L’amica immaginaria

Amica immaginaria

Da tre giorni, una folla di studenti ruotava attorno a Giulietta. La ragazza si era guadagnata la fama in tutta la scuola di essere una sorta di veggente e una vera psicologa. Tutti volevano avere una parte della sua saggezza. La fermavano davanti alla porta del bagno, le si sedevano accanto in mensa, portandole cioccolatini, quaderni con i compiti o altri piccoli doni, che lei però rifiutava quasi sempre.

A me piace tanto Federico della 5ªB. Secondo te, riusciremo mai a metter su famiglia? sospirava, con gli occhi sognanti, la compagna di classe Caterina.

Non te lo consiglio rispose Giulietta, sorseggiando orzata e sgranocchiando un tarallo. Federico sembra bravo solo allapparenza, invece si scava nel naso e poi mangia le caccole. Sulle provviste non avrai problemi, ma non ci conterei per altro. Rischi di passare una vita intera così.

Bleah, che schifo! E invece Tommaso? Lui è bravissimo, suona anche la chitarra

Tommaso tormenta i gatti. Lega loro dei barattoli vuoti alla coda e li fa correre per i cortili. Crescerà duro di cuore, e finirà anche col bere troppo.

Perché dici così?

Dove hai mai visto un chitarrista astemio? E poi, ascolta il mio consiglio: è presto per perderci la testa. Vivi per te stessa intanto, i ragazzi non scappano. Piuttosto, migliora i voti di matematica e smetti di rosicchiarti le unghie, che poi ti vengono le vermi intestinali.

Non ho amici. Tutti mi chiamano grassottello e nessuno mi invita mai da nessuna parte intervenne Paolo della 4ªC, spingendo via Caterina che finì scivolando in fondo alla panca.

Mercoledì iniziano le iscrizioni ai corsi di judo, puoi lasciare la domanda dal prof di ginnastica. Non dimagrirai molto, ma almeno smetteranno di prenderti in giro. E tu, la tua futura moglie, non la scaraventare più così.

Giulietta si alzò dal tavolo e portò il vassoio al lavandino.

Giulietta, secondo te meglio iscrivermi a scuola guida questanno o il prossimo? chiese, facendo finta di niente, la prof di geografia Elena Viviani mentre lavava un bicchiere.

Elena, per andare a scuola guida serve avere unauto, ma lei ha solo la vecchia Panda di suo padre. Capisce la differenza?

Sì forse

Giulietta alzò gli occhi al cielo, si sciacquò le mani e continuò:

Vende la povera Panda, con i soldi si compri una bella bicicletta e dei pantaloncini corti: in due mesi la passano a prendere in macchina anche senza patente. Oppure faccia un mutuo: i tassi ora sono bassissimi. E a trentacinque anni, vivere ancora coi genitori non è proprio il massimo, lo dico da persona esperta.

Lasciando dietro di sé unaura di sbigottimento, Giulietta tornò in classe per la lezione di economia domestica.

In quarantacinque minuti, mentre le compagne si perdevano tra righelli e ago della macchina da cucire, Giulietta aveva già rammendato un paio di pantaloni portati da casa, risistemato una gonna e lavorato alluncinetto un paio di calze che regalò subito alla professoressa, dicendole che una donna incinta deve tenere i piedi al caldo. La prof sparì subito dopo in farmacia per un test, e il giorno seguente tutto il gruppo mangiò una torta al cioccolato che la maestra portò in segno di gratitudine per Giulietta.

Anche a casa la ragazza si comportava in modo insolito: rimproverò la madre per lacquisto di carne già tritata e si mise a preparare da sola i ravioli. La sera, invece di guardare YouTube, leggeva I Tre Moschettieri, ogni tanto bisbigliando frasi a voce bassa con qualcuno. Il padre la osservava da dietro il computer. Lei, a sua volta, lo riprese per come stava ricurvo, e lo spronò a spolverare il tappeto invece di andarsene in giro per siti poco raccomandabili.

In tutta la scuola si spargevano voci, gli insegnanti erano in allarme e chiesero lintervento dello psicologo. Fu fissata una seduta. Durante un giorno di lezione, tutto il consiglio degli insegnanti, con il preside, si radunò per parlare con la ragazza.

Giulietta, cara, qui qualcuno ti maltratta? iniziò lo psicologo barbuto con gli occhiali.

Mi infastidisce che siano stati destinati milioni alla scuola e che in palestra ci abbiano portato solo una vecchia cavallina e due metri di corda.

Tutti si girarono verso il preside, che improvvisamente doveva partecipare ad una riunione urgente uscendo dalla finestra aperta.

Nessun amico con cui parlare?

Lamicizia è un concetto astratto rispose Giulietta, annoiata, rigirando le trecce tra le dita. Oggi giochi al parco, domani la tua migliore amica ti lava i piatti, mentre tu calcoli le detrazioni fiscali.

Aspetta, che detrazioni fiscali? E chi ti riempie la testa di queste cose?

La mia amica.

Ecco la radice del problema. Puoi invitarla qui?

Ma lei è già qui rispose tranquillissima Giulietta, lasciando tutti senza fiato.

Noi non la vediamo. Come si chiama?

Filomena.

Beh? Quanti anni ha?

Settantanni.

E che altro ti racconta?

Mi dice che i denti bisogna spazzolarli dalla gengiva, che il cane sotto casa non è cattivo ma affamato e impaurito, che famiglia non si dimentica mai. E poi che negli ultimi cinque anni il suo immobile è stato tassato male: dovreste andare allAgenzia delle Entrate e chiedere il ricalcolo a prezzo di mercato, non catastale.

Lo psicologo prese appunti, sottolineando due volte proprio quellultima frase.

Alla fine, fu fatta una chiamata ai genitori via altoparlante, mentre entrambi erano al lavoro.

Aspetti! gridò il padre agitato. Filomena era il nome di mia madre! È morta dieci anni fa.

Tutti trattennero il fiato e sussurrarono una preghiera.

Appunto. Sono dieci anni che nessuno neanche la va a trovare. Tutto è coperto derba, la ringhiera è caduta borbottò offesa Giulietta.

Ma volevo, ma non ho mai tempo mormorò il padre al telefono.

La seduta finì lì.

Il giorno dopo tutta la famiglia si recò al cimitero. Giulietta non aveva mai conosciuto la nonna, solo qualche racconto vago dal padre. La tomba la trovarono a fatica il campo di marmo era ormai cresciuto, dove una volta stava una pineta.

La ragazzina portò un mazzo di tulipani gialli, li mise in una bottiglia di plastica tagliata. Il padre sistemò la recinzione, la madre tolse lerba.

Papà, la nonna dice che sei una brava persona, ma troppo assorbito dal lavoro e da internet, e per questo non hai tempo neanche per me.

Il padre abbassò lo sguardo, arrossendo. Annuì, in silenzio.

Diciamo che cerchiamo di migliorare mormorò, accarezzando la testa di Giulietta e la foto sbiadita sulla lapide.

Adesso è serena, non verrà più da me. Però mi mancherà era tanto buona, allegra e intelligente.

Sì. La nonna era davvero speciale e aveva una saggezza unica. Ti ha detto altro?

Certo. Dice che la tua dieta di cetrioli è una sciocchezza: se vuoi dimagrire, iscriviti in palestra. E che aprire un conto in franchi svizzeri è stata una pessima trovata dovevi calcolare meglio tutto prima. E poi, sul cemento economico che volevi ordinare per la base del fornoIl padre rise, strofinandosi gli occhi lucidi. La madre sorrise, per la prima volta sollevata da un peso che non sapeva di portare. Sul vialetto, il sole filtrava tra i cipressi, disegnando ombre leggere sui passi della famiglia che si allontanava.

Giulietta si voltò un’ultima volta verso la tomba e sussurrò a bassa voce: Grazie, nonna. Ogni tanto, se vuoi, torna pure a trovarmi. Io ti ascolto.

Poi si prese la mano del papà, forte e tremante. Lui la strinse con dolcezza, e insieme camminarono via, oltre le siepi e i ricordi, verso una giornata nuova, con la certezza che qualche voce gentile reale o immaginaria avrebbe sempre indicato loro la strada di casa.

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