veramente, ma Andrea sì, lo amava davvero. Il fatto che ci fosse un altro in città, rendeva tutto più drammatico, più romantico.
E una sera, piena di malinconia, con le lacrime agli occhi, fu quasi lei a lasciarsi andare tra le braccia di Andrea. Non capì nemmeno se era un atto di addio col suo passato, oppure con quella nuova passione. Andrea cercò di farla desistere, scrutandole negli occhi, ma decise che quella vicinanza sarebbe stata il loro addio.
Fu la sua prima volta, ma così bella che nessun rimpianto, mai.
Ma una decisione definitiva non arrivò. Cosera ingenuità, insicurezza, inesperienza di vita?
Un giorno però, al pozzo, ebbe un incontro risolutore. Andava a prendere acqua e vide un bambino biondo.
Si arrampicava sul bordo, rischiava di cadere. Natalia affrettò il passo.
Ehi, che fai? Non si sale lì! Dovè la tua mamma?
Arrivò di corsa da sopra la strada una ragazza, un piccolo passerotto grigio. Il bambino si staccò con stizza da Natalia e si aggrappò alla gonna della ragazza in lacrime.
Stava quasi salendo, io…
Giorgio, niente lacrime, sai che non si può.
La ragazza la guardò con tristezza, non troppo amichevole. Poi la ringraziò appena, prese il bimbo per mano e savviò.
Giorgio? Quello di Andrea? Natalia sentì un brivido. Un bambino estraneo. Bisognava davvero imparare a voler bene ad un altro cuore.
Poi a casa venne la mamma di Andrea, Claudia. Piangeva. Le disse che Giorgio ormai si era affezionato a Galina, la vicina che aiutava, una ragazza sfortunata che si occupava della nonna. Le raccontò che Galina voleva bene ad Andrea, e che prima che Natalia arrivasse erano felici, e ora tutto era cambiato.
Natalia sbatté le ciglia incredulanon se lo aspettava. Lei lintrusa? Andrea stava quasi per rubarla via dal suo fidanzato! Si sentiva la vittima, non certo colpevole di una tragedia.
Andrea la pregò di restare, di non andare via. Laccompagnò alla stazione, cercò di convincerla che la madre e Galina si erano fatte dei film. Galina non era fatta per luitimida, incolore, accanto ad Andrea spariva come unombra.
Lei è silenziosa, timida per natura, commentava Caterina. Voi invece…
Ma Natalia era offesa. Non voleva pensare di aver spezzato la felicità di altri. No, avrebbe avuto una storia tutta sua, di città. Non aveva più dubbio, rientrava da Alessio.
Andrea restò lì, sul binario, camicia a quadri con le maniche arrotolate, le spalle larghe ripiegate, lo sguardo perso. Così lo ricordò per molti anni.
Piangeva, mentre il treno sussultava sulle rotaie.
Così finì il suo tirocinio.
Ma la giovinezza guarisce tutto. Il tempo passò, si sposò con Alessio, la vita prese a girare.
**
Si lasciò cadere sul sedile, si risistemò il foulard e preparava le scuse: pronta a spiegare perché proprio quel giorno si presentava così male. Sicuramente anche lui laveva riconosciuta.
O forse no… lei era cambiata tanto: più in carne, labbra screpolate, piumino sgualcito, foulard…
Quanti anni erano passati?
Sedici. Sì, erano passati sedici anni.
Allinizio guidarono in silenzio.
Che tempo, sussurrò lei dopo che una macchina la schizzò passando su una pozzanghera.
In città è sempre così. Ma fuori è meglio, pulito. Le strade sono ben tenute.
Sei ancora laggiù?
Sì, mi muovo avanti e indietro. Affari.
Grazie che mi hai dato un passaggio. Oggi la macchina ci ha tradite. Io di solito me la cavo da sola… Ti pago, eh…
Lui la guardò di lato, con quello sguardo leggermente offeso, e lei capìlaveva riconosciuta.
Ciao, sussurrò quasi timidamente.
Ciao, Natalia.
Quindi ti ricordavi? Pensavo ti fossi scordato da anni.
Non mi sono dimenticato, rispose, guardando dritto.
E Natalia sentì qualcosa stringersi tra le costole: la voce di lui, le mani, lo sguardo. Fece caldo, tolse il foulard dalla testa.
Come va, Andrea? sussurrò.
Lui fece una pausa, come per scrollarsi di dosso i ricordi.
Non male, dai. Mi arrangio anche io. Tempi strani. Anche tu.
Lavori ancora in foresta? cercava di distrarsi, parlare di amici in comune.
No, sorrideva, Finì tutto, con la crisi. Ho lasciato da un pezzo. Ora lavoro per me.
Sì, oggi va così. Anchio… Ma hai ancora la fattoria? si ricordò che Andrea allevava maiali.
Sì, la fattoria, unazienda, commerciamo prodotti di carne.
Eh… Oggi tutti vendono qualcosa, no?
Improvvisamente a Natalia venne in mente che aveva visto il suo nome sulla confezione di una mortadellaSALUMI PRUNETTI. Aveva sorriso, pensando a una coincidenza.
Aspetta… Salumi Prunetti, le polpette… sono cose tue?
Possiamo dire di sì. Non sono buoni?
Sì che lo sono! Mia madre li prende apposta. Non ci avrei mai pensato…
Lui parlò quasi a discolparsi di quel successo.
Sai, tutto è iniziato alla buona. Con la crisi, ho ampliato la fattoria, la carne era tanta. La gente senza lavoro. Abbiamo iniziato. Poi, poco alla volta, siamo cresciuti e ora abbiamo perfino una piccola fabbrica, i nostri negozi…
Bravi. Sei da solo?
Ho la mia squadra. Ma il capo sono io. E tanti del paese sono con me. Ora vendiamo in tutta la regione, non solo qui.
Capisco.
Natalia si sentì a disagio per il contrasto: lei con il piumino malandato, gli stivali, quella che era una volta signora cittadina in cappotto chiaro; lui, contadino col trattore, ora imprenditore. Si erano proprio scambiati i ruoli.
Come sta tuo figlio?
Andrea sorrise.
Ne ho tre.
Tre figli?
Sì, tre maschi. E tu?
Un maschio e una femmina, rispose Natalia, asciugandosi il sudore dalla fronte.
Giorgio è nellesercito. È stato in zona calda. Eravamo in ansia. Galina è diventata tutta bianca dal nervoso. Ma tornerà in primavera, grazie a Dio. Il secondo va a scuola professionale, il più piccolo in prima media.
Galina… Quindi aveva davvero sposato la topolina grigia.
Avrebbe voluto tanto dirgli che aveva rimpianto di esser scappata allora! Così tanto! E dopo averlo rivisto…
Alessio si era rivelato un marito perdente. Allinizio lavorava come ingegnere, ottennero una casa popolare vicino Firenze. Cera tanto da affrontare con i bambini piccoli, ma si faceva fronte. Poi però iniziò a litigare con tutti, cambiò più volte lavoro, si dette al bere. Persero la casa, si trasferirono dalla suocera. A quel punto Alessio iniziò ad andarsene in giro per giorni. E con la suocera non si poteva proprio. Natalia non ne poteva più, chiese il divorzio e si trasferì dalla mamma. Il padre era già morto.
Avrebbe voluto raccontare tutto ciò, confidare che aveva pianto tanto per lui. Ma disse altro:
Il mio maggiore fa la quarta liceo. Mia figlia è in seconda. Il tempo vola.
Sì, vola.
Stettero un po in silenzio. Avrebbero voluto entrambi parlare delle cose più intime, e pensavano che questa urgenza fosse solo un proprio desiderio.
A Natalia venne un senso di colpa verso Andrea, ma subito si ricordò della madre di lui, di Galinaa loro aveva ceduto il posto. Pur se allora si sentiva schiacciata dallorgoglio e dallingenuitàcome a dire io non ho bisogno di nessuno.
E tu? domandò lui, quasi distrattamente.
Io? Beh, come vedi. Mi hanno licenziata. Faccio la venditrice ambulante, si aggiustò i capelli, non è facile da sola.
E tuo marito? Alessio, vero?
Te lo ricordi? Incredibile.
Ma certo, Natalia, io ti vidi anche da sposa. Seguii il corteo in macchina fino al ristorante, da solo.
Cosa? si voltò Natalia.
Sì. Caterina me lo disse il giorno prima delle nozze. Lascia stare, domani si sposa. Presi la macchina senza pensarci. Eri bellissima e così felice. Non mi feci vedere. Tornai a casa e chiesi a Galina di sposarmi.
Ah… mamma mia. Se lavessi saputo…, si sentiva svuotata.
Avrei solo rovinato tutto. No, davvero, eri bellissima, piena di gioia.
Eh, può darsi. Ma la gioia non durò molto. Dopo cinque anni ci lasciammo. Tornai da mamma coi bambini.
Peccato, annuì lui.
Mi sono fatta forza, si sforzava di sembrare sicura, Ho scoperto di essere una dura. I figli sono bravi. Il grande vuole fare il medicosperiamo. Va tutto bene. E il mercato che ci vuoi fare, si tira a avanti. Arrangiarsi si deve.
Voleva fargli vedere che, nonostante tutto, non era messa così male come sembrava. Che la sua non era proprio una vita da buttare.
Andrea la ascoltava, con la solita ruga sulla fronte, in silenzio.
E tua moglie, come sta? Galina?
Lui alzò le spalle, aveva in volto unaria annoiata.
Galina? Fa il pane.
Lo fa lei?
Allinizio sì, ora, conosci Il Forno Toscano? Il panificio con gastronomia.
Certo. Ci sono stata qualche volta. Quindi…
Sì. È sua. Lho costruito per lei. Faceva un pane spettacolare e allora ci siamo buttati.
Natalia si ricordò di quando unamica del mercato laveva trascinata lì, a prendere il pane. Laveva indicata come la proprietaria: una donnina minuta, i capelli corti, molto intraprendente, in trench bianco con una sciarpa rosa. Il volto le era sembrato vagamente familiare. Si era chiesta ma chi sarà mai una così giovane con tanto successo?
Tutto ora aveva senso.
È qui vicino? domandò Andrea, cercando lindirizzo giusto. Natalia si riscosse.
Al prossimo isolato.
Ma lui fermò la macchina, scese.
E poi assistette come in sogno: Andrea, col montone aperto, si precipitò verso un chiosco con la scritta Fiori, e tornò con un mazzo enorme di crisantemi. Aprì la portiera, li mise sulle sue ginocchia coperte dai pantaloni di lana.
Natalia li guardò e le grandi corolle bianche le si offuscarono davanti agli occhi. Si asciugò in fretta le lacrime: poco prima aveva affermato di essere una donna forte.
Poi lui la aiutò coi sacchi, la seguì su fino a casamuri imbrattati sulle scale. Lei stringeva i fiori al petto.
Vuoi salire? Sperava quasi che lui rifiutasse, perché forse la casa era in disordine. E poi, lì, pacchi e pacchi da vendere sparsi in giro. E poi la mamma, con il suo sguardo e le sue domande.
Ci fosse salito… Forse avrebbe capito, avrebbe compreso, magari avuto compassione.
No, Natalia, devo andare. Oggi ho mille cose da fare, le prese il polso con affetto, lo strinse un attimo, come un addio.
Poi si staccò di corsa, su per le scale.
Chiamarlo? Raccontargli tutto?
Guardandolo andarsene, Natalia capì che per lui era ancora più difficile. Aveva detto addio, non si sarebbero più rivisti. E questa consapevolezza le rese il cuore più leggero.
Trascinò le borse nellappartamento.
La mamma le si fece incontro sulla porta: novità, domande, problemi. Natalia nemmeno le sentiva, avvertiva ancora il calore della mano di Andrea sul polso. Mise ad asciugare gli stivali, agì per abitudine.
Mamma la seguiva ovunque, commentando i fatti familiari, senza accorgersi che la figlia era assente.
Solo a tavola, quando Natalia si fu cambiata e seduta, chiese:
Mamma, ti ricordi di quando, prima delle nozze, ti raccontai di un ragazzo conosciuto al tirocinio da Caterina? Il contadino… Ricordi?
Sì, mi ricordo. Perché lo chiedi?
Allora mi dicesti: ancora con sta campagna e i maiali!. E hai avuto ragione. Ma oggi lho rivisto.
Lhai incontrato? Dove?
Non importa. Sai, i salumi Prunetti che ti piacciono? Sono suoi. E la moglie è la padrona del Forno Toscano. Ecco…
La madre rimase immobile, con la tazza a mezzaria. Poi la depose, colta da unantica ferita. Rimase in silenzio, poi, cercando di rassicurare sé e sua figlia, mormorò:
Ma la vita la scegliamo davvero? Se si potesse, la gente si picchierebbe per le strade.
A Natalia dispiacque per la mamma.
Dai, mamma, si va avanti. Oggi ho venduto due completi e tre giacche. Tenendo duro, ce la facciamo. Non ti abbattere!
Giusto, Cara. Se si sapesse dove si cade, si metterebbe paglia. Giusto…, ma laveva turbata. Si chiuse nei suoi pensieri.
Tornò il figlio. Alto, con quello sguardo serio, leggermente enigmatico. Ora Natalia vedeva ancora di più quanto somigliasse al vero padre.
Come credette la famiglia che quel bimbo di tre chili fosse prematuro di sette mesi? Ma ci credettero, nessun dubbio. Natalia non era donna da leggerezze.
Il figlio si sedette a tavola.
Mamma! Ma non ti arrabbiare. Ho trovato lavoro al maneggio. Diamo una mano con i cavalli. Si viene pagati a giornata. Non temere, parlava veloce, con la paura dellurlo materno, Non pregiudica la scuola. Giuro, mamma…
Natalia sospirò. Fino a ieri si sarebbe arrabbiata. Oggi…
Va bene, Andrea. Sei grande ormai. Lavorare è dignitoso. E i soldi servono. Non ti fermerò.
Lui riprese a mangiare felice, lanciando rapide occhiate alla madre. Era cambiata qualcosa in lei, ma cosa? Che calore, però.
Natalia non riusciva a dormire. Non piangeva, non era triste. Era uno strano senso di pace.
Guardava i crisantemi bianchi, pensava al destino, a quellincontro, a come ognuno doveva andare avanti da solo.
Anche ora lincontro aveva diviso la sua vita in due: prima di lui e dopo. E ora, di nuovo, sentiva lo stesso.
Per entrambi, il futuro avrebbe portato sorprese e forse possibilità di felicità. Non si sarebbero più rivisti, ma qualcosa di quellincontro avrebbe continuato ad agire, tra uno sconosciuto e laltro.
Ogni cosa che accade ha una ragione.
Forse, quellincontro era stato dato per capire qualcosa di importante, davvero importante.



