La trappola della gelosia

La trappola della gelosia

Allora, immagina questa scena: Eleonora seduta sul letto, che scorre distrattamente il feed di Instagram col suo vecchio cellulare mezzo rotto. A un certo punto entra sua sorella, e ancora prima che varchi la soglia, Eleonora occhi sempre incollati sullo schermo spara a bruciapelo:

Giulia, mi serve un telefono nuovo.

Così, come se stesse dicendo che fuori piove. Giulia, che stava raccogliendo vestiti sparpagliati dappertutto perché doveva partire il giorno dopo, alza appena lo sguardo e risponde tranquilla:

Chiedilo alla mamma.

Eleonora sbuffa, stavolta posando finalmente lo sguardo sulla sorella. Negli occhi uno scintillio dirritazione.

E mamma non mi dà una lira ribatte stizzita Secondo lei chiedo troppo.

Giulia chiude la valigia, si raddrizza e la fissa, ma senza rabbia: la sua è proprio quella calma stanca di chi ne ha viste mille.

E forse ha ragione, Ele. Se vuoi qualcosa, guadagnatelo da sola. Non posso starti sempre dietro.

Quella frasetta è stata una legnata: Eleonora si tira su di scatto, il volto le si colora per lindignazione.

Ma ho solo diciannove anni! Studio, eh! E dovrei pure lavorare? Sempre tutti che mi aiutano, è normale, no?

Giulia sospira, ma non controbatte. Prende la valigia, la mette per terra e le ricorda:

Tra un mese mi sposo. Sai quanti soldi servono per una cerimonia? Cerca di essere felice per me, dai, avrò una famiglia tutta mia.

Insomma, prende la borsa, esce dalla stanza mentre il rumore della porta sbattuta rimbomba fino al cuore di Eleonora, che resta da sola a rimuginare. Giulia, incupita, si convince sempre di più che la sorella non ha veramente idea di come funzioni la vita, fuori dal loro nido dorato.

Eleonora nel frattempo stringe il suo vecchio smartphone tra le mani. Sul volto piano piano si stempera la rabbia, ma lo sguardo rimane ostinato. Farfuglia quasi sussurrando:

Questo si vedrà

Sulle labbra le spunta un sorriso pieno di sé. Si butta allindietro sul cuscino, fissa il soffitto e sussurra tra sé:

Finché mi servi, Giulia, io non ti lascio andare. E poco importa quello che dovrò fare per trattenerla.

La verità è che Eleonora è cresciuta abituata ad avere tutto. I suoi genitori la adorano: hanno aspettato la “sorpresa della vita” per cinque anni prima che nascesse lei, e da quel giorno ogni suo desiderio è diventato legge. Da loro si sentiva chiamare la nostra gioia imprevista, come una specie di mantra. Ogni cosa le veniva data subito, senza mai aspettare un no.

Così, Eleonora non si è mai posta grandi domande su quello che provavano gli altri: per lei era ovvio che il mondo dovesse assecondarla. Giulia, la sorella maggiore, si era rassegnata a fare la secondina, la salvatrice di turno: compiti fatti, spiegazioni di matematica, e addirittura una spinta non da poco per entrare in una buona università. Per Giulia era semplicemente prendersi cura di una sorella un po capricciosa, per Eleonora un normale diritto acquisito.

Anche col denaro, stessa storia. Riceveva ogni mese una ricarica fissa dalla mamma, mica tanto, però abbastanza da non farsi mai mancare nulla. E quando voleva di più? Telefonata a Giulia e il conto magico si apriva. Non si sentiva nemmeno in colpa, perché “così è sempre stato”. Almeno fino a quando nella vita di Giulia è arrivato Matteo.

Matteo era diverso dai ragazzi che aveva presentato prima Giulia. Simpatico, spiritoso, ma con le idee chiare e una serietà che spiccava. Per Giulia era davvero il principe azzurro: affidabile, presente, sempre pronto a darle una mano. Le bastava guardarlo per sentirsi felice, un po come le protagoniste di quei film che si vedono dinverno spaparanzati sul divano.

Solo che, come in ogni fiaba, cera anche il suo rovescio della medaglia. Matteo era dannatamente geloso. Non faceva scenate, ma lasciava trasparire il suo disagio tra una domanda e laltra, in quellintonazione sottile che a volte fa più male di un urlo. Giulia non voleva dare troppo peso: preferiva pensare che passasse, che fosse una specie di eccesso daffetto come dicono le mamme, una fase passeggera.

Così la vita andava avanti: di matrimonio si parlava sul serio, locale già prenotato in centro a Parma, bomboniere ordinate, tutto impacchettato. Giulia era immersa nei preparativi, scelta del vestito compresa, e ogni sera portava a casa una nuova gioia. Nulla che potesse far presagire che il peggio stesse ancora per arrivare

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Eleonora, intanto, fissava il display riflettendo sul da farsi. Alla fine si decide: cerca il numero di Matteo. Il fidanzato. Luomo che negli ultimi mesi aveva reso la sorella felice come mai aveva fatto nessun altro. Ma Eleonora adesso non aveva tempo per i sentimentalismi; sapeva cosa doveva ottenere.

Tira un respiro profondo, mette la chiamata in vivavoce. Il cuore battente, ma la voce è un capolavoro di disinvoltura:

Matteo, ciao! Sono Eleonora. Senti, so che Giulia è impegnata, ma mi manca da morire. È una settimana che non la vedo.

Silenzio. E poi, una risposta con un tono decisamente sorpreso:

Come? Ma non era da te?

Eleonora si illumina dentro, una soddisfazione sottile che le si legge negli occhi. Preso!

Davvero, non la vedo da una settimana ripete, fingendo perplessità A che ti riferisci?

Che Giulia ogni due giorni dorme fuori ribatte lui, più duro e mi dice che è da te!

Oddio fa lei, fingendo di realizzare solo adesso la faccenda Non so davvero che dirti Ti richiamo dopo, ok? Ciao!

Riaggancia subito, le mani un po tremano, ma è una scarica di adrenalina piacevole. Tutto procede alla grande!

Immagina già Matteo che stringe il telefono, lo sguardo torvo. La gelosia la conosce bene lo renderà una furia, non è uno che si ferma a riflettere o a chiedere chiarimenti. La scena è già scritta: lui va da Giulia, ascolta qualche spiegazione, ma poi perde la testa e la caccia di casa.

E indovina a chi potrebbe rivolgersi Giulia, appena si vede chiudere la porta in faccia? Ovviamente a Eleonora.

Nella sua testa la scena già si compone perfettamente: Giulia disperata sulla soglia, valigia in mano, occhi lucidi. Verrà ricercando conforto e calore, e la sorellina tenera e affettuosa sarà lì ad accoglierla. E a ricordarle, con delicatezza, di quel telefono nuovo che sogna da tempo. Questa volta, Giulia non avrà forse il coraggio di negarsi. E la sua complicità sarà, come sempre, la garanzia di ottenere ciò che vuole.

Eleonora appoggia la schiena alla sedia, il telefono ancora stretto tra le mani, mentre nella testa prende forma il prossimo passo. Ora non resta che aspettare che la realtà segua il suo copione. E lo farà, ne è convinta

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Giulia torna a casa col sorriso. Quella mattina aveva chiuso la questione della torta nuziale col pasticcere del centro, e aveva pure comprato i dolcetti preferiti di Matteo per una serata di coccole. Infila le chiavi, spalanca la porta e le cade il mondo addosso.

Subito si accorge delle sue due valigie allingresso, pronte e chiuse. E subito dopo, lo sguardo di Matteo teso, arrabbiato come non laveva mai visto. Le sue linee morbide sono diventate taglienti, lespressione dura, le labbra strette come una fessura.

Matteo, ma che succede? Perché hai preparato le mie valigie? gli chiede davvero incredula. Solo due ore prima erano felici e spensierati sul divano a organizzare il menù del ricevimento!

Fuori da casa mia taglia lui, scalciando una valigia. Non sopporto le persone come te.

Ma cosa ho fatto? Sono andata da mia sorella? Lei davvero non capisce niente! Ma io a casa di Eleonora non ci sono stata!

Non è vero ringhia Matteo, bianco in volto dalla rabbia Eleonora poco fa mi ha chiamato per chiedermi quando ti deciderai a passarla a trovare. Dice che le manchi da una settimana. Allora? Dove sei stata tutte ste notti?

Il mondo di Giulia si ribalta. Fruga in cerca di senso nelle parole di Matteo, una logica che non trova.

Ma che stai dicendo? Non lha mai detto sussurra, stringendosi tra le spalle, sperando che sia solo un incubo. Forse Matteo ha frainteso? Forse Eleonora stava scherzando?

Ma lo legge negli occhi di lui: non cè spazio per dubbi. Il suo viso è solo la maschera della freddezza.

Fai meglio a pentirti di averla chiamata, ora sibilò lui con un ghigno di ghiaccio. Prendi la roba e vattene. O vuoi che ti aiuti?

La voce tagliente la ferisce più di mille spine. Quel Matteo che amava ora è un perfetto sconosciuto. Non può fare altro che raccogliere le sue cose; mani che tremano, occhi bassi. Nella testa un vortice di perché senza risposta: Perché Eleonora? Come posso rimediare? Ma nessuna risposta.

E Matteo non lascia spazio. La scaraventa letteralmente sul pianerottolo, le strappa le chiavi di casa e richiude con un tonfo che riecheggia nel cuore. Tutto finito.

Resta lì, con la valigia, le lacrime bollenti che scendono giù. Un anno di vita insieme, tanti sogni, progetti, cene a lume di candela. E basta uno schiocco di dita, una telefonata della persona sbagliata, e tutto scompare. Non le era neanche stato concesso di spiegare: solo un verdetto e una porta chiusa.

Si lascia scivolare contro il muro, col peso del mondo addosso. Lentamente, si rende conto che Matteo non voleva capire, non voleva chiarimenti. Si è lasciato trascinare dal proprio orgoglio, senza vedere le cose come stavano davvero.

Dopo qualche minuto, il pianto si fa silenzioso. Prende in mano il telefono il suo unico appiglio. La faccia che riflette lo schermo è gonfia di lacrime. Compone il numero di Eleonora: chi altro può chiamare?

Hai parlato con Matteo? chiede subito, senza preamboli.

E perché dovrei parlare col tuo ragazzo? E soprattutto dietro le spalle? la voce di Eleonora suona troppo allegra, troppo sicura. E Giulia allora capisce che qualcosa non va. Avete litigato, eh? Ma stai tranquilla, io non ti abbandono di certo!

Giulia chiude la telefonata. Un nodo in gola stretto. Non riesce a credere che la sorella possa essere arrivata a tanto. O forse non vuole crederlo, perché le sembra impossibile. Come può, dopo tutto quello che hanno condiviso?

Con movimenti lenti, ancora stordita, trascina la valigia verso lascensore. Nulla la trattiene più in quella casa. Il lavoro? Ne troverà un altro. Gli amici? Non è che ne abbia fatti molti, visto che quasi tutto ruotava attorno a Matteo. La sorella? Capisce allimprovviso che Eleonora è ormai grande, deve camminare con le sue gambe. Non sarà più la sua stampella.

Striscia le sue cose fino alluscita, smettendo di guardare la porta di quellappartamento che aveva creduto fosse casa. Dentro, il vuoto. Ma un vuoto che stranamente profuma di libertà. Libertà di ricominciare, anche se fa male.

Quella notte, Giulia dormì in albergo. A casa, ora, viveva Eleonora, e tornarci non le andava proprio giù. Alla fine, non aveva molta scelta

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Il mattino seguente, Giulia si presenta in ufficio. Cerca di mostrarsi forte, anche se chi la conosce bene capisce che qualcosa non va: gli occhi sono gonfi, che il trucco tenta invano di nascondere. Non vuole cedere, almeno al lavoro.

Va dritta dal capo, il Signor Conti un tipo serio ma sempre gentile. Da due anni la tiene in grande considerazione, la stimava per la professionalità e il piglio deciso.

Giulia, va tutto bene? chiede lui, studiandola da sopra le lenti degli occhiali.

Signor Conti, vorrei dare le dimissioni butta lì, combattendo lemozione.

Lui si poggia alla sedia, pensieroso.

Aspetta, non essere frettolosa. So che è un momento difficile. Ma non prendere decisioni dimpulso. Sei una risorsa per noi, non possiamo lasciarti andare così facilmente.

Vorrebbe ribattere, ma lui la interrompe:

Guarda, ti faccio una proposta. A Milano si è liberato un posto ottimo. Lo stipendio è più alto e le possibilità di crescita sono tante. Organizziamo noi il trasloco, la casa te la diamo noi per i primi mesi. Pensaci bene: è loccasione giusta per ricominciare.

Giulia si blocca. Milano. Unaltra città, una nuova vita. Forse proprio quello che le serve. Però

La ringrazio davvero, ma prende coraggio Devo dirle che tra poco andrò in maternità.

Cala il silenzio nella stanza. Giulia aspetta il rimprovero, il disappunto, qualche critica. Invece lui sorride.

Congratulazioni, Giulia! È una bellissima notizia.

Lei alza lo sguardo incredula.

Non pensa che sia un problema per il lavoro?

Certo, ci saranno degli ostacoli, ma solo per un po. Poi tornerai più forte di prima, il posto sarà tuo. Le persone su cui possiamo contare non le lasciamo andare. Valuta seriamente il trasferimento: può essere davvero una seconda occasione.

A quelle parole, Giulia fa un respiro che le alleggerisce il cuore. Qualcuno crede ancora in lei, a prescindere dalla tempesta.

E così, non tentenna più.

Va bene, accetto il trasferimento a Milano.

Quella sera, in albergo, è seduta sul letto col portatile. Davanti a lei la schermata del sito delle prenotazioni degli aerei. Esita un attimo il dito sospeso sul mouse.

Sì, non aveva fatto in tempo a dire a Matteo che era incinta. Aveva appena scoperto di aspettare un bambino, e ora che senso aveva? Tanto, lui non le avrebbe creduto E poi, perché mai dovrebbe saperlo?

Clicca con sicurezza su conferma acquisto. Comparsa la ricevuta: un biglietto di sola andata. Per una nuova vita.

Fuori la sera scende lenta su Parma. Giulia chiude il portatile, si avvicina alla finestra e guarda lorizzonte. Da qualche parte, dietro quelle ombre, cè una città che non conosce nessuno, pronti per un nuovo inizio.

Domani farà i bagagli. Domani ricomincerà tutto da capo

********************

Tre anni dopo quella litigata. Matteo, dopo aver mandato via Giulia, era rimasto convinto che lei si sarebbe fatta viva. La immaginava che si sarebbe presentata con gli occhi bassi, chiedendo una seconda possibilità. Lui avrebbe fatto il duro, non pronto a perdonare, e alla fine le avrebbe teso la mano: Ok, dimentichiamo, ma questa è davvero lultima volta.

E ha aspettato. Un giorno, poi una settimana, un mese. Ma Giulia non si è fatta mai vedere. Niente chiamate, niente messaggi. In principio, Matteo ci ha ricamato sopra: magari si sentiva troppo in colpa. Poi, pian piano, ha iniziato a sentire il fastidio crescere. E infine, solo dolore.

Un giorno, da un amico comune, sente che Giulia si è trasferita a Milano.

Si è spostata, dice lui tra il serio e il faceto. Hanno offerto una promozione, e ha accettato al volo.

Matteo annuisce, come se non gliene importasse nulla, ma dentro è il caos. Lì capisce che lei non tornerà mai.

Intanto, Eleonora continua a presentarsi a casa sua, sempre scompigliata e con la solita richiesta:

Dammi il numero di Giulia! Mi ha bloccato ovunque, ti rendi conto? Sono rimasta da sola in questa città e lei non vuole aiutarmi

E Matteo la guarda, chiedendosi come abbia fatto a non vedere prima quanto fosse superficiale. Le sue richieste ormai suonavano false, prive di ogni affetto. E a poco a poco capisce: era stata lei, Eleonora, a orchestrare tutto quanto. Aveva fatto apposta quella chiamata, sapeva benissimo come avrebbe reagito lui.

Senti le dice, sconfortato non voglio più vederti. Forse è giunto il momento che inizi davvero a cavartela da sola.

Lei sbuffa, volta le spalle e se ne va, la porta che sbatte forte. Matteo, invece, resta lì nellingresso, stranamente sollevato: finalmente realizza chi aveva lasciato entrare nella propria vita e chi aveva invece perso.

Qualche mese dopo gli capita di andare a Milano per lavoro. Una giornata e via, ma la sera decide di farsi una passeggiata nei giardini pubblici vicino Porta Venezia. Lautunno è splendido, con gli alberi infuocati di arancione e rosso, le foglie che scricchiolano sotto le scarpe, il cielo limpido.

Cammina senza fretta, perso nei pensieri su come sia buffa la vita a volte uno si distrugge la felicità con le proprie mani, credendo a chi non merita la nostra fiducia.

Ed ecco che la vede.

Una famigliola: mamma, papà e una bimba di forse due anni. La mamma ride mentre lancia le foglie in aria, il papà tiene la bimba per mano e lei, con la voce più felice del mondo, cerca di saltare in mezzo al turbine colorato.

Matteo resta lì, fermo. La bambina, capelli biondini a ricci, guance paffute, occhi azzurri enormi identici a quelli di Giulia. Ha il cuore in gola. Lui non sa perché, ma sente che quella scena riguarda da vicino qualcosa che ha perso e che non recupererà più.

La madre si gira, aggiusta il cappellino della bambina e sorride. È Giulia.

Non è cambiata molto: sguardo limpido, sorriso dolce. Forse nei lineamenti spunta una maturità diversa, un senso di pace che prima non aveva. E le sta benissimo.

Guarda come si china a parlare a sua figlia, come il compagno le posa una mano sulla spalla e lei si appoggia a lui con naturalezza.

A Matteo si stringe il petto. Non è rabbia né rancore; solo una malinconia dolceamara. Realizza che quelluomo sconosciuto ha dato a Giulia tutto quello che lui non è stato capace: fiducia, amore, serenità. Senza condizioni, senza sospetti, senza dover dare sempre spiegazioni.

Giulia ride una risata limpida prende per mano la sua bimba e si allontana tra le foglie. La loro famiglia scompare tra i colori del viale. Matteo li osserva allontanarsi e capisce che non si tratta di un caso. È la fine. Davvero.

Potrebbe raggiungerla. Potrebbe dire: Giulia, avevi ragione tu. Perdona per tutto. Ma perché? Per turbare unattimo di felicità che tanto le mancava? Per farle ricordare solo il dolore?

No, meglio lasciare tutto così.

Lei è felice. Felice sul serio. E, incredibilmente, questa realizzazione porta a Matteo almeno una piccola consolazione. Non tutto è andato perso. La vita è proseguita per lei, e anche per lui.

Resta lì un momento nellombra, poi si gira e torna indietro lungo il viale. Sotto i piedi le foglie che si spezzano, nella mente le parole più semplici e limpide:

Che sia felice. Anche senza di me.

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